Sadamoto Days – i fan meet e l’intervista

Come sapete benissimo, Yoshiyuki Sadamoto è stato ospite per tre intensi giorni al Milano Manga Festival di Milano, durante i quali ha firmato autografi e risposto alle domande dei fan. Noi siamo ancora un po’ provati, ma soddisfatti, e in attesa di finire il nostro report (che alla fin fine sarà uguale a quelli già postati su altri siti, però noi vi racconteremo anche degli strilli che abbiamo lanciato davanti al manga ufficiale di Sherlock, dei piani per far ammettere a Sadamoto che lui è Cassino e di quando, al pub, abbiamo convinto i ragazzi di Distopia del valore artistico e sociale di Free!) vi proponiamo qui le domande più interessanti fatte durante i fan meet. Non solo: i Magi, insieme a Shinji Kakaroth di Nanodà, hanno anche avuto l’occasione di porre al maestro qualche domanda in privato (e di coprirlo di regalini, già che c’eravamo).

Le domande dei Fan meet

In base alla serie e ai registi coi quali lavora, come cambia il suo modo di creare il character design?
Per ogni serie e regista c’è una tecnica d’approccio sempre molto diversa. Nel caso di Evangelion, Anno mi ha dato indicazioni basilari per alcuni personaggi, come “è un tipo semplice”, “è di questo gruppo sanguigno”, “gli piace questa musica e ha queste passioni”. Per FLCL, invece, da Tsurumaki ho ricevuto indicazioni molto più precise e dettagliate, mi diceva quello che voleva e io lo disegnavo.

Tra tutte le serie a cui ha lavorato, qual è il personaggio che preferisce?
Per me è molto difficile rispondere, perché da una parte c’è il disegno che mi piace di più fare, dall’altro il personaggio vero e proprio. Dal punto di vista tecnico, il disegno che amo fare è quello dei personaggi più anziani, persone che trasmettono “saggezza”, che io devo elaborare in senso grafico. Dal punto di vista invece caratteriale ci sono dei personaggi che mi piacciono più di altri, Misato per esempio è il mio preferito. Per quanto riguarda le altre serie, invece, mi sono divertito molto a disegnare FLCL, perché ho potuto metterci molte delle mie passioni. Io sono un character designer, principalmente, in Evangelion ci sono altri artisti ad occuparsi dei mecha, invece nel caso di FLCL ho fatto tutto io.

Nel creare Rei Ayanami, sia dal punto di vista caratteriale che da quello fisico, si è ispirato a qualcuno realmente esistente, come modelle o attrici?
E’ una domanda che mi fanno spesso, quella dell’ispirazione, ma come dicevamo prima non esiste una sola risposta…per esempio, nel caso di Rei, il regista mi aveva dato come indicazione “un personaggio cool con i capelli corti” e da lì io ho dovuto capire che cosa creare. L’ispirazione principale mi è arrivata sentendo una canzone, e la voce che la cantava. Da quella voce, ho immaginato il personaggio. Ho portato la canzone al regista e gli ho detto “io la vedo così, Rei, una ragazza che ha questa voce”.

Tolta la locandina, le illustrazioni fin’ora uscite di Q sono di Takeshi Honda. Lei ha lo stesso contribuito nel definire il nuovo design dei personaggi?
Come sempre è stata una collaborazione su più livelli, ma il design originale del film, compresi gli outfit, è comunque il mio.

Le unità Eva si distaccano dai soliti canoni del genere mecha, a che cosa si è ispirato per crearle?
Anche questo è un lavoro di gruppo, ma in questo caso il regista aveva già delle idee molto chiare a riguardo, perché è un fan di anime e manga di questo genere e di un certo tipo di fantascienza.  Io non ho dovuto fare molto.

Anche lei è un fan di altri mangaka o autori?
Sì, lo ammetto. Quando ho incontrato Go Nagai sono stato davvero molto felice, e lo stesso quando ho conosciuto il maestro Yoshiyuki Tomino. Credo di essere stato molto ispirato dalle loro opere, nel corso degli anni, come Devilman e Ideon, o dal telefilm americano Thunderbirds.

Che rapporto ha col suo lavoro di character design e mangaka, e che tipo di approccio ha alle due cose?
Amo e voglio fare entrambe le cose, non ce n’è una che preferisco. C’è da dire che il lavoro su un prodotto di animazione è diverso, perché scaturisce da un “concerto di idee”, ogni decisione è presa a livello collettivo, si decide tutto insieme, da un colore di capelli agli elementi della trama, e ci sono meeting infiniti. Il manga invece è un lavoro molto più individuale, ho più autonomia, ma anche tutta la responsabilità.

Quali differenze ci sono tra il manga e l’anime di Evangelion?
Tra il manga e l’anime c’è un abisso. Nell’anime vengono dati più “input”, come il colore, la scansione del tempo e la musica, tutti mezzi coi quali possiamo giocare e che non esistono invece nel manga. Inoltre l’anime va avanti da solo, che tu abbia capito o no mantiene la propria velocità. Nel manga se il lettore non capisce si ferma, torna indietro…questo fatto di dover essere sufficientemente chiari e di dover far proseguire il lettore è una grande differenza e responsabilità.

Com’è lavorare con Hideaki Anno?
E’ come lavorare con un fratello, per me. Noi abbiamo cominciato insieme, abbiamo fatto tantissima strada insieme, condividiamo non solo il lavoro, ma anche la vita privata. In questo momento lui è in vacanza in Francia, con la famiglia [qui i Magi hanno cercato di uscire dal pubblico per correre così com’erano vestiti in aeroporto, colti dallo sfrenato desiderio di vedere la Francia]. Che dire, come tutti ha molti pregi e difetti che magari mi fanno arrabbiare, però è una persona a cui voglio bene.

Che tipo di relazione c’è tra Kaworu e Shinji?
[Il pubblico scoppia a ridere] Per quanto riguarda l’anime, Shinji è un personaggio umano, e questa è la sua caratteristica principale, anche nelle relazioni. Le due versioni sono molto diverse, nel manga il rapporto tra Shinji e Kaworu cambia. Nel manga la loro relazione è in qualche modo un riflesso di quella tra Shinji e Rei. Shinji vede in Kaworu qualcosa di Rei, e Kaworu sente quello che Rei prova per Shinji e che lei stessa non può e non riesce a esternare. Shinji questo non lo capisce, ecco perché lo rifiuta. E’ stato un mio esperimento, diciamo. Nell’anime una delle cose più affascinanti di Kaworu è la voce,  che è straordinaria, e ha reso questo personaggio così famoso e amato. Nel manga questo non c’era, e io ho cercato un modo per rendere questo personaggio altrettanto affascinante, quindi ho provato a cambiare alcune cose. Comunque io non ho mai capito come mai Kaworu piaccia tanto…

Da cosa dipende la differenza nella caratterizzazione di alcuni personaggi del manga, specie di quelli che nell’anime non hanno molto spazio, come Kaji o Kaworu?
Nell’anime lavoro insieme ad Anno, e quindi niente è una scelta del tutto mia, nel manga invece ho più libertà di approfondire quello che voglio. La più grande differenza per esempio è che nel manga Shinji viene presentato come un ragazzaccio, cosa che non è così esplicita nell’anime.  Nel manga Shinji non ha voglia di fare nulla, non è uno che vuole mettercela tutta, mentre nell’anime è un po’ più positivo, dice “Non devo fuggire!”. Nel manga non si pone lo stesso problema, si dice “Io scappo!” (ride). Nel caratterizzare il personaggio volevo che fosse il più vicino possibile alle problematiche e agli atteggiamenti tipici di quell’età. Gli adolescenti hanno un po’ questo modo di fare, e io volevo esplorare questo aspetto.

C’è un personaggio che la rispecchia, tra tutti quelli che lei ha disegnato?
(ride) E’ difficile rispondere, ma parlando di Evangelion forse è Kensuke il personaggio che sento più vicino, perché ci piacciono le ragazze e le cose militari. Siccome sono un padre di famiglia, mi sento anche come Gendo [partono occhiate di preoccupazione/ilarità nel pubblico], capisco i suoi sentimenti, come il timore di non riuscire ad avvicinarsi al figlio. Di certo, non sono come Shinji.

Quando ha iniziato a disegnare i suoi personaggi immaginava che potessero essere esportati e piacere così tanto anche all’estero, in paesi con culture molto diverse?
Da bambino ero innamorato del design delle macchine italiane, le disegnavo sempre. Non pensavo di diventare un mangaka, credevo che sarei diventato un designer di automobili e moto. Solo dopo ho cominciato a realizzare manga, e così è iniziata la mia carriera. Sono molto grato ai maestri che mi hanno preceduto, in questa mostra sono esposti dei lavori eccezionali e io mi sento poca cosa rispetto a tanti geni, vorrei che le loro opere venissero riconosciute in tutto il mondo. Vedere che anche Evangelion ha un posto tra di loro mi rende felice.

[Sempre a proposito del manga] All’inizio non ero molto dotato, come mangaka, tanto che con Evangelion mi sono detto “Se non va bene neanche questo, torno a casa e mi dedico all’azienda di famiglia”. I miei hanno una ditta di ceramiche e porcellane, mi andava bene anche fare quello. Il successo del manga però è stato un po’ come una rivincita, anche se avevamo già avuto successo con Nadia, del quale però non era uscito il manga.

Ha avuto delle restrizioni nello scrivere il manga?
No, ho lavorato in totale autonomia. Non ricordo di essermi mai consultato con nessuno, su nessun’aspetto.

Da dove deriva la sua passione per le auto, in particolare le Alfa Romeo?
Io non sono un’eccezione, anche mio padre e mio fratello maggiore adorano le automobili. Quando eravamo bambini, mio fratello ed io ci sedevamo ai bordi delle strade di campagna per guardare le macchine passare, e facevamo a gara a chi ne indovinava la marca. Ci divertivamo così.

Quali sono le macchine dei suoi sogni?
(ci pensa a lungo e ride) Credo la DeLorean di “Ritorno al futuro”. Coi primi soldi che ho messo da parte con questo lavoro mi sono comprato una Fiat Panda [il pubblico inizia ad applaudire istericamente], ma appena l’ho ritirata dalla concessionaria, tornano a casa, si è guastata.  Ciononostante, la Panda sarà sempre nel mio cuore (ride). Da bambino mi piaceva moltissimo una serie sulle supercar, “Circuit no Ookami”, dove il protagonista correva su una Lotus Europa. Alle elementari la sognavo sempre, e alla fine l’ho comprata. In realtà è una macchina quasi da collezionisti, che si rompe spesso, quindi non è che possa farci molto, più che altro spendo per aggiustarla (ride).

Nei suoi lavori si vedono spesso riferimenti all’Italia, da cosa deriva questo amore?
Da piccolo mi piacevano molto i film italiani o ambientati in Italia, per esempio “Lupin III: il Castello di Cagliostro” di Miyazaki, o “The Italian job”. Vedere quelle mini cooper sfrecciare per le strade mi faceva impazzire,  pensavo “voglio andare in Italia!”

Chi ha deciso di rappresentare Rei come albina?
Inizialmente Rei era bruna con gli occhi scuri, ma a video avevamo bisogno di identificarla immediatamente, per non confonderla con Asuka. Da questo dipende la scelta dei colori.

Com’è stato lavorare al design degli Angeli?
Non sono stato particolarmente ispirato da qualcosa, ho ricevuto delle linee guida. Però a me piace fare disegni complessi, quindi disegnare questi esseri strani mi diverte molto.

Cosa può dirci degli ultimi due episodi di Evangelion?
Io niente, perché sono totalmente un lavoro di Anno, che stava passando un gran brutto periodo. Quando lo incontravo mi diceva sempre “non ne posso più, voglio farla finita”.

Qual è stata la sua reazione nel momento in cui Anno le ha detto che pensava di riprendere Evangelion con dei nuovi film? Lei stava ancora lavorando al manga, non si è sentito un po’ “perseguitato”?
In effetti mi è toccato lavorare il doppio e non ho sempre potuto rispettare le uscite mensili del manga. Venivo spinto dal regista, “finiscilo questo manga!”, ma voleva anche che lo aiutassi (ride) gli dicevo “è colpa tua se non riesco a finirlo, perché vuoi che lavori anche al film, ma io ho solo due mani!”…va bene, in realtà non gliel’ho mai detto, anche se avrei voluto.

Non c’è stato un momento, dopo tutti questi anni, in cui ha pensato che non ne poteva più di disegnare i personaggi di Evangelion?
Proprio per non arrivare a questo punto, mi sono preso delle pause e mi sono dedicato ad altri lavori, per non finire l’ispirazione, la pazienza e la passione. Abbiamo lavorato in modo che questo non accadesse.

Com’è stato per lei disegnare il personaggio di Mari integrandolo all’estetica di Evangelion?
Da una parte volevamo creare un personaggio diverso, che potesse attrarre un nuovo tipo di pubblico e che segnasse come un punto di rottura nella storia. C’erano sia esigenze “di mercato” che di trama, e io ho dovuto tenerle presente. Nei film c’è un grande mistero intorno alla sua presenza, per questo la trovate solo lì. Non ho potuto usarla nel manga, anche se mi sarebbe piaciuto. Ne combinerà parecchie, insieme ad Asuka, quindi aspettate il nuovo film, perché vi aspettano sorprese e tanti personaggi interessanti [ci siamo posti un dubbio: parlava di :|| o di Q, sapendo che in Italia uscirà a settembre?].

Ci può dire qualcosa di Nadia?
“Nadia” è stato un lavoro molto importante, per me, perché è stato il primo che ho realizzato per l’NHK e che mi ha permesso di arrivare al grande pubblico. E’ stata una sfida, per me, una cosa nuova, e quindi gli sono molto legato.

Invece può dirci  qualcosa sul personaggio del Capitano Nemo? Cosa l’ha ispirato nel crearlo?
Prima di tutto ci siamo ispirati ai romanzi di Jules Verne, in particolare a “20.000 leghe sotto i mari”, quindi partendo dall’idea di un uomo indiano. Per realizzare Nadia, però, mi sono molto ispirato anche ai costumi dell’antico Egitto, per dare un tocco d’Africa alla “Le mille e una notte”. Un’altra ispirazione, per il suo carattere, direi che è stato il Comandante Ukita di “Corazzata Spaziale Yamato”.

In Wolf’s Children c’è un ritorno alla natura, il messaggio sembra che sia “in campagna si vive bene e si è felici”. Secondo lei è davvero così?
Non ho mai pensato che questo fosse il concetto centrale in Wolf’s Children. Chi vive bene in città deve starci, e lo stesso vale per chi vive bene in campagna.  Io sono nato in un piccolo paese di montagna, poi mi sono trasferito a Tokyo e adesso sono ritornato in campagna, ma sono stato bene in tutti e tre i luoghi.

I manga di oggi sono tutti molto simili tra loro. Cosa servirebbe per cambiare questo mondo, come fece Evangelion?
In realtà, io non credo che Evangelion abbia cambiato davvero qualcosa. Bisogna dire che ogni anno escono in Giappone moltissime opere meravigliose che forse a voi non arrivano. A proposito di novità, Anno ha visto Madoka Magica e gli è piaciuto, ha detto che è bello e interessante.

Quale messaggio ha voluto trasmettere, con Evangelion?
L’importanza di mettersi d’impegno per realizzare i propri obbiettivi.

L’intervista

Sappiamo che Evangelion è nato da un brainstorming, ma cosa ci ha messo di suo?
La storia e i personaggi sono stati elaborati da tutto lo staff, ma le mie indicazioni in particolare riguardavano per esempio il carattere di un personaggio, o quale voce avrebbe dovuto avere. Il design invece è soprattutto mio. All’inizio eravamo influenzati da Sailor Moon e l’idea era quella di un cast completamente femminile, è stata un mio consiglio quello di mettere anche personaggi maschili. Shinji, ad esempio, era una donna, sono stato io a suggerire che fosse un uomo. Con un cast tutto al femminile, la storia sarebbe stata completamente diversa. Un’altra mia idea è stata quella che a pilotare i robot fossero ragazzi di massimo quattordici anni. Se i personaggi fossero adulti sarebbero più bravi, darebbero più l’idea di militari esperti, ma io ho voluto che nei robot ci fosse come uno spirito materno, così solo i bambini ci sarebbero saliti, e ci sarebbe stata una sincronizzazione tra il robot e lo spirito.

Quella di Evangelion è una storia molto drammatica e complicata, sulla carta è difficile immaginarlo come un fenomeno commerciale. C’è stato un momento in cui, lavorandoci, lo staff si è reso conto di avere per le mani un potenziale successo?
In effetti questa storia così complessa non è commerciale, ma a me piace l’idea di lavorare a qualcosa che non lo sia. All’inizio la serie era rivolta agli otaku che già amavano il genere robotico, ma si capisce dall’inizio che non si tratta di una serie commerciale. Quando la trasmissione della serie è finita, ed è esplosa questa popolarità, nessuno di noi se lo aspettava. Siamo rimasti davvero sorpresi.

Ora che il manga è concluso, ha già in mente altri progetti? Esiste la possibilità che lei lavorerà anche sul manga del Rebuild of Evangelion?
Il manga è finito e difficilmente lo riprenderò, anche perché ci sono moltissime altre cose che vorrei seguire. In compenso sono già partiti i progetti animati, compreso l’ultimo film di Evangelion, al quale sto partecipando di più proprio perché sono libero dal manga.

In un’intervista lei ha affermato che l’anime di Evangelion è un po’ la “carta d’identità” del regista Anno. Com’è stato per lei lavorare per tutto questo tempo su qualcosa che qualcun altro considera “la sua carta d’identità”?
In effetti la stessa nascita di Evangelion è un po’ complessa, nel senso che io ho scritto il manga, ma nel frattempo è cominciata anche la serie, e le due cose sono andate avanti parallelamente. In questo senso, certamente il manga è il mio lavoro, la mia opera, ma in alcuni punti le due versioni si accavallano e si compensano.

Potrebbe parlarci di quando è nato lo studio Gainax?
Io avevo 23 anni, e anche Tsurumaki, mentre Anno ne aveva 25. Eravamo giovani, pieni di passione e di un forte desiderio di creare delle opere d’animazione. Le ali di Honneamise, che parla di tre bambini inesperti che cercano di andare nello spazio con un razzo costruito da loro, rispecchia un po’ la nostra storia. Dobbiamo ringraziare anche Hayao Miyazaki, che ci ha aiutati moltissimo, all’inizio. Abbiamo avuto sia risultati positivi che negativi, ma è stata soprattutto una prova della forza della giovinezza.

Qual è il significato della parola “Gainax”?
Deriva dal dialetto di un paesino che si chiama Yonago, nella prefettura di Tottori. Lì la parola “gaina” significa “forte”. La “X” invece dipende dal fatto che molte aziende di successo, in quel periodo, avevano una “X” nel nome, così Anno propose di aggiungerla anche noi.  Mi dispiace moltissimo che in questo momento la Gainax sia un po’ frammentata, perché Anno ha costituito lo studio Khara, al quale anch’io partecipo.

Asuka e il suo rapporto con Shinji hanno un ruolo centrale, nella serie, mentre nel manga lei è tenuta un po’ in ombra rispetto a Rei. Da cosa dipende questa differenza?
(ride) Anno ed io abbiamo un punto di vista diverso, su questo. Il manga è meno spettacolare, rispetto all’anime, c’è meno azione, per cui io ho preferito concentrarmi fin da subito sul rapporto tra Shinji e sua madre, che è il nucleo della mia opera. L’anime invece, proprio perché è più spettacolare, ha un altro punto di vista. Certo, il rapporto tra me e mia madre è diverso (ride) un manga che mi ha molto influenzato è stato Hyouryuu Kyoushitsu, di Kazuo Umezuo, che parla proprio del rapporto tra madre e figlio. Qualsiasi madre del mondo vuole il meglio per il figlio, e il mio manga parla di questo.

Ora che il manga è finito prova più sollievo e soddisfazione o tristezza e malinconia?
In realtà proprio in questo momento sto collaborando al nuovo film, e inoltre sto anche lavorando all’ultimo tankobon che non è ancora uscito, quindi dal mio punto di vista Evangelion non è ancora finito. Posso dire che senza le scadenze mi sento molto più tranquillo.

Appunti sparsi

Ci sono altre due cose carine che mi andava di aggiungere, nonostante non abbia purtroppo una registrazione e quindi non possa citarle letteralmente.
La prima è stata un episodio molto divertente, in cui Sadamoto fondamentalmente ci ha detto che i fan italiani non sono cafoni come temeva X’DD ok, non ha detto esattamente così, ma poco ci mancava. Il fatto è che chiaramente lui voleva dire un’altra cosa, ma sul subito il pubblico è scoppiato a ridere e a dire “grazie eh!” e allora lui si è reso conto e ha cercato di spiegarsi, ma era un sacco imbarazzato X’D Il vero succo del discorso era che si aspettava che i fan italiani fossero più “vivaci”, “rumorosi” (ha fatto l’esempio di un cuoco che ha sentito cantare, andando al ristorante, e noi siamo morti dal ridere), mentre invece siamo stati tutti molto ordinati, tranquilli e rispettosi, e questo gli ha reso molto facile il lavoro. Ha anche detto che in realtà è bello riuscire a parlare con noi, perché generalmente i fan giapponesi quando lo incontrano sono così agitati da non riuscire a spiccicare parola.
La seconda cosa è stata la lunga risposta che Sadamoto ha dato a un ragazzo che gli ha chiesto se c’è la possibilità di fare uno stage in Giappone, nello specifico (credo) per lavorare nel mondo del fumetto. Sadamoto innanzi tutto gli ha detto che non c’è bisogno di andare fino in Giappone, perché anche il mercato occidentale del fumetto è molto florido e aperto alle novità, ma se proprio vuole lavorare nel suo paese allora deve prima di tutto cambiare la mentalità, perché le differenze culturali possono essere dure da sopportare. Inoltre in Giappone ci sono moltissime scuole di manga, ma delle centinaia di persone che ne escono solo una ogni tanto ha davvero quello che serve per diventare un mangaka. Il maestro ha poi concluso dicendo che non bisognerebbe dare troppa importanza al percorso accademico canonico, perché l’importante è seguire la propria strada, e anche fare il cameriere può darti l’esperienza o permettere gli incontri che ti aiuteranno a realizzare i tuoi sogni. Standing ovation del pubblico, partita dalla sottoscritta.
Per concludere, Sadamoto ama le automobili persino più di quanto potevamo supporre: si illuminava quando le menzionava, si vedeva benissimo che sarebbe andato avanti a parlarne per ore (in effetti poco ci è mancato) e quando gli hanno chiesto quali sono quelle dei suoi sogni è andato veramente in crisi X’D che tenerezza.

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CaskaLangley

Conosciuta anche come Eleonora C. Caruso, ha scritto un romanzo - "Comunque vada non importa" - che ha una cosplayer di Rei in copertina, ma questo solo perché piace alla sua eroina; lei è una Asukafag. Nel 2002 scriveva fanfics su Evangelion, e questa è la prova che il lupo perde il pelo, ma non il fandom.

34 commenti

  • kapa on 11/07/2013 at 10:53 said:

    Reply

    “Credo la DeLorean di “Ritorno al futuro”.”

    Epic win per il Maestro Sadamoto.

    Grazie a tutto lo staff di dummy-system per l’intervista. Siete i migliori :D

    • CaskaLangley on 11/07/2013 at 23:44 said:

      Reply

      Grazie a te :3 e non sarà difficile portare i ringraziamente a tutto lo staff, siamo solo in tre u_ù

  • FrozenBrain on 11/07/2013 at 12:12 said:

    Reply

    Povero Sadamoto, si compra una Panda e gli si scassa subito XD

    Considerando che i lavori su :|| sono iniziati da poco direi che il commento su Mari si riferisca a Q, anche se non è che faccia granchè.

  • Godai on 11/07/2013 at 12:26 said:

    Reply

    Allora non sono l’unico.

    intervista interessante, conferma moltissimi aspetti che un pò tutti conoscevamo, ma sentire dalle vive parole di uno dei protagonisti della creazione di Eva come è nato il capolavoro per cui stiamo tutti ancora sticchiati è emozionante. Il passaggio più interessante è quando scrive che Evangelion non ha cambiato qualcosa, molti hanno questa posizione affermando che Eva ha preso tante cose già esistenti e non ha innovato nulla.

  • Reddis on 11/07/2013 at 12:34 said:

    Reply

    Grazie del resoconto/intervista.
    Fa piacere avere una conferma ufficiale che il rapporto tra Shinji e Rei (nel manga) è da leggersi in un’ottica madre-figlio, piuttosto che romantica. Non che avessi mai pensato il contrario, ma quando sei a stretto contatto con la fanbase, specialmente shippers, cominci veramente ad avere qualche dubbio…
    Speriamo anche che aggiunga qualcosa al finale del manga, con l’uscita del volume.

    “Shinji, ad esempio, era una donna, sono stato io a suggerire che fosse un uomo.”
    Chissà perchè, non mi sorprende… Devo dire che, a giudicare dalla risposta, Sadamoto ha influenzato NGE molto più di quanto mi aspettassi. Da notare poi come dalla Rebuild siano scomparsi proprio i temi proposti da Sadamoto stesso (sincronia e in parte rapporto madre-figlio/a).

    “Mi sento come Gendo…” lol

    • CaskaLangley on 11/07/2013 at 23:47 said:

      Reply

      Quel momento è stato molto divertente perché Giuseppe di Nanodà è un Reifag, quindi annuivo alla risposta guardandolo fisso e soddisfatta, infatti poi lui ha fatto una domanda su Rei nel finale (che non possiamo riportare perché il maestro ha preferito che non si facessero spoiler), insomma c’è stato un momento di palese sfida tra fan X’DD a “abbiamo un punto di vista diverso” mi è venuta in mente tutta la trafila horror-sessuale dell’EoE e mi è venuto da ridere per l’eufemismo del secolo X’D

  • Simone on 11/07/2013 at 15:33 said:

    Reply

    Grazie davvero per il post, mi sarebbe piaciuto partecipare ai Sadamoto Days, ma non ce l’ho fatta.
    Insomma domande interessanti (sia dei fan che le vostre), e molte risposte mi hanno colpito.
    In particolare quella riguardante i due episodi conclusivi di NGE; Anno doveva essere proprio nel baratro, e l’episodio 26 rimarrà per me sempre il migliore di Evangelion. Sono contento che sia riuscito ad uscirne, so che non è bello, ma anche da soli se ne può uscire :-)

    Per quanto riguarda Sadamoto, ha risposto alle uniche domande che mi davano qualche dubbio e quindi “olé”, perché così anche il manga è risolto.
    Bellissima la risposta sulla nascita dello studio Gainax e quella riguardante il diventare un mangaka riportata nel finale del post. Trovo siano cose che ha voluto inserire in un certo senso, anche nel finale del suo manga, Shinji risolto, che si incammina per la sua strada: “l’importanza di mettersi d’impegno per realizzare i propri obbiettivi”.

    Davvero tenerissima la frase:
    “Quando eravamo bambini, mio fratello ed io ci sedevamo ai bordi delle strade di campagna per guardare le macchine passare, e facevamo a gara a chi ne indovinava la marca. Ci divertivamo così.”
    Il pezzo della Panda e quello con Anno che lo incita a finire il manga e lui avrebbe voluto dirgli “è colpa tua se non riesco a finirlo!” mi hanno fatto sbellicare dalle risate X’D

    Per concludere mi accodo a Godai per quanto detto sulla portata di Evangelion, se lo dice Sadamoto, va bene così.
    Grande maestro!

    • CaskaLangley on 11/07/2013 at 23:49 said:

      Reply

      Sì, l’immagine di Anno che gli dice “dai, finisci sto manga!” fa morire dal ridere, anche perché lui l’ha raccontata facendo anche i gesti X’D e sì, la cosa del gioco che faceva col fratello è di una tenerezza infinita.

  • Anche noi eravamo presenti ai fan meeting di venerdì e sabato e per quanto mi riguarda sono rimasto molto colpito di fronte alla consueta, sempre eccessiva, talvolta falsa, modestia dei Giapponesi per quanto riguarda se stessi ed il proprio lavoro, perchè per la prima volta ho potuto vedere e sentire di persona un individuo esprimersi in tale modo.

    È ovvio che sia una questione meramente culturale, piuttosto incomprensibile a noi occidentali; giusto per fare un esempio: “Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello” Akira Kurosawa su Hayao Miyazaki.

    Sadamoto, che sia realmente modesto o meno, non è uno stupido ed è perfettamente consapevole dell’importanza sia del suo lavoro sia di Evangelion in Giappone e nel mondo dell’animazione giapponese, anche se non sono del tutto sicuro di quanto siano consapevoli dell’impatto che anime e manga hanno avuto e stanno avendo anche in occidente.

    Evangelion, che ciò piaccia o meno ai suoi detrattori, ha cambiato qualcosa, eccome. Ha fatto la differenza, e mi fa davvero sorridere aver ascoltato Sadamoto continuare a sminuire il ruolo di Eva, senza avere la schiettezza di ammetterne l’importanza nel contesto socio/culturale nipponico.

    A questo punto preferisco le parole di Anno, schiette e dirette, del 2007 quando affermò che “Nel corso degli ultimi dodici anni non c’è stato nessun anime più nuovo di Eva”.
    (Francesco Rossi “Nuove Ere e Nuove Genesi” Edizioni Il Foglio, pp. 301-302)
    Eva, a torto o a ragione, resta la pietra di paragone per quanto riguarda gli anime.

    In ogni caso fa sempre piacere notare il riferimento del Maestro a Puella Magi Madoka Magica, figlia/sorella spirituale di Evangelion.

    • Simone on 11/07/2013 at 20:35 said:

      Reply

      Intendi che Sadamoto è stato troppo modesto?
      Speravo che fosse una risposta ben ponderata, essendo pronunciata da uno della sua posizione..

      • Sì, dopo aver seguito due giorni di Q/A con i fan, mi sono fatto l’idea che Sadamoto sia stato troppo modesto quando parlava di sè e dei suoi lavori.

        Ripeto, è una questione culturale nonchè forma di educazione, confermata da alcuni amici che conoscono la cultura giapponese e hanno vissuto anni in Giappone: lodare gli altri ed essere smodatamente umili, perlomeno in pubblico ed in situazioni formali.

        Rileggendo la citazione di Kurosawa, annoverato unanimemente tra i migliori registi cinematografici mondiali, ne abbiamo la dimostrazione: stiamo parlando di due colossi indiscussi, Kurosawa e Miyazaki, eppure Kurosawa a parole si fa piccolo piccolo di fronte a Miyazaki.

  • Ramiel on 11/07/2013 at 16:44 said:

    Reply

    Sono davvero sorpreso da quanto Sadamoto abbia influenzato scelte così importanti come un protagonista maschile anziché femminile, o l’età dei piloti. Davvero grazie per il vostro reportage :)

  • La solita perla.
    Se non ci foste voi…

    Mi aspetto che vi invitino dappertutto prima dell’uscita di Q in Italia per educare un po’ alla visione le “masse”.

  • reiandrea on 11/07/2013 at 21:51 said:

    Reply

    grazie mille per questo stupendo post!

    massima stima per il maestro Sadamoto.

    “DeLorean di “Ritorno al futuro” “… mito!

    “All’inizio eravamo influenzati da Sailor Moon e l’idea era quella di un cast completamente femminile…”
    questa non me lo aspettavo proprio avrei detto il contrario al massimo 2 uomini e una donna.
    Non c’è lo vedo proprio un “Sailor Eva” (non che non mi piaccia Sailor Moon, anzi…)

    non avrei mai detto che Sadamoto avesse influenzato cosi tanto.

    • CaskaLangley on 11/07/2013 at 23:51 said:

      Reply

      Anno è un grande estimatore di Sailor Moon, l’idea di un cast tutto femminile quindi non era poi così sorprendente (probabilmente sarebbe uscito Madoka Magica XDD). Comunque a rendere Eva quello che è, è proprio che si tratta di una storia di uomini e donne, quindi diamo il cinque all’idea di Sadamoto (d’altra parte credo che il fatto che Shinji sia un maschio abbia spinto Anno a un’identificazione più profonda, che ha dato vita alla serie che conosciamo, quindi in un certo senso Sadamoto, da buon amico, l’ha aiutato a esprimersi forse senza saperlo).

  • Darayava on 11/07/2013 at 22:45 said:

    Reply

    Che invidia! Beato chi è riuscito a incontrarlo!
    E’ stato molto interessante leggere le sue risposte, ad esempio quella su Kaworu. Altrove mi ha sorpreso perchè mi sarei aspettato risposte diverse.
    Ho riso molto immaginandomi Anno (pure lui) che gli dice “e finiscilo sto manga!”
    Ho apprezzato molto la sua modestia: che sia autentica o impostata è per me sempre un atteggiamento da lodare, e fa apparire chi la esprime un signore. Siamo già pieni in Italia di gente sborona (scusate il francesismo) e manca solo di importarne pure dall’estero!

    • Sicuramente il fatto che in Italia vadano avanti soprattutto gli incompetenti senza arte nè parte, che per giunta si vantano per capacità che raramente hanno, è una cosa vergognosa ed agghiacciante, però personalmente preferisco la modestia genuina e personale, non stabilita da convenzioni sociali.

      Come sappiamo, l’essere modesti in Giappone è una questione di etichetta, ma se sono modesti tutti e per aderenza agli usi e costumi, allora forse non lo è nessuno. Oppure chi lo è davvero e chi no?

      Ovviamente non sto criticando nè Sadamoto, che ho trovato una persona gentilissima, disponibilissima, attenta ai fan (ha riconosciuto quasi tutti quelli che si erano ripresentati il secondo giorno dopo averli visti il primo) nè tantomeno la cultura Giapponese, sto solo tentando di “filtrare” un atteggiamento che in quella cultura ha un senso e nella nostra ne ha un altro.

  • Mr. Bombetta on 11/07/2013 at 23:23 said:

    Reply

    E’ bello vedere che il pubblico sia riuscito a sfatare lo stereotipo degli italiani caciaroni agli occhi di Sadamoto.

    Riguardo alla faccenda della maledizione degli EVA credo che sia una cosa che hanno risolto prendendo “2 piccioni con una fava”: questo tema di un’innaturale giovinezza eterna come sorta di “gabbia dorata” era centrale in Revolutionary Girl Utena, serie a cui hanno lavorato sia Ikuhara (regista di tre serie di Sailor Moon) che Enokido (sceneggiatore sia di NGE che dei Rebuild of Eva); del resto qua è là per il Rebuild ci sono delle influenze e dei richiami ad Utena. Al tempo stesso ovviamente non volevano far indispettire la fanbase.

    Per quanto riguarda il ridimensionamento del ruolo di Evangelion da parte di Sadamoto, dico che di fronte a questo tipo di domande gli addetti ai lavori in campo manga e animazione in Giappone si risentono molto: la domanda è partita in modo secondo me infelice, affermando che la situazione di manga e anime attuali è stantia (insomma senza speranza). A questo punto, considerando che i giapponesi in media hanno un senso della nazionalità molto più forte di noi italiani e che di certo a nessuno piace vedersi esclusa la potenzialità di creare un nuovo capolavoro, penso che Sadamoto abbia voluto ridurre l’impatto di EVA nel suo discorso pur di non dare l’idea di un’industria morta: non a caso ha fatto riferimento a Madoka Magica (nel bene e nel male). So che sembra un’esagerazione, ma vi assicuro che mi è capitato di fare la stessa domanda in una manifestazione simile a degli animatori giapponesi, e sebbene si fossero mostrati cordialissimi, ho avuto il sentore che la mia frase li avesse feriti, se non addirittura offesi.

    Comunque, vi consiglio di non dare troppo peso a questa questione un po’ stantia di “EVA ha rivoluzionato tutto/EVA non ha inventato niente”, perché ormai viene applicata per qualsiasi cosa abbia avuto un minimo di impatto sulla cultura popolare, e lascia il tempo che trova anche nelle arti “serie” come pittura, scultura e architettura.

    • CaskaLangley on 11/07/2013 at 23:58 said:

      Reply

      Ho pensato anch’io al parallelo con Utena, e sicuramente noi siamo per una lettura più “filosofica” della maledizione, per questo ci andiamo sempre coi piedi di piombo nel darle una definizione (mentre tutti si affrettano nel cercare di spiegare cosa possa essere e perché). Oltreutto in Eva il simbolismo è particolarmente forte anche per un motivo meta-testuale, in effetti i suoi protagonisti non sono mai invecchiati, sono bloccati nell’adolescenza da quasi vent’anni come forse si sentono anche alcuni fan.

      Mi hai tolto le parole di bocca anche sulla modestia di Sadamoto e sulla conclusione che trai. Bisogna inoltre considerare che Anno stesso, che nel 2007 ha detto “non esistono serie più moderne di Eva” è anche quello che ha più volte descritto Evangelion come un fallimento su tutti i fronti (ricordo un’intervista in cui diceva che lo faceva ridere che Eva fosse definito un dramma umano, perché lui non ne sa niente degli esseri umani e non può creare niente di dignitoso o credibile su di loro). Nel suo caso credo sia qualcosa di ancora diverso, però, perché il suo sembra ha quel tipico disfattismo dell’ “artista perfezionista”, che non riuscirà mai a creare qualcosa che sia all’altezza di come l’aveva immaginato.

      • “Comunque, vi consiglio di non dare troppo peso a questa questione un po’ stantia di “EVA ha rivoluzionato tutto/EVA non ha inventato niente”, perché ormai viene applicata per qualsiasi cosa abbia avuto un minimo di impatto sulla cultura popolare, e lascia il tempo che trova anche nelle arti “serie” come pittura, scultura e architettura.”

        Su questo siamo perfettamente d’accordo: ormai secondo la critica qualsiasi cosa (libro, film, radiodramma, segnaletica orizzontale…) è un nuovo capolavoro, quindi se tutte le opere sono capolavori, la mediocrità viene spalmata sulle poche cose realmente buone o che fanno evolvere l’arte.

        La questione “risentimento nazionalistico e desiderio di creare qualcosa di migliore” è molto interessante, però volevo soffermarmi su Anno che ha definito Evangelion, tra le altre cose, un fallimento su tutti i fronti.
        Fosse solo lui a farlo potrei ancora capire, ma quasi tutte le volte in cui vedo la presentazione di un film Ghibli vedo Miyazaki che si butta a terra a pelle d’orso: “Scusateci per il ritardo che il film ha accumulato, speriamo possa piacervi nonostante il ritardo e gli inevitabili errori che sono rimasti nel film”.
        Credo appunto che sia una questione di etichetta, nonchè consolidata prassi, sminuire l’importanza ed il valore di un proprio lavoro, a maggior ragione se il lavoro risulta effetivamente essere un caposaldo ed un punto di svolta nel suo ambito.

        Evangelion è un fallimento di cui si continua a parlare ancora dopo 20 anni, e su cui Anno continua ad investire tempo ed energie, vuoi per perfezionarlo, vuoi perchè ne sente ancora vivo il senso ed il valore.

  • Alessandro on 12/07/2013 at 01:18 said:

    Reply

    A leggere tutte le interviste della gente che lavora su EVA una cosa balza sempre all’occhio: quest’opera mastodontica li ha stremati tutti! Quello con Anno sembra un rapporto vittima-carnefice. A molti EVA ha dato la notorietà eppure sembra non vedano l’ora di poter dire “basta così, grazie dell’opportunità, ciao”.

  • verità on 13/07/2013 at 15:34 said:

    Reply

    Dopo aver avuto autografo stretta di mano e risposte alle proprie domande, i magi di dummy system hanno rivalutato sadamoto da “povero studentello sfigato che ha scritto un evangelion molto meno importante di quello di anno in 18 anni” a “grande scrittore e charadesigner”. Qui la coerenza si spreca a quintali.

    • CaskaLangley on 13/07/2013 at 15:36 said:

      Reply

      Ahah, scusa, dov’è che gli abbiamo dato del “grande scrittore” X’D? Se me lo trovi ti stringo la mano perché dobbiamo averlo scritto in preda ai fumi dell’alcol X’D

    • plain Andrea on 13/07/2013 at 21:22 said:

      Reply

      Madonna che visione monocromatica delle cose.
      Non è che bisogna essere per forza fanboy di qualcuno quando fa UNA cosa che ci piace, e mettersi a saltellarci intorno come ragazzine su Justin Bieber e averlo come idolo e modello assoluto.
      Inoltre forse e dico forse avrai notato che il tono del blog è quasi sempre ironico/sardonico/comico -e le parti in cui hanno sminuito Sadamoto non fa eccezione- e immagino tu sappia che ciò che viene detto con tono scherzoso va sempre preso cum grano salis.
      Quindi puoi stare tranquillo che se non gli danno del “grande scrittore”, non gli danno neanche del “povero studentello sfigato” sul serio.
      tra l’altro questa “coerenza” viene tirata fuori fin troppo, come argomentazione nelle discussioni. non lo capirò mai, come se la vita fosse coerente

  • verità on 13/07/2013 at 20:36 said:

    Reply

    Fatto sta che visto il parere che avevate di lui e della sua opera mi stupisco della appostamento che avete fatto per tre giorni e di questo entusiastico articolo… Scommetti che, dopo le risposte date al fan meeting ora pensate tutt’altro della storia del manga.

    • CaskaLangley on 13/07/2013 at 20:42 said:

      Reply

      No, continua a farci cagare X’D e ti assicuro che non lo abbiamo minimamente nascosto chiacchierando con chiunque fosse presente (se è per questo io, che ho fatto l’intervista, non ho detto neanche a lui “omg che bel manga!”, anche se naturalmente sono educata abbastanza da non avergli detto “oh, a me fa proprio schifo” – a quel punto lui avrebbe dovuto dirmi “e sti cazzi?”). Per “l’appostamento”, però, non vedo il dubbio: è il character designer e una delle teste dietro a una serie che noi idolatriamo, quindi per quale motivo non avremmo dovuto volerlo incontrare proprio nei giorni in cui era nella nostra città…XD? Poi certo, se per te Sadamoto = SOLO IL MANGA, ok, dude.

      (oltretutto potevamo benissimo fare il secondo giro di autografi, volendo, ma non l’abbiamo fatto, quando è chiaro che se ci fosse stato Anno ci saremo incatenati al suo water.)

    • Lift on 13/07/2013 at 21:46 said:

      Reply

      No, guarda, se ti aspetti di leggere giudizi sul manga diversi da “fa schifo al cazzo” da parte nostra, cadi proprio male XD Ti assicuro che se Sadamoto non fosse il character designer di Evangelion (e di tanti altri anime che ci piacciono, tipo FLCL) e uno dei creatori della serie, ma semplicemente l’autore del manga di Eva, nessuno di noi avrebbe mosso un dito per andare a incontrarlo – esattamente come non adremmo mai a un meeting con l’autore di Shinji Ikari Raising Project, a meno che qualcuno ci regalasse i biglietti e ci pagasse tutte le spese, allora se ne potrebbe parlare for the lulz XDDD
      Abbiamo sempre considerato Sadamoto un disegnatore coi controcazzi e un pessimo autore di manga, e il nostro giudizio non è affatto cambiato. Di certo adesso ci sta più simpatico a livello puramente umano, avendo appurato che è una persona davvero disponibile, carina e attenta ai suoi fan, ma stop.

        • CaskaLangley on 14/07/2013 at 11:59 said:

          Reply

          Ahah, ma vabbé, non serve X’D poi, alla fine, il dubbio in sé è legittimo, è solo la conclusione che è “wait NO”. Ora, va bene tutto, ma nessuno può dirci che ora ci piace il manga…°A°

  • Kama on 12/10/2013 at 14:18 said:

    Reply

    “Le unità Eva si distaccano dai soliti canoni del genere mecha, a che cosa si è ispirato per crearle?” In realtà Sadamoto ha risposto che, oltre al lavoro di gruppo, si era ispirato alle opere di Go Nagai, soprattutto a Devilman (cosa che mi ha stupito non poco).

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