Home » Archive by category "Rebuild of Evangelion" (Page 4)

Rebuild of Evangelion: 3.0 è davvero il seguito di 2.0?

Se come me avete ingannato la lunga, lunghissima, estenuante attesa del camrip di Q refreshando ossessivamente un certo forum e divorando ogni più piccolo spoiler, forse vi sarete imbattuti in questa teoria, che pare sia molto diffusa tra i fan giapponesi: Q è ambientato in un universo alternativo nel quale Kaworu non è riuscito a bloccare il Third Impact in tempo.
All’epoca, noi Magi prendemmo brevemente in considerazione questa possibilità affascinante ma vaga, e decidemmo all’unisono di riporla in un cassetto per rispolverarla a tempo debito — ovvero, beh, una volta visto il film con i nostri occhi anziché attraverso resoconti di seconda o terza mano.
Nel frattempo, un altro amletico dubbio è serpeggiato nel fandom: perché Kaworu si è tagliato i capelli? Avrà voluto farsi bello per il ritorno di Shinji, oppure esistono ragioni più profonde dietro a questo evidente cambio di design tra un film e l’altro? Insomma, il Kaworu di 3.0 sarà davvero lo stesso Kaworu di 1.0 e 2.0?
Beh, un bel giorno ai Magi è saltato in mente di fare due più due, e sapete una cosa? Ne è scaturita una teoria che fila. Fila che è una meraviglia. E fa una paura fottuta.

LA TEORIA

Per prima cosa, un po’ di riscaldamento. Affrontare un mindfuck così grosso a freddo potrebbe farvi esplodere il cervello, e noi non vogliamo responsabilità. Da bravi, correte a farvi un sano ripassino della teoria del loop/sequel, compreso l’aggiornamento a Q, e degli sproloqui di Akira Ishida, noto anche come “colui che ha sempre saputo e non ci ha mai detto niente”. Fatto? Bene.
Prima di procedere ad analizzare uno per uno gli elementi a sostegno della nostra teoria, cercherò di riassumerla nel modo più chiaro e conciso possibile.

  • 3.0 viene prima di 1.0 e 2.0. Rispetto ai primi due capitoli della saga, le vicende di Q sono effettivamente ambientate in un altro universo, linea temporale, loop o comunque vogliate chiamarlo. Per la precisione, si tratta del loop precedente.
  • In 3.0, Kaworu non ha fermato il Third Impact.  I due loop coincidono più o meno perfettamente fino all’innescarsi del Third Impact, ma nell’universo di Q le cose sono andate diversamente: Kaworu non è disceso dalla luna incazzato e armato di Lancia di Cassius, l’Impact non è stato stroncato sul nascere e  ha raggiunto uno stadio molto più avanzato,  il mondo ha subito danni irreparabili, tutti i personaggi sono stati condannati all’ infelicità. La catastrofe deve essere stata stata evitata per un soffio, tant’è che il disastro è stato ribattezzato “Near-Third Impact”, che fa tanto “…occazzo, ancora un attimo e ci restavamo secchi tutti quanti!”
    In poche parole, Q è il worst scenario, nel quale il povero Kaworu si è lasciato gabbare da Gendo e ha fallito su tutta la linea. Prima di morire, però, promette a Shinji che si incontreranno ancora. E sappiamo che, grazie alle lance di Longinus e Cassius, è possibile “resettare” il mondo, riportandolo a prima del Third Impact. State iniziando a unire i puntini…?
  • Il Kaworu di 1.0 e 2.0 viene dopo il Kaworu di 3.0. Questo significa che il Kaworu che si risveglia sulla luna in 1.0 e scaglia la lancia di Cassius per bloccare il Third Impact in 2.0 non è altro che il successore (o la versione aggiornata, se preferite) del Kaworu di Q, venuto a regolare i conti col Re dei Lilin: ricorda tutto del loop precedente, è  fermamente deciso ad evitare che la tragedia si ripeta e, soprattutto, intende fare in modo che Shinji ottenga la felicità che desidera. Questa volta.

E direi che qui ci sta un bel BOOOM!

Va bene, va bene, niente panico. In fondo siamo appena all’inizio. Ora prendiamo tutti insieme un respiro profondo e passiamo ad esaminare gli indizi a favore di quest’ennesima teoria bislacca.

INCONGRUENZE TRA 2.0 E 3.0

Ragazzi, è inutile che stiamo a contarcela, qui qualcosa non quadra: le condizioni della Terra, della Luna e del Geofront in Q non coincidono con quanto visto nel finale di 2.0. Ce ne siamo accorti tutti, e ne sono anche scaturite delle discussioni molto interessanti, ma a conti fatti tutto si riduce essenzialmente a due possibilità: o durante il time-skip è successo qualcosa di molto, ma molto, ma molto grosso, oppure ci troviamo in un altro universo, nel quale il Third Impact è stato bloccato molto più tardi. Premettendo che non escludiamo affatto la prima ipotesi, in questo articolo ci prenderemo la libertà di accantonarla per concentrarci sulla seconda, che sarà anche bizzarra, ma a nostro parere è altrettanto valida.
In molti sostengono che, nel corso dei quattordici anni trascorsi disciolto nell’Eva-01, Shinji abbia in qualche modo innescato un altro Impact (e con questo farebbero tre di fila. Vai così, Shinji!) o, più plausibilmente, una ripresa del Third. Possibilissimo, ma è vero anche che tutti i personaggi, pur non facendosi alcuno scrupolo a scaricare sulle spalle di Shinji la completa responsabilità per la semi-distruzione del mondo, accennano solo ed esclusivamente agli eventi mostrati nel finale di 2.0. Alcune scene della sequenza vengono riproposte mentre lo stesso Kaworu — che meno di ogni altro potrebbe avere qualche interesse nel mentire a Shinji — spiega chiaramente che l’Impact è stato innescato nel momento in cui L’Eva-01 si è risvegliato e si è fuso con Rei:

KAWORU: Una volta risvegliato, l’Eva-01 ha aperto la Porta del Guf e innescato il Third Impact. Sei stato tu a dare inizio a tutto questo.
SHINJI: Ti sbagli! Tutto ciò che ho fatto è stato salvare Ayanami!
KAWORU: E’ vero, ma quello è stato il catalizzatore…

E’ interessante notare che, in chimica, il termine catalizzatore indica una sostanza in grado di incrementare la velocità di una determinata reazione. In poche parole, l’Impact si sarebbe verificato comunque, anche se più lentamente: l’Eva-01 risvegliato e Shinji in godmode sono gli ingredienti indispensabili; introdurre anche Rei nell’equazione equivale praticamente a pigiare sull’acceleratore.

Neo Tokyo-3 e l’invasione degli Eva

E’ ormai opinione ampiamente diffusa che il famigerato preview presente alla fine di 2.0 — sì, insomma, quello di cui alla fine non si è vista nemmeno mezza scena — raccolga una serie di eventi avvenuti durante i quattordici anni di time-skip. Indubbiamente le scene mostrano il seguito diretto di You can (not) advance — quindi, in base alla nostra teoria, sarebbero ambientate in un universo diverso da quello di Q — e vanno a collocarsi entro un lasso di tempo relativamente breve dall’intervento di Kaworu. Sullo schermo scorrono le immagini dell’Eva-01 trafitto dalla Lancia di Cassius e bloccato con Rei e Shinji al suo interno, Neo Tokyo-3 subito dopo il Third Impact… ehi! Neo Tokyo-3 subito dopo il Third Impact! Direi che qui ci sta un bel confronto.
Come senz’altro ricorderete, il disastro aveva provocato lo scoperchiamento del Geofront, aprendo un’incisione a forma di croce (ma che ve lo dico a fare? Se non era una croce era una vagina gigante) nel suolo:

[2.22] Il Third Impact causa lo scoperchiamento del Geofront

Nel preview ci viene offerta una visuale della città, praticamente sventrata dal gigantesco cratere:

[Preview di 3.0] Neo Tokyo-3 dopo il Third Impact

La situazione, tutto sommato, sembra relativamente tranquilla, nulla in confronto allo scenario da horror post-apocalittico la cui vista traumatizza Shinji in 3.0. La città non sembra  essere stata vittima di un gigantesco bukkake di sangue, tanto per dirne una.
Ecco invece come appare Neo Tokyo-3 in Q:

[3.0] Neo Tokyo-3 dopo il Third Impact

[3.0] Neo Tokyo-3 dopo il Third Impact

Giocare a “trova le differenze” non è mai stato così facile.
La città è completamente tinta di rosso ed è invasa da innumerevoli Eva simili all’unità 01, composti di un materiale che ricorda il nucleo degli Angeli e degli stessi Evangelion. Altri esemplari li incontreremo all’interno del Geofront, e anche le pareti del Central Dogma sono tappezzate da sagome simili. Kaworu li chiama Failures of Infinity. Che cosa sono? Da dove vengono? Cosa vogliono?
Se questo fosse un horror americano degli anni ’50 conoscerei fin troppo bene la risposta, ma è Eva, quindi non ne ho idea, mi dispiace. Ciò che viene lasciato intendere è che si siano generati durante il Third Impact — e se siete stati attenti vi ricorderete che, durante il Fourth Impact, sulle spalle dell’Eva-13 appaiono delle appendici composte del medesimo materiale — ma se queste creature fossero apparse in You can (not) advance, beh, credo che ce lo ricorderemmo.

[3.0] Croci rosse spuntano dalla terra rossa dopo il Third Impact

Nell’area che circonda il Geofront, inoltre, sono visibili delle enormi croci di colore rosso che sembrano quasi spuntare dal terreno. Anche di queste, naturalmente, non c’era traccia nel film precedente, e tanto per cambiare non sappiamo nulla circa la loro natura se non che devono essere spuntate durante il Third Impact.
In EoE le croci — anche se luminose e di colore verde — appaiono durante il Perfezionamento, quando Lilith richiama a sé le anime degli esseri umani, e corrispondono alle vite ormai estinte: questo potrebbe significare che, nel momento in cui è stato bloccato, il processo doveva già aver raggiunto questo stadio. Quattro croci simili, però, sono presenti anche sul luogo del Second Impact visto in 2.0, che come abbiamo osservato sembrava quasi messo temporaneamente in pausa. Anche in quel contesto non conoscevamo il significato delle croci, salvo per il fatto che corrispondevano evidentemente ai quattro Adams.

Fly me to the moon

Nei mesi di angoscia e buio totale che hanno preceduto l’uscita di Q nelle sale, i fan di Eva si sono scatenati formulando i pronostici più vari e assurdi, spesso semiseri (cosa non si fa per scacciare la sofferenza!) Una delle previsioni più diffuse era che Kaworu avrebbe tratto in salvo Shinji dall’entry plug dell’Eva-01, scollandolo da Rei con la forza, e infine i due piccioncini sarebbero volati fino alla luna a bordo del Mark.06. Non è un’immagine bellissima?
Beh, nell’universo di Q un’operazione del genere non sarebbe eccessivamente complicata, perché pare che la Terra stessa sia volata fino alla luna — o che la luna sia volata fino alla Terra, o che le due si siano attratte a vicenda. Insomma, comunque siano andate le cose, la Terra e la luna sono fottutamente vicine.
Va detto che anche alla fine di 2.0 il satellite appare sospettosamente prossimo al nostro pianeta, proprio come se questo processo di avvicinamento avesse già preso avvio durante il Third Impact:

[2.22] La luna vista dal Geofront dopo il Third Impact

Ammetterete che, beh, quella luna è un po’ troppo grande.
Nulla a che vedere, comunque, con lo scenario di 3.0, in cui la Terra e la luna sembrano quasi sul punto di scontrarsi e, soprattutto, quest’ultima è tutta tagliuzzata.

Ancora una volta torna alla mente il Third Impact di EoE, dove un reticolato di spaccature del tutto simili si apre nell’uovo di Lilith, la Luna Nera, in seguito al rifiuto del Perfezionamento da parte di Shinji.

[3.0] La luna è “tagliata”, come l’uovo di Lilith in EoE.

[EoE] La Luna Nera sanguinante

Questo avviene un istante prima che l’uovo si dissolva, disperdendo le anime degli esseri umani in esso racchiuse durante il Perfezionamento. A questo punto, sorge spontaneo chiedersi se una sorte simile non stesse per toccare anche alla luna. E, soprattutto, perché una sorte simile dovrebbe toccare anche alla luna. La risposta, ovviamente, è che non ne abbiamo la più pallida idea. Sigh.

Le rovine del quartier generale

E’ quasi impossibile non condividere lo stupore e l’amarezza di Shinji nel ritrovarci di fronte a un quartier generale praticamente irriconoscibile, abbandonato allo squallore e al degrado. Perfino quel piccolo capolavoro di sobrietà e senso della misura che è l’ufficio di Gendo non è sfuggito al deterioramento generale della struttura.
In verità, di tutti gli elementi apparentemente inconciliabili col finale di 2.0, questo è quello più facilmente spiegabile: sono pur sempre trascorsi quattordici anni, nel corso dei quali la situazione nei dintorni del Geofront deve essere stata a dir poco movimentata — basti pensare all’attacco del dodicesimo Angelo, che non sarà stato proprio una passeggiata nel parco, considerando che è riuscito addirittura a penetrare nel Central Dogma. A questo va sommato il fatto che la metà superiore della piramide era già stata quasi totalmente distrutta da Zeruel, e che in questo periodo i fondi — indubbiamente scarsi — a disposizione della Nerv devono essere stati investiti in progetti ben più importanti, et voilà! Ecco spiegato perché la povera Anti Spiral Rei debba dormire dentro uno scatolone. Se invece vi state chiedendo perché la metà inferiore della piramide e il condotto che discende nel Dogma, un tempo completamente sepolti, ora svettino alti nel cielo… beh, noi avremmo una mezza teoria anche su questo, ma per leggerla vi toccherà aspettare ancora un po’. Sì, lo so, ora ci odiate moltissimo.

Il nuovo logo della Nerv

Ecco, si direbbe che almeno una piccola parte dei succitati fondi sia stata investita in un restyling del logo della Nerv, quasi una reinterpretazione in chiave cubista:

[3.0] Il nuovo logo cubista della Nerv

I motivi di questo cambio di look sono ignoti. E’ possibile che sia una conseguenza della scissione tra la Nerv, di cui Gendo e Fuyutsuki sono ormai gli unici rappresentati, e la Wille, che riunisce praticamente l’intero staff che un tempo operava in seno all’organizzazione. Tutto sommato sarebbe una spiegazione logica e lineare, e proprio per questo noi Magi non ne siamo soddisfatti. Ovviamente abbiamo pensato a un’altra possibilità, più funzionale al nostro bisogno congenito di privarci del sonno e di un’esistenza tranquilla: e se significasse che ci troviamo in un universo diverso rispetto ai due film precedenti? Forse, nel loop in cui è ambientato Q, il logo della Nerv ha sempre avuto questo aspetto! Del resto, nel corso del film, si vede più volte il vecchio logo ma non c’è traccia di quella pacchianeria infarcita di mele capovolte . Just sayin’.

Lilith

Ed eccoci arrivati al termine del nostro percorso, nel Central Dogma. Kaworu, la nostra affascinante guida turistica, ci informa con la sua voce suadente che ci troviamo nell’epicentro del Third Impact.
Ok, fermiamoci subito. L’epicentro? E da quando il Third Impact avrebbe avuto origine nel Dogma? D’accordo, considerando che ci basiamo sui sottotitoli realizzati dai fan è possibile che si tratti di un’imprecisione nella traduzione. Resta il fatto, però, che durante la sequenza finale di You can (not) advance si scende per un istante nel Central Dogma per fare una visitina a Lilith. Se non ve lo ricordavate, probabilmente è perché, beh, lì sotto non sta succedendo assolutamente niente. Lilith, ancora crocifissa e trafitta dalla Lancia di Longinus, è placida e imperturbabile come una vacca indù.

[2.22] Lilith sta prendendo la fine del mondo con molta filosofia

In Q, invece, scopriamo con orrore che nel Dogma è successo DI TUTTO.
La croce di Lilith è riversa al suolo – che è ricoperto di teschi a misura di Eva ma dalle fattezze umane – mentre la nostra gigantessa bianca preferita è lievitata a dismisura e versa in un evidente stato di decomposizione. Trafitta, assieme al Mark.06, da due Lance di Longinus, Lilith è stata immobilizzata nell’atto di tendere una mano verso qualcosa mentre arranca sulle ginocchia. Ah già, e poi è senza testa. Stavo quasi per dimenticarmene.

[3.0] Il rilassante e accogliente ambiente del Central Dogma

La testa di Lilith si trova diverse centinaia di metri più in alto, nella sala del ponte di comando, e ha le fattezze del volto di Rei. Ha le orbite cavate, ma a parte questo, per qualche motivo, sembra essersi conservata molto meglio del corpo.
Ora, soprassedendo sulle questioni logistiche (avranno trasportato su la testa, oppure Lilith era riuscita a risalire fino al ponte di comando e il suo corpo è stato rispedito giù nel Dogma?), possiamo affermare almeno una cosa con relativa sicurezza: se Lilith ha assunto le sembianze di Rei, significa che in qualche modo le due devono essere venute in contatto.

[3.0] La testa di Lilith nella sala del ponte di comando, circondata da Eva rossi

Gli Evangelion rossi che la circondano sono atteggiati  nella stessa posizione in cui si trova il suo corpo, segno che probabilmente, durante l’Impact, essi si muovevano in sincrono con lei. Brrr.

KAWORU

Messa finalmente da parte questa rassegna di brutture, consoliamoci occupandoci di (o forse dovrei dire dei) Kaworu.  Non procederemo secondo la numerazione dei film ma ci affideremo al presunto ordine dei nostri loop, partendo dunque da Q.

Cambi di look

A livello visivo, l’impatto con 3.0 è senza dubbio straniante, e non solo perché buona parte del cast ha cambiato taglio di capelli. Non occorre essere degli osservatori particolarmente brillanti per accorgersi che, tra Q e i film precedenti, esiste uno stacco nettissimo a livello di qualità delle animazioni e di design dei personaggi. Per quanto riguarda la prima è meglio se non ci esprimiamo *cough* quattro anni di silenzio e ve ne uscite con un film dalle animazioni praticamente inesistenti e pieno di inquadrature fisse?! *cough* ma bisogna dire che il tratto pulito e spigoloso di Takeshi Honda segna quasi un ritorno all’essenzialità della cara, vecchia serie. E lo stesso si potrebbe dire per il recidivo riciclo di footage e la sovrabbondanza di fermo immagine, in effetti. Insomma, dopo i fasti a cui ci aveva abituati 2.0 (un esempio per tutti: le animazioni dei capelli di Asuka sono al limite della pornografia. Cioè, vogliamo parlarne?! ) verrebbe da dire che, nel bene e nel male, Q costituisce un passo indietro.
A questo punto mi sembra inutile sottolineare come anche questo aspetto giochi a favore della nostra teoria. Anche a livello visivo, Q è un mondo a parte rispetto ai capitoli precedenti. Se la cosa sia voluta o meno, ce lo dirà solo Final. Forse. Se Anno non farà troppo lo stronzo.
Veniamo ora al cambio di look del nostro Kaworu. Il suo nuovo taglio trendy e un po’ sparato, molto diverso dalla massa spettinata – ma, va detto, sempre favolosa – di capelli da lui sfoggiata sulla luna, non è passato certo inosservato, anzi.

[fanart by うま] uno dei tanti confronti tra Kaworu(s) a opera dei fan

Sorge spontanea un’osservazione: beh, anche Misato, Ritsuko e tanti altri personaggi, nel corso dei quattordici anni, hanno ragionevolmente sentito il bisogno di una spuntatina. Verissimo, ma rilancio con un’altra osservazione: nessuno dei piloti, chi per un motivo e chi per un altro, è cambiato di una virgola sul fronte parrucco. Escludendo la benda di Asuka, il cui unico effetto è quello di renderla ancora più badass, sembra esserci una volontà precisa da parte degli autori nel mantenere i giovani protagonisti identici a sé stessi. Tranne Kaworu. Il fatto che il suo design presenti delle differenze, secondo noi, potrebbe tranquillamente indicare che abbiamo a che fare con un Kaworu diverso.

Longinus VS Cassius

La storia ormai la conosciamo. Kaworu convince Shinji ad affiancarlo a bordo dell’Eva-13 e discendere nel Central Dogma, dove si trovano due lance, quella di Longinus e quella di Cassius, grazie alle quali sarebbe possibile “resettare” il mondo. Ciò che Kaworu non sa è che si tratta di un tranello ordito alle sue spalle da Gendo e dalla Seele, che auspicano al verificarsi del Fourth Impact, e che la Lancia di Cassius è stata sostituita – ammesso che si sia mai davvero trovata nel Dogma, la cosa non è affatto scontata – con un’altra Lancia di Longinus.
Non appena si accorge che le lance sono uguali, Kaworu si rabbuia e sprofonda nei suoi pensieri. Solo dopo una lunga meditazione si rende conto di come stiano realmente le cose.
Ok, ragioniamo. Innanzitutto, va chiarito che non esiste alcuna conferma da fonti ufficiali che quella scagliata da Kaworu alla fine di You can (not) advance sia proprio la Lancia di Cassius, ma si tratta di una supposizione avanzata dai fan. Tutto sommato ci sembra più che ragionevole – anche perché, beh, l’idea che al macello colossale che è il Rebuild possa andare a sommarsi una terza lancia ci inquieta un po’ – dunque, finché non giungerà una smentita, la daremo per buona.
Dunque, tornando a noi, questo Kaworu dai capelli alla moda non ce la conta tanto giusta. Alla fine di You can (not) Advance lo vediamo scagliare la Lancia di Cassius contro l’Eva-01, e ora non si ricorda più come è fatta? D’accordo, saranno anche trascorsi quattordici anni, ma le differenze tra le due lance sono evidenti. Kaworu avrebbe dovuto riconoscerla a colpo d’occhio, se l’avesse già vista.
Ma, forse, non l’ha vista, perché in questo universo non l’ha mai utilizzata. E aggiungo che, in quest’ottica, il fatto che nel loop successivo la (presunta) Lancia di Cassius si trovi sulla luna accanto al Mark.06, bella e pronta per Kaworu, ha un che di sospetto.

“Ci incontreremo ancora, Shinji-kun”

Prima di far saltare in aria sé stesso e i nostri sentimenti nel tentativo di fermare il Fourth Impact, Kaworu si scusa con Shinji per non essere riuscito a fargli ottenere la felicità che desiderava, e gli promette che si incontreranno ancora. Che diavolo intende, e come fa a esserne così sicuro?

[3.0] “Mi dispiace, questa non è la felicità che desideravi.”

[3.0] “Non fare quella faccia. Ci incontreremo ancora, Shinji-kun.”

Il buon Akira Ishida, forte degli insegnamenti impartitigli dal Maestro Anno in persona, giunge in nostro soccorso:

“Sapevo che il mondo era diverso, questa volta, e mi preoccupavo per come renderlo attraverso il mio modo di avvicinarmi a Shinji. […] Come sarebbe stato Kaworu Nagisa, dopo aver accumulato parecchi cicli del suo passato?

Non è la prima volta che Kaworu incontra Shinji, e lui sa benissimo che, ciclo dopo ciclo, continuerà ad accadere. Non ci è dato sapere secondo quali modalità questi cicli si succedano — forse proprio “resettando” il mondo con le lance di Longinus e Cassius? — e se esiste un modo per arrestare il meccanismo — il raggiungimento della felicità di Shinji? — ma lasciate che vi dica una cosa: se, dopo tutto questo, ancora vi ostinate a non credere che il Rebuild sia un loop, congratulazioni, siete i creazionisti del fandom di Eva.

Nove bare sulla luna

Un ragazzo e il clone di sua madre una ragazza, sulla terra, si prendono per mano. Nello stesso istante, sulla luna, un angelo di sconvolgente bellezza emerge, completamente nudo, da un sarcofago di pietra.
Il tempismo del risveglio di Kaworu ci ha sempre insospettito, ma nell’ottica di questa teoria diventa lapalissiano che non si tratta affatto di una casualità: Kaworu, memore del ciclo precedente, sa benissimo che l’avvicinamento di Rei e Shinji tanto auspicato dal Re dei Lilin segna l’inizio della corsa verso il Third Impact.

KAWORU: Lo so. Il ragazzo laggiù si è svegliato ed è appena entrato nella fase di sintesi, giusto?

Si definisce sintesi una “reazione o sequenza di reazioni per ottenere uno o più composti”. Un’altra volta, Kaworu utilizza un termine legato alla chimica, e forse lo fa a ragion veduta, ben sapendo che il legame tra i due sarà il catalizzatore del Third Impact.
Sì, lo so cosa state pensando, è la Seele a fare in modo che Kaworu si svegli proprio in quel momento. Beh, non è detto che anche i nostri simpatici monoliti non abbiano conservato la memoria del loop precedente, anzi. In fondo, in 3.0, Gendo fa interrompere loro l’alimentazione, ma non li distrugge.
Quella da cui esce Kaworu è la quinta di nove bare di pietra disposte in fila sulla superficie lunare. Le prime quattro sono già state scoperchiate, e ciò implica che 1.0 e 2.0 appartengano al quinto ciclo. Le vicende di 3.0, invece, dovrebbero collocarsi nel quarto ciclo.

[1.11] Kaworu esce dalla quinta bara. Il Kaworu di Q, invece, dovrebbe essere uscito dalla quarta

“Almeno questa volta riuscirò a renderti felice”

La battuta di Kaworu è rimasta la stessa fin dal primo storyboard. Doveva pronunciarla con il suo solito sorriso rilassato. Naturalmente, all’ultimo minuto […] abbiamo pensato che sarebbe stato più interessante se Kaworu avesse avuto l’aspetto di chi sta pensando: “Sei stato con una donna mentre ero via? Come hai osato…!”

Potevo forse aprire questo paragrafo senza citare questa storica dichiarazione di Kazuya Tsurumaki, grazie alla quale Kaworu si è guadagnato il soprannome di Overly Attached Girlfriend?
Il primo contatto tra Shinji e Rei, come un campanello d’allarme, provoca il risveglio di Kaworu. Nel momento dell’approssimarsi del Third Impact, sulla luna tutto è pronto per bloccarne l’avanzata: Kaworu è carico, il Mark.06 è stato completato, la Lancia di Cassius è a portata di mano e pronta per l’uso. Un’organizzazione ineccepibile, non c’è che dire.
Oltretutto, Kaworu parla di “ora promessa”. Forse si riferisce proprio a quando ha promesso a Shinji che si sarebbero incontrati ancora (ovviamente sì)?

[2.22] “Forza, l’ora promessa è ormai giunta, Shinji Ikari.”

[2.22] “Almeno questa volta… riuscirò a renderti felice.”

Il fatto che Kaworu sia decisamente incazzato, poi, si sposa alla perfezione con la nostra teoria. Evidentemente il fatto di essersi lasciato incastrare come un fesso gli brucia parecchio, e soprattutto non essere riuscito a dare a Shinji la felicità che desiderava. E quale modo migliore per rendere finalmente felice l’amato se non estirpare alla radice la causa diretta delle sue sofferenze, ovvero i danni provocati dal Third Impact?
Questa volta, l’Impact viene bloccato prima di provocare danni irreparabili, nel corso di quelle che in 3.0 Kaworu definisce le “cerimonie di apertura”. Shinji si è risvegliato, e con lui l’Eva-01. La fusione con Rei e la conseguente nascita di una nuova divinità sono state portate a compimento. La Camera del Guf si è aperta. In questo universo, per ora, basta così.

CONCLUSIONI (?)

D’accordo, cerchiamo di tirare le somme — sempre ammesso che di somme si possa parlare (no, non si può. Sigh).
Se questa teoria dovesse rivelarsi azzeccata, senza dubbio spiegherebbe un bel po’ delle incongruenze tra il secondo e il terzo film del Rebuild, e getterebbe tutta un’altra luce sugli avvenimenti di You can (not) advance.
E’ anche vero, però, che questo aprirebbe inevitabilmente le porte a tutta una serie di nuovi interrogativi, troppi perché Final possa chiarire ogni questione rimasta in sospeso.
Innanzitutto esisterebbero due loop, entrambi ancora aperti e privi di conclusione. Cosa succederà nel quarto ciclo, dopo che Mari ha disinnescato il Fourth Impact e Asuka, Shinji e Rei si sono inoltrati nel deserto rosso? E, nel quinto ciclo, che ne sarà di Rei e Shinji, ancora disciolti nell’Eva-01? Final racconterà la conclusione di uno solo di questi loop, o magari di entrambi? Ci verrà mostrato in che modo, dal quarto loop, si è passati al quinto? E poi, in tutto questo, ricordiamoci che non abbiamo ancora la più pallida idea di cosa sia accaduto durante il time-skip…
Insomma, quasi quasi viene voglia di chiudere un occhio sull’invasione degli Eva e la Lilith decapitata. Ma un vero fan di Eva non segue mai la strada più facile, non è vero?

Angeli, parte 2: mezze seghe

Abbiamo visto cosa sono, stabilito cosa vogliono e congetturato sul loro significato. È il momento di analizzarli uno per uno e dare un po’ di spessore enciclopedico a questo blog altrimenti popolato solo da teorie sui viaggi nel tempo e disquisizioni sulle dimensioni delle tette di Asuka.

La prima cosa che noterete è che abbiamo accantonato la classificazione più canonica per numero o per ordine di apparizione: abbiamo preferito optare per dei raggruppamenti trasversali che comprendessero cioè serie e film e che tenessero conto del ruolo ricoperto dai vari Angeli, della loro rilevanza ai fini della storia e, soprattutto, del loro valore in battaglia. Tenendo sempre a mente che gli Angeli sono creature tanto potenti quanto pericolose, che meritano rispetto e una quantità di piombo proporzionale alla loro stazza, quelli che seguono sono quelli che noi amiamo chiamare le mezze seghe.

Sachiel

Terzo Angelo. Appare in: episodi 1 e 2; sconfitto dall’unità 01 in berserk, si autodistrugge.

Il primo Angelo che compare nella serie (eppure immediatamente identificato come “il terzo” — boom: anime iniziato da quattro minuti e già cominciano i mindfuck), il primo ad attaccare Neo Toky-3, a 15 anni esatti dal Second Impact, il più iconico (ne sappiamo qualcosa) e, in un certo senso, quello dall’aria più rassicurante.

Anfibio dall’aspetto umanoide, poco più alto di un Eva e dalla corporatura slanciata. Ha tre dita per mano, una faccia accessoria (danneggiato, ne genererà una nuova, ancora più carina!), branchie, una parziale corazza ossea e un nucleo bene in vista al centro del torso.

E’ in grado di allungare e gonfiare gli arti superiori, spiccare balzi giganteschi, probabilmente sfruttando il proprio AT-Field come propulsore, rigenerare le ferite e provocare esplosioni a distanza, ma la sua arma più caratteristica sono un paio di “lance” retrattili, probabilmente ossee, irradiate di una qualche forma di energia, nascoste nell’avambraccio che fuoriescono dai palmi delle mani. Messo alle strette, come ultima risorsa si trasforma in un blob nero che avvolge il proprio avversario e si autodistrugge.

Come quasi tutti gli Angeli che verranno dopo di lui, è guidato dal solo istinto, semplicemente “attratto” da quello che crede essere Adam (e che noi sappiamo essere in realtà Lilith). Nonostante la sua venuta fosse prevista da tempo e il suo obiettivo lampante, Gendo e Fuyutsuki appaiono comunque stupiti dalla velocità con cui trova il quartier generale della Nerv; inolte, durante la battaglia con lo 01, sembra addirittura indovinare da dove sbucherà l’Eva.

Quarto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Dal design solo lievemente più particolareggiato, il Sachiel del Rebuild rimane fondamentalmente identico a quello della serie per aspetto, capacità e caratteristiche, con l’unica differenza che viene classificato come il quarto Angelo e non il terzo.

Il nuovo stile grafico pone maggiormente l’accento sull’uso dell’AT-Field come barriera (guardando la serie si può avere l’impressione che le armi da fuoco non lo scalfiscano semplicemente perché ha la pellaccia dura, nei film è più evidente che a proteggerlo è l’AT-Field) e sulla sua capacità rigenerativa (notare che Fuyutsuki ne parla come se fosse il suo tratto definente — quasi che lui e Gendo già sapessero, non solo i nomi, ma anche le caratteristiche degli Angeli); a parte questo, le uniche differenze sono il sangue rosso (uniformandosi così a tutti gli altri Angeli del Rebuildverse) invece che viola e la presenza di un’aureola — elemento ricorrente nei film — che compare sopra la sua testa prima di spiccare un salto.

Shamshel

Quarto Angelo. Appare in: episodio 3; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari, ignorando l’ordine di ritirata.

È vero che Sachiel aveva imposto degli standard di bellezza difficili da eguagliare, ma questo è veramente uno dei più brutti. Un serpente, un insetto, un crostaceo — ne ho sentite di ogni sul suo aspetto, e dite pure quello che volete, ma questo Angelo è un cazzo di apparato genitale femminile. Coi denti e le fruste laser. Eravamo appena al terzo episodio e Anno aveva già sintetizzato alla perfezione il concetto di eterna lotta tra gli otaku e la figa.

Il suo corpo è composto da un torso lungo e sottile, vagamente tubolare, di colore rossiccio che termina allargandosi in una sorta di “testa” dove due cerchi posizionati ai lati danno l’impressione di una faccia (che in realtà non c’è); poco sotto si trova il nucleo, parzialmente esposto e protetto da una serie di otto zampette ossee e semoventi. Dai lati del corpo spuntano delle specie di braccine, cortissime e immobili, da cui partono due tentacoli, irradiati di energia similmente alle lance del terzo Angelo, che costituiscono la sua unica arma.

Non cammina né vola, ma galleggia a mezz’aria. Più aggressivo rispetto al terzo Angelo, le sue capacità sono però assai limitate: non è agile né particolarmente veloce, ha però abbastanza foza da afferrare un Eva, sollevarlo e scagliarlo via come se fosse un pupazzo. Rende onore alla classificazione di “mezza sega” venendo sconfitto da Shinji con relativa facilità e una “strategia” alquanto elementare che consiste nel picchiare con molta insistenza sul nucleo finché non cede.

Quinto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Classificato come quinto Angelo, anche il Shamshel del Rebuild ha un aspetto simile rispetto alla serie, ma dal design nettamente migliorato. I colori sono più accesi, il torso come illuminato dalla stessa fonte di energia che sembra alimentare le fruste, le zampette (stavolta 10, invece che 8) a protezione del nucleo più definite, dando maggiormente l’idea di una gabbia toracica, e meglio animate; inoltre, il corpo termina in una serie di piccoli tentacolini costantemente in movimento (come se “nuotasse” nell’aria) e sotto la testa compare una sorta di bocca munita di zanne che ricorda quella di un cobra. La novità principale e che più salta all’occhio è comunque la presenza, sopra la testa, di una faccia come quella di Sachiel (comparirà in quasi tutti gli Angeli del rebuild).

È l’unico Angelo del Rebuild che una volta ucciso lascia qualcosa di sé: distrutto il nucleo, il suo corpo si liquefa come succede per tutti gli altri, eccetto le fruste con cui aveva trapassato lo 01, che rimangono intatte, salde nella corazza dell’Eva.

Gaghiel

Sesto Angelo. Appare in: episodio 8; sconfitto dall’unità 02, pilotata da Asuka Soryu e Shinji Ikari, con l’apporto della flotta delle Nazioni Unite; strategia di Toji Suzuhara Misato Katsuragi

Un mostro marino dalle dimensioni abnormi, con tre file di denti, una faccia simile a quella del terzo Angelo e un nucleo interno, visibile solo quando spalanca la bocca. Il suo AT-Field, invisibile ad occhio nudo, non sembra essere molto potente, dal momento che un Eva e due intere corazzate gli entrano in bocca senza troppi problemi, e non sono chiarissime le sue capacità, a parte nuotare e mordere molto forte (come fa, per esempio, ad affondare le navi delle Nazioni Unite? È in grado di generare esplosioni a distanza come Sachiel?).

Attacca la flotta del Pacifico perché attratto dall’embrione di Adam che Kaji, all’insaputa di tutti, sta portando in Giappone per conto della Nerv; ignara di questo, Misato ipotizzerà che abbia riconosciuto lo 02 come proprio avversario. Fa molto ridere pensare che se Kaji avesse preso un aereo fin dall’inizio o se Adam non avesse mai lasciato la Germania, questo Angelo avrebbe avuto ben poco da fare: una volta attraversato l’oceano, gli sarebbe stato ben difficile portare un attacco alla città-fortezza dalla riva di Kanagawa. Eppure, di tutti gli Angeli, è quello che si è avvicinato di più alla meta.

Non compare nel Rebuild.

Israfel

Settimo Angelo. Appare in: episodio 9; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01 e 02 pilotate rispettivamente da Shinji Ikari e Asuka Soryu; strategia di Ryoji Kaji.

Anfibio umanoide, simile in questo al terzo Angelo, si distingue per una caratteristica assolutamente unica in natura: è in grado di scindersi in due creature perfettamente identiche e tornare a piacimento allo stadio di partenza. Le due metà, denominate “Ko” e “Otsu” (vale a dire A e B) sono entrambe dotate di nucleo, si distinguono solo per il colore (uno arancione, l’altro grigio) e sembrano condividere una sorta di legame telepatico che permette loro di agire in perfetta sincronia sebbene siano in realtà due entità indipendenti. Apparentemente invulnerabile, l’unico modo per sconfiggere il settimo Angelo è distruggere contemporaneamente i suoi due nuclei, che diventano visibili solo dopo la scissione.

Dal design non certo particolareggiato — praticamente è una copia svogliata di Sachiel, con tanto di faccia a forma di yin-yang, tanto per rendere ancora più palese il simbolismo — e una storia alquanto ridicola (può essere sconfitto solo ballando!), Israfel compare in un episodio in cui la componente drammatica è praticamente uguale a zero, e la sua stessa presenza è un mero espediente narrativo che serve a portare avanti un’altra trama, quella del rapporto tra Asuka e Shinji. Scoperto il “trucco” per abbatterlo, si rivela uno degli Angeli più deboli mai affrontati: la sua capacità di rigenerarsi è talmente scarsa che lo tiene bloccato un’intera settimana dopo essere stato attaccato con Bombe N² (dopo un attacco simile a Sachiel erano bastate alcune ore per riprendersi), le esplosioni che è in grado di generare ammaccano a malapena una lastra corazzata (Sachiel, dalla superficie di NT-3, faceva tremare l’intero Geofront) e nel combattimento corpo a corpo non sembra saper fare molto altro che afferrare un Eva e lanciarlo per aria. Paradossalmente, fa più danni nel momento in cui esplode che nella settimana passata sulle coste del Giappone. Noi gli vogliamo un sacco bene.

Non compare nel Rebuild.

Il settimo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 02 pilotata da Asuka Shikiniami; nessuna strategia impiegata.

E’ il secondo Angelo originale che compare nel Rebuild (dell’altro parleremo nella sezione dedicata a quelli un po’ più tosti, comunque abbiamo già pubblicato un intero articolo su di lui) e quello, finora, dall’aspetto più bizzarro. Una struttura geometrica assurda e francamente indescrivibile, in grado di scompori e ricomporsi, simile più a una gru (o a un “drinking bird”) che a un essere vivente, e con una serie di caratteristiche che ricordano le parti di un orologio: le due teste, simili come sempre alla faccia di Sachiel, si muovono come delle lancette, mentre all’altra estremità di quello che potrebbe essere definito un “collo” si trova una sorta di pendolo (per questo motivo, non avendo un nome ufficiale, il fandom americano l’ha battezzato “Clockiel”).

Si muove camminando sulla superficie dell’acqua, che congela nel momento in cui entra in contatto col suo AT-Field, e combatte generando esplosioni o lanciando parti del suo corpo come dardi. Ha due aureole verticali, attorno a quelli che potremmo chiamare i “fianchi”, e due nuclei, uno poco sotto le due teste, che funge da esca, e uno, più protetto, all’interno del “pendolo”. Il fatto venga sconfitto nel tempo che impiega lo 02 a buttarsi giù da un aereo (90 secondi esatti), non va interpretato come un segno della sua debolezza, quanto dell’abilità di Asuka non solo come pilota ma anche come stratega, che riesce in così breve tempo a individuarne il punto debole e neutralizzarlo mentre ne schiva gli attacchi.

Sebbene si tratti di un Angelo creato appositamente per il Rebuild, alcune sue caratteristiche sembrano ereditate da quegli Angeli visti nella serie che non compaiono nei film: i due nuclei fanno pensare a Israfel, il fatto che sia la battaglia del debutto in Giappone di Asuka e dello 02 a Gaghiel (ricordiamo che nel manga Asuka sconfiggeva Gaghiel addirittura da sola), le zampe lunghe e sottili all’insettoide Matarael.

Sandalphon

Ottavo Angelo. Appare in: episodio 10; abbattuto dall’unità 02 pilotato da Asuka Soryu; strategia di Asuka Soryu e Shinji Ikari.

L’Angelo più importante ai fini della teorizzazione sulla loro natura e le loro origini è purtroppo anche uno dei più sfigati, protagonista di un episodio simpatico, per carità, ma scioccherello e, soprattutto, tra i peggio disegnati di sempre — una vera pena da guardare (sebbene sia testimone dell’unico atto virile di Shinji in tutta la prima metà della serie).

Viene trovato per puro caso sul fondo di un vulcano in stato ancora embrionale, prima che il suo sviluppo sia completo; la Nerv decide di catturarlo per poterlo studiare da vicino e ovviamente le cose vanno male, l’Angelo porta a termine la sua metamorfosi durante l’operazione di recupero e attacca l’Eva-02, costringendo ad affrontarlo in un ambiente ostile e proibitivo, l’unico in cui l’Angelo ha un qualche vantaggio. Similmente a Gaghiel, Sandalphon è una specie di mostro marino — ma del magma: estremamente veloce, aggressivo e resistente alle alte temperature, viene però sconfitto grazie a una semplice gettata di liquido refrigerante. Ancora una volta, insomma, un avversario che se non fosse stata la Nerv a fare la prima mossa difficilmente avrebbe rappresentato un reale problema (come faceva a raggiungere Lilith dal vulcano?), il che dovrebbe gettare nella mente dello spettatore mediamente perspicace il dubbio: sono gli Angeli che attaccano l’uomo o gli uomini che danno la caccia agli Angeli?

Il suo aspetto è assai curioso e, come premesso, ci dice molto sull’origine di tutti gli Angeli: sebbene una volta “completo” assomigli a una specie di mostro preistorico, con pinne, fauci, braccia oblunghe e faccia asimmetrica (a dire il vero non capiamo quasi niente del suo vero aspetto dall’episodio, tutte le info vengono dai disegni preparatori, dagli artbook e dalle carte da collezione!), quando è ancora in stato embrionale ricorda in tutto e per tutto un feto umanoide, segno che in fase di formazione c’è pochissima differenza tra esseri umani e progenie di Adam.

Non compare nel Rebuild.

Matarael

Nono Angelo. Appare in: episodio 11; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Asuka Soryu.

Ed eccoci finalmente al termine di questa maratona di schiappe, che si conclude degnamente con l’Angelo più fail dell’universo, uno che se fosse riuscito a sconfiggere gli Eva la razza umana si sarebbe estinta per la vergogna.

Matarael è un gigantesco insettoide dalla struttura quasi stilizzata che si muove su quattro zampe sproporzionatamente lunghe; la sua arma è un liquido altamente corrosivo che secerne da una fessura a forma di occhio situata al centro del suo corpo: in pratica l’unico modo che ha di danneggiare il proprio avversario è di trovarvisi casualmente sopra ma, attenzione, c’è il trucco! L’occhio da cui secerne il veleno è anche il suo punto debole, per cui basta centrarlo con un fucile nel momento in cui attacca per avere la meglio su di lui. L’unico motivo per cui riesce ad essere un “degno” avversario per più di trenta secondi è che ha la fortuna di arrivare a Neo Tokyo-3 durante un blackout che paralizza la città e i suoi sistemi di autodifesa.

Non compare nel Rebuild, ovviamente.

Indovina Q: è una donna? Ha gli occhiali?

C’è stato un tempo in cui credevamo che Q ci avrebbe fornito delle risposte. C’è stato un tempo in cui, nella nostra ingenuità, ci illudevamo che avremmo scoperto lo scopo della Chiave di Nabucodonozor, la ragione del cambio di nome di Asuka e, soprattutto, da dove salta fuori Mari e qual è la sua utilità – ammesso che ne abbia una.
Quel tempo, però, è ormai passato. Il camrip di Q è arrivato all’improvviso una mattina di gennaio, ci ha mindfuckati come mai nella nostra vita e poi ci ha abbandonati, confusi e smarriti, in balìa di interrogativi ancora più grandi e senza uno straccio di soluzione a nemmeno uno degli enigmi che ci tormentano.
Ma noi siamo evafags, e non demordiamo. Dopotutto, siamo ancora qui a parlare di un anime del 1995, e se c’è una cosa che abbiamo imparato in tutto questo tempo è che la tenacia, l’ossessività e l’ostinazione ad analizzare ogni dettaglio, per quanto piccolo e apparentemente insignificante, pagano.
Per questo non c’è nulla di cui sorprendersi se, già prima della diffusione del camrip, tra i fan si vociferasse di un particolare molto interessante. Ora che disponiamo di un supporto visivo, finalmente, possiamo discuterne anche qui con voi.

Di certo ricorderete la foto che Fuyutsuki mostra a Shinji durante la loro allegra chiacchierata al tavolo da shogi, e sicuramente avrete notato almeno un paio di cose. Prima di tutto, che Shinji da piccolo è ommioddio la cosa più carina del mondo ommioddio; e poi, naturalmente, la donna con gli occhiali.

[3.0] In una mossa, Fuyutsuki traumatizza Shinji…

[3.0] …e scatena le folli teorie dei fan.

La misteriosa signora compare per appena una manciata di secondi, ma è quanto basta per scatenare le fantasie più selvagge dei fan, e il motivo è lampante: fuck, somiglia un sacco a Mari! E anche ad Asuka!
Sarà solo una coincidenza? E’ possibile (anche se, beh, dai. E’ pur sempre di Eva che stiamo parlando…), ma non esiste che un evafag degno di questo nome si lasci scappare un’occasione per scervellarsi. Qui di seguito vi offriamo una carrellata delle teorie più o meno folli che sono fiorite attorno a quest’enigmatica figura, e naturalmente non vediamo l’ora di scoprire cosa ne pensate. Chi sarà mai la donna con gli occhiali?

È la madre di Asuka o di Mari.

Iniziamo con qualcosa di plain and simple, tanto per scaldarci. Abbiamo già parlato di come la genetica, negli anime, segua necessariamente una serie di convenzioni tutte sue. Lo stratagemma grafico più semplice per indicare la parentela tra due personaggi sono indubbiamente i capelli, più altri segni caratteristici vari ed eventuali.

Ora, la pettinatura della donna misteriosa è praticamente identica a quella di Asuka, con tanto di fermaglio rosso. Anche il colore dei capelli, castano-rossiccio, potrebbe richiamare quello della nostra redhead preferita.
Tuttavia, è indubbiamente più simile a quello di Mari. E poi, naturalmente, ci sono gli occhiali, che guarda caso hanno la montatura rossa.

In conclusione, ci sono più o meno le stesse probabilità che si tratti della madre dell’una piuttosto che dell’altra, con un leggero vantaggio per Mari.
Anche l’età della donna, che sembra pressappoco la stessa di Yui, sarebbe perfettamente compatibile. Inoltre non va dimenticato che nella serie la madre di Asuka era un membro della Nerv. Nel Rebuild non abbiamo informazioni sulle famiglie o sul passato delle due ragazze, ma nulla esclude che la madre dell’una o dell’altra fosse una collega di Yui. Se non altro, spiegherebbe perché Mari sia una pilota di Evangelion a dispetto della sua incapacità: è una raccomandata!

È la madre di Asuka e di Mari.

Una variazione della teoria precedente vorrebbe che le due pilote fossero sorelle, forse senza nemmeno saperlo.
La cosa non ci convince troppo, ma è bene tenere a mente che, fin dai tempi della preproduzione di 2.0, per Anno è sempre stato molto importante stabilire un legame tra Asuka e Mari. Per esempio, in una versione provvisoria della sceneggiatura avrebbero dovuto essere amiche di vecchia data ed essersi conosciute in Europa, mentre in un’altra pilotavano insieme l’Eva-02 (già).

È la madre di Mari e la matrigna di Asuka.

Sì,  come nel manga di Sadamoto. Questa possibilità non ci esalta particolarmente, un po’ perché a nostro avviso Sadamoto non ha fatto per niente un buon lavoro nel trattare la backstory di Asuka, un po’ perché una storia del genere ci azzecca poco o niente col Rebuild.
A sostegno di questa tesi, comunque, ci sarebbero diversi elementi. Prima di tutto, la matrigna di Asuka viene raffigurata con i capelli lunghi e gli occhiali:

[Evangelion manga] Personaggi di cui nessun sentiva il bisogno

Inoltre, fra gli schizzi di prova per il design di Mari realizzati da Sadamoto, ce ne sono alcuni che la ritraggono con lunghi capelli lisci e frangetta, come la sorellastra di Asuka:

[Groundwork di 2.0] Una delle tante prove del design di Mari

Noi, comunque, speriamo proprio che non sia così. Per riciclare un’idea di Sadamoto, il Maestro dovrebbe essere proprio arrivato alla fine.

È Mari.

Questa ipotesi è senz’altro la più assurda, e proprio per questo è anche quella che ci piace di più.
Oltre ai soliti occhiali (un paio più stylish dell’altro, ma sempre rigorosamente con la montatura rossa) e capelli, gli altri ingredienti di questa teoria sono:

  • una non meglio precisata Maledizione che colpisce tutti i piloti di Evangelion ritardandone l’invecchiamento, se non addirittura bloccandolo del tutto
  • il sospetto che tale Maledizione sia il risultato dell’esposizione prolungata al brodo primordiale dal quale hanno avuto origine le forme di vita umane, ovvero la placenta di Lilith, anche nota col più rassicurante nome di LCL
  • l’ apprezzamento di Mari per l’odore del suddetto liquido (ew!)
  • il fatto che Mari si prenda la confidenza di chiamare Gendo per nome, con tanto di suffisso amichevole, come se fossero conoscenti di vecchia data

[3.0] Mari, come osi rivolgerti in questo modo al Re dei Lilin?!

Insomma: e se Mari fosse molto più vecchia di quanto credessimo? E’ possibile, magari, che sia stata usata come cavia per testare le miracolose proprietà cosmetiche dell’LCL? Questo forse spiegherebbe perché, nonostante la sua palese incapacità, Mari si comporti sempre come se la sapesse lunga.
Ovviamente possiamo solo congetturare, ma ehi, è un sacco divertente!

È Mari e la madre di Asuka

Sì, è stato detto anche questo. A dire il vero l’idea ci inquieta un poco, considerando che qui siamo tutti grandi sostenitori della coppia Mari/Asuka (e qui si potrebbe obiettare che c’è chi da più di dieci anni insiste a far accoppiare Shinji con il clone di sua madre, ma meglio soprassedere), ma bisogna riconoscere che si tratta di una possibilità intrigante. Indubbiamente getterebbe tutta un’altra luce sul fatto che Mari chiami Asuka “Principessa” e che le guardi costantemente le spalle in battaglia (anche se con risultati che potremmo eufemisticamente definire scarsi), e stabilirebbe un parallelo interessante con la situazione di Rei e Shinji.
Quanto ad Asuka, indubbiamente in questo caso sarebbe ignara di tutto. Del resto, è praticamente certo che Shinji sia stato sottoposto al lavaggio del cervello per rimuovere dalla sua mente il ricordo di Yui, e non vediamo perché Asuka non dovrebbe essere stata sottoposta allo stesso trattamento.

È una trollata.

Naturalmente, esiste anche questa possibilità: la donna è semplicemente un’amica/conoscente di Yui, del tutto priva di importanza ai fini della storia. Questo significherebbe che gli autori, coscienti di averci ormai condotti sull’orlo della paranoia, hanno ben pensato di gettare benzina sul fuoco e sedersi comodi per assistere allo spettacolo. Stronzi.

mindFACKTS: il logo della Seele negli occhi di Lilith (Rebuild of Evangelion)

Sette occhi disposti asimmetricamente su due lati di un triangolo rovesciato, è il logo della Seele e il marchio stampato sulla maschera che nasconde il volto di Lilith. Sappiamo che è una maschera perché non sbatte gli occhi e, beh, cade quando Lilith assume la sua vera forma durante il Third Impact.

Il logo della Seele e la maschera di Lilith

La cosa può essere interpretata in molti modi, è possibile che quella maschera l’abbia messa la Seele nel momento in cui ha scoperto Lilith per delimitare il territorio, come quei deficienti che commentano sui blog più popolari solo per scrivere “primo”, o che fosse lì fin dall’inizio e che sia questo il motivo per cui la Seele l’ha scelto come proprio simbolo.

Il fatto che tale logo non comparisse anche sul volto della nuova Lilith, quella del Rebuild, che invece sfoggia una “faccia” simile a quella degli Angeli, aveva dato il via a mille e più teorie (su tutte: alla Seele non interessa perché non è la vera Lilith), almeno finché non è emerso, grazie agli screencap in alta qualità e ai disegni preparatori, che quel simbolo c’è ancora.

Scan dal groundwork di 1.0 — thanks to Reichu @ Evageeks

Nel Rebuild, il logo della Seele è negli occhi di Lilith.

Cosa significa questo?
Quella di Lilith è ancora una maschera o si tratta di una “faccia” come per Sachiel e agli altri Angeli? (O è una maschera anche quella di Sachiel e degli altri angeli?) E il logo della Seele cosa ci rappresenta? È naturale o si tratta di una benda? Fa parte della maschera o della faccia? E se, per la teoria del loop, la vera Lilith fosse morta/indisposta e questa fosse una copia, un fantoccio, e il trademark della Seele servisse a ricordarci che non è l’originale? SO MANY THEORIES. (Tutte ugualmente fallibili, e col 120% di probabilità che non avremo mai una risposta chiara.)

Inoltre:

Schizzi preparatori di Rebuild!Lilith by Anno (clicca per ingrandire) — sempre via Reichu @ Evageeks

Da altri disegni preparatori (sempre dal groundwork di 1.0, sempre grazie al forum di Evageeks) si evince che l’idea di piazzare il logo da qualche parte c’era fin dall’inizio, solo non si riusciva a mettersi d’accordo su dove, segno che si tratta di un dettaglio importante.
Ma perché?

Angeli, parte 1: una panoramica

Di fronte ad un branco di chissà cosa che ci attaccano noi non possiamo far altro
che scacciare le fiamme!

È un approccio meraviglioso, quello di Asuka, ma per quanto vigorosamente approvi il suo spensierato pragmatismo, non staremmo facendo bene il nostro lavoro se glissassimo con tale leggerezza sull’elemento che forse più di qualunque altro ha definito la mitologia di Evangelion. Si fossero chiamati “mostri”, “alieni”, “invasori” o “fottuti grossi cosi che ci attaccano”, Eva avrebbe probabilmente molto faticato a spiccare tra tanti altri anime robotici — genere che la Gainax aveva anche già esplorato, con Punta al Top! Gunbuster dove gli alieni che minacciano la Terra si chiamano, per l’appunto, molto semplicemente “mostri spaziali” — e invece, il colpo di genio: il riferimento religioso, l’anticamera di tutti i misteri affascinanti e irrisolvibili, invito vero o presunto ad approfondire l’argomento nelle ore di catechismo, ma anche, e soprattutto, chiave di lettura dell’aspetto più “action” (e sa Dio che non è questo l’unico aspetto) della serie.

[Evangelion Proposal] Primi schizzi preparatori di Angeli, chiamati, in fase di lavorazione, Apostoli

Shito in giapponese, cioè apostolo o messaggero, e non il più tipico (e tecnicamente più corretto) tenshi, per una questione linguistica ben precisa (esplicitata dalla Gainax a beneficio dei traduttori): angelo e vangelo (da cui evangelion) hanno la stessa radice greca che rimanda al concetto di messaggio, annuncio, (buona) novella — per estensione, verità. Gli Angeli non sono venuti a romperci il culo, ma a portarci un messaggio. O meglio, nel loro romperci il culo c’è un messaggio. Quale?
Ah ah. Ah. Bella domanda.

Identici nel DNA agli esseri umani al 99.89%, gli Angeli sono in realtà quanto di più differente dall’uomo si possa immaginare: esseri viventi perfetti, autosufficienti e virtualmente immortali ma privi di intelligenza, puro istinto di sopravvivenza ambulante. Nella simbologia ebraico-cristiana cara alla Seele e alla Nerv, sono i detentori del frutto della vita (emblematico il nucleo, una sfera rossa che non può che ricordare una mela di biblica memoria) in contrapposizione con gli uomini, detentori del frutto della conoscenza. Non possiedono il concetto di numero o di comunità perché sono unici e bastano a sé stessi; come un neonato che non ha percezione del mondo esterno e dei suoi simili ma desidera solo ricongiungersi alla madre, gli Angeli esistono solo per riunirsi ad Adam, l’essere che li ha generati. Non dimostrano interesse verso forme di vita all’infuori di sé stessi (e per quel che ne sappiamo, chissà se anche solo ne riconoscono l’esistenza), almeno fino alle battute finali della serie, dove comunque ogni tentativo di comunicare, di “raggiungere” ciò che è a loro estraneo, porta a conseguenza catastrofiche.

[Ep 22] Il quindicesimo Angelo e Asuka Soryu


[Ep 23] Il sedicasimo Angelo e Rei Ayanami


[Ep 24] Il diciassettesimo Angelo e Shinji Ikari

La loro fonte di energia (il sopraccitato frutto della vita) è qualcosa di impossibile in natura, che la scienza non sa spiegare. È questo, più di ogni altra cosa, che ha attirato l’attenzione degli scienziati che al Polo Sud erano entrati in contatto con Adam, convincendoli di avere a che fare non con una semplice specie aliena, ma con un dio: l’organo (o congegno, o meccanismo) , una sorta di batteria eterna e inesauribile, secondo la teoria del Super Solenoide formulata dal Dottor Katsuragi che la stessa comunità scientifica fatica a prendere sul serio.

Emanazione di questa fonte di energia infinita è il loro AT-Field, “barriera” naturale propria di tutti gli esseri viventi — nell’episodio 24 Kaworu lo definirà «le mura dell’animo che tutti possiedono»; più concretamente, una sorta di pellicola invisibile che tiene assieme il corpo umano, come scopriremo in The End of Evangelion — ma che solo negli Angeli è talmente potente da essere visibile a occhio nudo, un campo di forza luminoso di forma ottagonale che può essere impiegato sia a scopo difensivo che offensivo. Del resto, gli Angeli sono fatti per combattere, il che spiega il loro comportamento naturalmente aggressivo; e nonostante il loro aspetto e la loro natura “aliena”, hanno in sé un che di primordiale e di intrinsecamente umano: sono il concetto incarnato di lotta per la sopravvivenza.

AT-Field sta per “campo di terrore assoluto”; incidentalmente, è anche il nome di una band metal svedese.

L’origine degli Angeli è avvolta dal mistero: sebbene sia chiaro che sono nati da Adam, non sappiamo come siano nati né da dove vengano. Alcune teorie li volevano provenienti dalla luna (luogo che ha un forte valore simbolico nell’economia di Eva), ma gli eventi narrati nell’episodio 10 (un Angelo in stato ancora dormiente nascosto all’interno di un vulcano) e altre rivelazioni successive confermano che gli Angeli sono sempre stati sulla Terra — in una sorta di animazione sospesa fino al 2015 — da prima ancora che la razza umana nascesse. In un certo senso, in un ribaltamento di prospettiva caro alla letteratura di fantascienza, gli Angeli sono i veri padroni di casa, e gli esseri umani gli invasori che l’hanno colonizzata.

Gli Angeli sono i veri padroni di casa (tornando ai metaforoni religiosi cari alla Seele, gli Angeli sono «i legittimi successori» cioè quelli più cari a Dio perché non gli hanno disobbedito mangiando il frutto della conoscenza), la specie realmente destinata ad abitare la Terra, ma in che senso? Tutti? O solo uno? È certo che il genere umano è la loro nemesi, il loro diretto competitor evolutivo: l’esistenza di uno nega quella dell’altro e questo significa guerra. È vero, del resto, che gli Angeli si manifestano sempre solo uno alla volta, mai contemporaneamente (Misato ha preso in considerazione più di una volta questa eventualità, e non è mai stata ascoltata dai suoi superiori), e che c’è una sola possibilità di ricongiungersi con Adam: gli Angeli sono quindi in competizione anche tra di loro.

«Una sola forma di vita può venire selezionata ed avere un futuro, scampando il tempo dell’estinzione»

Come sia possibile che alcuni esseri umani — riuniti nell’organizzazione segreta chiamata Seele — fossero a conoscenza di questo Grande Disegno Cosmico, ha a che fare con un altro degli aspetti più ostici e meno spiegati della serie: i Rotoli del Mar Morto. Documenti di origine sconosciuta, forse preumana (come molti altri elementi in Evangelion, i Rotoli esistono davvero, sebbene la loro natura sia assai meno mistica: i veri Manoscritti del Mar Morto sono testi, per lo più religiosi, antichissimi e per questo di grande interesse storico, ritrovati nei pressi dell’insediamento di Qumran, nell’attuale Cisgiordania), scritti non si sa da chi, in che lingua e a beneficio di chi, a metà strada tra una Bibbia sci-fi e un manuale di istruzioni, riportano tutte le informazioni necessarie per comprendere e vincere questa guerra per l’evoluzione.

Le pergamene del Mar Morto, mostrate nella sigla di apertura.

La disfatta della Seele, nonostante la sconfitta degli Angeli, sta nel non essere stata in grado di comprendere il messaggio di fondo, di essersi affidata a un’interpretazione fallace. Per un discorso più approfondito rimando alla prima parte dell’ottima analisi dell’End of Evangelion e a quella del Third Impact, ma il succo è che la Seele anela ad un ritorno al nulla, una chiusura del sipario sull’esperimento (fallito) che è stato il genere umano che deve necessariamente passare attraverso la sconfitta/superamento di un più degno successore quali sono gli Angeli: la Seele adora gli Angeli, considerando inferiori gli uomini e abomini la serie degli Eva, ma si rivela incapace di interpretare il “messaggio” che recano. Al contrario la Nerv, Gendo, Fuyutsuki e Yui prima di loro, fieri sostenitori del genere umano e della sua capacità di realizzarsi e rialzarsi dopo ogni sconfitta, di migliorarsi all’infinito, hanno capito che:

FUYUTSUKI: “L’esistenza dell’umanità si giustifica nella creazione degli Eva. […] L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita.”

La vita ha senso solo nel momento in cui si lotta per essa — dunque si creano gli Evangelion per proteggerla.

2500 anni fa il filosofo greco Parmenide ipotizzava un Essere perfetto, eterno, unico, completo e sempre uguale a sé stesso: sembra la descrizione dei nostri Angeli ed è, in fondo, lo stato di esistenza a cui ambisce la Seele; in oppostizione a questo, Eraclito sosteneva invece che la realtà fosse data dalla perenne dialettica dei contrari che provoca il divenire, per il quale nessuna cosa in natura si ripete mai uguale a sé stessa. L’aforisma che riassume il pensiero di Eraclito è già qui: panta rei, tutto scorre.

«Tutto scorre con la corrente» dicevano nella serie Yui e Kaworu.

«Se vuoi vivere bene, devi cambiare e provare cose nuove» ribadirà Kaworu in Q.

[Ep 15] «Omeostasi e transistasi […] L’attitudine volta a preservare uno stato e l’attitudine volta a cambiarlo. Gli esseri viventi sono caratterizzati da entrambe queste due contrastanti capacità.»

L’immobilità è la morte, la vita è cambiamento: questo, secondo noi, è il messaggio. E alla luce di quello che era l’intento di Anno con Evangelion, e cioè cambiare le regole della fruizione dell’animazione giapponese, o delle dichiarazioni rilasciate al momento di riprendere in mano la serie e realizzare la nuova tetralogia cinematografica (in cui Anno parla di un «presente chiuso e stagnante» mentre commenta che «negli ultimi 12 anni non ci sono stati anime più nuovi di Eva») il vangelo della nuova genesi, il messaggio che gli Angeli portano al genere umano è ancora più chiaro, dentro e fuori dalla quarta parete: cambiare o morire. Quale delle due strade seguire, dipende solo da noi.

Evangelion 3.0: teoria del loop

Conoscete tutti questo poste in caso non lo conosciate andate subito a conoscerlo: non ha nemmeno spoiler, a differenza della pagina presente, dalla quale fareste meglio a scappare se non volete anticipazioni. Avete fatto? Bene, perché chi sapeva lo stava aspettando, e quindi eccolo qui: l’aggiornamento ad Evangelion 3.0 degli elementi in favore alla teoria del seguito o “del loop”. Ammesso che possiamo ancora definirla una teoria. 

Elencherò qui soltanto gli elementi più palesi, quelli emersi dallo script. Per  le osservazioni dettagliate aspetteremo il dvd, perché è inutile farsi castelli in aria con un rip del quale l’ultima mezz’ora è tutta un “oh ma che sta succedendo?” “non lo so, una cosa grossa sta sbattendo contro un’altra cosa grossa” “oddio, quell’altra cosa grossa si sta avvicinando!” “nah, quello è un giapponese che va in bagno”.

Pronti? Iniziamo a fare il punto della situazione.

Il silenzio della Seele

FUYUTSUKI: “Così, la Seele mantiene il silenzio?”
GENDO: “Il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo andrà avanti seguendo le Pergamene del Mar Morto. Non abbiamo più bisogno di tessere la storia.”

Davanti ai monoliti della Seele, Gendo e Fuyutsuki hanno un dialogo che cita chiaramente il titolo B dell’episodio 14, Weaving a story (appunto “Tessendo una storia”). Questo salta all’occhio in particolare nella traduzione inglese, dove le parole precise sono “we no longer need to weave a story”. Non so voi, ma questa battuta mi dà sempre un fangasm. È ovvio che un riferimento simile può essere soltanto una strizzata d’occhio, non è necessario che abbia un senso nella trama. Tuttavia, rispetto a Q e in particolare alle affermazioni di Kaworu, può assumere un suo significato: volta dopo volta la Nerv ha raccolto gli elementi necessari, e adesso che ci sono tutti la storia non deve più essere tessuta, è intera e pronta a scivolare verso il suo finale.  

Kaworu, invece, ha voglia di parlare

D’altra parte, poverino, è stato solo molto a lungo.
Con l’arrivo di Kaworu i riferimenti al loop aumentano, da quelli più espliciti a quelli solo suggeriti. Lo stesso associare il personaggio alla musica evoca l’idea di una ripetizione, tant’è che ha con Shinji il seguente dialogo:

SHINJI: “Mi chiedo come potrei suonare meglio.”
KAWORU: “Non importa che suoni bene, è sufficiente produrre un suono piacevole.”
SHINJI: “Allora se volessi migliorare il suono che produco, come potrei fare?”
KAWORU: “Devi esercitarti a ripetere. Farlo e rifarlo finché non ti sembra che vada bene.”

A proposito, a molti il fatto che Kaworu suoni il piano ricorderà il manga di Sadamoto. In realtà l’idea compariva già in una bozza molto vecchia dell’episodio 24 (brutta assai, tra l’altro) dalla quale Sadamoto ha attinto a piene mani per i suoi capitoli, segno che l’idea di legare Evangelion alla musica fosse presente dall’inizio. Altri riferimenti musicali – oltre che nella struttura del Rebuild, ma questo spero lo ricorderete – sono sia nei titoli di The End of Evangelion (“Air” e “One more Final”) che nelle scene estemporanee di Death&Rebirth, ambientate nella fantomatica Neo Tokyo-2.

Il fatto stesso che Kaworu e Shinji suonino così bene insieme è fortemente simbolico. È come se significasse che per loro “dialogare” è ormai naturale. Inoltre la facilità con cui Shinji impara a suonare ci ricorda che, nella serie, era già un musicista. Forse per questo gli viene spontaneo?

3.0] Kaworu tanto per cambiare si dichiara a Shinji, non prima di aver assunto pose da modello.

Ci sono altre due affermazioni, nella prima parte del film, che ci fanno riflettere.
Una è quando i due ragazzi stanno guardando insieme le stelle, e le loro posizioni rispecchiano perfettamente quelle che avevano assunto nell’episodio 24, quando dormivano nella stessa stanza. In quell’occasione Kaworu gli aveva detto “Chissà, può darsi che io sia nato proprio per incontrarti” che adesso è diventato “Allora sono davvero nato per incontrarti”. “Chissà” e “può darsi” che si trasformano  in “davvero” hanno per forza un significato: per dire “davvero” è perché Kaworu si era posto il dubbio del “chissà”.
In fine, quando restituisce l’S-DAT a Shinji, gli spiega che la ragione per cui sa fare un mucchio di cose è che “sono stato su questo mondo per un po’ più di tempo di te”. Questo può voler dire che, in quanto ad Angelo, Kaworu sia stato creato in tempi antichi (anche se questo, a meno di non considerare una ripetizione degli eventi, significherebbe negare del tutto il suo background nella serie — il che è possibile, non escludiamolo), oppure che si riferisca ai 14 anni appena trascorsi…ma per uno come lui, che sembra sapere tutto e aver vissuto tutto, che cosa sono 14 anni? Meno di un battito di ciglia. Di sicuro non un tempo significativo in cui imparare molte cose. A giudicare da questa intervista di Akira Ishida (che rincontreremo più avanti, in un paragrafo a lei dedicato), però, significa senza dubbio che Kaworu ha vissuto molte vite, e in ognuna di queste ha incontrato Shinji.

Il primo spiegone di Kaworu

[3.0] La luna è “tagliata”, come l’uovo di Lilith in EoE.

Mostrando a Shinji lo stato in cui versa il mondo, Kaworu spiega:

KAWORU: “L’estizione di massa non è una cosa insolita, su questo pianeta. Piuttosto, è l’elemento che determina l’evoluzione. Perché la vita, fondamentalmente, è qualcosa che cambia per adattarsi al mondo. Tuttavia, i Lilin non cambiano loro stessi, ma il mondo che li circonda. Perciò hanno applicato a loro stessi il rito dell’evoluzione artificiale. Le vecchie vite vengono offerte in sacrificio, così che possano essere creati nuovi esseri benedetti dal Frutto della Vita. Questo fatale ciclo di distruzione e rinascita è la conseguenza di un programma arcaico. La Nerv lo chiama il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo.”

Non mi sembra di dovermi dilungare. In breve: gli Impact capitano spesso (non ci sono stati soltanto il Second e il Near Third), gli umani sono soliti evolversi artificialmente (il Perfezionamento non è una novità) e quello di distruzione e rinascita (Death&Rebirth anyone?) è un ciclo, che quindi per definizione si ripete. Se non sono indizi questi, non so che cosa lo sia.

Inoltre, poco dopo, apprendiamo che ancora una volta Gendo sapeva che cosa sarebbe successo.

Si può “resettare” il mondo

KAWORU: “Quello che è stato cambiato da un Eva può essere riportato indietro da un Eva.”

Con queste parole, Kaworu restituisce la speranza a Shinji. In pratica gli sta dicendo che quello che ha fatto può essere disfatto. Perché questo accada servono due lance, la Lancia di Longinus e quella di Cassius, impugnate da due anime. La loro unione può “aggiustare il mondo” riportandolo, o almeno così parrebbe, a prima del Third Impact.
Noi sappiamo benissimo che questa soluzione si rivela uno specchietto per le allodole (e che Shinji è l’allodola più grossa di tutte), ma esclusivamente per colpa di Gendo. Quello che interessa a noi, però, non è tanto che le parole di Kaworu siano vere, ma piuttosto che lui abbia un motivo concreto per crederci. In questo caso non importa la modalità, sappiamo almeno che è possibile “riportare indietro il mondo”. È già stato fatto, oppure è stato fatto qualcosa di simile? E in quale modo?
Certo, sarebbe divertente se il fatto che il piano fallisca fosse in realtà un messaggio diretto a noi, tipo “ragazzi, rinunciateci, non è possibile” (You CAN NOT Redo). Ma ehi, c’è sempre speranza, no?

Il secondo spiegone di Kaworu

Che, come tutti gli spiegoni di Kaworu, ti lascia soltanto più confuso. Non per niente la risposta fissa di Shinji è “Kaworu, io non capisco, non capisco quello che mi stai dicendo!”, e ha tutte le ragioni. Kaworu, tesoro, noi ti adoriamo e sei la fatina più scintillante di tutto il reame, ma una nota per il prossimo ciclo: appena incontri Shinji, anziché fargli serenate, spiegagli tutto per bene. Con calma e con frasi legate tra di loro, grazie.

KAWORU: “Così, l’inizio e la fine sono uguali.”

Kaworu pronuncia queste parole nel momento in cui scopre che, da primo Angelo, è stato retrocesso a Tredicesimo. Una curiosità è che il titolo di Final, come spiegato in questo post, opera proprio un ritorno all’origine: i caratteri coi quali è scritto “Evangelion“, che erano cambiati, torneranno quelli della serie. Inoltre il titolo provvisorio del film, come saprete, è il segno :|| che in musica, considerato coi due punti, sta a indicare una ripetizione, mentre senza i due punti segna invece la fine del brano. Ancora una volta, quindi, “l’inizio e la fine sono uguali”.

SHINJI: “Cosa devo fare? Kaworu-kun, dimmi qual è la cosa giusta da fare!”
KAWORU: “Anche se le anime scompaiono, speranze e maledizioni rimarranno in questo mondo. Gli intenti vengono assimilati dal mondo sotto forma di informazioni e continuano a cambiare. Nel tempo, persino l’essenza di una persona può venire interamente riscritta. Mi dispiace. Questa non è la felicità in cui speravi.”

Non è difficile capire che cosa Kaworu stia dicendo, la difficoltà piuttosto è collocarlo nel contesto e stabilire quali conseguenze avrà o stia già avendo sulla trama. Per fortuna abbiamo anni, per pensarci, quindi per adesso limitiamoci a parafrasare:

  • Le anime che tornano alla Camera del Guf lasciano al mondo qualcosa di loro, quelle che Kaworu definisce “speranze e maledizioni”. In pratica possiamo considerare il mondo come un nastro, che pur tornano indietro reca ancora le tracce di quanto già in precedenza inciso. 
  • I desideri degli esseri umani sopravvivono, ma mutano col mondo per adattarsi al suo assetto. Questo è un concetto molto semplice, in realtà: noi ci adattiamo all’ambiente, ed è così che ci evolviamo. Le anime, quindi, conservano sì le intenzioni, ma non è detto che queste si ripropongano identiche, in quanto una variazione anche minuscola può causare un profondo cambiamento.
  • E infatti, col tempo, una singola esistenza può essere interamente riscritta. Il principio è semplice: un nastro troppo inciso sovrappone un numero infinito di suoni, che daranno come risultato una melodia diversa da quella che era in partenza. Alcuni personaggi, nel corso dei cicli di distruzione e rinascita, potrebbero essere cambiati di molto. Questo ce lo abbiamo sotto agli occhi, e in particolare ci viene in mente Asuka, che ha addirittura (come Yui) cambiato cognome.
[3.0] "Non fare quella faccia. Ci incontreremo ancora, Shinji-kun."

[3.0] “Non fare quella faccia. Ci incontreremo ancora, Shinji-kun.”

SHINJI: “Kaworu-kun…Kaworu-kun, che cosa stai dicendo? Non capisco!”
KAWORU: “Shinji-kun, devi trovare un luogo di pace in cui essere te stesso. Il destino ti guiderà di certo. Non fare quella faccia. Ci incontreremo ancora, Shinji-kun”

Non credo che serva sottolineare le parole “ci incontreremo ancora”, tra l’altro strazianti.
Riflettiamo invece sulla risposta che, finalmente, Kaworu dà a Shinji prima di morire: quello che deve fare è trovare un luogo in cui essere se stesso, e il destino lo guiderà. Non ci sfugge che, alla fine del film, è Asuka a “guidare” Shinji in “un luogo”. Questo in qualche modo ripristina parte degli equilibri del finale di The End of Evangelion, in cui Shinji si ritrova solo con Asuka, che in questo caso assume il ruolo di “destino”.

A ritmo di musica

A proposito di Asuka, Kaworu suggerisce a Shinji di pensare a quando hanno suonato insieme, per sincronizzarsi con l’Eva 13. Questo ci ricorda l’episodio 9. Già nell’articolo sui Testi Apocrifi avevo ipotizzato che, per creare il doppio sistema di pilotaggio, la Nerv potrebbe essersi servita dei dati raccolti in quella occasione.

L’intervista ad Akira Ishida

Per chi l’ha già letta è un ripasso, ma vale la pena di farlo.
L’intervista ad Akira Ishida (il doppiatore di Kaworu) contenuta nel Q Book è piuttosto esplicita riguardo il tema loop. Innanzi tutto dovete sapere che Hideaki Anno tiene molto all’immedesimazione dei doppiatori, per questo rivela a ognuno quello che ritiene necessario ad arricchire la sua interpretazione. Ishida ha raccontato che, già dopo 1.0, Anno lo prese da parte con un laconico “adesso dobbiamo parlare di quello che succederà” e gli rivelò cose di cui il resto del cast era all’oscuro. Recitò in 2.0 con tutte queste informazioni in mente, senza rivelarle mai. Solo per il doppiaggio di Q gli altri membri sono stati messi “in pari” con lui, che poverino, chissà che liberazione a poterne finalmente parlare.
Una cosa simile vale anche per Yuko Miyamura, che dichiarò di aver ricevuto la direttiva di doppiare Asuka in modo diverso perché lei “era un’altra cosa”, ma (almeno così diceva) senza ricevere spiegazioni. In prossimità dell’uscita di Q ha detto che, adesso, sa perché. 

ISHIDA: [Ma] anche se stanno parlando di cose diverse, i sentimenti che Kaworu prova per Shinji Ikari… Quelli non cambiano. Sapevo che il mondo era diverso, questa volta, e mi preoccupavo per come renderlo attraverso il mio modo di avvicinarmi a Shinji. È stato un bell’ostacolo. Ho pensato a come superarlo sin dall’inizio. Come sarebbe stato Kaworu Nagisa, dopo aver accumulato parecchi cicli del suo passato? […] Non importa quante volte [la storia] succeda, finisce sempre nello stesso modo. Sarebbe dovuto essere diverso, in questo ciclo, ma gli stessi errori si sono ripetuti.

Come vedete, Ishida insiste moltissimo sull’idea dei “cicli”, della “ripetizione del passato”. Per leggere tutta l’intervista, andate qui.

Conclusioni

Conoscendo Evangelion, queste sono la cosa più vicina a una conferma che avremo mai. D’altra parte, rispetto al passato, si tratta quasi di un info-rigurgito. Sinceramente a me ha stupito, non mi aspettavo tanto. Sembra invece ormai chiaro che sì, gli eventi del mondo di Evangelion sono tutti collegati, continuano a ripetersi nella consapevolezza di alcuni personaggi, e quello che accade in un ciclo influenza il successivo. Chiariamoci: nessuno sa in che modo questo succeda, se avrà o no delle conseguenze, né quali siano le modalità con cui accade e a quali cavilli debba sottostare. Insomma, i giochi sono ancora tutti aperti. Una ripetizione, però, c’è. Per il resto, non possiamo che simpatizzare con Megumi Ogata: se Anno rivela ai doppiatori solo quello che sanno i loro personaggi, allora la doppiatrice di Shinji sarà l’unica che ne sa meno di noi.

Ritsuko e Maya: sarà amore?

L’esistenza di un evafag, si sa, è votata alle teorie. Lavoriamo e teorizziamo, torniamo a casa e teorizziamo, ci telefoniamo e… ok, questo forse lo facciamo solo noi Magi.
Qualche volta, però, persino noi sentiamo il bisogno di staccare la spina, chiudere le Pergamene del Mar Morto con annessi testi apocrifi in un cassetto e rilassarci un po’. Se potessimo ce ne andremmo tutti all’Eva Cafè a farci un cappuccino decorato col faccino di Sachiel, tanto per restare in tema, ma in attesa che l’uscita di Final conduca almeno due Magi su tre in Giappone ci tocca ripiegare su altre attività ricreative.
Una di queste è teorizzare sulla vita privata dei personaggi basandoci su particolari apparentemente insignificanti. Questo spesso ci porta a formulare tesi esilaranti, un po’ sciocche e al limite dell’headcanon, ma qualche volta capita che una di queste fili perfettamente.
Per esempio, l’amore di Maya per Ritsuko è un fatto ampiamente assodato e riconosciuto da tutti i fan (tranne qualcuno che, per oscuri motivi, insiste nell’accoppiare la sventurata operatrice con il collega Aoba), ma vi eravate accorti che, nel Rebuild, le due hanno una relazione?
Ci rendiamo conto che di primo acchito potrebbe sembrarvi un’idea campata in aria, ma non sottovalutateci. Come disse una volta una donna saggia… ehm, una donna: “Bisogna accettare la realtà e infine indagarne le cause”. Bene, allora: indaghiamole.

Un neo lungo la via delle lacrime

Nella serie, è risaputo, Maya prova per la sua senpai un amore che sconfina nella venerazione, ma che è tristemente destinato a non venire mai corrisposto. Solo in EoE, per un fugace istante, Maya potrà abbracciare l’oggetto del suo desiderio (o, per meglio dire, Lilith che ne ha assunto le sembianze) prima di dissolversi in un’esplosione di aranciata. C’è da dire però che, tra le due, è quella che se la passa meno peggio.
La nostra Ritchan, sulle orme dell’amata-odiata madre, ha intrecciato una relazione autodistruttiva con Gendo Ikari, un uomo la cui anaffettività è forse paragonabile solo a quella di una pianta di ficus. Il comandante della Nerv non è in grado di dimostrare amore al suo unico figlio, possiamo solo immaginare quanto calore possa riservare a una donna  con la quale va a letto per motivi di convenienza – e neanche troppo spesso, come gli verrà recriminato da Ritsuko stessa.
Nel nono episodio della serie, rincontrando la vecchia amica dopo tanti anni, Kaji la saluta (oltre che con un’elegantissima osservazione sul suo peso) muovendo una serie di insinuazioni sulla sua vita amorosa che ben presto si riveleranno azzeccatissime. Del resto è molto probabile che Kaji sappia, visto il lavoro che fa, e che Ritsuko sappia che Kaji sa.

KAJI: Sei dimagrita, vero?
RITSUKO: Dici?
KAJI: Stai soffrendo per un amore infelice?
RITSUKO: E da che cosa l’avresti dedotto, sentiamo?
KAJI: È molto semplice: le persone che hanno un neo lungo la via delle lacrime sono destinate a una vita segnata per sempre dal pianto.

La stessa situazione si ripeterà in You Can (Not) Advance, ma con le dovute variazioni: nessun accenno ad amori infelici, nei o lacrime di sorta.
In nessuno dei tre film finora usciti, infatti, c’è la minima traccia di una possibile relazione tra Ritsuko e Gendo. Nemmeno un’allusione piccola piccola. In una delle scene tagliate, inclusa tra l’altro nel dvd di 2.22, addirittura Ritsuko consiglia a Rei di farsi portare dal comandante a fare shopping di biancheria intima (vi prego, prendetevi cinque minuti per visualizzare la scena).
Si direbbe quasi che, con il martirio subito nella serie, la nostra Ritchan si sia guadagnata il diritto ad un’esistenza più felice. Magari al fianco di qualcuno che la apprezzi e che la adori incondizionatamente al di sopra di ogni cosa. E si dà il caso che crediamo di conoscere proprio la persona che farebbe al caso suo…

Ritsuko è ingrassata

Anche in 2.22 Kaji, il solito galantuomo, dice di trovare Ritsuko dimagrita e lei, più imperturbabile che mai, replica di aver invece guadagnato peso.

[2.22] Kaji, all’apice della sua galanteria, tocca con nonchalance il seno a Ritsuko

KAJI: Ti trovo dimagrita, Ritchan.
RITSUKO: Ho preso ben 1570 grammi.
KAJI: Preferirei controllare di persona…

A prima vista potrà anche sembrare una stupidaggine, un particolare irrilevante inserito tanto per far fluire il dialogo, invece secondo noi il fatto che Ritsuko sia leggermente ingrassata è un chiaro sintomo che sta conducendo un’esistenza più serena e appagante.
Il tema dell’alimentazione è tutt’altro che estraneo al mondo di Evangelion, sin dai tempi della serie (basti pensare, a proposito di Ritsuko, alla sua dipendenza dalla caffeina), ma in You Can (Not) Advance il cibo, e in particolare l’atto di condividerlo con le altre persone, diventa un motivo centrale.
Gli esempi si sprecano: il pranzo mancato organizzato da Rei, che avrebbe dovuto portare alla riconciliazione tra Shinji e il padre, il tentato avvicinamento di Asuka a Shinji improvvisandosi porno-cuoca, Shinji che da brava massaia distribuisce scatole del pranzo a tutti (con tanto di adorabili wurstel a forma di polipetti) e si potrebbe andare avanti ancora per un bel po’.
Il dialogo che si svolge tra Rei e Gendo, guarda caso  durante il pranzo, parla chiaro: il cibo, se condiviso con le persone che amiamo, può diventare un mezzo per veicolare il nostro affetto, e l’atto di mangiare in compagnia ha un enorme potere di aggregazione.
Lo stesso Hideaki Anno ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il cibo (alle elementari, racconta alla tv giapponese, l’unica parte del pranzo che non scartava era il cartone del latte), e la sua centralità del tema in 2.22 va di pari passo con l’accettazione, da parte del regista, del pasto in quanto fonte di piacere.
Alla luce di tutto questo, tornando a Ritsuko e ai suoi millecinquecentosettanta grammi in più, ci piace pensare che siano millecinquecentosettanta grammi di amore. Chissà, forse nel tempo libero Maya si diletta nel preparale cenette romantiche al lume di candela. Non sarebbe adorabile?

Due gatte

Si sa, la nostra Ritchan è una crazy cat lady mancata – e in effetti, col senno di poi, verrebbe da chiedersi quale sorte sia preferibile tra morire divorata dai propri gatti in un appartamento che puzza di piscio o trascorrere la propria esistenza a cercare di farsi amare da Gendo Ikari.
Ad ogni modo, la sua passione per i gadget a tema felino è arcinota a tutti gli appassionati di Eva, e di tanto in tanto nel corso delle scene ambientate alla Nerv capita di imbattersi in qualche esemplare della sua collezione (per esempio, se avete voglia di soffrire un po’, vi basti pensare che per tutta la durata di EoE Maya stringe a sé un adorabile cuscino rosa con un gattino, appartenuto alla sua senpai).
Forse vi ricorderete di questi piccolini: due statuette a forma di gatto, uno bianco e uno nero. Fanno la loro comparsa sulla scrivania di Ritsuko nell’episodio 23, mentre la loro padrona è intenta a osservare una foto che la immortala, giovanissima, assieme a Gendo (prima che si facesse crescere la barba e diventasse sexy).

[Episodio 23] Gattini!

La metafora – se vogliamo vedercene a tutti i costi una, eh, magari chi ha disegnato i gattini ha semplicemente pensato che fossero carini – è sottile come un paracarro: il bianco e il nero, lo ying e lo yang, l’uomo e la donna, bla bla bla.
L’hobby di Ritchan è sopravvissuto anche nel Rebuild, tant’è che quando Kaji va a farle visita nel suo ufficio ci imbattiamo in questi piccoli capolavori del kitsch (che, oltretutto, sembrano usciti da un film dello Studio Ghibli):

[2.22] Gattine!

Mentre i gatti della serie, al di là delle convenzioni cromatiche, erano privi di caratteristiche che ne denotassero il sesso, qui è stato fatto uno sforzo evidente per evidenziare che si tratta di due femmine, con tanto di collana di perle. Inoltre sono perfettamente identiche sotto ogni aspetto, anche nel colore. Ma perché Ritsuko dovrebbe possedere due esemplari dello stesso oggetto? Un po’ insolito, non vi pare? Non sarà, magari, che gli autori stanno cercando di dirci qualcosa…?

Maya si prende un po’ troppa confidenza

L’Eva-04, come da tradizione, scompare in seguito a un incidente, portandosi dietro dietro la seconda sede della Nerv al gran completo. Chiamato a raccolta per discutere dell’accaduto, lo staff della Nerv giapponese si riunisce in una sala scarsamente illuminata, attorno a un tavolo luminoso che fa sembrare tutti molto più seri e professionali di quanto non siano in realtà (sì, Misato, mi riferisco proprio a te).
È qui che Maya, come al solito parcheggiata al fianco di Ritsuko, si lascia prendere dall’entusiasmo e rischia di commettere un passo falso.

[2.22] “L’unità 04… oh shi–“

MAYA: L’unità 04…
RITSUKO: L’Eva-04 era un modello sperimentale dotato di un nuovo propulsore che avrebbe risolto il problema del tempo operativo. Così dicono.
MAYA: Nemmeno la senpai Akagi dispone di sufficienti informazioni sullo sviluppo della Nerv nordamericana.

Oops! Povera Maya, senza rendersene conto si stava allargando un po’ troppo.
Sul serio, provate a riguardarvi la scena: è evidente che la poveretta riesce a mordersi la lingua appena in tempo.
D’accordo, la situazione sarebbe chiarissima anche senza stare a scomodare le questioni sentimentali: ovviamente, essendo l’assistente di Ritsuko, Maya non può permettersi di scavalcarla e parlare a suo nome. Ma ehi, se fossimo persone equilibrate e non vedessimo cospirazioni ovunque questo sito non esisterebbe, perciò ci chiediamo: come le è saltato in testa di prendersi tutta questa confidenza, tanto per cominciare? Possibile che Maya si senta tanto a suo agio in compagnia di Ritsuko da dimenticarsi della sua posizione? La risposta, naturalmente, è “sì, se tra le due esiste qualcosa di più di un semplice rapporto lavorativo”.
D’altra parte, nel corso del film, appaiono quasi sempre l’una accanto all’altra. Inutile dire che la cosa ci insospettisce. E poi, beh, quanto sono carine?

[2.22] Ritsuko e Maya unite nella lotta contro gli Angeli…

[2.22] …e anche nella noia dei test di sincronia

 

AAA Wunder: la nave dell’amore (saffico)

Al tempo in cui i Magi espressero all’unanimità il loro giudizio favorevole circa la storia d’amore tra Maya e Ritchan, la data di uscita di Q era ancora molto lontana (anzi, a onor del vero non era nemmeno stata annunciata). Ora che il film è uscito e l’abbiamo visto, nuovi importanti tasselli vanno a sommarsi alle prove in nostro possesso.
Il primo è il nuovo taglio di Ritsuko. Sì, lo sappiamo che gli stereotipi sono una brutta cosa e che non bisognerebbe generalizzare e tutto il resto, ma andiamo, chi fra voi di fronte al suo nuovo look non è stato investito da lesbo-vibrazioni?
Ad ogni modo, il nuovo pixie cut di Ritchan ci piace un sacco, e non dubitiamo che anche Maya apprezzi.

[Q-book] Ritsuko e il suo taglio di capelli alla Mia Farrow

Veniamo ora alla nostra Maya, che smessi i panni della bridge bunny, pare aver intrapreso la carriera militare. Compare solo una volta per appena una manciata di secondi ma, a dispetto dell’espressione cordiale con cui è stata ritratta nel Q-book, lo fa per prendere a calci nel culo un intero squadrone di uomini.
Come se non bastasse, dopo tutto questo, commenta acidamente tra sé e sé di non sopportare gli uomini più giovani. No, Maya, a te non piace nessun uomo.

[3.0] Maya è circondata da incompetenti

Allora, che dite, vi abbiamo convinti? Ritsuko e Maya sono entrate nell’Olimpo dei vostri OTP, oppure siete scettici? Magari credete che ci siamo bevuti il cervello?
Diteci la vostra, la posta di Donna Casper è sempre a vostra disposizione!

Kaworu, Shinji, le stelle e Tanabata

Non ogni dettaglio di Evangelion genera riflessioni e teorie incontrollabili, e meno male, altrimenti non ci basterebbe lo spazio sul server. Ci sono anche piccole cose carine, che Tumblr (e nello specifico questa ragazza) notano per noi. Vi siete mai fermati ad osservare il cielo nel poster di Q?

Qualcuno l’ha fatto, e indovinate un po’? C’era qualcosa da notare. Come potremo mai riprenderci da questa novità?
Le stelle raffigurate nel cielo sono quelle di Altair e Vega, così come si incrociano il 7 luglio, giorno in cui in Giappone si festeggia Tanabata.

Io la leggenda di Tanabata l’ho imparata alle medie leggendo Lamù – e i professori dicevano che i fumetti facevano male, tsk! Per chi non abbia avuto Ataru Moroboshi nella propria adolescenza, un breve riassunto.
Orihime (Vega) era la figlia di Tentei, l’imperatore del cielo. Era una bravissima tessitrice, e siccome pure in cielo in Giappone vige la regola di lavorare per la comunità, tesseva ogni giorno gli abiti per gli dei senza mai pensare a se stessa. A un certo punto il padre, come mia nonna che mi dice di uscire di casa più spesso perché sono pallida, si mosse a compassione e le trovò marito: Hikoboshi (Altair), il cui lavoro consisteva nel far pascolare i buoi attraverso le sponde del Fiume Celeste.
I due s’incontrarono e s’innamorarono perdutamente, ma cosa volete, son ragazzi, e come Kaji e Misato insegnano iniziarono a passare tutto il tempo facendo quello che Wikipedia definisce “l’essere travolti dalla passione”, che per quelli di noi che non fossero nati negli anni ’40 significa scopare. Non lavoravano più, così gli dei non avevano nuovi abiti e i buoi correvano in giro per il cielo facendosi i fatti loro. Tentei allora separò i due sposi, mettendoli ognuno su un lato del fiume celeste, ma impietosito dala disperazione della figlia concesse loro di incontrarsi una volta l’anno, il settimo giorno del settimo mese. Immaginate come lo passino, quel giorno.

Perché abbiano scelto proprio questa leggenda è lampante, Kaworu e Shinji sono in un certo senso innamorati separati dal destino – se si può chiamare “destino” un padre stronzo, ma pure in questo Orihime e Shinji hanno qualcosa a che spartire.
Le stelle sono le stesse che i due ragazzi guardano nel film (ok, questo non mi pareva un grande spoiler, insomma: nel film ci sono le stelle e qualcuno le guarda; uao). Se smettiamo di fare aaaaaw per un momento possiamo concludere che Q si svolge in luglio. Qualcuno, qui, ha proposto anche l’idea di calcolare lo spostamento della rotazione dell’asse terrestre partendo dalla posizione delle stelle, ma in effetti era too far anche per noi.

A proposito, la passione di Shinji per il cielo non è una novità introdotta per il film, già in 2.0 si notavano nella sua stanza moltissimi poster e libri sull’argomento. Tutte le volte che lo guardavamo noi commentavamo”oh, amore, hai sviluppato anche una personalità!”. Se consideriamo la teoria del loop, Shinji ha un motivo in più per sentirsi rassicurato dal cielo: è una cosa che non cambia mai.

Adesso scusate, vi lascio. Sento il bisogno di sfogliare la mia collezione di doujinshi in cui Kaworu e Shinji si fanno “travolgere dalla passione” (anche se più che altro è la passione di Kaworu che travolge Shinji, lui se ne sta fermo e tordo come al solito).

L’SDAT che non vuole morire

Lo conosciamo benissimo, è uno dei simboli della serie: il Sony DAT di Shinji, meglio noto come SDAT. Si tratta di un dispositivo di registrazione e riproduzione digitale del 1987, tutt’oggi impiegato negli ambiti professionali, ma che fu invece un flop nella sua versione portatile, a causa principalmente del costo elevato.

[2.0] Ciao SDAT, da quanto tempo, ti trovo in forma.

L’SDAT IN NEON GENESIS EVANGELION

Iniziamo subito da una serie di facts ben noti, ma che vale la pena ricapitolare:

  • Trattandosi di un dispositivo molto ricercato, non di uso comune, sarebbe interessante scoprire se fu regalato a Shinji da qualcuno oppure se, come nel Rebuild, lui l’abbia preso dopo che suo padre l’aveva buttato.
  • L’SDAT riproduce ossessivamente le tracce 25 e 26, rispettivamente You are the only one e Blue Legend di Kotono Mitsuishi, la doppiatrice di Misato.
  • You are the only one finisce accidentalmente per essere la colonna sonora di molte scene tra Asuka e Shinji; è suonata nel combini dove Shinji va a cercarla dopo che Hikari gliel’ha ordinato, nell’episodio 9, e Shinji la stava ascoltando prima di entrambi i “baci” (durante quello dell’episodio 15 la si sente chiaramente venire dai suoi auricolari).
  • Mentre Shinji aspetta Kaworu, nell’episodio 24, sta ascoltando l’Inno alla Gioia. E’ molto difficile che abbia cambiato cassetta, quindi deve essere sempre stata una traccia di quella che ha già.
  • In The End of Evangelion Shinji indossa gli auricolari, ma l’SDAT è scarico. Criptico, direi.

L’SDAT NEL REBUILD OF EVANGELION

[Da qui in poi, il post contiene alcuni spoiler su Evangelion 3.0]

Nel Rebuild cambiano i giochi e l’SDAT assume un rilievo maggiore.
Tanto per cominciare in 2.0 Shinji spiega che questo apparteneva a suo padre, e che l’ha raccolto dopo che lui aveva smesso di usarlo perché non gli serviva più. Questo spiega perché si ostini a portarsi dietro quello scassone anziché comprarsi un iPod.
Sappiamo che la traccia 25 è sempre You are the only one. Vi prego di ascoltarla un attimo, prima di proseguire. L’avete fatto? Ebbene, se l’SDAT apparteneva veramente a Gendo, la domanda a me sorge spontanea: Gendo, figlio mio, ma cosa cazzo ascolti? Va bene che eri giovane e innamorato, ma siamo aldilà di qualsiasi giustificazione. Certo, può essere che Gendo fosse come il figlio, pronto a sciropparsi qualunque cosa pur di riempire il silenzio…ma io, che sono il magio complottista, mi sono fatta un’assurda domanda: se l’SDAT di Gendo, raccolto poi da Shinji, fosse in realtà sempre stato di Shinji? Mi spiego meglio. Non potrebbe essere che l’SDAT del Rebuild sia in realtà lo stesso della serie, e che fosse destinato in un modo o nell’altro a tornare nelle mani di Shinji?

L’SDAT CHE NON VUOLE MORIRE

Come già detto, l’SDAT nel Rebuild assume una dimensione più attiva. Per quanto attivo possa essere un oggetto, è ovvio. Mentre nella serie stava sempre lì, nella mano di Shinji, come un’estensione del personaggio, nel Rebuild ne passa di tutti i colori: viene preso, lanciato, strappato, buttato, custodito, porto, raccolto, rotto, aggiustato…insomma, è in primissimo piano. Pensando a questo mi sono resa conto che, accidenti, questo SDAT non vuole morire. In che senso? Andiamo a vederlo.

1. La caduta di Mari

[2.0] Mari restituisce l'SDAT a Shinji.

[2.0] Mari restituisce l’SDAT a Shinji.

Shinji sta ascoltando la musica, quando quella spostata di Mari atterra sul tetto della sua scuola. L’SDAT, nell’impatto, rotola lontano. Mari, dopo aver parlato al telefono, lo raccoglie e lo porge a Shinji, come per dire “scusa, ecco qui” o “non dimenticarlo”. L’SDAT, che si era allontanato, viene recuperato e restituito al suo proprietario. Da quel momento in poi, riproduce la traccia 27.

2. Shinji abbandona la Nerv

vlcsnap-2013-01-12-12h22m10s164

Quando decide di andarsene e non pilotare più un’Eva, Shinji butta l’SDAT, che è simbolo del suo legame con con il padre. E’ anche, in un certo senso, un modo per abbandonare se stesso, per “buttare”  una parte di sé. Rei però lo recupera dall’immondizia e lo porta con sé nell’entry plug dello 00. Questo fa sì che l’SDAT scampi alla distruzione del quartier generale, infatti è mostrato chiaramente nella mano di Rei quando Shinji la strappa da Zeruel. Quattordici anni dopo, la Wille glielo restituisce. Shinji, che voleva sbarazzarsene, se lo ritrova ancora davanti. Lo perseguita, proprio come l’ombra di suo padre.

3. L’incontro con Kaworu

Dopo aver incontrato Kaworu, Shinji gli chiede se può fare qualcosa per aggiustare l’SDAT. Lui naturalmente ci riesce, e il dispositivo ricomincia a funzionare, riproducendo anche la traccia 28. Dopo breve tempo, però, Shinji ha nuovamente l’istinto di liberarsene, buttandolo contro al muro in preda a una crisi. Anche questa volta qualcuno (Kaworu) lo raccoglie e glielo riporta.

[3.0] L'S-DAT tra Kaworu e Shinji.

[3.0] L’S-DAT tra Kaworu e Shinji.

4. Dopo il Fourth Impact

Pilotando l’Eva 13 Shinji porta con sè l’SDAT, che in questo modo si salva da un’altra fine del mondo. Lo stesso però non può dirsi di lui, che è in pezzi.  Come al solito tocca ad Asuka raccoglierne i cocci (con i suoi caratteristici modi garbati) e dopo uno strattone particolarmente forte l’SDAT cade nella sabbia. Potrebbe restare lì per sempre, invece Ayanami Type lo osserva, indecisa se raccoglierlo. Ma noi siamo sicuri che l’abbia fatto, non è così? Perché in questo caso sarebbe non la prima, non la seconda, ma addirittura la settima volta che, in circostanze diverse, l’SDAT “torna” da Shinji.

Insomma…

…il nostro oggetto d’antiquariato preferito non è più solo un’appendice di Shinji, ma qualcosa di mobile, che lui costantemente rischia o tenta di lasciarsi indietro e che invece, ostinatamente, lo insegue. E’ chiaro che stiamo giocando sul famigliare terreno delle metafore: l’SDAT rappresenta il passato e i peccati di Shinji, dai quali non può affrancarsi, rappresenta il suo fato, dal quale non gli è permesso di liberarsi, rappresenta il vecchio Evangelion, che nonostante gli sforzi continua a proiettare la sua ombra sul Rebuild, e se vogliamo rappresenta pure i fan, che disperati cercano di stare dietro alla storia e ogni volta si dicono “basta, non mi freghi più” e invece al Lucca successivo si mettono in coda per comprare il DVD del nuovo film allo stand Dynit e non sanno nemmeno come ci sono arrivati.
C’è stata anche un’evoluzione piacevole, però. Da simbolo della sua volontà di isolarsi, L’SDAT diventa la prova del legame di Shinji con le altre persone. Passa dal rappresentare la freddezza e la distanza di Gendo al calore e alla vicinanza di Rei e di Kaworu, due persone che Shinji ha amato e che l’hanno amato, e che comunque vadano le cose continueranno ad “indugiare nel suo cuore”, come lui stesso affermava in The End. Ma visto che non esiste di lasciarci con un sentimento positivo, vi ricordo anche che Fuyutsuki ha detto “perderai in trentuno mosse” e Kaworu muore trentuno minuti dopo. L’SDAT, invece, è alla traccia 28. Vedremo anche la 29? Arriveremo mai a vedere la 31? E cosa accadrà, a quel punto? Forse un bel niente o forse – tanto per cambiare – la fine del mondo. Questa scelta di mostrare così spesso l’SDAT è puramente stilistica o c’è qualcosa sotto? Qualunque sia la risposta, una cosa è sicura: lo ritroveremo in Final.