Angeli, parte 4: weird science

L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando degli Angeli più potenti sul piano della forza fisica, vere e proprie macchine da guerra ambulanti che avevamo chiamato guerrieri — o “di tipo respingente”, come definisce Fuyutsuki il decimo (Zeruel) nel Rebuild. Ora, per qualcosa di completamente diverso, ci dedichiamo ai più bizzarri e “alieni” di tutti, quelli la cui natura sfugge alle classificazioni più comuni e sconfina nella fantascienza pura, hardcore: gli incomprensibili, gli inafferrabili, i cosa cazzo sto guardando. Privi di caratteristiche anche solo vagamente umanoidi, sono quegli Angeli che più si discostano dai canoni del kaiju o mostro spaziale, l’antagonista grossomodo antropomorfo caro alla tradizione mecha, e lo fanno nel contesto già di per se parecchio iconoclasta come quello di Evangelion.
Sono pochi ma buoni e sono senza ombra di dubbio i più interessanti, quelli su cui è più divertente congetturare. Incidentalmente sono anche quelli che costringono chi li affronta a ingegnarsi, a pensare fuori dalla scatola (dove la scatola è “bombardiamoli con tutti i missili che abbiamo; e quando sono finiti i missili, con tutti gli Eva che abbiamo”), anche se spesso la loro assurdità è tale che a salvare la baracca è un gigantesco colpo di culo
o, trattandosi di Evangelion, un proverbiale deux ex machina.

Iroul

Undicesimo Angelo. Appare in: episodio 13; spinto all’autodistruzione attraverso un’operazione di hacking a opera di Ritusko Akagi; strategia di Ritsuko Akagi.

Ha una sua poetica il fatto che all’Angelo più grande della serie, Sahaquiel, faccia seguito il più piccolo: l’undicesimo Angelo si manifesta come una colonia di microorganismi inizialmente simili a batteri ed è quello che va più vicino di qualunque altro, con la sola eccezione di Kaworu, al conseguimento del suo scopo. Se infatti la gente tende a notare un gigante bipede alto ottanta metri (o un ottaedro blu fluttuante, se è per questo) che avanza verso la città, una muffa ha molte più probabilità di penetrare indisturbata nel Geofront, se si fa dare un passaggio attaccando materiali usati per effettuare delle riparazioni all’interno del quartier generale della Nerv.

Generalmente ricordato come “l’Angelo virus” (definizione comunque corretta, se consideriamo la sua forma finale), la vera natura dell’unidicesimo Angelo, il suo potere, se vogliamo, riguarda l’evoluzione: ciò che o caratterizza è la capacità di adattarsi continuamente in base all’ambiente che lo circonda, trasformandosi a un ritmo e una velocità che non hanno eguali in natura, al fine di trovare ogni volta la forma più efficace per garantirsi la sopravvivenza.

Scoperto nel momento in cui sviluppa l’AT Field all’interno del Pribnow Box, un’area del quartier generale adibita ai test, ha l’aspetto di una specie di muffa o di corrosione che si espande a macchia d’olio sulle pareti della base fino ad infettare l’unità di simulazione dello 00. Attaccato con dei laser attraverso il sistema di difesa automatizzato interno alla Nerv (Polison) si protegge con una moltitudine di microscopici AT Field dalla forma curiosamente esagonale (tutti gli altri AT Field visti nella serie sono ottagonali) e procede alla colonizzazione dell’ambiente circostante.

Notando che l’infezione tende ad evitare le aree della base in cui la concentrazione di ossigeno è più alta, la Nerv tenta un’altra offensiva, questa volta attaccandolo con immissioni di ozono, ma dopo averne in un primo momento accusato gli effetti, l’Angelo “impara” ad assorbirlo e riprende a espandersi: si è adattato, insomma, a un ambiente ostile, e mentre la Nerv sta ancora cercando di capire con che cosa ha a che fare, evolve ulteriormente, assumendo le caratteristiche di una colonia di nanomacchine (il colore dell’infezione passa da rossa a arancione, mentre l’infezione assume una forma vagamente geometrica, che ricorda quella dei circuiti elettronici).

Diventato una sorta di computer vivente, l’undicesimo Angelo prosegue la sua invasione attraverso quello che può essere paragonato a un attacco di hacking al Magi System: prima ne viola i protocolli di sicurezza, dopodiché prende possesso uno alla volta dei tre supercomputer al fine di far autodistruggere il quartier generale della Nerv (i Magi possono approvare una decisione simile solo all’unanimità).
È solo a questo punto che la Nerv riesce ad avere la meglio sull’Angelo: capito che la sua evoluzione è inarrestabile, si decide di favorirla e spingerla fino al suo traguardo ultimo, l’autoestinzione, la morte cellulare programmata. Abbassate le difese dei Magi, Ritsuko si lancia in un attacco di hacking inverso, in una sorta di duello in cui vince chi riesce per primo a convincere l’altro ad autodistruggersi. E visto che siamo solo all’episodio 13 sapete come va a finire, ma questo non rende lo scontro meno appassionante né deve sminuire la potenza dell’undicesimo Angelo né la portata di quanto accaduto.

A conferma di ciò, l’esistenza di Iroul verrà negata di fronte alla commissione e il suo attacco insabbiato. Ufficialmente, per quanto concerne il comandante Ikari, l’undicesimo Angelo non si è mai manifestato: ammettere che un Angelo sia entrarto nel quartier generale sotto il naso di tutti, arrivando fino al ponte di comando e penetrando il sistema di difesa informatico dei Magi costituisce di per sé una sconfitta di cui la Nerv non vuole assolutamente rendere partecipe la Seele — e non solo per una questione di orgoglio o di equlibri del potere, ma, come vedremo fin troppo bene nell’episodio 25′ Air, per non suggerire alla Seele nuove idee su come espugnare la roccaforte di Neo Tokyo 3.

Dal punto di vista del modus operandi, l’undicesimo Angelo ha molto in comune con il tredicesimo, Bardiel: entrambi parassiti, in un primo momento trovano il modo di farsi trasportare, piuttosto che avanzare attivamente, e si manifestano una volta arrivati a destinazione (il tredicesimo Angelo infetterà con l’unità 03 mentre è in volo dagli Stati Uniti, per prenderne il controllo solo una volta in Giappone), dopodiché procedono contaminando l’ambiente che li circonda alla ricerca dell’organismo con cui entrare in simbiosi più adatto per il conseguimento del loro scopo: come l’undicesimo Angelo contamina l’unità di simulazione dello 00 a partire dal braccio, così il tredicesimo, che ha già preso il controllo dell’unità 03, cercherà di infettare anche lo 00, curiosamente, sempre da un braccio.
A tal proposito, Iroul è l’unico Angelo che viene sconfitto senza l’impiego degli Eva (amo immaginarmi Ritsuko che sfotte Misato vantandosi di avere ucciso più Angeli di lei), che, anzi, al momento dell’attacco vengono portati il più lontano possibile temendo, dopo il “contagio” dell’unità di simulazione, quello che potrebbe succedere se l’Angelo riuscisse a entrare in contatto con una vera.

Non compare nel Rebuild.

Una nota riguardo il nome: nel corso della serie, con la sola eccezione di Adam e Lilith, gli Angeli vengono indicati solamente per numero; solo in due occasioni si fa riferimento al loro nome “biblico”, gli episodi 14 e 23, e in entrambi i casi solo attraverso didascalie. Anche per questo, sull’undicesimo Angelo esiste un po’ di confusione, poiché anche materiali ufficiali come booklet, enciclopedie, carte da collezione eccetera lo chiamano a volte Iruel, a volte Ireul, e altre variaizoni sul tema, eppure la traslitterazione più corretta del suoi nome, イロウル, che appare scritto in katakana e unicamente nell’episodio 23, dovrebbe essere I-RO-U-RU, Iroul. Non essendo appassioanti di angeologia o folklore cristiano spinto, non è che ce ne importi proprio tantissimo, ma tra le carte da collezione e la serie preferiamo far fede a quanto detto nella serie, pur tenendo presente che, in fondo, chiamare gli Angeli per nome è una convenzione del fandom perché viene più comodo che ricordarsi i numeri. Insomma: Iroul, Ireul, Ireuel, ma pure se dite “l’Angelo-virus” va bene uguale. L’importante, insegna Evangelion, è capirsi.

Leliel

Dodicesimo Angelo. Appare in: episodio 16; distrutto dall’unità 01 in berserk, nonostante i tentativi di uccidere Shinji dell’Angelo, di Ritsuko e di Shinji.

Nel 1930 il fisico britannico Paul Dirac, già autore dell’omonima equazione d’onda che descrive il moto dei fermioni, formula un modello teorico per descrivere il vuoto, immaginadolo come un mare infinito di particelle di energia negativa.
Nel 2015 una palla zebrata compare nel cielo di Neo Tokyo 3.
Per qualche motivo, queste due cose sono collegate.

Il dodicesimo Angelo, Leliel, non arriva “da fuori” (il mare, le montagne, lo spazio o un generico orizzonte) come la maggior parte dei suoi simili, ma si materializza dal nulla, da un momento all’altro, nello spazio aereo di Neo Tokyo 3. Il suo aspetto è quello di una sfera bianca e nera del diametro di un centinaio di metri che avanza lentamente, fluttuando, e per quanto sia assolutamente evidente che non si tratta né di un uccello né di un pallone aerostatico, i Magi non lo riconoscono come un Angelo: il suo diagramma d’onda è arancione.
Ci vuole l’attacco avventato di Shinji per mettere in moto la situazione: attraversata dai proiettili sparati dallo 01, quasi come se non avesse consistenza, la sfera scompare mentre ai piedi dell’Eva si espande una gigantesca ombra nera che inizia a inghiottire l’unità. A quel punto la sfera riappare, più grossa e minacciosa, esattamente sopra l’Eva e solo allora i Magi rilevano un diagramma d’onda blu e confermano la presenza di un Angelo.

Mentre l’ombra si espande per più di mezzo chilometro inghiottendo, oltre all’Eva-01 e il suo pilota, un intero isolato tra auto, strade e palazzi (ma non altre persone, per quanto ne sappiamo; i civili erano stati evacuati immediatamente dopo il primo avvistamento), diventa chiaro quale sia la vera natura del dodicesimo Angelo: il suo vero corpo è l’ombra, che raggiunge un diametro massimo di 680 metri e uno spessore di appena 3 nanometri, ma al suo interno di estende uno spazio alieno, una sorta di dimensione parallela potenzialmente infinita che Ritsuko identifica come “uno spazio numerimmaginario” o, per l’appunto, Mare di Dirac. L’Angelo, insomma, appartiene o è il punto di incontro, il portale, tra la nostra e una quarta dimensione. La sfera è in un certo senso la sua ombra, la proiezione di un essere quadrimensionale nel nostro mondo tridimensionale che scompare quando vengono interrotti i circuiti numerimmaginari del vero corpo, cioè quando il suo vero corpo sparisce momentnaemante dal nostro mondo.
Altro dato interessante, la sua capacità di asorbire oggetti e ambiente circostanti, oltre al fatto di mantenere uno spessore così infinitesimalmente piccolo, deriva dall’azione di un AT Field invertito che, invece di separare, di fare da barriera come accade di solito con gli Angeli, compie l’azione opposta, assimila.

Cosa succeda a Shinji quando si trova nel Mare di Dirac è in parte ancora un mistero.
Nell’episodio successivo, interrogata sull’accaduto, Misato negherà davanti alla commissione che ci possa essere stato un tentativo di contatto da parte dell’Angelo, ma è difficile dire se questo sia vero o si tratti di una menzogna atta a proteggere Shinji dalle attenzioni della Seele (esiste anche la possibilità che Misato risponda sinceramente perché non è al corrente di ciò che è accaduto davvero). Certo è che qualcosa accede: Shinji vive una serie di esperienze allucinati in cui, in una sorta di dimensione ornirica (un vagone ferroviario inondato dalla luce del tramonto che è stato battezzato “hell train” e tornerà spesso negli episodi e film successivi), dialoga con un sé stesso bambino che gli rinfaccia paure, errori e mancanze nel proprio modo di vivere e rapportarsi agli altri. Che si tratti di un incubo, un delirio dovuto alla situazione di estremo stress in cui si trova Shinji, di un effettivo contatto da parte dell’Angelo, o addirittura da parte dell’Eva, resta volutamente ambiguo. Sappiamo dalle interviste a Kazuya Tsurumaki, regista dell’episodio e assistente di Anno nel corso di tutta la serie, che l’intenzione di far dialogare Shinji con un Angelo c’era fin dal principio, similmente a quanto sarebbe accaduto tra Asuka e il quindicesimo Angelo (episodio 22) e tra Rei e il sedicesimo (episodio 23), tuttavia, non riuscendo a decidersi sulle modalità e trattandosi di un episodio inizialmente concepito come riempitivo (quelli, come il 10, l’11 e il 12, in cui un Angelo attacca e viene sconfitto da ragazzi senza troppi pensieri o complicazioni), si è infine deciso di optare per una soluzione stilisticamente simile a quelle che vedremo negli episodi 20, 25 e 26 ma che rimane aperta a diverse interpretazioni: se da un lato lo “Shinji bambino” indossa una maglietta a righe bianche e nere che ricorda chiaramente l’aspetto dell’Angelo, dall’altro cita fatti ed esperienze legati alla vita di Shinji non come se li stesse “indagando”, ma come se già li conoscesse (la morte di Yui, l’abbandono di Gendo, addirittura il fatto che Shinji non sappia nuotare!); infine ciò che si manifesta davanti a Shinji nel momento in cui tutto sembra perduto e salva la situazione è una figura femminile che non può che essere identificata come Yui, l’essenza all’interno dell’Eva-01.

Similmente oscuro è il modo in cui l’Angelo viene sconfitto.
Di fronte alla sua complessità (e al mezzo fallimento di Misato, che ha lasciato che Shinji ci cadesse dentro come un ciuccio), Ritsuko prende il controllo dell’operazione e stabilisce che l’unica possibilità di eliminarlo è creare per una frazione di secondo un’increspatura nel suo AT Field facendolo risuonare con quello delle unità 00 e 02, e in quel momento esatto scaricare al suo interno 900 bombe N² — anche se questo causerà quasi certamente la morte del pilota e un grave danneggiamento dell’unità 01. Tuttavia, un attimo prima che il piano entri in azione, la superficie dell’Angelo inizia a frantumarsi come se al suo interno si stesse verificando un terremoto; contemporaneamente, la sfera nel cielo diventa completamente nera, inzia a sanguinare e lo 01 ne emerge ringhiando, facendosi strada a mani nude, facendola a pezzi dall’interno.
La spiegazione più probabile è che, per lo stesso principio con cui Ritsuko sperava di creare un’interferenza nell’AT Field dell’Angelo usando quelli dello 00 e 02, lo 01 lo abbia direttamente distrutto (non sarebbe la prima volta). Interrompendo il circuito che collegava la dimensione dell’Angelo al nostro mondo. lo 01 è tornato in uno spazio tridimensionale, materializzandosi quindi all’interno della sfera, mentre la quarta dimensione, e con esse il dodicesimo Angelo, collassava su sé stessa.

Non compare nel Rebuild.

Il dodicesimo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 3.0 You Can (Not) Redo; divorato dall’unità 13 in modalità “risveglio”.

Compare unicamente in Q, è il terzo (e per ora ultimo) degli Angeli inventati appositamente per i film del Rebuild of Evangelion e, come i due che lo hanno preceduto, è strano in culo, non se ne sa niente, non ha un nome e non ci si capisce niente.

Complice il mitico salto temporale di 14 anni con cui si apre il terzo film, tutto ciò che riguarda il dodicesimo Angelo viene dato per assodato e perciò non spiegato: quello che sappiamo o che possiamo immaginare dai vaghi accenni che vengono fatti nel corso del film è che a un certo punto, nel lasso di tempo che separa 2.0 da Q, il dodicesimo e ultimo Angelo si è manifestato, è penetrato nel quartier generale della Nerv e sceso nel Terminal Dogma, dove è forse entrato in contatto con Lilith causando un nuovo Third Impact. Ciò che è sicuro è che è stato affrontato dal Mark.06, che per fermarlo lo avrebbe sigillato al suo interno per poi trafiggersi con la Lancia di Longinus e diventare tutt’uno con Lilith (ancora una volta, tutti in coro: «EHHHH?!»).

Quando in Q Shinji e Kaworu scendono nel Dogma a bordo dell’unità 13, il Mark.06 è lì che li aspetta, come pietrificato, ora bianco e più grande rispetto a un normale Evangelion, fuso con Lilith e trafitto da una delle due Lange di Longinus che attraversa il corpo di entrambi. Nel momento in cui Shinji, contro il parere di tutto l’universo mondo, estrae le Lance, il cadavere di Lilith esplode mentre il Mark.06 torna al suo aspetto originario (quello visto in 2.0) sebbene le strumentazioni di tutti gli Eva rilevino in lui un diagramma d’onda blu e riconoscano al suo interno il dodicesimo Angelo.
Non eliminato, dunque (come credevano Asuka e Mari), ma semplicemente bloccato dalla Lancia di Longinus all’interno del Mark.06 per un lasso di tempo indefinito, l’Angelo (ora visibile come una serie di puntini rossi che brillano da dietro il visore dell’Eva) cerca di uscire e ci riesce grazie all’aiuto del Mark.09, che decapita prontamente l’Eva. Dal collo e dalla testa mozzata del Mark.06 escono quindi due ammassi di “vermicelli” (il dodicesimo Angelo: l’Angelo spaghetti!) di forma esagonale
che si muovono all’unisono formando una sorta di serpente a due teste che ricorda, tanto per cambiare, la doppia elica del DNA.
Non appena libero, il serpentone si fionda sull’unità 13, comse se ne fosse attratto o sapesse esattamente cosa deve fare e lo avvolge trasforandosi prima in una sorta di gigantesco gomitolo e poi assumendo l’aspetto, la consistenza e il colore di un enorme nucleo.

A nulla servono i tentativi dell’Eva-02 di attaccare l’Angelo da fuori, che incassa propiettili come se fossero noccioline, e nel frattempo continua a mutare aspetto, prima prendendo la forma di un volto umano simile a quello di Rei (forse perché è stato a lungo in contatto con Lilith) e poi quella di un feto (che piange addirittura!).

All’interno, intanto, l’unità 13, ora che stringe in pugno le due Lance di Longinus, è prossima al risveglio: è possibile che l’Angelo l’abbia avvolta per impedirglielo, pensando di imprigionarla, o al contrario per agevolarla, proteggendola dal caos dell’esterno come un bozzolo. Quale che sia il caso, una volta risvegliatasi completamente, l’unità 13 (ormai del tutto indipendente, non più sotto il controllo né di Kaworu né di Shinji) si libera e comprime l’Angelo fino a fargli assumere le dimensioni di un normale nucleo, dopodiché lo divora in un solo boccone distruggendolo una volta per tutte.

La natura del dodicesimo Angelo è un assoluto, indecifrabile mistero. L’unica cosa certa è che tutti erano convinti, fino al momento in cui Kaworu non scopre di essere stato “retrocesso” a tredicesimo, che fosse l’ultimo Angelo e che si tratta di quello che è andato più vicino, nell’universo del Rebuild, a scatenare il Third Impact (forse addirittura riuscendoci). Non è chiaro quali tecniche utilizzi per attaccare, ma il suo modus operandi sembra più che altro quello di avanzare indisturbato, dal momento che è in grado di assumere qualsiasi forma e misura e che niente sembra in grado di danneggiarlo.

Dal punto di vista del design è a mani basse uno dei più strani visti finora, ma mostra diverse caratteristiche che sono piuttosto chiaramente un prestito e un tributo ad Angeli della serie originale che non sono stati incorporati nei film:

  • nella prima forma, quella degli spaghetti esagonali, assomiglia all’undicesimo Angelo, Iroul, sia per la forma singolare dell’AT Field, sia per il fatto di apparire non come un essere singolo ma come una colonia di piccoli organismi che agiscono in coordinazione;
  • la forma del serprentone a due teste ricorda vagamente il sedicesimo Angelo, Armisael, il fascio di luce senziente anch’esso disposto come una doppia elica;
  • nella forma “nucleo gigante” è impossibile non scorgere il dodicesimo Angelo, Leliel, considerando anche che entrambi inglobano un Eva;
  • il feto, infine, seppure dalle fattezze molto più umanoidi, è un chiaro rimando all’ottavo Angelo, Sandalphon, quando compare in stato ancora embrionale.

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