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Angeli, parte 4: weird science

L’ultima volta ci eravamo lasciati parlando degli Angeli più potenti sul piano della forza fisica, vere e proprie macchine da guerra ambulanti che avevamo chiamato guerrieri — o “di tipo respingente”, come definisce Fuyutsuki il decimo (Zeruel) nel Rebuild. Ora, per qualcosa di completamente diverso, ci dedichiamo ai più bizzarri e “alieni” di tutti, quelli la cui natura sfugge alle classificazioni più comuni e sconfina nella fantascienza pura, hardcore: gli incomprensibili, gli inafferrabili, i cosa cazzo sto guardando. Privi di caratteristiche anche solo vagamente umanoidi, sono quegli Angeli che più si discostano dai canoni del kaiju o mostro spaziale, l’antagonista grossomodo antropomorfo caro alla tradizione mecha, e lo fanno nel contesto già di per se parecchio iconoclasta come quello di Evangelion.
Sono pochi ma buoni e sono senza ombra di dubbio i più interessanti, quelli su cui è più divertente congetturare. Incidentalmente sono anche quelli che costringono chi li affronta a ingegnarsi, a pensare fuori dalla scatola (dove la scatola è “bombardiamoli con tutti i missili che abbiamo; e quando sono finiti i missili, con tutti gli Eva che abbiamo”), anche se spesso la loro assurdità è tale che a salvare la baracca è un gigantesco colpo di culo
o, trattandosi di Evangelion, un proverbiale deux ex machina.

Iroul

Undicesimo Angelo. Appare in: episodio 13; spinto all’autodistruzione attraverso un’operazione di hacking a opera di Ritusko Akagi; strategia di Ritsuko Akagi.

Ha una sua poetica il fatto che all’Angelo più grande della serie, Sahaquiel, faccia seguito il più piccolo: l’undicesimo Angelo si manifesta come una colonia di microorganismi inizialmente simili a batteri ed è quello che va più vicino di qualunque altro, con la sola eccezione di Kaworu, al conseguimento del suo scopo. Se infatti la gente tende a notare un gigante bipede alto ottanta metri (o un ottaedro blu fluttuante, se è per questo) che avanza verso la città, una muffa ha molte più probabilità di penetrare indisturbata nel Geofront, se si fa dare un passaggio attaccando materiali usati per effettuare delle riparazioni all’interno del quartier generale della Nerv.

Generalmente ricordato come “l’Angelo virus” (definizione comunque corretta, se consideriamo la sua forma finale), la vera natura dell’unidicesimo Angelo, il suo potere, se vogliamo, riguarda l’evoluzione: ciò che o caratterizza è la capacità di adattarsi continuamente in base all’ambiente che lo circonda, trasformandosi a un ritmo e una velocità che non hanno eguali in natura, al fine di trovare ogni volta la forma più efficace per garantirsi la sopravvivenza.

Scoperto nel momento in cui sviluppa l’AT Field all’interno del Pribnow Box, un’area del quartier generale adibita ai test, ha l’aspetto di una specie di muffa o di corrosione che si espande a macchia d’olio sulle pareti della base fino ad infettare l’unità di simulazione dello 00. Attaccato con dei laser attraverso il sistema di difesa automatizzato interno alla Nerv (Polison) si protegge con una moltitudine di microscopici AT Field dalla forma curiosamente esagonale (tutti gli altri AT Field visti nella serie sono ottagonali) e procede alla colonizzazione dell’ambiente circostante.

Notando che l’infezione tende ad evitare le aree della base in cui la concentrazione di ossigeno è più alta, la Nerv tenta un’altra offensiva, questa volta attaccandolo con immissioni di ozono, ma dopo averne in un primo momento accusato gli effetti, l’Angelo “impara” ad assorbirlo e riprende a espandersi: si è adattato, insomma, a un ambiente ostile, e mentre la Nerv sta ancora cercando di capire con che cosa ha a che fare, evolve ulteriormente, assumendo le caratteristiche di una colonia di nanomacchine (il colore dell’infezione passa da rossa a arancione, mentre l’infezione assume una forma vagamente geometrica, che ricorda quella dei circuiti elettronici).

Diventato una sorta di computer vivente, l’undicesimo Angelo prosegue la sua invasione attraverso quello che può essere paragonato a un attacco di hacking al Magi System: prima ne viola i protocolli di sicurezza, dopodiché prende possesso uno alla volta dei tre supercomputer al fine di far autodistruggere il quartier generale della Nerv (i Magi possono approvare una decisione simile solo all’unanimità).
È solo a questo punto che la Nerv riesce ad avere la meglio sull’Angelo: capito che la sua evoluzione è inarrestabile, si decide di favorirla e spingerla fino al suo traguardo ultimo, l’autoestinzione, la morte cellulare programmata. Abbassate le difese dei Magi, Ritsuko si lancia in un attacco di hacking inverso, in una sorta di duello in cui vince chi riesce per primo a convincere l’altro ad autodistruggersi. E visto che siamo solo all’episodio 13 sapete come va a finire, ma questo non rende lo scontro meno appassionante né deve sminuire la potenza dell’undicesimo Angelo né la portata di quanto accaduto.

A conferma di ciò, l’esistenza di Iroul verrà negata di fronte alla commissione e il suo attacco insabbiato. Ufficialmente, per quanto concerne il comandante Ikari, l’undicesimo Angelo non si è mai manifestato: ammettere che un Angelo sia entrarto nel quartier generale sotto il naso di tutti, arrivando fino al ponte di comando e penetrando il sistema di difesa informatico dei Magi costituisce di per sé una sconfitta di cui la Nerv non vuole assolutamente rendere partecipe la Seele — e non solo per una questione di orgoglio o di equlibri del potere, ma, come vedremo fin troppo bene nell’episodio 25′ Air, per non suggerire alla Seele nuove idee su come espugnare la roccaforte di Neo Tokyo 3.

Dal punto di vista del modus operandi, l’undicesimo Angelo ha molto in comune con il tredicesimo, Bardiel: entrambi parassiti, in un primo momento trovano il modo di farsi trasportare, piuttosto che avanzare attivamente, e si manifestano una volta arrivati a destinazione (il tredicesimo Angelo infetterà con l’unità 03 mentre è in volo dagli Stati Uniti, per prenderne il controllo solo una volta in Giappone), dopodiché procedono contaminando l’ambiente che li circonda alla ricerca dell’organismo con cui entrare in simbiosi più adatto per il conseguimento del loro scopo: come l’undicesimo Angelo contamina l’unità di simulazione dello 00 a partire dal braccio, così il tredicesimo, che ha già preso il controllo dell’unità 03, cercherà di infettare anche lo 00, curiosamente, sempre da un braccio.
A tal proposito, Iroul è l’unico Angelo che viene sconfitto senza l’impiego degli Eva (amo immaginarmi Ritsuko che sfotte Misato vantandosi di avere ucciso più Angeli di lei), che, anzi, al momento dell’attacco vengono portati il più lontano possibile temendo, dopo il “contagio” dell’unità di simulazione, quello che potrebbe succedere se l’Angelo riuscisse a entrare in contatto con una vera.

Non compare nel Rebuild.

Una nota riguardo il nome: nel corso della serie, con la sola eccezione di Adam e Lilith, gli Angeli vengono indicati solamente per numero; solo in due occasioni si fa riferimento al loro nome “biblico”, gli episodi 14 e 23, e in entrambi i casi solo attraverso didascalie. Anche per questo, sull’undicesimo Angelo esiste un po’ di confusione, poiché anche materiali ufficiali come booklet, enciclopedie, carte da collezione eccetera lo chiamano a volte Iruel, a volte Ireul, e altre variaizoni sul tema, eppure la traslitterazione più corretta del suoi nome, イロウル, che appare scritto in katakana e unicamente nell’episodio 23, dovrebbe essere I-RO-U-RU, Iroul. Non essendo appassioanti di angeologia o folklore cristiano spinto, non è che ce ne importi proprio tantissimo, ma tra le carte da collezione e la serie preferiamo far fede a quanto detto nella serie, pur tenendo presente che, in fondo, chiamare gli Angeli per nome è una convenzione del fandom perché viene più comodo che ricordarsi i numeri. Insomma: Iroul, Ireul, Ireuel, ma pure se dite “l’Angelo-virus” va bene uguale. L’importante, insegna Evangelion, è capirsi.

Leliel

Dodicesimo Angelo. Appare in: episodio 16; distrutto dall’unità 01 in berserk, nonostante i tentativi di uccidere Shinji dell’Angelo, di Ritsuko e di Shinji.

Nel 1930 il fisico britannico Paul Dirac, già autore dell’omonima equazione d’onda che descrive il moto dei fermioni, formula un modello teorico per descrivere il vuoto, immaginadolo come un mare infinito di particelle di energia negativa.
Nel 2015 una palla zebrata compare nel cielo di Neo Tokyo 3.
Per qualche motivo, queste due cose sono collegate.

Il dodicesimo Angelo, Leliel, non arriva “da fuori” (il mare, le montagne, lo spazio o un generico orizzonte) come la maggior parte dei suoi simili, ma si materializza dal nulla, da un momento all’altro, nello spazio aereo di Neo Tokyo 3. Il suo aspetto è quello di una sfera bianca e nera del diametro di un centinaio di metri che avanza lentamente, fluttuando, e per quanto sia assolutamente evidente che non si tratta né di un uccello né di un pallone aerostatico, i Magi non lo riconoscono come un Angelo: il suo diagramma d’onda è arancione.
Ci vuole l’attacco avventato di Shinji per mettere in moto la situazione: attraversata dai proiettili sparati dallo 01, quasi come se non avesse consistenza, la sfera scompare mentre ai piedi dell’Eva si espande una gigantesca ombra nera che inizia a inghiottire l’unità. A quel punto la sfera riappare, più grossa e minacciosa, esattamente sopra l’Eva e solo allora i Magi rilevano un diagramma d’onda blu e confermano la presenza di un Angelo.

Mentre l’ombra si espande per più di mezzo chilometro inghiottendo, oltre all’Eva-01 e il suo pilota, un intero isolato tra auto, strade e palazzi (ma non altre persone, per quanto ne sappiamo; i civili erano stati evacuati immediatamente dopo il primo avvistamento), diventa chiaro quale sia la vera natura del dodicesimo Angelo: il suo vero corpo è l’ombra, che raggiunge un diametro massimo di 680 metri e uno spessore di appena 3 nanometri, ma al suo interno di estende uno spazio alieno, una sorta di dimensione parallela potenzialmente infinita che Ritsuko identifica come “uno spazio numerimmaginario” o, per l’appunto, Mare di Dirac. L’Angelo, insomma, appartiene o è il punto di incontro, il portale, tra la nostra e una quarta dimensione. La sfera è in un certo senso la sua ombra, la proiezione di un essere quadrimensionale nel nostro mondo tridimensionale che scompare quando vengono interrotti i circuiti numerimmaginari del vero corpo, cioè quando il suo vero corpo sparisce momentnaemante dal nostro mondo.
Altro dato interessante, la sua capacità di asorbire oggetti e ambiente circostanti, oltre al fatto di mantenere uno spessore così infinitesimalmente piccolo, deriva dall’azione di un AT Field invertito che, invece di separare, di fare da barriera come accade di solito con gli Angeli, compie l’azione opposta, assimila.

Cosa succeda a Shinji quando si trova nel Mare di Dirac è in parte ancora un mistero.
Nell’episodio successivo, interrogata sull’accaduto, Misato negherà davanti alla commissione che ci possa essere stato un tentativo di contatto da parte dell’Angelo, ma è difficile dire se questo sia vero o si tratti di una menzogna atta a proteggere Shinji dalle attenzioni della Seele (esiste anche la possibilità che Misato risponda sinceramente perché non è al corrente di ciò che è accaduto davvero). Certo è che qualcosa accede: Shinji vive una serie di esperienze allucinati in cui, in una sorta di dimensione ornirica (un vagone ferroviario inondato dalla luce del tramonto che è stato battezzato “hell train” e tornerà spesso negli episodi e film successivi), dialoga con un sé stesso bambino che gli rinfaccia paure, errori e mancanze nel proprio modo di vivere e rapportarsi agli altri. Che si tratti di un incubo, un delirio dovuto alla situazione di estremo stress in cui si trova Shinji, di un effettivo contatto da parte dell’Angelo, o addirittura da parte dell’Eva, resta volutamente ambiguo. Sappiamo dalle interviste a Kazuya Tsurumaki, regista dell’episodio e assistente di Anno nel corso di tutta la serie, che l’intenzione di far dialogare Shinji con un Angelo c’era fin dal principio, similmente a quanto sarebbe accaduto tra Asuka e il quindicesimo Angelo (episodio 22) e tra Rei e il sedicesimo (episodio 23), tuttavia, non riuscendo a decidersi sulle modalità e trattandosi di un episodio inizialmente concepito come riempitivo (quelli, come il 10, l’11 e il 12, in cui un Angelo attacca e viene sconfitto da ragazzi senza troppi pensieri o complicazioni), si è infine deciso di optare per una soluzione stilisticamente simile a quelle che vedremo negli episodi 20, 25 e 26 ma che rimane aperta a diverse interpretazioni: se da un lato lo “Shinji bambino” indossa una maglietta a righe bianche e nere che ricorda chiaramente l’aspetto dell’Angelo, dall’altro cita fatti ed esperienze legati alla vita di Shinji non come se li stesse “indagando”, ma come se già li conoscesse (la morte di Yui, l’abbandono di Gendo, addirittura il fatto che Shinji non sappia nuotare!); infine ciò che si manifesta davanti a Shinji nel momento in cui tutto sembra perduto e salva la situazione è una figura femminile che non può che essere identificata come Yui, l’essenza all’interno dell’Eva-01.

Similmente oscuro è il modo in cui l’Angelo viene sconfitto.
Di fronte alla sua complessità (e al mezzo fallimento di Misato, che ha lasciato che Shinji ci cadesse dentro come un ciuccio), Ritsuko prende il controllo dell’operazione e stabilisce che l’unica possibilità di eliminarlo è creare per una frazione di secondo un’increspatura nel suo AT Field facendolo risuonare con quello delle unità 00 e 02, e in quel momento esatto scaricare al suo interno 900 bombe N² — anche se questo causerà quasi certamente la morte del pilota e un grave danneggiamento dell’unità 01. Tuttavia, un attimo prima che il piano entri in azione, la superficie dell’Angelo inizia a frantumarsi come se al suo interno si stesse verificando un terremoto; contemporaneamente, la sfera nel cielo diventa completamente nera, inzia a sanguinare e lo 01 ne emerge ringhiando, facendosi strada a mani nude, facendola a pezzi dall’interno.
La spiegazione più probabile è che, per lo stesso principio con cui Ritsuko sperava di creare un’interferenza nell’AT Field dell’Angelo usando quelli dello 00 e 02, lo 01 lo abbia direttamente distrutto (non sarebbe la prima volta). Interrompendo il circuito che collegava la dimensione dell’Angelo al nostro mondo. lo 01 è tornato in uno spazio tridimensionale, materializzandosi quindi all’interno della sfera, mentre la quarta dimensione, e con esse il dodicesimo Angelo, collassava su sé stessa.

Non compare nel Rebuild.

Il dodicesimo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 3.0 You Can (Not) Redo; divorato dall’unità 13 in modalità “risveglio”.

Compare unicamente in Q, è il terzo (e per ora ultimo) degli Angeli inventati appositamente per i film del Rebuild of Evangelion e, come i due che lo hanno preceduto, è strano in culo, non se ne sa niente, non ha un nome e non ci si capisce niente.

Complice il mitico salto temporale di 14 anni con cui si apre il terzo film, tutto ciò che riguarda il dodicesimo Angelo viene dato per assodato e perciò non spiegato: quello che sappiamo o che possiamo immaginare dai vaghi accenni che vengono fatti nel corso del film è che a un certo punto, nel lasso di tempo che separa 2.0 da Q, il dodicesimo e ultimo Angelo si è manifestato, è penetrato nel quartier generale della Nerv e sceso nel Terminal Dogma, dove è forse entrato in contatto con Lilith causando un nuovo Third Impact. Ciò che è sicuro è che è stato affrontato dal Mark.06, che per fermarlo lo avrebbe sigillato al suo interno per poi trafiggersi con la Lancia di Longinus e diventare tutt’uno con Lilith (ancora una volta, tutti in coro: «EHHHH?!»).

Quando in Q Shinji e Kaworu scendono nel Dogma a bordo dell’unità 13, il Mark.06 è lì che li aspetta, come pietrificato, ora bianco e più grande rispetto a un normale Evangelion, fuso con Lilith e trafitto da una delle due Lange di Longinus che attraversa il corpo di entrambi. Nel momento in cui Shinji, contro il parere di tutto l’universo mondo, estrae le Lance, il cadavere di Lilith esplode mentre il Mark.06 torna al suo aspetto originario (quello visto in 2.0) sebbene le strumentazioni di tutti gli Eva rilevino in lui un diagramma d’onda blu e riconoscano al suo interno il dodicesimo Angelo.
Non eliminato, dunque (come credevano Asuka e Mari), ma semplicemente bloccato dalla Lancia di Longinus all’interno del Mark.06 per un lasso di tempo indefinito, l’Angelo (ora visibile come una serie di puntini rossi che brillano da dietro il visore dell’Eva) cerca di uscire e ci riesce grazie all’aiuto del Mark.09, che decapita prontamente l’Eva. Dal collo e dalla testa mozzata del Mark.06 escono quindi due ammassi di “vermicelli” (il dodicesimo Angelo: l’Angelo spaghetti!) di forma esagonale
che si muovono all’unisono formando una sorta di serpente a due teste che ricorda, tanto per cambiare, la doppia elica del DNA.
Non appena libero, il serpentone si fionda sull’unità 13, comse se ne fosse attratto o sapesse esattamente cosa deve fare e lo avvolge trasforandosi prima in una sorta di gigantesco gomitolo e poi assumendo l’aspetto, la consistenza e il colore di un enorme nucleo.

A nulla servono i tentativi dell’Eva-02 di attaccare l’Angelo da fuori, che incassa propiettili come se fossero noccioline, e nel frattempo continua a mutare aspetto, prima prendendo la forma di un volto umano simile a quello di Rei (forse perché è stato a lungo in contatto con Lilith) e poi quella di un feto (che piange addirittura!).

All’interno, intanto, l’unità 13, ora che stringe in pugno le due Lance di Longinus, è prossima al risveglio: è possibile che l’Angelo l’abbia avvolta per impedirglielo, pensando di imprigionarla, o al contrario per agevolarla, proteggendola dal caos dell’esterno come un bozzolo. Quale che sia il caso, una volta risvegliatasi completamente, l’unità 13 (ormai del tutto indipendente, non più sotto il controllo né di Kaworu né di Shinji) si libera e comprime l’Angelo fino a fargli assumere le dimensioni di un normale nucleo, dopodiché lo divora in un solo boccone distruggendolo una volta per tutte.

La natura del dodicesimo Angelo è un assoluto, indecifrabile mistero. L’unica cosa certa è che tutti erano convinti, fino al momento in cui Kaworu non scopre di essere stato “retrocesso” a tredicesimo, che fosse l’ultimo Angelo e che si tratta di quello che è andato più vicino, nell’universo del Rebuild, a scatenare il Third Impact (forse addirittura riuscendoci). Non è chiaro quali tecniche utilizzi per attaccare, ma il suo modus operandi sembra più che altro quello di avanzare indisturbato, dal momento che è in grado di assumere qualsiasi forma e misura e che niente sembra in grado di danneggiarlo.

Dal punto di vista del design è a mani basse uno dei più strani visti finora, ma mostra diverse caratteristiche che sono piuttosto chiaramente un prestito e un tributo ad Angeli della serie originale che non sono stati incorporati nei film:

  • nella prima forma, quella degli spaghetti esagonali, assomiglia all’undicesimo Angelo, Iroul, sia per la forma singolare dell’AT Field, sia per il fatto di apparire non come un essere singolo ma come una colonia di piccoli organismi che agiscono in coordinazione;
  • la forma del serprentone a due teste ricorda vagamente il sedicesimo Angelo, Armisael, il fascio di luce senziente anch’esso disposto come una doppia elica;
  • nella forma “nucleo gigante” è impossibile non scorgere il dodicesimo Angelo, Leliel, considerando anche che entrambi inglobano un Eva;
  • il feto, infine, seppure dalle fattezze molto più umanoidi, è un chiaro rimando all’ottavo Angelo, Sandalphon, quando compare in stato ancora embrionale.

Angeli, parte 3: guerrieri

Se è vero che la ragion d’essere degli Angeli è spostarsi da un punto A ad un punto B calpestando nel tragitto il maggior numero possibile di centri abitati, è altrettanto vero che alcuni, più di altri, sono portati per il combattimento effettivo: è l’istinto di conservazione che assume la sua connotazione più aggressiva, attaccare prima di essere attaccati. Fuyutsuki li chiama “di tipo respingente” (all’arrivo di Zeruel in 2.0) e sebbene non possiamo sapere a quali si riferisca con esattezza e quali caratteristiche in particolare li configurino come tali, ci permettiamo di prendere in prestito la definizione e farla nostra per parlare di tutti quelli che hanno dato più di un po’ di filo da torcere alla Nerv e agli Eva. Senza offrire grandi spunti di riflessione, ma contribuendo ai momenti più spettacolarmente adrenalinici di serie e film.

Il terzo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; sconfitto dall’unità 05 pilotata da Mari Makinami; nessuna strategia impiegata.

Un serpentone scheletrico con la testa simile a quella di un uccello, il nucleo posto all’interno della bocca, quattro zampette e quattro ali ridicolmente piccole. Il terzo Angelo che compare all’inizio di 2.0 è il primo Angelo originale, creato apposta per il Rebuild.

Ne abbiamo già parlato più che approfonditamente in questo articolo, quindi ci limiteremo alle informazioni base: è stato scoperto in stato ancora dormiente nel sottosuolo del Polo Nord, similmente in questo all’ottavo Angelo della serie originale, con la sostanziale differenza che non si è svegliato sul più bello, permettendo alla Nerv di impadronirsene. Rinchiuso all’interno della base di Betania, una struttura creata appositamente per il suo contenimento, è stato oggetto di esperimenti e studi così intensivi che — spiega Kaji nel suo claudicante inglese — ne hanno lasciate intatte solo le ossa. Siamo nel campo delle speculazioni sfrenate, ma nella sua forma originale sarebbe potuto assomigliare a un drago o un grosso lucertolone. Il suo risveglio e liberazione sono stati facilitati (se non addirittura indotti) proprio da Ryoji Kaji, su ordine del comandante Ikari, al fine di creare le condizioni per la distruzione dell’Eva 05, l’unità preposta alla difesa della base, e della base stessa.

È in grado di volare e muoversi con una certa rapidità, nonostante l’aspetto improbabile, può innescare esplosioni e generare una sorta di “aureola” in grado di tagliare qualunque cosa. Sconfitto dallo 05 pilotato da Mari Makinami, salta in aria portando con sé, come preventivato, l’Eva e la base di Betania.

Anche se non ha un nome ufficiale, il fandom americano l’ha ribattezzato Tunniel, perché il grosso della battaglia tra l’Angelo e lo 05 avviene nei tunnel sotterranei della base di Betania, o Boneliel/Boniel, per via delle ossa (=in inglese bones).

Ramiel

Quinto Angelo. Appare in: episodi 5 e 6; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari come risultato dell’operazione Yashima; strategia di Misato Katsuragi.

È uno degli Angeli più forti e pericolosi mai incontrati ed è interessante notare che che la sua venuta avvenga in un momento così precoce della serie: dimostra che tra i “messaggeri” non esiste gerarchia di alcun tipo. È inoltre il primo Angelo che incontriamo la cui forma non ha nulla di riscontrabile in natura, nulla delle caratteristiche che siamo abituati ad attribuire alla vita su questo pianeta. Un solido perfettamente geometrico, un gigantesco ottaedro blu fluttuante introduce il concetto, sempre più incalzante col procedere della serie (e poi clamorosamente smentito), degli Angeli come qualcosa che non appartiene a questo mondo, alieni nel senso più stretto del termine, diversi da tutto ciò che conosciamo — incomprensibili, e per questo ancora più spaventosi.

Peculiare è anche la sua tecnica offensiva, che mette in crisi l’utilità stessa degli Evangelion, concepiti con in mente la sola eventualità del combattimento corpo a corpo: già privo di punti deboli visibili, e protetto da un AT Field impossibile da penetrare a mani nude o con armi convenzionali, il quinto Angelo conduce esclusivamente attacchi a distanza utilizzando un cannone a particelle accelerate. Questo, unito a un’impressionante velocità di reazione, precisione assoluta nel centrare i bersagli e un “senso del pericolo” entro un raggio in continua espansione (durante l’operazione Yashima riuscirà a prevedere l’attacco dello 01 nonostante questi si trovi a una distanza che solo poche ore prima era stata calcolata fuori dalla sua portata) ne fa, citando Misato, un’inespugnabile fortezza volante. Per raggiungere il Terminal Dogma si serve inoltre di una sorta di trivella (inspiegabilmente chiamato “shield”, cioè scudo, dallo staff della Nerv) del diametro di 17,5 metri che spunta dalla sua estremità inferiore; sarà in grado di perforare le 22 le lastre corazzate che separano il Geofront da Neo Tokyo 3 nel giro di 10 ore.

Per superare il suo AT Field e annientarlo sarà necessario colpirlo con un fucile a positroni che sfrutta l’energia elettrica dell’intero Giappone, resistendo contemporaneamente al suo contrattacco continuato, a costo di sacrificare l’unità 00.

Nel punto in cui viene colpita e perforata, la superficie dell’Angelo assume l’aspetto di metallo fuso. L’operazione di smantellamento dei suoi resti durerà diverse settimane (dall’episodio 7 all’episodio 9), segno che il cadavere non si degrada con la stessa velocità del quarto Angelo (dettaglio accennato nell’episodio 5); durante la sua rimozione è possibile vedere che ciò che rimane del rivestimento esterno è sporco di rosso, lasciando intendere che all’interno dell’Angelo era presente del sangue o un qualche tipo di materiale organico.

Sesto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Caratteristiche base di Ramiel e dinamiche della battaglia rimangono pressoché uguali nel Rebuild nonostante alcune importanti differenze: la principale riguarda la forma esterna dell’Angelo, qui definita “instabile”, che si riconfigura — sebbene l’ottaedro rimanga il suo aspetto di default — secondo una logica tutta sua prima di ogni attacco; il nucleo, inoltre, posto nel centro esatto del suo corpo, è visibile durante le trasformazioni (rendendo chiaro che è da lì che parte la reazione energetica che alimenta il cannone a particelle), mentre la trivella con cui perfora le lastre a protezione del Geofront non è più un elemento che “esce” dalla sua estremità inferiore ma l’estremità stessa, che si allunga e avvolge su se stessa assumendo la forma di una trivella.

Diversamente da quanto accade nella serie, nel corso della battaglia finale l’Angelo non devia il primo colpo sparato dallo 01: centrato (scopriamo a questo punto che sanguina e grida di dolore), riesce comunque a proteggere il nucleo e a rigenerarsi immediatamente; come nella serie, viene abbattuto definitivamente con il secondo colpo e una volta morto si tramuta in una massa di liquido rosso come tutti gli Angeli del Rebuild.

Sahaquiel

Decimo Angelo. Appare in: episodio 12; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Misato Katsuragi.

Un gigantesco… coso compare all’improvviso nell’orbita terrestre, è arancione, di dimensioni abnormi persino per un Angelo e dalla forma simmetrica che ricorda quella di un’ameba o qualche altro organismo unicellulare. Il decimo Angelo sembra un enorme occhio che scruta dall’alto il mondo umano — il paragone con l’occhio di Dio è fin troppo ovvio, quindi noi lo paragoneremo a quello di Sauron — e poi decide di precipitarvisi sopra per distruggerlo.

Al di là dell’aspetto davvero singolare (i disegni a forma di occhi sulla sua superficie, al di là del sottotesto religioso, sono un’evidente autocitazione ai cattivi di Nadia), si distingue per il modo inedito di utilizzare il proprio AT Field, che interferendo con i sistemi di comunicazione satellitari terresti crea un effetto jamming che impedisce alla Nerv di monitorarne gli spostamenti. Oltre a questo, la sua tattica consiste nel bombardare la superficie terrestre lasciando cadere al suolo parti di sé, che ottengono un’impresisonante forza distruttiva grazie alla gravità e alla potenza dell’AT Field (interessante notare che l’AT Field accompagni questi “pezzi” anche una volta che si sono separati dal corpo: e se invece che di appendici inanimate si trattasse di vera e propria mitosi?). Individuato il proprio obiettivo grazie a una serie di lanci “a vuoto” — il che denota una certa intelligenza e la capacità di imparare attraverso i propri errori — si lascia dadere con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3, garantendo, in caso di impatto, la distruzione totale della città, delle 22 lastre corazzate, del Geofront e del quartier generale della Nerv.

Per evitare la catastrofe, gli Eva non devono far altro (!) che prenderlo al volo e distruggerne il nucleo, posto al centro della “pupilla”, prima che l’Angelo tocchi terra, secondo una strategia felicemente suicida messa in piedi da una Misato fresca di promozione. A voler essere pignoli, c’è una leggera incongruenza nel fatto che l’AT Field dell’Angelo venga inizialmente descritto come potentissimo, in grado di resistere senza essere scalfito all’attacco di molteplici testate N², ma venga poi facilmente squarciato dallo 00 con il solo progressive knife.

Ottavo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede, con leggerissime variazioni, come nella serie originale.

Sebbene l’idea di fondo rimanga invariata — un gigantesco occhio che dallo spazio si precipita sulla Terra — Sahaquiel è uno degli Angeli che escono più alterati dal makeover messo in atto nel Rebuild of Evangelion: il suo aspetto è molto più particolareggiato, meno grossolano (il tema degli “occhi” rimane, ma in modo più sottile), più alieno se possibile, e passa, nel corso dello scontro, attraverso una serie affascinante quanto inedita di trasformazioni.

Quando compare nell’orbita terrestre ha la forma di una sfera nera su cui scorrono una miriade di “occhi” bianchi stilizzati e il suo AT Field è talmente potente da distorcere la luce, come un buco nero; a differenza della serie, non lancia parti del suo corpo per stabilire la propria traiettoria: è immediatamente chiaro che si getterà con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3.

Cadendo, si libera del proprio “guscio” (formato da due strati, uno più superficiale nero e un altro bianco/trasparente) rivelando una sfera color arcobaleno — simile a un bulbo oculare — che si apre a sua volta mostrando il vero aspetto dell’Angelo, quello classico a forma di ameba, anche se questa volta le estremità laterali, più definite, assomigliano alle ali di una farfalla.

Tutto prosegue come nella serie — ma nel momento in cui lo 01 afferra l’Angelo a mezz’aria, la sorpresona: dal suo centro emerge un mezzobusto umanoide che intreccia le sue mani con quelle dell’Eva, spappolandogliele, in una sorta di corpo a corpo aereo.

Il torso di questa nuova creatura assomiglia, tanto per cambiare, a una vagina, la faccia è quella classica di quasi tutti gli Angeli del Rebuild (una versione allungata di quella di Sachiel), le braccia, scheletriche, si avvolgono su se stesse assumendo una forma a doppia elica che ricorda la Lancia di Longinus; il nucleo (che scopriamo essere incandescente quando lo 00 lo afferra) è posto su un anello che gira attorno al busto, lungo il quale si sposta in continuazione per evitare gli attacchi nemici. Lungo la linea delle ali, infine, sono presenti una serie di “aculei”, paragonabili forse a delle piume, che si animano e assumono un’aspetto, ancora, vagamente umanoide quando l’Angelo impiega maggiore potenza per schiacciare gli Eva che frenano la sua caduta.

Il risultato finale, a parte uno dei mostri più complicati mai apparsi in Evangelion, è un Angelo dallo spiccato senso del combattimento che muta costantemente la propria forma, evolve, in base alla necessità: chiuso su se stesso per proteggersi dagli attacchi aerei quando è nello spazio, aperto per planare e correggere la propria traiettoria una volta nella stratosfera, umanoide per combattere gli Eva sul loro stesso terreno di gioco, dotato di una sorta di “propulsori” in caso di rallentamento. Anche morendo, riesce a dare molto più fastidio della sua controparte nella serie, lasciando tre unità seriamente danneggiate e Shinji leggermente ferito.

Alcuni elementi del design, opera di Mahiro Maeda, si possono leggere come omaggi agli Angeli esclusi dal Rebuild: la sfera nera e bianca fa pensare a Leliel, il motivo ricorrente degli occhi era presente nel Sahaquiel originale ma anche in Matarael, le “piume” a forma di omini ricordano vagamente Isfarel (disegnato, anch’esso, da Maeda). Un dettaglio interessante, riguardo le piume/omini è che nei disegni preparatori dovevano assomigliare ad angeli che suonano la tromba, ma l’idea è stata accantonata perché ritenuta un po’ troppo pacchiana, il simbolismo un po’ troppo ovvio (le trombe del giorno del giudizio, chiaramente, ma noi preferiamo pensare a un complessino ska).

Bardiel

Tredicesimo Angelo. Appare in: episodio 18; abbattuto dall’unità 01 pilotata dal Dummy Plug; strategia di Gendo Ikari.

L’inserimento di querst’Angelo nella categoria dei guerrieri è in realtà una forzatura: Bardiel è un parassita, il vero guerriero, l’Angelo “respingente” è l’Evangelion di cui si impadronisce. Ironia che non passa certo inosservata alla Nerv — o a Shinji.

Contamina l’unità 03 in viaggio dall’America al Giappone, ma non si manifesta finché l’Eva non viene attivato: è possibile che anche dopo essersene impossessato non fosse in grado di “metterlo in moto” da solo, il che spiegherebbe perché impedisca l’espulsione dell’entry plug e mantenga in vita il pilota (tenere in ostaggio un essere umano è una tattica francamente troppo sottile e, come avremo modo di scoprire entro mezzo minuto, totalmente inefficace se a dirigere le operazioni è Gendo Ikari). Non sappiamo quale sia il suo aspetto originale, ma una volta infettato lo 03 si manifesta come una muffa o un liquido bianco viscoso capace tra l’altro di passare da un corpo ospite a un altro (proverà a contaminare anche lo 00, ma senza insistere troppo — del resto, chi lo vuole lo 00?).

La fusione con lo 03 non si esaurisce con il controllo di Bardiel sull’unità ma permette anche di combinare caratteristiche proprie dell’Angelo con quelle dell’Eva: ciò comprende l’autonomia illimitata garantita dall’organo S² e abilità fisiche fuori dalla norma come un‘agilità superiore, la capacità di allungare gli arti a dismisura e di spiccare balzi impossibili. Alla lunga, però, questo rapporto simbiotico si rivelerà un’arma a doppio taglio: pur avendo idea di come sia esattamente strutturato il suo corpo e dove si trovi il suo nucleo, tutto lascia pensare che Bardiel muoia nel momento esatto in cui lo 01 distrugge lo 03.

Nono Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede come nella serie originale.

Ancora una volta, nel passaggio da serie a film, l’aspetto di un Angelo si fa più bizzarro: le caratteristiche da parassita di Bardiel rimangono le stesse in 2.0 ma questa volta appare come una sorta di gelatina blu fosforescente disseminata di quelli che sembrano punti di sutura (?). Oltre a questo, alle abilità ottenute dall’Eva 03 si aggiunge la capacità di farsi crescere un nuovo paio di braccia — per quanto non sia chiaro se la materia prima la metta l’Angelo o se si tratti di una capacità latente dell’Eva. Infine, viene suggerito (si dice che “un nucleo avvolge l’entry plug”) che l’intero corpo dell’Angelo sia il suo nucleo.

Rispetto alla serie, la battaglia si svolge senza l’apporto inutile dello 00 ed è lo 01 che rischia la contaminazione. Anche in questo caso, di fronte al rifiuto di combattere di Shinji, viene attivato il Dummy Plug di Rei Ayanami e lo scontro si conclude con lo 03 fatto a pezzi dallo 01 e l’Angelo sconfitto.

Ma ovviamente, la differenza più significativa riguarda il pilota dell’unità 03: non più il Fourth Child Toji Suzuhara, ma Asuka Shikinami. A lungo si è speculato sulla possibilità che Bardiel, nella serie, avesse contaminato sia l’Eva che il suo pilota, ma il fatto che Toji esca dalla battaglia psicologicamente illeso e che l’argomento non sia mai sollevato lascia pensare che la possessione dell’Angelo abbia riguardato esclusivamente lo 03. In 2.0, al contrario, che Asuka sia stata “toccata” dall’Angelo è un dato di fatto; sopravvissuta alla battaglia, Ritsuko non esclude “la possibilità di contaminazione mentale” e per questo la Nerv la tiene in isolamento in attesa che si riprenda. Al termine del film il suo destino è incerto ma la ritroviamo in Q viva e vegeta, a piede libero e con un occhio bendato — l’occhio da cui sembrerebbe sia “entrato” Bardiel — che si illumina di blu (il colore, guarda caso, di Bardiel) nei momenti particolarmente stress. Che il nono Angelo continui dunque a vivere assieme a lei? Che Asuka sia diventata un ibrido umano-Angelo? Sono sfiziosissime domande a cui Q non ha mai dato una risposta, mannaggia a lui.

Zeruel

Quattordicesimo Angelo. Appare in: episodio 19; abbattuto dall’unità 01 in berserk.

Da sempre indicato nel materiale informativo ufficiale come il più forte mai comparso, Zeruel incarna meglio di qualunque altro il concetto di Angelo “guerriero”.
Un corpo squadrato, massiccio che si muove fluttuando nell’aria, zampette tozze che non vengono quasi mai usate, lame lunghissime, svolgibili e flessibli per braccia, il nucleo esposto (ma protetto da una sorta di guscio) al centro del torso e una faccia che ricorda L’urlo di Munch. Uno degli AT Field più resistenti mai riscontrati e la capacità di innescare esplosioni di inaudita potenza ne fanno un’inarrestabile macchina da guerra che non può essere vinta con strategie e sotterfugi, ma solo eguagliandone la spaventosa forza bruta.

Le similitudini con il terzo Angelo sono molte — entrambi vagamente umanoidi, con un “volto” e il nucleo in vista, dotati di un AT Field distinguibile a occhio nudo e portati per il corpo a corpo ma capaci anche di condurre attacchi esplosivi a distanza — e tutt’altro che casuali (come del resto sono speculari gli episodi 1 e 19, in cui i due mostri rispettivamente compaiono), un invito implicito a operare un confronto per meglio capire la potenza del 14esimo: supera i sistemi di diefesa di Neo Tokyo 3 e prende in pieno una bomba N² quasi senza accorgersene, perfora con un solo colpo 18 delle 22 lastre corazzate che proteggono il Geofront, abbatte due unità Eva e arriva più vicino al Terminal Dogma di chiunque altro prima di lui. Sembra persino abbastanza intelligente da capire la vera natura degli Eva cercando, quando ne ha la possibilità, di eliminare lo 01 distruggendone il nucleo.

Purtroppo per lui, tutto questo non gli impedisce di andare incontro a una fine abbastanza orrenda quando, mutilato e sconfitto, viene divorato, ancora vivo, dall’Eva 01 in berserk.

Decimo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 01 in modalità “risveglio”.

Lo Zeruel del Rebuild è ancora l’Angelo più forte sulla piazza — e questa volta a dirlo è addirittura Fuyutsuki, palesando, casomai ce ne fosse ancora bisogno, una conoscenza davvero sospetta degli Angeli e delle loro caratteristiche — sebbene il suo aspetto cambi sensibilmente rispetto alla serie. Il torso tozzo e squadrato è sparito, a darne l’impressione ora sono le braccia — ancora un paio di tentacoli/nastri affilatissimi, ma questa volta ancora più lunghi — che avvolgono come un bozzolo un corpo (relativamente) più piccolo e informe che ricorda quello di una medusa; usa l’AT Field (eccezionalmente spesso, come se fosse fatto di più strati) non solo per parare i colpi ma anche per respingere e schiacciare i propri avversari, mentre a protezione del nucleo non vi è più un guscio ma una serie di costole che si chiudono su di esso — tutti elementi, questi, che contribuiscono a dare all’Angelo un’aria molto più “biologica” rispetto a quel senso di irreale gommosità (dovuta anche alla ristrettezza di budget, non dimentichiamo che stiamo parlando di uno degli ultimi episodi, in cui il tratto si fa semnpre più stilizzato) della serie.

Anche qui supera con facilità sistemi di difesa e bombe N², abbatte dopo una breve scaramuccia l’unità 02 in modalità Za Bisto e resiste all’esplosione a bruciapelo di un missile N² “lanciato” dall’unità 00. È a questo punto che le cose iniziano a farsi strane.

Da quella che sembra la bocca dell’Angelo esce un’altra bocca, composta di una mandibola tripartita, dalla quale esce a sua volta una lingua dentata (seriously, Khara, what the fuck?!) che afferra e divora uno 00 ormai inerme. Incorporata l’unità, Zeruel acquista caratteristiche sia dell’Eva che del suo pilota: un diagramma d’onda arancione per bypassare l’ultimo meccanismo di difesa del Dogma (il sistema di autodistruzione, che entra in funzione solo se registra il diagramma d’onda blu di un Angelo) e un corpo antropomorfo (forse per muoversi meglio in un ambiente angusto come l’interno del quartier generale), con arti sproporzionati ma attributi chiaramente femminili.

In questa nuova forma L’Angelo penetra nella base della Nerv e si scontra, come da copione, con l’unità 01. Ma a sconfiggerlo, questa volta, non è l’Eva in berserk, bensì in modalità “risveglio” — vale a dire libero delle costrizioni con cui aveva combattuto fino a quel momento, al pieno della sua bestiale potenza, ma ancora controllato da Shinji Ikari — che, dopo averlo fatto letteralmente a pezzi, lo “scompone” per recuperare l’essenza di Rei Ayanami, imprigionata all’interno del suo nucleo.

Angeli, parte 2: mezze seghe

Abbiamo visto cosa sono, stabilito cosa vogliono e congetturato sul loro significato. È il momento di analizzarli uno per uno e dare un po’ di spessore enciclopedico a questo blog altrimenti popolato solo da teorie sui viaggi nel tempo e disquisizioni sulle dimensioni delle tette di Asuka.

La prima cosa che noterete è che abbiamo accantonato la classificazione più canonica per numero o per ordine di apparizione: abbiamo preferito optare per dei raggruppamenti trasversali che comprendessero cioè serie e film e che tenessero conto del ruolo ricoperto dai vari Angeli, della loro rilevanza ai fini della storia e, soprattutto, del loro valore in battaglia. Tenendo sempre a mente che gli Angeli sono creature tanto potenti quanto pericolose, che meritano rispetto e una quantità di piombo proporzionale alla loro stazza, quelli che seguono sono quelli che noi amiamo chiamare le mezze seghe.

Sachiel

Terzo Angelo. Appare in: episodi 1 e 2; sconfitto dall’unità 01 in berserk, si autodistrugge.

Il primo Angelo che compare nella serie (eppure immediatamente identificato come “il terzo” — boom: anime iniziato da quattro minuti e già cominciano i mindfuck), il primo ad attaccare Neo Toky-3, a 15 anni esatti dal Second Impact, il più iconico (ne sappiamo qualcosa) e, in un certo senso, quello dall’aria più rassicurante.

Anfibio dall’aspetto umanoide, poco più alto di un Eva e dalla corporatura slanciata. Ha tre dita per mano, una faccia accessoria (danneggiato, ne genererà una nuova, ancora più carina!), branchie, una parziale corazza ossea e un nucleo bene in vista al centro del torso.

E’ in grado di allungare e gonfiare gli arti superiori, spiccare balzi giganteschi, probabilmente sfruttando il proprio AT-Field come propulsore, rigenerare le ferite e provocare esplosioni a distanza, ma la sua arma più caratteristica sono un paio di “lance” retrattili, probabilmente ossee, irradiate di una qualche forma di energia, nascoste nell’avambraccio che fuoriescono dai palmi delle mani. Messo alle strette, come ultima risorsa si trasforma in un blob nero che avvolge il proprio avversario e si autodistrugge.

Come quasi tutti gli Angeli che verranno dopo di lui, è guidato dal solo istinto, semplicemente “attratto” da quello che crede essere Adam (e che noi sappiamo essere in realtà Lilith). Nonostante la sua venuta fosse prevista da tempo e il suo obiettivo lampante, Gendo e Fuyutsuki appaiono comunque stupiti dalla velocità con cui trova il quartier generale della Nerv; inolte, durante la battaglia con lo 01, sembra addirittura indovinare da dove sbucherà l’Eva.

Quarto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Dal design solo lievemente più particolareggiato, il Sachiel del Rebuild rimane fondamentalmente identico a quello della serie per aspetto, capacità e caratteristiche, con l’unica differenza che viene classificato come il quarto Angelo e non il terzo.

Il nuovo stile grafico pone maggiormente l’accento sull’uso dell’AT-Field come barriera (guardando la serie si può avere l’impressione che le armi da fuoco non lo scalfiscano semplicemente perché ha la pellaccia dura, nei film è più evidente che a proteggerlo è l’AT-Field) e sulla sua capacità rigenerativa (notare che Fuyutsuki ne parla come se fosse il suo tratto definente — quasi che lui e Gendo già sapessero, non solo i nomi, ma anche le caratteristiche degli Angeli); a parte questo, le uniche differenze sono il sangue rosso (uniformandosi così a tutti gli altri Angeli del Rebuildverse) invece che viola e la presenza di un’aureola — elemento ricorrente nei film — che compare sopra la sua testa prima di spiccare un salto.

Shamshel

Quarto Angelo. Appare in: episodio 3; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari, ignorando l’ordine di ritirata.

È vero che Sachiel aveva imposto degli standard di bellezza difficili da eguagliare, ma questo è veramente uno dei più brutti. Un serpente, un insetto, un crostaceo — ne ho sentite di ogni sul suo aspetto, e dite pure quello che volete, ma questo Angelo è un cazzo di apparato genitale femminile. Coi denti e le fruste laser. Eravamo appena al terzo episodio e Anno aveva già sintetizzato alla perfezione il concetto di eterna lotta tra gli otaku e la figa.

Il suo corpo è composto da un torso lungo e sottile, vagamente tubolare, di colore rossiccio che termina allargandosi in una sorta di “testa” dove due cerchi posizionati ai lati danno l’impressione di una faccia (che in realtà non c’è); poco sotto si trova il nucleo, parzialmente esposto e protetto da una serie di otto zampette ossee e semoventi. Dai lati del corpo spuntano delle specie di braccine, cortissime e immobili, da cui partono due tentacoli, irradiati di energia similmente alle lance del terzo Angelo, che costituiscono la sua unica arma.

Non cammina né vola, ma galleggia a mezz’aria. Più aggressivo rispetto al terzo Angelo, le sue capacità sono però assai limitate: non è agile né particolarmente veloce, ha però abbastanza foza da afferrare un Eva, sollevarlo e scagliarlo via come se fosse un pupazzo. Rende onore alla classificazione di “mezza sega” venendo sconfitto da Shinji con relativa facilità e una “strategia” alquanto elementare che consiste nel picchiare con molta insistenza sul nucleo finché non cede.

Quinto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Classificato come quinto Angelo, anche il Shamshel del Rebuild ha un aspetto simile rispetto alla serie, ma dal design nettamente migliorato. I colori sono più accesi, il torso come illuminato dalla stessa fonte di energia che sembra alimentare le fruste, le zampette (stavolta 10, invece che 8) a protezione del nucleo più definite, dando maggiormente l’idea di una gabbia toracica, e meglio animate; inoltre, il corpo termina in una serie di piccoli tentacolini costantemente in movimento (come se “nuotasse” nell’aria) e sotto la testa compare una sorta di bocca munita di zanne che ricorda quella di un cobra. La novità principale e che più salta all’occhio è comunque la presenza, sopra la testa, di una faccia come quella di Sachiel (comparirà in quasi tutti gli Angeli del rebuild).

È l’unico Angelo del Rebuild che una volta ucciso lascia qualcosa di sé: distrutto il nucleo, il suo corpo si liquefa come succede per tutti gli altri, eccetto le fruste con cui aveva trapassato lo 01, che rimangono intatte, salde nella corazza dell’Eva.

Gaghiel

Sesto Angelo. Appare in: episodio 8; sconfitto dall’unità 02, pilotata da Asuka Soryu e Shinji Ikari, con l’apporto della flotta delle Nazioni Unite; strategia di Toji Suzuhara Misato Katsuragi

Un mostro marino dalle dimensioni abnormi, con tre file di denti, una faccia simile a quella del terzo Angelo e un nucleo interno, visibile solo quando spalanca la bocca. Il suo AT-Field, invisibile ad occhio nudo, non sembra essere molto potente, dal momento che un Eva e due intere corazzate gli entrano in bocca senza troppi problemi, e non sono chiarissime le sue capacità, a parte nuotare e mordere molto forte (come fa, per esempio, ad affondare le navi delle Nazioni Unite? È in grado di generare esplosioni a distanza come Sachiel?).

Attacca la flotta del Pacifico perché attratto dall’embrione di Adam che Kaji, all’insaputa di tutti, sta portando in Giappone per conto della Nerv; ignara di questo, Misato ipotizzerà che abbia riconosciuto lo 02 come proprio avversario. Fa molto ridere pensare che se Kaji avesse preso un aereo fin dall’inizio o se Adam non avesse mai lasciato la Germania, questo Angelo avrebbe avuto ben poco da fare: una volta attraversato l’oceano, gli sarebbe stato ben difficile portare un attacco alla città-fortezza dalla riva di Kanagawa. Eppure, di tutti gli Angeli, è quello che si è avvicinato di più alla meta.

Non compare nel Rebuild.

Israfel

Settimo Angelo. Appare in: episodio 9; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01 e 02 pilotate rispettivamente da Shinji Ikari e Asuka Soryu; strategia di Ryoji Kaji.

Anfibio umanoide, simile in questo al terzo Angelo, si distingue per una caratteristica assolutamente unica in natura: è in grado di scindersi in due creature perfettamente identiche e tornare a piacimento allo stadio di partenza. Le due metà, denominate “Ko” e “Otsu” (vale a dire A e B) sono entrambe dotate di nucleo, si distinguono solo per il colore (uno arancione, l’altro grigio) e sembrano condividere una sorta di legame telepatico che permette loro di agire in perfetta sincronia sebbene siano in realtà due entità indipendenti. Apparentemente invulnerabile, l’unico modo per sconfiggere il settimo Angelo è distruggere contemporaneamente i suoi due nuclei, che diventano visibili solo dopo la scissione.

Dal design non certo particolareggiato — praticamente è una copia svogliata di Sachiel, con tanto di faccia a forma di yin-yang, tanto per rendere ancora più palese il simbolismo — e una storia alquanto ridicola (può essere sconfitto solo ballando!), Israfel compare in un episodio in cui la componente drammatica è praticamente uguale a zero, e la sua stessa presenza è un mero espediente narrativo che serve a portare avanti un’altra trama, quella del rapporto tra Asuka e Shinji. Scoperto il “trucco” per abbatterlo, si rivela uno degli Angeli più deboli mai affrontati: la sua capacità di rigenerarsi è talmente scarsa che lo tiene bloccato un’intera settimana dopo essere stato attaccato con Bombe N² (dopo un attacco simile a Sachiel erano bastate alcune ore per riprendersi), le esplosioni che è in grado di generare ammaccano a malapena una lastra corazzata (Sachiel, dalla superficie di NT-3, faceva tremare l’intero Geofront) e nel combattimento corpo a corpo non sembra saper fare molto altro che afferrare un Eva e lanciarlo per aria. Paradossalmente, fa più danni nel momento in cui esplode che nella settimana passata sulle coste del Giappone. Noi gli vogliamo un sacco bene.

Non compare nel Rebuild.

Il settimo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 02 pilotata da Asuka Shikiniami; nessuna strategia impiegata.

E’ il secondo Angelo originale che compare nel Rebuild (dell’altro parleremo nella sezione dedicata a quelli un po’ più tosti, comunque abbiamo già pubblicato un intero articolo su di lui) e quello, finora, dall’aspetto più bizzarro. Una struttura geometrica assurda e francamente indescrivibile, in grado di scompori e ricomporsi, simile più a una gru (o a un “drinking bird”) che a un essere vivente, e con una serie di caratteristiche che ricordano le parti di un orologio: le due teste, simili come sempre alla faccia di Sachiel, si muovono come delle lancette, mentre all’altra estremità di quello che potrebbe essere definito un “collo” si trova una sorta di pendolo (per questo motivo, non avendo un nome ufficiale, il fandom americano l’ha battezzato “Clockiel”).

Si muove camminando sulla superficie dell’acqua, che congela nel momento in cui entra in contatto col suo AT-Field, e combatte generando esplosioni o lanciando parti del suo corpo come dardi. Ha due aureole verticali, attorno a quelli che potremmo chiamare i “fianchi”, e due nuclei, uno poco sotto le due teste, che funge da esca, e uno, più protetto, all’interno del “pendolo”. Il fatto venga sconfitto nel tempo che impiega lo 02 a buttarsi giù da un aereo (90 secondi esatti), non va interpretato come un segno della sua debolezza, quanto dell’abilità di Asuka non solo come pilota ma anche come stratega, che riesce in così breve tempo a individuarne il punto debole e neutralizzarlo mentre ne schiva gli attacchi.

Sebbene si tratti di un Angelo creato appositamente per il Rebuild, alcune sue caratteristiche sembrano ereditate da quegli Angeli visti nella serie che non compaiono nei film: i due nuclei fanno pensare a Israfel, il fatto che sia la battaglia del debutto in Giappone di Asuka e dello 02 a Gaghiel (ricordiamo che nel manga Asuka sconfiggeva Gaghiel addirittura da sola), le zampe lunghe e sottili all’insettoide Matarael.

Sandalphon

Ottavo Angelo. Appare in: episodio 10; abbattuto dall’unità 02 pilotato da Asuka Soryu; strategia di Asuka Soryu e Shinji Ikari.

L’Angelo più importante ai fini della teorizzazione sulla loro natura e le loro origini è purtroppo anche uno dei più sfigati, protagonista di un episodio simpatico, per carità, ma scioccherello e, soprattutto, tra i peggio disegnati di sempre — una vera pena da guardare (sebbene sia testimone dell’unico atto virile di Shinji in tutta la prima metà della serie).

Viene trovato per puro caso sul fondo di un vulcano in stato ancora embrionale, prima che il suo sviluppo sia completo; la Nerv decide di catturarlo per poterlo studiare da vicino e ovviamente le cose vanno male, l’Angelo porta a termine la sua metamorfosi durante l’operazione di recupero e attacca l’Eva-02, costringendo ad affrontarlo in un ambiente ostile e proibitivo, l’unico in cui l’Angelo ha un qualche vantaggio. Similmente a Gaghiel, Sandalphon è una specie di mostro marino — ma del magma: estremamente veloce, aggressivo e resistente alle alte temperature, viene però sconfitto grazie a una semplice gettata di liquido refrigerante. Ancora una volta, insomma, un avversario che se non fosse stata la Nerv a fare la prima mossa difficilmente avrebbe rappresentato un reale problema (come faceva a raggiungere Lilith dal vulcano?), il che dovrebbe gettare nella mente dello spettatore mediamente perspicace il dubbio: sono gli Angeli che attaccano l’uomo o gli uomini che danno la caccia agli Angeli?

Il suo aspetto è assai curioso e, come premesso, ci dice molto sull’origine di tutti gli Angeli: sebbene una volta “completo” assomigli a una specie di mostro preistorico, con pinne, fauci, braccia oblunghe e faccia asimmetrica (a dire il vero non capiamo quasi niente del suo vero aspetto dall’episodio, tutte le info vengono dai disegni preparatori, dagli artbook e dalle carte da collezione!), quando è ancora in stato embrionale ricorda in tutto e per tutto un feto umanoide, segno che in fase di formazione c’è pochissima differenza tra esseri umani e progenie di Adam.

Non compare nel Rebuild.

Matarael

Nono Angelo. Appare in: episodio 11; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Asuka Soryu.

Ed eccoci finalmente al termine di questa maratona di schiappe, che si conclude degnamente con l’Angelo più fail dell’universo, uno che se fosse riuscito a sconfiggere gli Eva la razza umana si sarebbe estinta per la vergogna.

Matarael è un gigantesco insettoide dalla struttura quasi stilizzata che si muove su quattro zampe sproporzionatamente lunghe; la sua arma è un liquido altamente corrosivo che secerne da una fessura a forma di occhio situata al centro del suo corpo: in pratica l’unico modo che ha di danneggiare il proprio avversario è di trovarvisi casualmente sopra ma, attenzione, c’è il trucco! L’occhio da cui secerne il veleno è anche il suo punto debole, per cui basta centrarlo con un fucile nel momento in cui attacca per avere la meglio su di lui. L’unico motivo per cui riesce ad essere un “degno” avversario per più di trenta secondi è che ha la fortuna di arrivare a Neo Tokyo-3 durante un blackout che paralizza la città e i suoi sistemi di autodifesa.

Non compare nel Rebuild, ovviamente.

Angeli, parte 1: una panoramica

Di fronte ad un branco di chissà cosa che ci attaccano noi non possiamo far altro
che scacciare le fiamme!

È un approccio meraviglioso, quello di Asuka, ma per quanto vigorosamente approvi il suo spensierato pragmatismo, non staremmo facendo bene il nostro lavoro se glissassimo con tale leggerezza sull’elemento che forse più di qualunque altro ha definito la mitologia di Evangelion. Si fossero chiamati “mostri”, “alieni”, “invasori” o “fottuti grossi cosi che ci attaccano”, Eva avrebbe probabilmente molto faticato a spiccare tra tanti altri anime robotici — genere che la Gainax aveva anche già esplorato, con Punta al Top! Gunbuster dove gli alieni che minacciano la Terra si chiamano, per l’appunto, molto semplicemente “mostri spaziali” — e invece, il colpo di genio: il riferimento religioso, l’anticamera di tutti i misteri affascinanti e irrisolvibili, invito vero o presunto ad approfondire l’argomento nelle ore di catechismo, ma anche, e soprattutto, chiave di lettura dell’aspetto più “action” (e sa Dio che non è questo l’unico aspetto) della serie.

[Evangelion Proposal] Primi schizzi preparatori di Angeli, chiamati, in fase di lavorazione, Apostoli

Shito in giapponese, cioè apostolo o messaggero, e non il più tipico (e tecnicamente più corretto) tenshi, per una questione linguistica ben precisa (esplicitata dalla Gainax a beneficio dei traduttori): angelo e vangelo (da cui evangelion) hanno la stessa radice greca che rimanda al concetto di messaggio, annuncio, (buona) novella — per estensione, verità. Gli Angeli non sono venuti a romperci il culo, ma a portarci un messaggio. O meglio, nel loro romperci il culo c’è un messaggio. Quale?
Ah ah. Ah. Bella domanda.

Identici nel DNA agli esseri umani al 99.89%, gli Angeli sono in realtà quanto di più differente dall’uomo si possa immaginare: esseri viventi perfetti, autosufficienti e virtualmente immortali ma privi di intelligenza, puro istinto di sopravvivenza ambulante. Nella simbologia ebraico-cristiana cara alla Seele e alla Nerv, sono i detentori del frutto della vita (emblematico il nucleo, una sfera rossa che non può che ricordare una mela di biblica memoria) in contrapposizione con gli uomini, detentori del frutto della conoscenza. Non possiedono il concetto di numero o di comunità perché sono unici e bastano a sé stessi; come un neonato che non ha percezione del mondo esterno e dei suoi simili ma desidera solo ricongiungersi alla madre, gli Angeli esistono solo per riunirsi ad Adam, l’essere che li ha generati. Non dimostrano interesse verso forme di vita all’infuori di sé stessi (e per quel che ne sappiamo, chissà se anche solo ne riconoscono l’esistenza), almeno fino alle battute finali della serie, dove comunque ogni tentativo di comunicare, di “raggiungere” ciò che è a loro estraneo, porta a conseguenza catastrofiche.

[Ep 22] Il quindicesimo Angelo e Asuka Soryu


[Ep 23] Il sedicasimo Angelo e Rei Ayanami


[Ep 24] Il diciassettesimo Angelo e Shinji Ikari

La loro fonte di energia (il sopraccitato frutto della vita) è qualcosa di impossibile in natura, che la scienza non sa spiegare. È questo, più di ogni altra cosa, che ha attirato l’attenzione degli scienziati che al Polo Sud erano entrati in contatto con Adam, convincendoli di avere a che fare non con una semplice specie aliena, ma con un dio: l’organo (o congegno, o meccanismo) , una sorta di batteria eterna e inesauribile, secondo la teoria del Super Solenoide formulata dal Dottor Katsuragi che la stessa comunità scientifica fatica a prendere sul serio.

Emanazione di questa fonte di energia infinita è il loro AT-Field, “barriera” naturale propria di tutti gli esseri viventi — nell’episodio 24 Kaworu lo definirà «le mura dell’animo che tutti possiedono»; più concretamente, una sorta di pellicola invisibile che tiene assieme il corpo umano, come scopriremo in The End of Evangelion — ma che solo negli Angeli è talmente potente da essere visibile a occhio nudo, un campo di forza luminoso di forma ottagonale che può essere impiegato sia a scopo difensivo che offensivo. Del resto, gli Angeli sono fatti per combattere, il che spiega il loro comportamento naturalmente aggressivo; e nonostante il loro aspetto e la loro natura “aliena”, hanno in sé un che di primordiale e di intrinsecamente umano: sono il concetto incarnato di lotta per la sopravvivenza.

AT-Field sta per “campo di terrore assoluto”; incidentalmente, è anche il nome di una band metal svedese.

L’origine degli Angeli è avvolta dal mistero: sebbene sia chiaro che sono nati da Adam, non sappiamo come siano nati né da dove vengano. Alcune teorie li volevano provenienti dalla luna (luogo che ha un forte valore simbolico nell’economia di Eva), ma gli eventi narrati nell’episodio 10 (un Angelo in stato ancora dormiente nascosto all’interno di un vulcano) e altre rivelazioni successive confermano che gli Angeli sono sempre stati sulla Terra — in una sorta di animazione sospesa fino al 2015 — da prima ancora che la razza umana nascesse. In un certo senso, in un ribaltamento di prospettiva caro alla letteratura di fantascienza, gli Angeli sono i veri padroni di casa, e gli esseri umani gli invasori che l’hanno colonizzata.

Gli Angeli sono i veri padroni di casa (tornando ai metaforoni religiosi cari alla Seele, gli Angeli sono «i legittimi successori» cioè quelli più cari a Dio perché non gli hanno disobbedito mangiando il frutto della conoscenza), la specie realmente destinata ad abitare la Terra, ma in che senso? Tutti? O solo uno? È certo che il genere umano è la loro nemesi, il loro diretto competitor evolutivo: l’esistenza di uno nega quella dell’altro e questo significa guerra. È vero, del resto, che gli Angeli si manifestano sempre solo uno alla volta, mai contemporaneamente (Misato ha preso in considerazione più di una volta questa eventualità, e non è mai stata ascoltata dai suoi superiori), e che c’è una sola possibilità di ricongiungersi con Adam: gli Angeli sono quindi in competizione anche tra di loro.

«Una sola forma di vita può venire selezionata ed avere un futuro, scampando il tempo dell’estinzione»

Come sia possibile che alcuni esseri umani — riuniti nell’organizzazione segreta chiamata Seele — fossero a conoscenza di questo Grande Disegno Cosmico, ha a che fare con un altro degli aspetti più ostici e meno spiegati della serie: i Rotoli del Mar Morto. Documenti di origine sconosciuta, forse preumana (come molti altri elementi in Evangelion, i Rotoli esistono davvero, sebbene la loro natura sia assai meno mistica: i veri Manoscritti del Mar Morto sono testi, per lo più religiosi, antichissimi e per questo di grande interesse storico, ritrovati nei pressi dell’insediamento di Qumran, nell’attuale Cisgiordania), scritti non si sa da chi, in che lingua e a beneficio di chi, a metà strada tra una Bibbia sci-fi e un manuale di istruzioni, riportano tutte le informazioni necessarie per comprendere e vincere questa guerra per l’evoluzione.

Le pergamene del Mar Morto, mostrate nella sigla di apertura.

La disfatta della Seele, nonostante la sconfitta degli Angeli, sta nel non essere stata in grado di comprendere il messaggio di fondo, di essersi affidata a un’interpretazione fallace. Per un discorso più approfondito rimando alla prima parte dell’ottima analisi dell’End of Evangelion e a quella del Third Impact, ma il succo è che la Seele anela ad un ritorno al nulla, una chiusura del sipario sull’esperimento (fallito) che è stato il genere umano che deve necessariamente passare attraverso la sconfitta/superamento di un più degno successore quali sono gli Angeli: la Seele adora gli Angeli, considerando inferiori gli uomini e abomini la serie degli Eva, ma si rivela incapace di interpretare il “messaggio” che recano. Al contrario la Nerv, Gendo, Fuyutsuki e Yui prima di loro, fieri sostenitori del genere umano e della sua capacità di realizzarsi e rialzarsi dopo ogni sconfitta, di migliorarsi all’infinito, hanno capito che:

FUYUTSUKI: “L’esistenza dell’umanità si giustifica nella creazione degli Eva. […] L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita.”

La vita ha senso solo nel momento in cui si lotta per essa — dunque si creano gli Evangelion per proteggerla.

2500 anni fa il filosofo greco Parmenide ipotizzava un Essere perfetto, eterno, unico, completo e sempre uguale a sé stesso: sembra la descrizione dei nostri Angeli ed è, in fondo, lo stato di esistenza a cui ambisce la Seele; in oppostizione a questo, Eraclito sosteneva invece che la realtà fosse data dalla perenne dialettica dei contrari che provoca il divenire, per il quale nessuna cosa in natura si ripete mai uguale a sé stessa. L’aforisma che riassume il pensiero di Eraclito è già qui: panta rei, tutto scorre.

«Tutto scorre con la corrente» dicevano nella serie Yui e Kaworu.

«Se vuoi vivere bene, devi cambiare e provare cose nuove» ribadirà Kaworu in Q.

[Ep 15] «Omeostasi e transistasi […] L’attitudine volta a preservare uno stato e l’attitudine volta a cambiarlo. Gli esseri viventi sono caratterizzati da entrambe queste due contrastanti capacità.»

L’immobilità è la morte, la vita è cambiamento: questo, secondo noi, è il messaggio. E alla luce di quello che era l’intento di Anno con Evangelion, e cioè cambiare le regole della fruizione dell’animazione giapponese, o delle dichiarazioni rilasciate al momento di riprendere in mano la serie e realizzare la nuova tetralogia cinematografica (in cui Anno parla di un «presente chiuso e stagnante» mentre commenta che «negli ultimi 12 anni non ci sono stati anime più nuovi di Eva») il vangelo della nuova genesi, il messaggio che gli Angeli portano al genere umano è ancora più chiaro, dentro e fuori dalla quarta parete: cambiare o morire. Quale delle due strade seguire, dipende solo da noi.