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mindFACKTS: gli Infinity Series e l’ossario degli Eva

La visione di Q, specialmente nella sua seconda metà e in versione ad alta qualità, ci ha messi di fronte a una serie di cose che non voglio neanche cominciare a lamentarmi di quanto cazzo non abbiano alcun senso. Presto o tardi avremo una teoria assolutamente inattaccabile su tutto ma per il momento la mole di nuovi input è tale che è già uno sforzo considerevole constatare quello che c’è, figuriamoci dargli una spiegazione.

Una di queste, delle cose che ci siamo limitati a constatare, intendo, è per esempio, che non riesco a trovare porno su Midori che il mondo post-(near?) Third Impact, o almeno il luogo dove un tempo sorgeva Neo Tokyo 3, compresi il Geofront e la base della Nerv, è fottutamente pieno di Eva rossi pietrificati. Il fatto che sia diventato rosso anche, uhm, IL MONDO tende a confondere un po’ le idee ma facendo un po’ di attenzione, armati di fermo immagine e lente di ingrandimento, due cose si notano: la prima è che gli Eva rossi — il fandom per ora li chiama Infinity Series, dato che Kaworu parla di “failures of Infinity” — hanno tutti dei supporti verticali sproporzionati, asimmetrici e irregolari, la seconda è che non hanno una testa

Infinity Series decorano il paesaggio post-apocalittico di Neo Tokyo 3 (clicca per ingrandire)

Close up: un Infinity senza testa

Infinity Series nel Central Dogma

Infinity Series sul ponte di comando (non fare caso alla testa di Rei. o Yui?)

Arrivati poi nel Terminal Dogma, che Kaworu descrive come l’epicentro del Third Impact (EH?), superata la barriera, il “tappo” che, dice sempre Kaworu, ne ha sigillato il punto più profondo impedendo a chiunque il passaggio negli ultimi 14 anni, dobbiamo fare i conti (noi e Shinji) con un nuovo inquietante particolare: il pavimento è letteralmente coperto di teschi. Decine di migliaia di teschi, di dimensioni variabili ma più o meno uguali a quelle della testa di un Eva, circondano il “cadavere” di Lilith e riempiono l’area che un tempo era un mare di LCL che sgorgava direttamente dal gigante crocifisso.

Teschi.

Teschi!

TESCHI!!!

Ora, i’m no fuckin scientist, ma: corpi senza testa in un punto A, teschi senza corpo in un punto B, possibile che le due cose siano collegate?
E se sì, come?
Hell if i know.

Intervista a Maaya Sakamoto su Evangelion 3.0

Ormai sapete benissimo quanto a noi Magi piacciano le interviste, infatti cerchiamo di arraffarne il più possibile. Grazie alla nostra insostituibile Valeria, qualche tempo fa vi abbiamo offerto in esclusiva l’intervista che Yuko Miyamura ha rilasciato per il pamphlet di Evangelion 3.0, che tanto per cambiare ha fornito ulteriori domande più che risposte, ma a noi va bene così. Dopo Asuka, quindi, a chi poteva toccare? …a Shinji, va bene, ma su quella stanno già lavorando gli americani, anche se è ferma da un mese, quindi no, per ora niente Shinji. Valeria si è invece fatta un mazzo tanto per tradurci la lunghissima intervista a Maaya Sakamoto, new entry nel cast di Eva come voce di Mari Illustrious Makinami, ma praticamente una celebrità in Giappone. Cosa avrà da dirci sul suo imprevedibile personaggio? “Boh, non so niente, chiedete ad Anno” come tutti, probabilmente, ma del buon materiale per congetturare, state allegri. Non ci deludono mai, questi bastardi.

“Ho iniziato senza rendermi conto dei fatti e della loro importanza, a differenza di tutti quei fan che avevano trascorso la loro giovinezza in compagnia di Evangelion”

Q: Per prima cosa: com’è stata la prima volta in HA, visto che [il tuo era un personaggio] del tutto nuovo?
A: A dire il vero conoscevo poco o nulla di Evangelion, mi sono trovata a farne parte senza sapere tutto quello che c’era stato prima. Ho iniziato senza rendermi conto dei fatti e della loro importanza, a differenza di tutti quei fan che avevano trascorso la loro giovinezza in compagnia di Evangelion. Piuttosto che pensare “come sarebbe a dire che c’è un nuovo personaggio?” avevo piuttosto il batticuore dovuto al fatto che non sapevo cosa mi avrebbe aspettata. La comparsa di Mari è stata tenuta segreta per molto tempo, e quando è stata resa pubblica ha avuto una grandissima ripercussione ovunque andassi. A partire dallo staff, fino ai miei parenti, o agli amici dei tempi della scuola, chiunque, mi poneva sempre la stessa domanda: “Questa volta avremo un nuovo personaggio?”. Solo a quel punto, pian piano, ho capito di che cosa mi stessi facendo carico, e di che portata abbia Evangelion nell’attirare il pubblico. Forse è proprio perchè non ero particolarmente coinvolta che sono riuscita ad andare fino in fondo. Se fossi stata una fan di Evangelion, non sarei riuscita a sopportare la pressione.

Q: Ci ricordiamo che ai tempi di HA lo staff era molto preoccupato per come rendere il personaggio di Mari, ma quando hai cominciato a registrare l’atmosfera era completamente cambiata.
A: Mi avevano chiamata senza neanche un provino, e senza aver sentito nessuna opinione in proposito,  così non c’era nessun preconcetto su come Mari sarebbe “dovuta essere”. Quel giorno c’erano tantissime persone venute ad assistere alla registrazione, e temo di aver sentito un po’ di pressione a causa di tutti quegli sguardi, ma è stato anche divertente. Considerando che ho recitato liberamente e mi è stato dato subito l’ok, mi è rimasto il dubbio di aver fatto davvero bene.

Q: Sei fantastica. In quel momento hai davvero dato vita al nuovo personaggio!
A: Prima di iniziare avevo incontrato nella lobby Hayashibara [Rei] e Ogata [Shinji], che mi avevano salutata con “Benvenuta nell’Evangelion World! Dovrai rifare la parte venti o trenta volte, ma non preoccuparti, è stato così per tutti”. Ne sono rimasta un po’ shockata! Al momento di fare la scena, che era molto lunga e basata sul feeling, ero davvero preoccupata, per questo quando mi hanno dato l’ok dopo la prima non potevo crederci. Invece di essere felice e rilassarmi mi sono preoccupata e avevo dei dubbi… Il lato positivo è stato che quella scena non prevedeva altri personaggi, per cui ho potuto concentrarmi su me stessa. Quella era la prima battaglia di Mari, potevo sentire il suo batticuore e la sua eccitazione, per cui sono riuscita a “sincronizzarmi” con lei. Penso addirittura che il mio nervosismo sia stato un elemento importante.

Q: A quanto pare in quest’opera cose come la “sincronia” e la “vitalità” sono importanti.
A: Il signor Anno mi ha raccontato di aver lasciato la concretizzazione a Tsurumaki, il quale spesso mi diceva “vorrei che facessi così”, e per questo mi sembra che insieme abbiamo supervisionato la parte acustica del personaggio. Allora non sapevo come HA sarebbe continuato, proprio per niente, e a seconda di come gli altri lo avrebbero percepito anche il personaggio sarebbe cambiato. O perlomeno, io la penso così.

Q: Mari è nata da un sistema continuo di prove ed errori all’interno dello staff. Qual è stato il tuo approccio, invece?
A: Il signor Anno mi ha dato una parola chiave: “Showa no Oyaji” [“Papà del periodo Showa“, ovvero il tipico genitore giapponese degli anni settanta/ottanta — ndValeria] e dopo aver capito che cosa intendesse sono riuscita meglio nel mio ruolo. Mari è completamente diversa dagli altri personaggi, mi è stato subito palese. Anche io sono nata nel periodo Showa, dove la frase tipo era “stai tranquillo, non esagerare”. Mari è un personaggio molto diverso dai miei soliti: ha il vizio di usare “nya”, è energica e piena di fiducia in se stessa, manca di senso comune in quello che dice e ha quel non so che di carino tipico dei manga. Non sapevo fino a che punto avrei potuto spingermi, ma quando ho aperto il vaso non mi è sembrato di essermi mai allontanata da me stessa. Ho usato la mia voce naturale e sono riuscita a entrare nei suoi panni senza troppa fatica. Anche quel “nya”, sotto l’ombrello dello “Showa no Oyaji”, sono riuscita a renderlo senza problemi. Realizzare un personaggio con la mia voce mi ha fatto davvero tranquillizzare.

Q: Cosa ne pensi di Q dopo l’esperienza precedente?
A: In HA c’erano il “nya” e la canzoncina, che hanno avuto il loro impatto. In Q è continuata: non faccio che canticchiare e dire “nya”. Inoltre in questo episodio ci sono un sacco di nuovi personaggi, nuovi eventi e via dicendo, che fanno confondere gli spettatori, quindi per quanto riguarda Mari non ci sono grandi sorprese (forse).

Q: In questo senso, sembra che ci si sia abituati all’episodio precedente.
A: Quella sensazione di abitudine vale anche per me. All’inizio ero preoccupata, non sapevo se Mari sarebbe stata accolta, essendo entrata così all’improvviso nella squadra. Se guardo le produzioni recenti, vedendo Mari accanto agli altri personaggi sembra che ci sia sempre stata.  La sensazione che Mari – nonostante sia un personaggio del tutto nuovo – ci sia stata fin dall’inizio ce l’ho anch’io, e finisco per dimenticarmi che in realtà non è così! Questo mi è di grande soddisfazione. Anche in Q ci sono molti nuovi personaggi, ma proprio perché io sono arrivata un episodio prima mi sento un po’ la loro senpai.

Q: Dall’episodio precedente sono trascorsi 14 anni e ora Mari è in grado di combattere con Asuka in perfetta sincronia [scorrono le immagini di lei che fa cadere il fucile, lei che fa il fuoco di copertura in ritardo, lei che dice “è inutile colpirlo, tanto è tutto un nucleo”… — ndCaska]. Come lo spieghi?
A: A essere sincera, non ho capito moltissimo della storia in sé. Io comparivo perlopiù in scene d’azione, per cui non facevo che pensare a contro chi stessi combattendo, o a che distanza mi trovassi rispetto a qualcuno. Non conosco bene la storia o la sua struttura. Non interagisco molto con i nuovi personaggi, ma so che hanno un loro ruolo fondamentale nelle battaglie. Come al solito non mi sono preoccupata troppo e sono andata avanti per la mia strada.

Q: Canti ancora una canzone del periodo Showa, eh?
A: Anche quando Mari non è sullo schermo la si può sentire cantare, così sono state scelte 3-4 canzoni a capella e nostalgiche. È proprio un personaggio che non fa che canticchiare. Ho fatto del mio meglio per trasmettere quanto si diverta nel fare qualsiasi cosa.

“[Mari] fa esattamente quello che dice […] Tra quello che dice e quello che vuole fare c’è una perfetta armonia”

Q: Come si sono espressi gli altri, nel definire il tuo ruolo?
A: La cosa che mi è rimasta impressa è stata quella che mi ha detto il signor Anno all’inizio: “[Mari] fa esattamente quello che dice”. Non c’è da preoccuparsi che abbia una seconda faccia, ecco. Tra quello che dice e quello che vuole fare c’è una perfetta armonia. Certo, è un personaggio con un suo spessore, ma appunto non c’è da scervellarsi sulla possibilità che abbia un doppio fine, o una maschera sulla maschera: è una persona semplice. La prima volta che ho letto il copione e visto il personaggio, ho avuto l’impressione che fosse una persona dai molti volti, carina e forte al tempo stesso, ma senza davvero capire chi fosse davvero. Tuttavia nelle sue azioni non c’è mai un secondo fine, non sta a lagnarsi per un nonnulla, e non è neanche il tipo da ingannare gli altri. Rispetto agli altri personaggi è più semplice da comprendere, o perlomeno questo è quello che mi ha detto il signor Anno. Ecco perché ho pensato “quindi non devo preoccuparmi troppo!”. Bastava che seguissi quanto scritto sul copione e che fossi naturale. Ecco, questa volta mi sono calata in Mari senza pensarci troppo. Non mi faccio influenzare da quello che accade attorno a me e vado avanti a modo mio. Mari è un personaggio che conosce se stessa e si muove di conseguenza. Qualunque cosa accada è positiva, e ha una grande fiducia in sé. Dato che questa volta ci sono state molte scene di combattimento, ho fatto in modo che questa fiducia si sentisse, e [di dare l’impressione che] pilotare un Eva sia tutto sommato divertente.

Q: Dici che Mari non ha una seconda faccia, ma mostra spesso di avere una certa libertà che è solo sua.
A: Penso che prenda le cose con filosofia. Sembra che guardi tutto dall’alto, quasi in maniera obbiettiva. Ecco perché non capita spesso che la si veda parlare con Shinji o nei suoi stessi luoghi. E’ un personaggio che fa tante esperienze diverse, ecco forse spiegato il motivo di tanta libertà. Tuttavia, non ho proprio idea di come sia impostata la cosa.

Q: Hai qualche aspettativa su quello che accadrà d’ora in avanti?
A: Dato che [Mari] è un personaggio nuovo, vorrei che fosse sfruttata al massimo! In questo episodio forse si è un po’ capito da dove provenga [la Sakamoto usa una parola che può essere intesa sia come “luogo di nascita” che come “da dove discende”, nel senso di legami di sangue — ndValeria], ma dato che c’è stato molto riserbo vorrei saperne di più. Credo che la prossima volta molti misteri verranno risolti. Q arriva dopo tante battaglie, nel momento in cui si può finalmente dire “grazie a tutti per il lavoro svolto!”. Dato che è da tantissimo tempo che tutti vogliono saperne di più, si vorrebbe chiarire il tutto il prima possibile. Ogni volta che ricevo un copione sono anche io in questa situazione di non sapere, e per questo vorrei divertirmi il più possibile.

Q: Che impressione hai avuto di Q?
A: Con HA la sensazione era che Mari fosse stata già presente ai tempi della serie, e questo mi ha dato da pensare. Questa volta, con tutti quei personaggi nuovi, sono rimasta davvero colpita e mi sono detta “meglio aspettare di vedere l’opera completa”.

Q: C’è un punto chiave che tutti stavano aspettando. Non solo le canzoni del periodo Showa, ma anche la canzone a tema.
A: Io non conoscevo opere precenti alla mia nascita, come Hawk of the Grand Prix [un anime del 1977, conosciuto come Gran Prix e il campionissimo in Italia — ndValeria], ma mi è stato detto: “Passa dalla canzoncina al dialogo”. Non sta succedendo nulla di serio, o perlomeno mi è stato detto così; non mi sono sentita sottostimata, sono andata avanti sogghignando e cercando di essere il più attiva possibile. Mari è un personaggio schietto, diversa dagli altri, e forse è per questo che mi piace.

Q: Vorresti lascare un messaggio?
A: Per prima cosa ringrazio tutte le persone che hanno accolto Mari. Per me questa è stata un’esperienze del tutto nuova, che mi ha insegnato molto. Penso che Mari lascerà su di me una traccia importante. Come in tutte le cose nuove, c’è sempre un senso di estraneità. In HA quella sensazione era anche legata alla mia entrata in scena, ma nonostante questo sono stata accolta da tutti, e tutti assieme abbiamo fatto del nostro meglio: sono davvero felice. La sensazione che tutto sommato Mari ci sia stata fin dall’inizio è stato grazie al contributo di tutti. Al momento della proiezione di HA ero davvero in ansia, ma poi c’è stata una grande aspettativa verso la nuova opera, e tutti si sono dati un gran da fare per sostenere questo nuovo personaggio. Quindi spero che sarete con me fino alla fine, per capire il motivo per cui Mari è stata introdotta in Evangelion.

Maaya Sakamoto è una doppiatrice e cantante pop di enorme popolarità, in Giappone, al punto che la sua stessa presenza in 2.0 è stato un selling point per il film e in particolare per il personaggio di Mari. Si è fatta conoscere dal grande pubblico con il ruolo di Hitomi Kanzaki in I cieli di Escaflone, anime del quale ha cantato anche la opening e che ha segnato l’inizio di un lungo sodalizio con la grande compositrice Yoko Kanno.
Altri ruoli per cui è famosa sono quello di Ciel Phantomhive di Kuroshitsuji, Harui Fujioka di Ouran Host Club, Reika Mishima di RahXphon (che ricordiamo essere un rip-offone di Evangelion — anche se non ai livelli di Aquarion), Crona di Soul Eater, Tomoyo di Tsubasa Reservoir Chronicles e Lal’c di Punta al Top 2! Diebuster, che citiamo con particolare amore perché è una bella creatura di casa Gainax. Ha inoltre doppiato molti videogiochi, come per esempio Final Fantasy XIII (Lightining) e film e serie occidentali, come Dottor Who (dove prestava la voce al personaggio di Rose Tyler). È sposata con il doppiatore Kenichi Suzumura, col quale ha più volte condiviso il set; in particolare ci piace ricordare che sono stati rispettivamente Aeris e Zack negli (opinabili) spin-off di Final Fantasy VII.

Evangelion 2.22: differenze fra trailer e film

Un’opera in divenire

Evangelion, abbiamo imparato negli anni, è un’opera in fieri, in costante evoluzione e che, per quanto sia bello fantasticare su una possibile conclusione, tutti gli indizi portano a credere non finirà mai. Quando si parla della sua realizzazione, bisogna tenere sempre presente che il prodotto “finale” cui noi assistiamo è il risultato dell’incontro/scontro tra due forze opposte e (fino a un certo punto) contrarie: da un lato c’è un autore, Hideaki Anno, con una visione chiara e personalissima, un’idea molto precisa di dove vuole arrivare ma non di come, dall’altra c’è uno studio (Gainax, Khara) composto da tante persone e altrettanti punti di vista, di cui Anno, per quanto importante, è solo un membro. Uno studio, è bene ricordarlo, storicamente noto per essere poco incline a gestire budget, rispettar scadenze o restare fedele a una stessa idea per più di 15 minuti. Da questa dialettica nasce un’opera sfaccettata, sicuramente imperfetta e carica di contraddizioni, ma viva, che non resta mai troppo a lungo uguale a se stessa perché non smette mai di aggiornarsi e, almeno nelle intenzioni, migliorarsi.

Questa premessa è indispensabile per fare piazza pulita di certi luoghi comuni francamente idioti secondo cui Anno e il suo staff farebbero quello che fanno “a caso”, o con il preciso scopo di prendersi gioco del loro pubblico o di arricchirsi sulla loro pelle (onestamente, uno studio che voleva arricchirsi avrebbe finito i soldi a metà dell’episodio 19?), ma anche per capire che il processo creativo in Eva non si ferma neanche quando il prodotto viene rilasciato sul mercato: esempi lampanti sono i director’s cut e i film D&R e EoE, che realizzati a posteriori ridefiniscono il finale della serie, la stessa quadrilogia cinematografica — sia che si tratti solo di un remake che vuole aggiustare il tiro, sia che si tratti veramente di un seguito — edita in più versioni rivedute e corrette (1.0 e 1.11, 2.0 e 2.22…) e, all’interno di essa, il caso delle “anticipazioni” che si rivelano puntualmente diverse dal film che dovrebbero anticipare.

Evangelion 2.22: trailer VS film

Stabilito che anche le inversioni di rotta fanno parte del modo di lavorare di Anno e degli studi Gainax/Khara, perché questo è importante? Perché al pari delle scene eliminate di cui si trova traccia nelle interviste o nei groundwork, sapere cosa è stato cambiato e quando, attraverso il confronto tra anticipazioni e film, ci aiuta a “mappare” — per quanto in maniera approssimativa — la realizzazione del Rebuild e, perché no, carpire qualche indizio in più su dove voglia andare a parare.

Masturbazioni mentali? Beh, che novità.

(Le immagini della preview vengono tutte dal dvd di 1.11, quelle del film vero e proprio dal dvd di 2.22)

#1 L’unità 05

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Cambia l’angolo di ripresa, ma l’unità 05 rimane praticamente identica. L’unica differenza percettibile, al di là dei colori più accesi e della scritta “Eva 5 provisional” sull’elmo, è che nella prima versione l’Eva sembrava armato con due lance, una per braccio, mentre nella versione definitiva ha una lancia sola montata sul braccio destro.

#2 L’unità 02

2_eva02

Dell’unità 02 che si lancia dall’alto con il nuovo equipaggiamento di tipo S, nell’anticipazione ci viene mostrata solo la sagoma in controluce, è impossibile quindi vedere le modifiche apportate al design dell’Eva: forse dovevano essere una sorpresa, forse non erano ancora state decise, forse dovevano essere una sorpresa per quando sarebbe uscito il modellino della Revoltech.
Notare però che cambia il colore delle braccia, da arancioni a bianche, e che le “corna” della mascherina insettoide dell’Eva sono già presenti ma molto meno pronunciate.

#3 L’incidente dell’unità 04

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L’esplosione dell’unità 04, dovuta (si presume) al malfunzionamento dell’organo S² durante il test di attivazione, è stata ridisegnata per assomigliare di più al Second e al Third Impact mostrati nei film originali (D&R, EoE) e nel Rebuild: questo significa che l’Eva andato fuori controllo non è semplicemente saltato in aria distruggendo tutto, né è scomparso in una sorta di buco nero come nella serie, ma ha generato una zona anti AT-Field (i puntini luminosi sono per convenzione le “anime” degli esseri viventi cui AT Field è stato abbattuto) ricreando, in scala ridotta, le condizioni degli Impact al Polo Sud e a NT-3.

#4 La contaminazione dell’unità 03

4_eva03

Cambiano semplicemente i colori dell’Eva 04, la mascherina sulla faccia da grigia diventa rossa.
Fun fact: i colori dello 03 sono stati scelti apposta per far pensare a Toji (la carrozzeria nera coi dettagli bianchi ricorda la tuta che Toji indossa sempre, la mascherina rossa ricorda il cappellino da baseball) per poi sorprendere lo spettatore quando Asuka viene scelta come pilota per il suo collaudo.

#5 La discesa dell’unità 06

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Il Mark.6 è più snello, slanciato, i colori sono ancora una volta più accesi, l’aureola più definita e la quantità maggiore di dettagli rende ancora più evidente la somiglianza con lo 01, a parziale conferma di una teoria molto diffusa secondo cui l’Eva pilotato da Kaworu sarebbe effettivamente l’unità 01 della serie originale, rimasta sulla luna dopo gli eventi di EoE e recuperata dalla Seele del Rebuild per farne “il vero Evangelion”.

#6 Adams

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Cambia il modo in cui vengono rappresentati gli Adams, presunti autori del Second Impact, ma la sostanza rimane uguale: quattro giganti di luce (nel preview sembrano più degli spettri) con aureola (ora hanno anche le ali) distinti solo per la posizione e l’aspetto dei rispettivi “nuclei”.

#7 Lilin+?

Dopo gli Eva e gli Adams, l’ultima sequenza dell’anticipazione mostra la scritta “Lilin+?” seguita da primi piani o scene emblematiche con protagonisti i personaggi umani (Lilin, come li chiama Kaworu nella serie originale). Possiamo supporre che il “+” sia l’indicazione del plurale, mentre il punto di domanda dovrebbe instillare il dubbio che si tratti veramente di esseri umani (Kaworu non lo è di certo, Mari chissà, Rei dipende dai punti di vista, Asuka e Shinji non molto, dopo gli eventi conclusivi di 2.0).

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I primi piani di Kaji e Gendo vengono dalla scena in cui il primo, appena arrivato in Giappone mostra al Comandante la Chiave di Nabucodonozor (scena speculare alla serie, con l’embrione di Adam al posto della Chiave). Cambiano solo i fondali e l’illuminazione.

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Misato schiaffeggia a Ritsuko: questa scena, presa dall’episodio 16 della serie originale non è stata inserita nel film. Il contesto era quello dello 01 e Shinji inglobati dal dodicesimo Angelo (Leliel), con Misato che dava in escandescenza quando scopriva che l’interesse primario di Ritsuko e della Nerv era recuperare l’Eva e non il suo pilota; se si fosse inizialmente pensato di includere la stessa situazione in 2.0, è evidente il motivo per cui si è poi deciso altrimenti: gli Angeli che compaiono nel secondo film sono “guerrieri” la cui venuta è funzionale a mettere in scena combattimenti spettacolari con gli Eva; Leliel, Angelo molto poco dinamico, è invece responsabile del primo momento di “introspezione forzata” nella serie, cosa che avrebbe francamente cozzato con il tono di 2.0 (nondimeno, alcuni momenti chiave dell’introspezione di Shinji provenienti dall’episodio 16 erano già stati usati in 1.0).

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Asuka, Rei e Shinji durante la battaglia contro Zeruel, chiaramente ricalcati dall’episodio 19. È evidente che non era ancora stato deciso di mettere Asuka in panchina (l’eufemismo del millennio) e sostituirla con Mari, del resto sappiamo che la Khara è rimasta incerta fino all’ultimo sul ruolo da affidare alla nuova arrivata: tra le varie possibilità c’era quella di farla comparire solo nella scena iniziale (lo scontro tra lo 05 e il terzo Angelo), oppure di farla combattere contro Zeruel assieme ad Asuka (cioè entrambe a bordo dello 02).

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Kaworu è ripreso un po’ più da vicino ed è disegnato in maniera leggermente diversa. Che attention whore.

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Mari osserva uno stormo di uccelli e una serie di esplosioni a forma di croce in lontananza, probabilmente causate da Zeruel nel momento in cui attacca Neo Tokyo 3: in 2.0 la scena ha luogo più o meno a metà film (subito dopo che si è parlato dell’unità 03: la sua unica utilità è gettare il dubbio che il pilota sarà Mari), ma senza le esplosioni all’orizzonte, dato che al momento dell’arrivo dell’Angelo Mari sarà nel Geofront, a bordo dello 02, pronta ad affrontarlo (e fare una pessima figura).
A conferma del fatto che Mari è stata a lungo un’incognita anche per la Khara, si noti che la divisa scolastica è diversa rispetto alla versione definitiva, e che nella preview non indossa ancora i diademi.

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Inquadrature simili sono usate anche al termine della sequenza che apre il film, in cui Mari, in plug suit e in mezzo all’oceano, osserva le due esplosioni a forma di croce generate dall’Eva 05 e dal terzo Angelo appena distrutti.

Q, Final

Quello di Q è un caso squisitamente a parte, dal momento che NIENTE di quello che viene mostrato nella preview al termine di 2.0 ha luogo nel film successivo. Nulla vieta — anzi, le poche info che abbiamo parrebbero confermarlo — che quanto anticipato sia effettivamente accaduto nell’immediato futuro (per esempio la discesa nel Dogma dell’unità 06, che infatti troviamo ancora lì nel finale di Q), ma dal momento che il terzo film è ambientato 14 anni dopo gli eventi conclusivi di 2.0 non ne abbiamo alcun riscontro certo.
Ovviamente saremo lieti di approfondire.

Per quel che riguarda Final, invece, l’ultimo capitolo della quadrilogia era, al momento dell’uscita nelle sale di Q, in fase talmente embrionale che la sua “anticipazione” è costituita da una sequenza in loop del modello 3d dell’inspiegabile Eva 02-08 che combatte altri anonimi “modelli” di Eva (Evaseries? Gli Eva rossi “pietrificati” che infestano NT-3?); scopriremo entro breve se per l’uscita di Q in dvd e blu-ray questo trailer palesemente provvisorio è stato sostituito con qualcosa di più concreto, o almeno più chiaro, o se la Khara preferirà cucinarci a fuoco ancora più lento del solito.

mindFACKTS: lo scudo magico di virtù

Vi ricordate quando, subito dopo l’uscita di Q, abbiamo tracciato un veloce pattern dei riferimenti alle fiabe contenuti nel film? Andate a rileggerlo, nel caso abbiate la memoria un po’ confusa, perché c’è un nuovo pezzetto del puzzle per voi. Avete  presente lo scudo col quale l’Unità 00 protegge la 01 in 1.11, vero? Contrariamente a quello della serie era in grado di reggere il colpo di Ramiel, per questo né l’Unità 00 (con Rei all’interno) né la 01 subiscono gravi danni (ragion per cui lo 00, nel Rebuild, non viene mai ricolorato). Ebbene, su questo scudo c’è una sigla. E’ bella grossa, non vi può sfuggire, eccola qui:

“ESV”

Naturalmente noi Magi (e buona parte degli esseri umani nel mondo) tendiamo a notare tre lettere enormi, ma colpevoli di guardare 1.11 lo stretto indispensabile non ci eravamo soffermati sul testo in piccolo che spiega l’acronimo. Grazie a questa ragazza l’abbia fatto, e guardate un po’:

Sotto alla sigla, il nome per esteso dello scudo: Enchanted Shield of Virtue

Il nome dello scudo è Enchanted Shield of Virtue. “E allora?” mi direte voi.
Enchanted Shield of Virtue non è un nome qualsiasi,  fa riferimento a una fiaba, e in particolare alla sua versione più nota e riconoscibile al grande pubblico (occidentale): quella di Walt Disney. La fiaba – indovinate un po’? – è La Bella Addormentata, e l’enchanted shield of virtue è lo scudo che la fata Flora dona al principe Filippo affinché attraversi la foresta di rovi, sconfigga la strega Malefica e svegli la principessa Aurora dandole il bacio del vero amore…sì, è inutile che mi guardiate così, sono una Disney-freak e per scrivere questo post ho preso il mio dvd in edizione speciale, va bene? e_é

FLORA: “Aspetta, principe Filippo. La strada del vero amore può essere cosparsa di ancora tanti pericoli che tu dovrai affrontare da solo. Quindi, armati di questo magico scudo di virtù, e di questa possente spada di verità, poiché queste armi di giustizia trionferanno sul male.

In realtà Filippo farà poco più che una sega, saranno le fate a ficcare la spada nel cuore di Malefica in forma di drago, ma ok. I protagonisti maschili inetti a noi piacciono.

Si tratta di una citazione carina, che di per sé non deve significare per forza qualcosa, ma alla luce di Q salta subito all’occhio, in particolare dopo aver scritto il post sopra citato. Di tutte le fiabe del mondo, staff Khara, perché proprio quella? Ci sarà anche la Mighty Sword of Truth? E il bacio del Vero Amore? Ma la vera domanda è: volete farmi ammattire? Non colpite così una fanciulla nel suo stantio lato romantico impostole dalla società patriarcale, vi prego!

Prima di lasciarci, un breve riassunto dei nostri ingredienti:

  • Un principe (non) felice…o un cavaliere? Questo è uno spoiler su un post in progress. Tenetelo a mente, va bene?
  • Una principessa che non so se ve lo ricordate, ma è abituata a ricevere visite quando non è cosciente. In scenari un po’ meno Disneyani, però (nella favola originale, in compenso, la principessa veniva stuprata dal principe mentre dormiva: allegria!). Poi non vorrei dire, ma da brava principessa Asuka ha una matrigna. Ha persino ballato, adesso che ci penso, le manca solo di cantare e parlare con gli animali.
  • Un (altro?) cavaliere; l’Eva 05 si muove a quattro zampe (cavallo) ed è armato di lancia, mentre il Terzo Angelo ha forma di un drago (cinese, dal modo in cui si muove, i draghi occidentali solo più pachidermici e non fluttuano). Il loro primo scontro avviene in uno spazio ristretto mentre entrambi si vengono incontro, e Mari colpisce con la lancia, come alle giostre medievali.
  • Una maledizione.
  • Un Re.

C’è così tanto materiale, nel Rebuild, che a riutilizzarlo potremmo fare altri dodici anime. O una saga fantasy, a quanto pare.

RoE: Jo-ha-kyu e Kishotenketsu

Uno degli inconvenienti di gestire un tumblr (ok, anche due o tre) dedicato a Evangelion è che, per forza di cose, mi ritrovo spesso  a controllare le pagine dei tags. Quasi ogni giorno, durante la mia ricerca di belle immagini da postare, mi capita di imbattermi in un variegato assortimento di meraviglie, tra cui:

  • meme che non fanno ridere
  • hentai disturbanti e disegnati male
  • uomini insicuri che insultano Shinji
  • donne e uomini insicuri che insultano Asuka

Quello che in assoluto preferisco, però, sono i post degli Illuminati: persone che hanno appena visto l’anime per la prima volta e non solo credono di aver Capito Tutto, ma si sentono in dovere di condividere la loro immensa sapienza e superiorità intellettuale con il mondo intero. Uno di questi mi è rimasto particolarmente impresso. La brillante tesi del Grande Saggio di turno era che, beh, in realtà i due episodi finali sono solo un trip onirico inutile e posticcio, perché Eva finisce con l’episodio 24, quando Shinji uccide l’ultimo Angelo. Easy as that.
E noi che da anni ci spacchiamo la testa per nulla! La verità è che gli umani sono i buoni e gli Angeli sono i cattivi, quindi una volta che Shinji li ha fatti fuori tutti il problema è risolto! Tutto il resto sono solo seghe mentali e deliri metafisici senza senso! Grazie, tizio su tumblr, per averci aperto gli occhi!
Ora, è indubbio che abbiamo a che fare una mente semplice, che meriterebbe solo la nostra compassione, una pacca affettuosa sulla spalla e di essere chiamato “sweet summer child” in tono accondiscendente. A mio avviso, però, lo sconcertante semplicismo dei suoi ragionamenti offre uno spunto per riflettere su una questione molto più spinosa: siamo occidentali e, inevitabilmente, guardiamo a Evangelion da occidentali.
Questo comporta una serie di conseguenze per niente banali. Ok, fino a prova contraria qui siamo tutti abbastanza evoluti da capire che abbiamo a che fare con un’opera un filino più complessa di Super Robot, ma questo non significa che il nostro approccio alla serie (e al Rebuild) sia del tutto scevro da condizionamenti dettati dal nostro background culturale.
Un esempio? Armatevi di google, fate una ricerchina sulla simbologia religiosa in Evangelion e ammirate la mole di articoli, studi approfonditi e trattati enciclopedici in dodici tomi rilegati che sono stati prodotti dai fan nel corso degli anni. E ora, vediamo cos’ha da dire al riguardo il Maestro Anno in persona:

Hideaki Anno rivela i profondi motivi dietro alla scelta del nome “Evangelion

Beh, ogni commento mi sembra superfluo.
Ma torniamo al nostro affezionato untente anonimo. Sarà davvero poi così infondata, la sua affermazione? E’ davvero così assurdo aspettarsi che un’opera di carattere narrativo abbia un inizio, uno sviluppo e una conclusione? E che quest’ultima coincida con la risoluzione di un conflitto tra due forze opposte?
In realtà, le basi del suo ragionamento sono facilmente rintracciabili. Se avete mai letto un manuale di scrittura creativa, preparanto un esame di filmologia, o semplicemente guardato una puntata di un procedurale a caso su Rai2 mentre lavavate i piatti della cena, indubbiamente vi sarete già imbattuti in uno dei capisaldi della narrativa occidentale, la struttura in tre atti: inizio, sviluppo, finale.
Probabilmente avrete anche notato che, di solito, le cose funzionano pressapoco così: 1) Il primo atto presenta uno stato di equilibrio e introduce lo spettatore alla vicenda, agli ambienti, ai personaggi 2) Nel secondo atto si determina un qualche tipo di conflitto tra due o più forze, viene a crearsi uno squilibrio rispetto alla situazione di partenza  3) Infine, nel terzo atto, assistiamo alla risoluzione di tale conflitto, e al conseguente riequilibrio.
Mi rendo conto che si tratta di un sommario al limite dell’inesistenza e che non tiene conto di innumerevoli eccezioni, condizioni e discriminanti, ma, tutto sommato, mi pare riassuma efficacemente le aspettative della stragrande maggioranza del pubblico occidentale nei riguardi di un romanzo, una rappresentazione teatrale, un film. In fondo, sono moltissimi i testi di narratologia che sostengono che un conflitto sia indispensabile alla sussistenza del racconto, e sono sicura che, dopo la proiezione di Inception, avete sentito almeno una persona in sala sbottare “ma questo film è una cazzata!” per colpa di quella trottola maledetta. Saremo anche nell’era delle nekomimi che si muovono a seconda dell’umore (mioddio che paura), ma c’è ancora chi dà di matto a meno che gli si consegni una perfetta quadratura del cerchio.
Ecco, a questo problema noi evafags possiamo tranquillamente dirci immuni, ma non significa che le scelte narrative di Anno non possano prenderci in contropiede, anzi.
Prendiamo Evangelion 3.0, con il suo drastico cambio di ambientazione, atmosfere e tagli di capelli dei personaggi e con la sua trama che, complessivamente, non sembra andare da nessuna parte (se non verso la disperazione totale, ovvio).
Dire che il film ha scatenato delle reazioni forti sarebbe riduttivo. Alcuni sono arrivati a rinnegare in toto il Rebuild e addirittura a disconoscere Anno, sostenendo che avrebbe “ucciso” l’opera originale e “rovinato completamente” l’universo di Evangelion. Una presa di posizione un po’ drastica, ma le cui motivazioni sono comprensibili: Q è, in diversi sensi, worlds apart rispetto non solo alla serie, ma anche ai film precedenti.
Qui su Dummy System, prima dell’uscita del film, avevamo avuto modo di confrontarci sulle nostre aspettative grazie al Toto Q, e l’opinione più diffusa era che in questo terzo episodio avremmo assistito ad avvenimenti sconvolgenti che avrebbero cambiato le carte in tavola. Eppure, Q è riuscito a spiazzarci completamente. Chi si sarebbe mai aspettato uno stravolgimento del genere, e per di più fin dalla prima sequenza? Nessuno avrebbe mai potuto prevedere una svolta così radicale, e soprattutto uno strappo così brusco rispetto a 1.0 e 2.0.
… oppure sì? E se fosse il nostro approccio di occidentali, il problema? Forse non stiamo pensando quadrimensionalmente da giapponesi. Forse, se nel nostro bagaglio culturale ci fossero state le nozioni di Jo-ha-kyu e Kishotenketsu, Q non ci sarebbe sembrato un tale fulmine a ciel sereno. Forse, eh. Forse.

Jo-ha-kyu: preludio, rottura, accelerazione

Nato in relazione alla musica tradizionale eseguita nelle corti imperiali, il concetto di Jo-ha-kyu si è poi esteso a innumerevoli aspetti della cultura giapponese, dallo sport del kendo alla cerimonia del tè, dal gioco dello shogi (prendete nota, perchè ne risentirete parlare presto) alla rappresentazione teatrale. Si tratta di una sorta di principio di modulazione, che vuole che un processo — sia esso un’esecuzione musicale piuttosto che uno spettacolo di teatro Kabuki — inizi molto lentamente, per poi entrare gradualmente nel vivo e, infine, terminare in modo repentino.
Le tre particelle che compongono il termine possono essere così tradotte:

  • Jo: introduzione
  • Ha: rottura
  • Kyu: velocità

L’utilizzo di termini legati alla musica è tutt’altro che una novità in Evangelion, e il Rebuild non fa eccezione, anzi, l’elemento musicale è ampiamente esibito e rimarcato. I titoli giapponesi dei primi tre film, infatti, sono proprio Jo, Ha e Kyu. Anche per la distribuzione internazionale ai film è stata associata un’iniziale corrispondente ai medesimi concetti: P – Prelude (preludio), B – Break (rottura), Q – Quickening (accelerazione).
A questi va ad aggiungersi il titolo trollissimo dell’ultimo capitolo della tetralogia, Final, che è un vero e proprio segno musicale, o anche due.
E poi, beh, conosciamo benissimo il trailer di Q con le animazioni dei tasti di un pianoforte, che entrerà negli annali come più grande presa per il culo della storia, ma sapevate che il progetto del Rebuild of Evangelion è stato pubblicizzato fin dall’inizio con un trailer nel quale si sentono degli strumenti musicali che vengono accordati prima di un concerto?

Il principio di Jo-ha-kyu, come avevo accennato, non appartiene solo alla musica ma anche al teatro tradizionale giapponese, dove si configura come una vera e propria struttura drammatica. Le rappresentazioni del teatro Noh e Kabuki sono spesso suddivise in tre parti:

  • Prima parte (Jo): è una lenta introduzione e presenta una situazione di calma, carica di buoni auspici.
  • Seconda parte (Ha):  la trama si fa sempre più definita e vengono introdotti mano a mano elementi di conflitto. Il pathos e la tensione drammatica aumentano.
  • Terza parte (Kyu): si assiste al raggiungimento del climax e, infine, a una rapida risoluzione della vicenda, con un ritorno alla pace e al clima di generale ottimismo della prima parte.

Non trovate che sia perfettamente in linea con l’andamento Rebuild — che tra l’altro, guarda caso, è costellato di riferimenti al teatro?

  • Evangelion 1.0 il film ripercorre fedelmente gli avvenimenti (non proprio adrenalinici) dei primi sei episodi della serie. Il finale, con Kaworu nudo Shinji e Rei che si prendono per mano e il sorriso di quest’ultima, lascia auspicare in un’evoluzione in positivo dei rapporti tra i personaggi. Anche se ci sono dei piccoli cambiamenti rispetto alla serie originale, non viene introdotta alcuna novità rilevante: proprio come le azioni di Shinji si attengono al copione della Seele, anche gli avvenimenti del film corrispondono perfettamente alle aspettative dello spettatore, introducendolo senza scossoni a una storia che non preannuncia troppe sorprese.
  • Evangelion 2.0: …e invece. Il film si apre sbattendoci in faccia un elemento totalmente nuovo e assolutamente imprevedibile. Mari Illustrious Makinami?! E chi sarebbe questa? Cosa ci fa qui? Cosa vuole da noi e da Eva? Beh, una cosa è certa, il messaggio di cesura col passato arriva forte e chiaro, e già che c’è ci canta pure una canzoncina. Tuttavia, superato lo shock iniziale, il film prosegue attenendosi fedelmente alla trama della serie (l’arrivo di Asuka e Kaji, l’attacco di Sahaquiel e la strategia suicida di Misato, la scomparsa dell’Eva-04 e il collaudo dello 03 con i suoi esiti disastrosi, la ribellione di Shinji e il tragico scontro finale con Zeruel), ma introducendo mano a mano variazioni impreviste ed eventi del tutto nuovi, fino alla svolta finale col salvataggio di Rei e l’intervento a sorpresa di Kaworu.
  • Evangelion 3.0: inizia catapultandoci quattordici anni nel futuro. Alla faccia dell'”avanti veloce”! Da notare che il film stesso è strutturato in tre momenti nettamente separati, anch’essi organizzati secondo il principio del Jo-ha-kyu: 1) Il risveglio di Shinji a bordo del Wunder. In questa prima parte del film il protagonista – per non parlare dello spettatore – è in preda alla confusione e apprende giusto qualche informazione basilare sul mondo in cui si trova 2)Il soggiorno di Shinji alla Nerv. Qui Shinji prende davvero coscienza della situazione, apprendendo le reali conseguenze del Third Impact, fino al tracollo psicologico quando gli viene rivelata la verità su Rei e su sua madre 3)La battaglia nel Central Dogma. Dal momento in cui Kaworu e Shinji salgono a bordo dell’Eva-13 i colpi di scena si susseguono senza sosta, tra scambi di lance, angeli addormentati e la tragica morte di Kaworu, fino al brusco e repentino arresto del Fourth Impact grazie all’intervento di Mari. La scena finale, con Asuka che trascina Shinji verso “il luogo in cui si trovano i Lilin” dopo avergli strapazzato comicamente la faccia, si svolge in un’atmosfera più rilassata e alimenta qualche timida speranza (sicuramente vana) di veder soffrire un po’ meno i personaggi nel prossimo film.  Praticamente, un Jo-ha-kyu nel Jo-ha-kyu. E tanto mal di testa.

Kishotenketsu: introduzione, sviluppo, svolta, conclusione

Questa volta ci troviamo di fronte a una vera e propria struttura narrativa, tipica della tradizione cinese e giapponese, paragonabile alla nostra struttura classica in tre atti. Il Kishotenketsu è un impianto narrativo suddiviso in quattro atti, ma può essere utilizzato anche per l’esposizione di un concetto o l’argomentazione di una tesi, piuttosto che per l’impostazione di una poesia o di un fumetto: l’esempio più celebre sono sicuramente le famose strisce di quattro vignette, dette yonkoma, come lo storico Sazae-san o il più recente Azumanga Daioh.
Vediamo, nello specifico, a cosa corrispondono i quattro atti:

  • Ki: introduzione
  • Sho: sviluppo
  • Ten: svolta
  • Ketsu: conclusione

Una particolarità delle storie strutturate secondo il Kishotenketsu è che, in barba alla convinzione tutta occidentale che un racconto non possa sussistere in assenza di uno scontro tra due o più forze, la trama non è incentrata sul conflitto. La tensione drammatica, piuttosto, è costruita grazie al contrasto tra i primi due atti e il terzo. Ma andiamo con ordine.

  • Primo atto (Ki): è l’introduzione. Vengono presentati gli elementi fondamentali della storia (contesto, personaggi, ambientazione, ecc.)
  • Secondo atto (Sho): sviluppa e approfondisce gli elementi introdotti nella prima parte.
  • Terzo atto (Ten): qui le cose prendono una piega molto più interessante. Il terzo atto si presenta come scollegato dalla storia sviluppata nei primi due; si assiste a una svolta, una virata improvvisa, inaspettata e apparentemente inspiegabile. Tutto questo vi ricorda qualcosa…?
  • Quarto atto (Ketsu): a esso spetta il compito di ricomporre il puzzle e fare luce sul nesso che intercorre tra i primi due atti e il terzo. Le due parti vengono ricombinate a formare un tutto coerente e, infine, la storia giunge alla sua logica conclusione. O almeno si spera.

Ora andiamo a vedere le corrispondenze tra questa struttura e l’andamento del Rebuild, anche se a questo punto dubito che ce ne sia bisogno.

  • Evangelion 1.0: *YAAAWN!*
  • Evangelion 2.0: Mari, prima avvisaglia della svolta epocale che ci aspetta, fa il suo ingresso nel cast, ma in fin dei conti non gioca un ruolo molto rilevante, a parte svelarci l’esistenza di una modalità strafiga per pilotare lo 02. Ci viene un coccolone quando Asuka rischia di lasciare il suo culo classe A++ sullo 03, ma presto apprendiamo che è sopravvissuta, anche se non sappiamo quante e quali ferite abbia riportato. Ci viene un altro coccolone quando Rei viene pappata da Zeruel e  il Third Impact rischia di abbattersi sulla terra, ma alla fine la donzella viene tratta in salvo da Shinji e la catastrofe è scampata grazie a Kaworu.
  • Evangelion 3.0: WAAAH ASUKA E’ UN PIRATA COSA CI FA LO 02 NELLO SPAZIO OH HEI UN EVA ROSA E SOPRA C’E’ MARI ODDIO PERCHE’ LO 01 E’ IN ORBITA DENTRO A UN SARCOFAGO E COME HA FATTO A RISVEGLIARSI ASPETTA E ADESSO DOVE SIAMO FINITI CHI E’ QUESTA RAGAZZA SCONOSCIUTA WTF MA SIAMO DENTRO A UN’ENTRY PLUG GIGANTE ASPETTA MA HANNO TUTTI CAMBIATO TAGLIO DI CAPELLI E HYUGA HA LA PELATA OMG MISATO COME HAI FATTO A DIVENTARE COSI’ FIGA WAIT WHAT COSA VUOL DIRE CHE SONO PASSATI 14 ANNI E PERCHE’ ASUKA E MARI NON SONO INVECCHIATE COSA STA SUCCEDENDO EH LA MALEDIZIONE DI CHE?! …insomma, ho reso l’idea.
  • Evangelion Final: ???

Già, che cosa dobbiamo aspettarci da questo Final?
Stando al Kishotenketsu, l’ultimo film dovrebbe fare da anello di congiunzione tra i primi due e Q,  fornire qualche risposta ai nostri mille interrogativi e mettere almeno un po’ d’ordine in questo immenso casino. Il pensiero corre subito alle scene viste nel preview alla fine di 2.0, che dovrebbero coprire gli eventi avvenuti durante il time-skip. Abbiamo qualche speranza di vedere alcune di queste scene nel film? O di assistere almeno a qualche dialogo chiarificatore? Per esempio, sarebbe carino che qualcuno ci spiegasse perché la luna è così pericolosamente vicina alla terra, da dove saltano fuori gli Eva rossi e perchè Lilith ha assunto le sembianze di Rei. Just saying.
Beh, la realtà è che ne sappiamo quanto prima, e cioè niente. Ma, se non altro, ora abbiamo compreso un po’ meglio la logica secondo la quale Anno sta impostando il Rebuild, e alla luce di essa è lecito sperare che questo quarto film ci schiarirà un po’ le idee.
Cerchiamo di non esaltarci troppo, però. Sappiamo quanto Anno ami infrangere le nostre illusioni.

 

Angeli, parte 3: guerrieri

Se è vero che la ragion d’essere degli Angeli è spostarsi da un punto A ad un punto B calpestando nel tragitto il maggior numero possibile di centri abitati, è altrettanto vero che alcuni, più di altri, sono portati per il combattimento effettivo: è l’istinto di conservazione che assume la sua connotazione più aggressiva, attaccare prima di essere attaccati. Fuyutsuki li chiama “di tipo respingente” (all’arrivo di Zeruel in 2.0) e sebbene non possiamo sapere a quali si riferisca con esattezza e quali caratteristiche in particolare li configurino come tali, ci permettiamo di prendere in prestito la definizione e farla nostra per parlare di tutti quelli che hanno dato più di un po’ di filo da torcere alla Nerv e agli Eva. Senza offrire grandi spunti di riflessione, ma contribuendo ai momenti più spettacolarmente adrenalinici di serie e film.

Il terzo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; sconfitto dall’unità 05 pilotata da Mari Makinami; nessuna strategia impiegata.

Un serpentone scheletrico con la testa simile a quella di un uccello, il nucleo posto all’interno della bocca, quattro zampette e quattro ali ridicolmente piccole. Il terzo Angelo che compare all’inizio di 2.0 è il primo Angelo originale, creato apposta per il Rebuild.

Ne abbiamo già parlato più che approfonditamente in questo articolo, quindi ci limiteremo alle informazioni base: è stato scoperto in stato ancora dormiente nel sottosuolo del Polo Nord, similmente in questo all’ottavo Angelo della serie originale, con la sostanziale differenza che non si è svegliato sul più bello, permettendo alla Nerv di impadronirsene. Rinchiuso all’interno della base di Betania, una struttura creata appositamente per il suo contenimento, è stato oggetto di esperimenti e studi così intensivi che — spiega Kaji nel suo claudicante inglese — ne hanno lasciate intatte solo le ossa. Siamo nel campo delle speculazioni sfrenate, ma nella sua forma originale sarebbe potuto assomigliare a un drago o un grosso lucertolone. Il suo risveglio e liberazione sono stati facilitati (se non addirittura indotti) proprio da Ryoji Kaji, su ordine del comandante Ikari, al fine di creare le condizioni per la distruzione dell’Eva 05, l’unità preposta alla difesa della base, e della base stessa.

È in grado di volare e muoversi con una certa rapidità, nonostante l’aspetto improbabile, può innescare esplosioni e generare una sorta di “aureola” in grado di tagliare qualunque cosa. Sconfitto dallo 05 pilotato da Mari Makinami, salta in aria portando con sé, come preventivato, l’Eva e la base di Betania.

Anche se non ha un nome ufficiale, il fandom americano l’ha ribattezzato Tunniel, perché il grosso della battaglia tra l’Angelo e lo 05 avviene nei tunnel sotterranei della base di Betania, o Boneliel/Boniel, per via delle ossa (=in inglese bones).

Ramiel

Quinto Angelo. Appare in: episodi 5 e 6; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari come risultato dell’operazione Yashima; strategia di Misato Katsuragi.

È uno degli Angeli più forti e pericolosi mai incontrati ed è interessante notare che che la sua venuta avvenga in un momento così precoce della serie: dimostra che tra i “messaggeri” non esiste gerarchia di alcun tipo. È inoltre il primo Angelo che incontriamo la cui forma non ha nulla di riscontrabile in natura, nulla delle caratteristiche che siamo abituati ad attribuire alla vita su questo pianeta. Un solido perfettamente geometrico, un gigantesco ottaedro blu fluttuante introduce il concetto, sempre più incalzante col procedere della serie (e poi clamorosamente smentito), degli Angeli come qualcosa che non appartiene a questo mondo, alieni nel senso più stretto del termine, diversi da tutto ciò che conosciamo — incomprensibili, e per questo ancora più spaventosi.

Peculiare è anche la sua tecnica offensiva, che mette in crisi l’utilità stessa degli Evangelion, concepiti con in mente la sola eventualità del combattimento corpo a corpo: già privo di punti deboli visibili, e protetto da un AT Field impossibile da penetrare a mani nude o con armi convenzionali, il quinto Angelo conduce esclusivamente attacchi a distanza utilizzando un cannone a particelle accelerate. Questo, unito a un’impressionante velocità di reazione, precisione assoluta nel centrare i bersagli e un “senso del pericolo” entro un raggio in continua espansione (durante l’operazione Yashima riuscirà a prevedere l’attacco dello 01 nonostante questi si trovi a una distanza che solo poche ore prima era stata calcolata fuori dalla sua portata) ne fa, citando Misato, un’inespugnabile fortezza volante. Per raggiungere il Terminal Dogma si serve inoltre di una sorta di trivella (inspiegabilmente chiamato “shield”, cioè scudo, dallo staff della Nerv) del diametro di 17,5 metri che spunta dalla sua estremità inferiore; sarà in grado di perforare le 22 le lastre corazzate che separano il Geofront da Neo Tokyo 3 nel giro di 10 ore.

Per superare il suo AT Field e annientarlo sarà necessario colpirlo con un fucile a positroni che sfrutta l’energia elettrica dell’intero Giappone, resistendo contemporaneamente al suo contrattacco continuato, a costo di sacrificare l’unità 00.

Nel punto in cui viene colpita e perforata, la superficie dell’Angelo assume l’aspetto di metallo fuso. L’operazione di smantellamento dei suoi resti durerà diverse settimane (dall’episodio 7 all’episodio 9), segno che il cadavere non si degrada con la stessa velocità del quarto Angelo (dettaglio accennato nell’episodio 5); durante la sua rimozione è possibile vedere che ciò che rimane del rivestimento esterno è sporco di rosso, lasciando intendere che all’interno dell’Angelo era presente del sangue o un qualche tipo di materiale organico.

Sesto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Caratteristiche base di Ramiel e dinamiche della battaglia rimangono pressoché uguali nel Rebuild nonostante alcune importanti differenze: la principale riguarda la forma esterna dell’Angelo, qui definita “instabile”, che si riconfigura — sebbene l’ottaedro rimanga il suo aspetto di default — secondo una logica tutta sua prima di ogni attacco; il nucleo, inoltre, posto nel centro esatto del suo corpo, è visibile durante le trasformazioni (rendendo chiaro che è da lì che parte la reazione energetica che alimenta il cannone a particelle), mentre la trivella con cui perfora le lastre a protezione del Geofront non è più un elemento che “esce” dalla sua estremità inferiore ma l’estremità stessa, che si allunga e avvolge su se stessa assumendo la forma di una trivella.

Diversamente da quanto accade nella serie, nel corso della battaglia finale l’Angelo non devia il primo colpo sparato dallo 01: centrato (scopriamo a questo punto che sanguina e grida di dolore), riesce comunque a proteggere il nucleo e a rigenerarsi immediatamente; come nella serie, viene abbattuto definitivamente con il secondo colpo e una volta morto si tramuta in una massa di liquido rosso come tutti gli Angeli del Rebuild.

Sahaquiel

Decimo Angelo. Appare in: episodio 12; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Misato Katsuragi.

Un gigantesco… coso compare all’improvviso nell’orbita terrestre, è arancione, di dimensioni abnormi persino per un Angelo e dalla forma simmetrica che ricorda quella di un’ameba o qualche altro organismo unicellulare. Il decimo Angelo sembra un enorme occhio che scruta dall’alto il mondo umano — il paragone con l’occhio di Dio è fin troppo ovvio, quindi noi lo paragoneremo a quello di Sauron — e poi decide di precipitarvisi sopra per distruggerlo.

Al di là dell’aspetto davvero singolare (i disegni a forma di occhi sulla sua superficie, al di là del sottotesto religioso, sono un’evidente autocitazione ai cattivi di Nadia), si distingue per il modo inedito di utilizzare il proprio AT Field, che interferendo con i sistemi di comunicazione satellitari terresti crea un effetto jamming che impedisce alla Nerv di monitorarne gli spostamenti. Oltre a questo, la sua tattica consiste nel bombardare la superficie terrestre lasciando cadere al suolo parti di sé, che ottengono un’impresisonante forza distruttiva grazie alla gravità e alla potenza dell’AT Field (interessante notare che l’AT Field accompagni questi “pezzi” anche una volta che si sono separati dal corpo: e se invece che di appendici inanimate si trattasse di vera e propria mitosi?). Individuato il proprio obiettivo grazie a una serie di lanci “a vuoto” — il che denota una certa intelligenza e la capacità di imparare attraverso i propri errori — si lascia dadere con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3, garantendo, in caso di impatto, la distruzione totale della città, delle 22 lastre corazzate, del Geofront e del quartier generale della Nerv.

Per evitare la catastrofe, gli Eva non devono far altro (!) che prenderlo al volo e distruggerne il nucleo, posto al centro della “pupilla”, prima che l’Angelo tocchi terra, secondo una strategia felicemente suicida messa in piedi da una Misato fresca di promozione. A voler essere pignoli, c’è una leggera incongruenza nel fatto che l’AT Field dell’Angelo venga inizialmente descritto come potentissimo, in grado di resistere senza essere scalfito all’attacco di molteplici testate N², ma venga poi facilmente squarciato dallo 00 con il solo progressive knife.

Ottavo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede, con leggerissime variazioni, come nella serie originale.

Sebbene l’idea di fondo rimanga invariata — un gigantesco occhio che dallo spazio si precipita sulla Terra — Sahaquiel è uno degli Angeli che escono più alterati dal makeover messo in atto nel Rebuild of Evangelion: il suo aspetto è molto più particolareggiato, meno grossolano (il tema degli “occhi” rimane, ma in modo più sottile), più alieno se possibile, e passa, nel corso dello scontro, attraverso una serie affascinante quanto inedita di trasformazioni.

Quando compare nell’orbita terrestre ha la forma di una sfera nera su cui scorrono una miriade di “occhi” bianchi stilizzati e il suo AT Field è talmente potente da distorcere la luce, come un buco nero; a differenza della serie, non lancia parti del suo corpo per stabilire la propria traiettoria: è immediatamente chiaro che si getterà con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3.

Cadendo, si libera del proprio “guscio” (formato da due strati, uno più superficiale nero e un altro bianco/trasparente) rivelando una sfera color arcobaleno — simile a un bulbo oculare — che si apre a sua volta mostrando il vero aspetto dell’Angelo, quello classico a forma di ameba, anche se questa volta le estremità laterali, più definite, assomigliano alle ali di una farfalla.

Tutto prosegue come nella serie — ma nel momento in cui lo 01 afferra l’Angelo a mezz’aria, la sorpresona: dal suo centro emerge un mezzobusto umanoide che intreccia le sue mani con quelle dell’Eva, spappolandogliele, in una sorta di corpo a corpo aereo.

Il torso di questa nuova creatura assomiglia, tanto per cambiare, a una vagina, la faccia è quella classica di quasi tutti gli Angeli del Rebuild (una versione allungata di quella di Sachiel), le braccia, scheletriche, si avvolgono su se stesse assumendo una forma a doppia elica che ricorda la Lancia di Longinus; il nucleo (che scopriamo essere incandescente quando lo 00 lo afferra) è posto su un anello che gira attorno al busto, lungo il quale si sposta in continuazione per evitare gli attacchi nemici. Lungo la linea delle ali, infine, sono presenti una serie di “aculei”, paragonabili forse a delle piume, che si animano e assumono un’aspetto, ancora, vagamente umanoide quando l’Angelo impiega maggiore potenza per schiacciare gli Eva che frenano la sua caduta.

Il risultato finale, a parte uno dei mostri più complicati mai apparsi in Evangelion, è un Angelo dallo spiccato senso del combattimento che muta costantemente la propria forma, evolve, in base alla necessità: chiuso su se stesso per proteggersi dagli attacchi aerei quando è nello spazio, aperto per planare e correggere la propria traiettoria una volta nella stratosfera, umanoide per combattere gli Eva sul loro stesso terreno di gioco, dotato di una sorta di “propulsori” in caso di rallentamento. Anche morendo, riesce a dare molto più fastidio della sua controparte nella serie, lasciando tre unità seriamente danneggiate e Shinji leggermente ferito.

Alcuni elementi del design, opera di Mahiro Maeda, si possono leggere come omaggi agli Angeli esclusi dal Rebuild: la sfera nera e bianca fa pensare a Leliel, il motivo ricorrente degli occhi era presente nel Sahaquiel originale ma anche in Matarael, le “piume” a forma di omini ricordano vagamente Isfarel (disegnato, anch’esso, da Maeda). Un dettaglio interessante, riguardo le piume/omini è che nei disegni preparatori dovevano assomigliare ad angeli che suonano la tromba, ma l’idea è stata accantonata perché ritenuta un po’ troppo pacchiana, il simbolismo un po’ troppo ovvio (le trombe del giorno del giudizio, chiaramente, ma noi preferiamo pensare a un complessino ska).

Bardiel

Tredicesimo Angelo. Appare in: episodio 18; abbattuto dall’unità 01 pilotata dal Dummy Plug; strategia di Gendo Ikari.

L’inserimento di querst’Angelo nella categoria dei guerrieri è in realtà una forzatura: Bardiel è un parassita, il vero guerriero, l’Angelo “respingente” è l’Evangelion di cui si impadronisce. Ironia che non passa certo inosservata alla Nerv — o a Shinji.

Contamina l’unità 03 in viaggio dall’America al Giappone, ma non si manifesta finché l’Eva non viene attivato: è possibile che anche dopo essersene impossessato non fosse in grado di “metterlo in moto” da solo, il che spiegherebbe perché impedisca l’espulsione dell’entry plug e mantenga in vita il pilota (tenere in ostaggio un essere umano è una tattica francamente troppo sottile e, come avremo modo di scoprire entro mezzo minuto, totalmente inefficace se a dirigere le operazioni è Gendo Ikari). Non sappiamo quale sia il suo aspetto originale, ma una volta infettato lo 03 si manifesta come una muffa o un liquido bianco viscoso capace tra l’altro di passare da un corpo ospite a un altro (proverà a contaminare anche lo 00, ma senza insistere troppo — del resto, chi lo vuole lo 00?).

La fusione con lo 03 non si esaurisce con il controllo di Bardiel sull’unità ma permette anche di combinare caratteristiche proprie dell’Angelo con quelle dell’Eva: ciò comprende l’autonomia illimitata garantita dall’organo S² e abilità fisiche fuori dalla norma come un‘agilità superiore, la capacità di allungare gli arti a dismisura e di spiccare balzi impossibili. Alla lunga, però, questo rapporto simbiotico si rivelerà un’arma a doppio taglio: pur avendo idea di come sia esattamente strutturato il suo corpo e dove si trovi il suo nucleo, tutto lascia pensare che Bardiel muoia nel momento esatto in cui lo 01 distrugge lo 03.

Nono Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede come nella serie originale.

Ancora una volta, nel passaggio da serie a film, l’aspetto di un Angelo si fa più bizzarro: le caratteristiche da parassita di Bardiel rimangono le stesse in 2.0 ma questa volta appare come una sorta di gelatina blu fosforescente disseminata di quelli che sembrano punti di sutura (?). Oltre a questo, alle abilità ottenute dall’Eva 03 si aggiunge la capacità di farsi crescere un nuovo paio di braccia — per quanto non sia chiaro se la materia prima la metta l’Angelo o se si tratti di una capacità latente dell’Eva. Infine, viene suggerito (si dice che “un nucleo avvolge l’entry plug”) che l’intero corpo dell’Angelo sia il suo nucleo.

Rispetto alla serie, la battaglia si svolge senza l’apporto inutile dello 00 ed è lo 01 che rischia la contaminazione. Anche in questo caso, di fronte al rifiuto di combattere di Shinji, viene attivato il Dummy Plug di Rei Ayanami e lo scontro si conclude con lo 03 fatto a pezzi dallo 01 e l’Angelo sconfitto.

Ma ovviamente, la differenza più significativa riguarda il pilota dell’unità 03: non più il Fourth Child Toji Suzuhara, ma Asuka Shikinami. A lungo si è speculato sulla possibilità che Bardiel, nella serie, avesse contaminato sia l’Eva che il suo pilota, ma il fatto che Toji esca dalla battaglia psicologicamente illeso e che l’argomento non sia mai sollevato lascia pensare che la possessione dell’Angelo abbia riguardato esclusivamente lo 03. In 2.0, al contrario, che Asuka sia stata “toccata” dall’Angelo è un dato di fatto; sopravvissuta alla battaglia, Ritsuko non esclude “la possibilità di contaminazione mentale” e per questo la Nerv la tiene in isolamento in attesa che si riprenda. Al termine del film il suo destino è incerto ma la ritroviamo in Q viva e vegeta, a piede libero e con un occhio bendato — l’occhio da cui sembrerebbe sia “entrato” Bardiel — che si illumina di blu (il colore, guarda caso, di Bardiel) nei momenti particolarmente stress. Che il nono Angelo continui dunque a vivere assieme a lei? Che Asuka sia diventata un ibrido umano-Angelo? Sono sfiziosissime domande a cui Q non ha mai dato una risposta, mannaggia a lui.

Zeruel

Quattordicesimo Angelo. Appare in: episodio 19; abbattuto dall’unità 01 in berserk.

Da sempre indicato nel materiale informativo ufficiale come il più forte mai comparso, Zeruel incarna meglio di qualunque altro il concetto di Angelo “guerriero”.
Un corpo squadrato, massiccio che si muove fluttuando nell’aria, zampette tozze che non vengono quasi mai usate, lame lunghissime, svolgibili e flessibli per braccia, il nucleo esposto (ma protetto da una sorta di guscio) al centro del torso e una faccia che ricorda L’urlo di Munch. Uno degli AT Field più resistenti mai riscontrati e la capacità di innescare esplosioni di inaudita potenza ne fanno un’inarrestabile macchina da guerra che non può essere vinta con strategie e sotterfugi, ma solo eguagliandone la spaventosa forza bruta.

Le similitudini con il terzo Angelo sono molte — entrambi vagamente umanoidi, con un “volto” e il nucleo in vista, dotati di un AT Field distinguibile a occhio nudo e portati per il corpo a corpo ma capaci anche di condurre attacchi esplosivi a distanza — e tutt’altro che casuali (come del resto sono speculari gli episodi 1 e 19, in cui i due mostri rispettivamente compaiono), un invito implicito a operare un confronto per meglio capire la potenza del 14esimo: supera i sistemi di diefesa di Neo Tokyo 3 e prende in pieno una bomba N² quasi senza accorgersene, perfora con un solo colpo 18 delle 22 lastre corazzate che proteggono il Geofront, abbatte due unità Eva e arriva più vicino al Terminal Dogma di chiunque altro prima di lui. Sembra persino abbastanza intelligente da capire la vera natura degli Eva cercando, quando ne ha la possibilità, di eliminare lo 01 distruggendone il nucleo.

Purtroppo per lui, tutto questo non gli impedisce di andare incontro a una fine abbastanza orrenda quando, mutilato e sconfitto, viene divorato, ancora vivo, dall’Eva 01 in berserk.

Decimo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 01 in modalità “risveglio”.

Lo Zeruel del Rebuild è ancora l’Angelo più forte sulla piazza — e questa volta a dirlo è addirittura Fuyutsuki, palesando, casomai ce ne fosse ancora bisogno, una conoscenza davvero sospetta degli Angeli e delle loro caratteristiche — sebbene il suo aspetto cambi sensibilmente rispetto alla serie. Il torso tozzo e squadrato è sparito, a darne l’impressione ora sono le braccia — ancora un paio di tentacoli/nastri affilatissimi, ma questa volta ancora più lunghi — che avvolgono come un bozzolo un corpo (relativamente) più piccolo e informe che ricorda quello di una medusa; usa l’AT Field (eccezionalmente spesso, come se fosse fatto di più strati) non solo per parare i colpi ma anche per respingere e schiacciare i propri avversari, mentre a protezione del nucleo non vi è più un guscio ma una serie di costole che si chiudono su di esso — tutti elementi, questi, che contribuiscono a dare all’Angelo un’aria molto più “biologica” rispetto a quel senso di irreale gommosità (dovuta anche alla ristrettezza di budget, non dimentichiamo che stiamo parlando di uno degli ultimi episodi, in cui il tratto si fa semnpre più stilizzato) della serie.

Anche qui supera con facilità sistemi di difesa e bombe N², abbatte dopo una breve scaramuccia l’unità 02 in modalità Za Bisto e resiste all’esplosione a bruciapelo di un missile N² “lanciato” dall’unità 00. È a questo punto che le cose iniziano a farsi strane.

Da quella che sembra la bocca dell’Angelo esce un’altra bocca, composta di una mandibola tripartita, dalla quale esce a sua volta una lingua dentata (seriously, Khara, what the fuck?!) che afferra e divora uno 00 ormai inerme. Incorporata l’unità, Zeruel acquista caratteristiche sia dell’Eva che del suo pilota: un diagramma d’onda arancione per bypassare l’ultimo meccanismo di difesa del Dogma (il sistema di autodistruzione, che entra in funzione solo se registra il diagramma d’onda blu di un Angelo) e un corpo antropomorfo (forse per muoversi meglio in un ambiente angusto come l’interno del quartier generale), con arti sproporzionati ma attributi chiaramente femminili.

In questa nuova forma L’Angelo penetra nella base della Nerv e si scontra, come da copione, con l’unità 01. Ma a sconfiggerlo, questa volta, non è l’Eva in berserk, bensì in modalità “risveglio” — vale a dire libero delle costrizioni con cui aveva combattuto fino a quel momento, al pieno della sua bestiale potenza, ma ancora controllato da Shinji Ikari — che, dopo averlo fatto letteralmente a pezzi, lo “scompone” per recuperare l’essenza di Rei Ayanami, imprigionata all’interno del suo nucleo.

Intervista a Yuko Miyamura su Evangelion 3.0

Il phamplet di Evangelion 3.0 – da noi ribattezzato, ormai lo sapete, Qbook – ci dà grandi soddisfazioni. Dopo quelle a Kotono Mitsuishi (Misato), Akira ishida (Kaworu) e Megumi Hayashibara (Rei) siamo particolarmente fieri di presentarvi una lunga e interessante intervista a Yuko Miyamura, la doppiatrice di Asuka. “Fieri” perché non è ancora stata tradotta in inglese – e, a quanto pare, in nessun’altra lingua – mentre noi ci abbiamo messo le zampacce grazie alla nostra straordinaria operatrice Valeria Rossini, che direttamente di Tokyo ci ha dedicato il suo tempo prezioso. Questo sì che è un bel regalo, ragazzi, quindi fate “Grazie!” tutti in coro.

“Finalmente hai cominciato a camminare sulle tue gambe.”

Q: Qual è stata la tua prima impressione, quando hai letto il copione?
A: La prima volta non ci ho capito proprio nulla, mi sono solo resa conto che sarebbe stato qualcosa di nuovo. Come dire, “finalmente hai iniziato a camminare sulle tue gambe, finalmente questo giorno è arrivato”, una sensazione del genere. Solitamente più si sta a contatto con il personaggio e più se ne comprende il ruolo, ma quando ho ricevuto il copione di Q la sensazione è stata la stessa degli spettatori al cinema alla prima proiezione: “Ma che cavolo sta succendo?” “Cosa posso fare?”. E la cosa non è cambiata. Per quanto volte lo abbia letto e riletto, ho continuato a non capire. E pur non capendoci nulla, durante il post recording sono finalmente riuscita pian piano a vedere un filo logico. Evangelion è stato così da sempre: sentimenti confusi e confusione continua che non riescono a trovare pace. Ma è proprio grazie a Evangelion che ho imparato ad affrontare qualsiasi situazione, mantenendo i nervi saldi. Ho dovuto abituarmici… O almeno, qualcosa del genere (ride). Tuttavia, a pelle ero tutta eccitata…una sorta di premonizione, potremmo dire. O forse lo stesso disgusto che si prova quando si deve buttare giù qualcosa di strano. Comunque ormai ho deciso. Qualunque cosa accada, farò tutto il possibile.

Q: Cosa hai provato nei confronti di Asuka?
A: Mi hanno molto colpita i fan preoccupati per lei, dato che in HA [2.0 – ndCaska] non si capisce se sia ancora viva o meno. Comunque possiamo dire che per essere viva è viva, e combatte. Però, appunto, viva per viva è un dato di fatto, ma rispetto all’Asuka di HA, l’Asuka di adesso è una nuova Asuka, molto diversa dalla precedente. Insomma, torna quel pensiero per cui, alla fine “ha iniziato a muoversi sulle sue gambe”. Comunque non ha smesso di gridare “Ma sei stupido?!”. È strano dirlo, ma credo nella felicità di Asuka, e penso che stia facendo il primo passo verso di essa. Non ne ho parlato direttamente con lo studio Khara, ma ne sono davvero convinta.

Q: A proposito della recitazione, su che cosa ti sei concentrata di più?
A: Di questo il regista, il resto dello staff ed io abbiamo discusso molto tra di noi, e siamo andati avanti tutti assieme. Nel mio caso, piuttosto che “discutere”, sarebbe meglio dire che non facevo altro che chiedere “perchè? come mai?” e la risposta che ricevevo era sempre “perchè è così”. Per esempio (anche se non so se potrei dirlo…), la storia della “Maledezione degli Eva”, per cui i piloti sono rimasti all’età di 14 anni, anche se dal punto di vista mentale li hanno ben che sorpassati… Quando ho provato a cercare delle risposte, non mi veniva altro da dire che “perchè? perchè?”. Il regista ha commentato: “Ormai Asuka è un mercenario professionista”. O ha detto “comandante dell’esercito”…? Non ricordo bene i dettagli della conversazione, ma il fatto che sia un mercenario o membro dell’esercito è logico: ha una benda sull’occhio! In quel momento ho pensato come l’immagine di Asuka avesse finalmente iniziato a completarsi.

Q: A proposito del post recording, cosa ti è rimasto impresso?
A: Il post recording lo ho fatto da sola, ma posso dire che si adattava benissimo alla situazione del personaggio. La cosa che mi è rimasta più impressa è stato il “gatto”. Mi ha fatto davvero preoccupare. E non vuole togliersi dalla mia testa [i casi sono due: o si riferisce a Mari o all’Eva 02 in Za Bisto. Dal momento che Mari non fa niente di preoccupante X’D e che in Q è decisamente Asuka a sembrare un gatto, propendiamo per Za Bisto – NdCaska] .

Q: Ci vorresti parlare dei cambiamenti a seguito del tuo trasferimento in Australia, sia dal punto di vista personale che rispetto ad Evangelion?
A: Ormai vivo in Australia da 4 anni. In questo periodo è nato il mio bambino più piccolo e adesso ha un anno e mezzo… Beh, se penso ai cambiamenti nella mia vita personale e a cosa è successo in Evangelion, posso quasi tracciare un parallelo tra questo Shin Gekijouban Evangelion e i primi passi di mio figlio, non trovate? L’ho detto anche all’inizio dell’intervista, finalmente Asuka mi è sembrata un misto di forza e felicità, ora triste, ora allegra [la Miyamura ha una visione molto positiva degli eventi, pare…- NdCaska]. Come il mio bambino, che ogni volta cade e si rialza. Penso sia davvero una grande. E la mamma crede nella felicità del suo bambino, proteggendolo e guardandolo da dietro le quinte. Tuttavia, ogni tanto succede che  si vada in suo aiuto anche senza volerlo! Scusate, ho finito per fare i soliti discorsi da genitore…

Q: Come pensi che si concluderà il capitolo finale? Hai delle aspettative sul futuro e sulla storia di Asuka?
A: Come ho detto più volte, “Il futuro di Asuka è la felicità”… perchè ne sono convinta! Da quando è iniziato Evangelion, non ho fatto che pregare perchè questo si avverasse. Perchè Asuka possa essere felice, qualunque sia la conclusione…* Chissà! Ma qualasiasi cosa accada, la tua mamma farà del suo meglio! …O perlomeno questo è quello che penso. Quindi, andrà tutto bene, forza!

* a questo punto, la Miyamura imita il verso del gatto (nya) e del cane (wan): “Asuka ga shiawase nara, donna ketsumatsu demo NYA! Demo WAN!”. Ovviamente il cane è un riferimento molto chiaro a Shinji, mentre il gatto potrebbero essere sia Asuka che Mari. 

Yuko Miyamura è una doppiatrice, cantante, attrice e direttrice del suono. Nonostante la fama acquisita con il ruolo di Asuka Soryu Langley in Evangelion, la sua carriera ha subito un brusco arresto a causa di uno scandalo sessuale, problemi di salute (nel 2007 le verrà diagnosticato il morbo di Basedow-Graves, una malattia autoimmune della tiroide) e personali (i classici stalker con cui deve fare i conti ogni benedetta idol giapponese). È conosciuta anche per i ruoli di Caska in Berserk, Hinagiku Tomano in Wedding Peach e Kazuha Toyama in Detective Conan, Chun-Li nel videogioco Street Fighter Alpha e Larxene in Kingdom Haerts Re: Chain of Memories. Ha fatto un cameo nel film di Battle Royale, dove interpreta l’annunciatrice che spiega le regole del massacro. Dal 2016 vive di nuovo in Giappone dopo aver trascorso alcuni anni in Australia.

Intervista a Megumi Hayashibara su Evangelion 3.0

Direttamente dal phamplet distributo alla prima di Evangelion 3.0 – da noi affettuosamente ribattezzato Qbook – vi abbiamo già offerto due delle numerose interviste ai doppiatori. La prima è stata quella a Kotono Mitsuishi (Misato), focalizzata principalmente sullo sviluppo psicologico del suo personaggio, e la seconda quella ad Akira Ishida (Kaworu) che ha fatto esplodere le nostre povere teste (oltre che urlare “L’AVEVAMO DETTO! L’AVEVAMO DETTO!”). È la volta di Megumi Hayashibara, che perfettamente calata nel ruolo di “Tentative Name” Rei Ayanami non fa altro che ripetere “non so” per tutto il tempo. Ma i suoi “non so” sono per noi di enorme interesse, anche perché, beh, Megumi, ne sai più di noi, di sicuro. Trovate la traduzione originale in inglese qui.

“È inutile fare teorie su Rei-chan… in realtà, provarci peggiora solo le cose”

Q: Che te ne pare del fatto che Q sia una storia completamente diversa?
A: La mia prima impressione è stata “distrugge davvero 2.0!” (ride) [c’è un gioco di parole, qui: si riferisce al titolo giapponese di 2.0, che significa appunto “distruggere”, “rompere” – NdCaska] Non c’è nessun tipo di scena nostalgica o famigliare, e non ci sono nemmeno omaggi o altre scene che leghino questo film al precedente.

Q: Come hai gestito la nuova storia e ambientazione?
A: Sinceramente, io non so niente al di fuori delle mie parti. Mentre stavo registrando c’erano parti che non erano ancora state scritte del tutto, così dovevo chiedere al regista “Cosa sta succedendo, qui?” che è un modo insolito di registrare. Nei film normali tu conosci già l’intera storia e il modo in cui il tuo personaggio è coinvolto in essa, ma qui era completamente diverso. Suppongo che vada bene, perché questo è Eva. Ma alla fine non importa, perché ho dato la voce a Rei-chan per così tanto tempo, e Rei-chan e sempre Rei-chan. Ho pronunciato le mie battute pensando a nient’altro che lei e non è stato particolarmente difficile.

Q: Ma certe cose hanno stupito persino una veterana come te, vero?
A: La prima scena mi è decisamente sorpresa. Ho pensato: “Ma è tutto un sogno di Shinji?” (ride). Anno aveva detto “piloteranno una battleship, questa volta” durante un meeting, e io ho pensato “Oh, allora è vero!”. Mi ha dato l’impressione che fosse passato un sacco di tempo da 2.0. Ero shockata e mi chiedevo “ma che direzione sta prendendo la storia di Evangelion?”. Credo che il pubblico abbia avuto la stessa impressione che ho avuto io.

Q: Come hai fatto a registrare senza conoscere tutti i dettagli?
A: Come al solito, ho dovuto fare innumerevoli take per le frasi brevi. Anno-san sa come le vuole, nella sua testa. Non vuole che le frasi siano meramente pronunciate, vuole che trasmettano un’emozione. Anche per una frase semplice come “Sì” lui direbbe “La stai caricando troppo” o “Non la stai caricando abbastanza”. Questa Rei è una Rei diversa, quindi l’ho doppiata come se fosse indifferente. Quando ho chiesto ad Anno-san “Che sta succedendo nella scena con le molteplici Rei?” [ho tradotto “molteplici Rei” perché si adattasse a tutte le scene possibili, visto che lei non dice chiaramente a quale si riferisce, e potrebbero essere: le teste mozzate di Rei, la Rei nel tubo che vede l’altra Rei, o la Rei che si forma dal dodicesimo Angelo – NdCaska] mi ha dato una risposta molto chiara che non posso svelare qui, ma il regista Tsurumaki e altri dello staff erano super-shockati. Più tardi mi hanno detto “Grazie. Siamo riusciti a capire parecchio, ascoltando quella sessione di registrazione”. Il loro commento mi ha fatta pensare: “La maestria di Anno-san è davvero incredibile”. È questo che trovo più impressionante, di tutto l’insieme (ride).

Q: Andare avanti senza sapere esattamente cosa stia succedendo è tipico di Evangelion, no?
A: Alla fine, dipende tutto da quello che passa per la testa di Anno. Mi chiedo se per lui sia difficile trovare le idee o se gli vengano in mente così, all’improvviso. Se vada a cercarle o aspetti che zampillino da sole. È tutto basato sulla fiducia, ed è per questo che lo studio dietro a Evangelion è del tutto unico e nessuno può eguagliarlo o imitarlo. Mi è stato detto “Stai andando benone, quindi facciamolo un’altra volta!” e io ho pensato “Ah, mi stanno dicendo di rifarlo!”. Non ho mai avuto problemi a capire che cosa volevano da me, né ho mai dovuto pensarci su troppo. Era solo “Oh, non l’ho fatta giusta”. Era questione di trovare la sfumatura che desideravano. La differenza tra destra, sinistra o diagonale.

Q: Quindi stai dicendo che Anno-san ha una zona di strike piuttosto angusta?
A: No, non penso che sia un fanatico o qualcosa del genere. È solo un po’ decentrato. Se un regista riesce ad andare solo  dritto al punto, non sarà in grado di allungare il braccio per afferrare la “palla leggendaria” . Non riuscirebbe a fare niente di buono. [Questa ardita metafora sportiva ci ha tenuti mezz’ora a discutere su come tradurla, e alla fine abbiamo optato per farlo alla lettera. Semplicemente, l’intervistatore chiede se Anno è uno che vuole molto controllo sulla sua opera e lascia quindi poco spazio agli altri, e la Hayashibara risponde che non lo considera un fanatico, però il suo modo di lavorare determina gli ottimi risultati che ottiene – NDCaska] Almeno è stato così nel mio caso, con Rei. Era importante cogliere la giusta sfumatura, con lei, perché è un personaggio molto etereo. Dovevo fare attenzione nel convogliare i suoi sentimenti di gioia senza esagerare. Credo che lasciar esprimere i suoi sentimenti attraverso alle espressioni facciali anziché alle parole sia meglio, a volte. Le sue emozioni sono come onde, quindi se sbagliassi anche solo di un millimetro altererei il personaggio, e dovrei rifare.

Megumi Hayashibara è una doppiatrice tra le più popolari in assoluto, dentro e fuori i confini giapponesi, nonché conduttrice radiofonica, cantante estremamente prolifica, personalità televisiva e di tanto in tanto anche scrittrice. Ha iniziato la sua carriera nel doppiaggio mentre studiava per diventare infermiera, per poi decidere che era molto più conveniente continuare a doppiare. Dopo i primi piccoli ruoli in Maison Ikkoku (varie voci fuoricampo e di personaggi minori), ha ottenuto la parte di Ranma ragazza nel celebre anime Ranma 1/2, entrambe serie tratte da manga di grande successo di Rumiko Takahashi. Il ruolo di Rei (oltre che di Yui e PenPen) in Evangelion è stata la sua consacrazione, e da allora ha interpretato tra i personaggi più conosciuti e amati degli anni ’90, come Ai Amano di Video Girl Ai, Rina Inverse di The Slayers, la maestra Genkai da giovane in Yu Yu Hakusho, Ai Haybara di Detective Conan, Jessie del Team Rocket (vero nome Musashi) nella serie animata dei Pokémon e Faye Valentine di Cowboy Beebop. Tra il 1989 e il 2001 ha vinto per 12 volte (cioè ogni anno eccetto che nel 1994, quando le è stato soffiato da Megumi Ogata, la doppiatrice di Shinji!) il premio come miglior seiyuu consegnato dalla rivista giapponese Animage.

La natura dei personaggi – Shinji Ikari

“Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. ”
Friedrich Nietzsche

Avevamo qualche dubbio già da 2.0, ma con l’uscita di 3.0 la domanda è diventata inevitabile: quali dei nostri personaggi – e in quale misura – sono ancora umani?  A ben vedere, quasi nessuno. Almeno non i principali, sui quali aleggiano ombre e sospetti più o meno evidenti, che tanto per cambiare ci fanno chiedere “ma cosa diavolo sta succedendo?”. D’altra parte, le parole di Asuka alla fine di Q sono chiare: “Andiamo dove ci sono i Lilin”. Abbiamo così pensato che fosse il momento di fare il punto della situazione aggiornato a Q, prima di proseguire coi ragionamenti più complessi e le sfrenate teorie, per tenere sempre d’occhio quel (poco) che è certo, ricordarci quello che è probabile e non fasciarci troppo la testa su quello che è solo possibile. Qui troverete sia i fatti nudi e crudi che alcune teorie, ma possiamo vaneggiare tutti insieme, lo sapete, quindi diteci anche le vostre.

Inizialmente questo articolo doveva essere autoconclusivo, ma come al solito siamo stati ottimisti e non abbiamo considerato quanto grave sia la nostra logorrea. Così abbiamo deciso per una divisione in tre parti: la prima su Shinji, la seconda su Asuka e Gendo e la terza su Rei e Yui Ayanami. Indovinate da chi si comincia?

Shinji Ikari

Il ragazzo che distrusse il mondo

Nell’età ellenica dell’internet, vale a dire tra il 2001 e 2003, esistevano le fanlisting. La prima a cui mi iscrissi fu, ovviamente, quella su Shinji, che era allora ed è tuttora il mio personaggio preferito di Evangelion e, beh, uno dei miei preferiti  in generale. Quella fanlisting si intitolava The boy who destroyed the world, da una canzone degli AFI, e me lo ricordo perché lo trovai davvero calzante. Quello che so oggi, però, è che non era solo calzante, ma addirittura profetico. Shinji Ikari era, è e rimane sempre, il ragazzo che distrugge il mondo. Ma cosa gli dà questo potere? Cosa ha trasformato quel suo ruolo metaforico in uno concreto, devastante e – francamente –  spaventoso?

Fatti

[2.0] Shinji e i suoi occhi rossi.

  1. L’acquisizione di Shinji come Third Children era imprescindibile.
    Mentre nella serie la Seele ne era sorpresa, questa volta ne parlano  come di una tappa fondamentale. Shinji ha quindi un ruolo nel copione, qualcosa che lo rende indispensabile.
  2. Il risveglio dello 01 è facilitato dall’unione di Shinji con Rei.
    Il confine tra Shinji e lo 01 è sempre più sottile. Fin’adesso era sembrato che lo 01 avesse il potere, e che Shinji fosse colui che riusciva a usarlo. Adesso, però, sembrerebbe il contrario: è Shinji ad avere il potere, le unità Eva si limitano a catalizzarlo. Domanda: l’unione voluta da Gendo era quella tra lo 01 e Rei, che passava quindi tramite Shinji, oppure tra Rei e Shinji, che è passata quindi tramite lo 01?
  3. Ricordiamoci, a questo proposito, che in 3.0 la Nerv fa in modo di riavere subito Shinji, ma lascia alla Wille lo 01 senza nemmeno provare a recuperarlo.
  4. Nell’episodio 19 della serie, Shinji riesce a spingere l’unità 01 al berserk. In 2.0, però, è chiaro che succede una cosa diversa. L’Eva non va in berserk, perché Shinji ne mantiene il controllo: lo riattiva, rigenera il braccio, utilizza l’At-Field come arma e addirittura strappa il cockpic dell’entry plug per trascinarsi verso Rei. Se consideriamo che la definizione di berserk è “stato di furia che rende particolarmente feroci e insensibili al dolore” allora possiamo dire che non è lo 01 ad essere in berserk, ma Shinji.
  5. Risvegliando l’Eva gli occhi di Shinji diventano rossi, come quelli di Kaworu e Rei.
  6. Anche disciolto nello 01 Shinji era, in un modo o nell’altro, cosciente. Lo dimostra il fatto che risponda alla richiesta d’aiuto di Asuka, nello spazio. Per togliere ogni dubbio i due si scambiano uno sguardo intenso, umano.

    [3.0] Asuka e “Shinji” si guardano.

  7. Il collare che viene fatto indossare a Shinji è detto DSS, che sta per Deification Shutdown System: in pratica è un sistema anti-deificazione. Consideriamo inoltre il ruolo di Misato. Molti hanno tacciato di incoerenza la scrittura del personaggio, giudicando out of character il suo comportamento verso Shinji, specie alla luce del fatto che lei ha incoraggiato le sue azioni in 2.0.  Questo ragionamento varrebbe per molte altre storie, ma trattandosi di Eva la conclusione è affrettata e superficiale. E’ evidente quanto Misato soffra nell’essere fredda con Shinji, fa sempre in modo di non guardarlo negli occhi (il solo momento in cui toglie gli occhiali è quando sono distanti), Asuka le rivolge una frecciata molto chiara (“tutte queste storie per una sola persona, il mondo non esiste certo per contenere il tuo ego…vero, capitano Katsuragi?”) e infine, quando non riesce ad innescare l’esplosione, è evidente dalla voce rotta che sta piangendo. La domanda che dovremmo porci, piuttosto, è: quale enorme, smisurato pericolo rappresenta Shinji, per costringere Misato a mettergli addirittura una bomba addosso?
  8. Kaworu ha aperto la Camera del Guf, ma la sua morte non basta a fermare il Fourth Impact. E’ Mari a realizzare che il vero “trigger” (letteralmente “il grilletto”, la causa) dell’Impact non era lui, bensì Shinji, e che è necessario rimuovere subito la sua entry plug. In una battaglia alla quale partecipa passivamente, con una tranquillità sottolineata dalla scelta di farle addirittura bere bibite come se niente fosse, questa è l’unica cosa (insieme alla comparsa di un tredicesimo Angelo) che la sorprende e spaventa. Se non altro, ora sappiamo perché Shinji non doveva salire su un Eva:  li risveglia appena ci appoggia sopra il suo culo secco. Ma per quale motivo?

Teoria: Shinji è un Angelo

C’è un momento di grande caos, in 3.0, quando giunti davanti alle lance con l’unità 13 il collare di Kaworu si attiva, rilevandolo come tredicesimo Angelo. Le sue parole sono: “Non avrei mai immaginato che io, il primo Angelo, sarei stato degradato a tredicesimo. Così, l’inizio e la fine sono uguali…proprio quello che mi sarei aspettato dal Re dei Lilin, il padre di Shinji”. Parleremo di Kaworu più in là, adesso concentriamoci  su Shinji.
Sappiamo che la sua presenza durante il Fourth Impact era indispensabile, sebbene non sia chiaro il perché. Forse per rimuovere le lance?
Kaworu afferma di essere lui il trigger dell’Impact, e secondo Mari Shinji non ne è che il backup, vale a dire la misura di sicurezza per accertarsi che questo si compia. Gendo, tuttavia, è estremamente soddisfatto alla fine del film, perché evidentemente compiere il Fourth Impact non era il suo scopo, anzi, si aspettava che sarebbe stato fermato. Perché è così soddisfatto, allora? Che cos’ha ottenuto nel Dogma che noi non riusciamo a capire?
Teniamo presente alcune cose.

  1. Tutto ciò che è successo fin’ora sembra atto a spingere Shinji nel baratro della disperazione, ricreando cioè la condizione che aveva raggiunto in The End of Evangelion. Tutto gli viene offerto e subito sottratto. In particolare è sospetta la confessione di Fuyutsuki, che in quel momento rappresenta il vero colpo di grazia, ciò che porta Shinji ad aggrapparsi ciecamente alla speranza offerta da Kaworu.
  2. Gli Angeli dovevano essere dodici, ma nel Dogma accade qualcosa che crea Kaworu come tredicesimo. Questo sconcerta Mari, che subito dopo afferma: “Allora è a questo che mira Gendo-kun”. A quanto pare Gendo ha fatto in modo che si creasse un nuovo Angelo, ma come, e perché?
  3. Attivandosi come tredicesimo Angelo, Kaworu smette di essere il primo.

Che cosa succede quando un Angelo muore? E’ semplice, si attiva il successivo. E’ questo processo che nella serie porta in fine alla selezione tra Adam e Lilith, che si conclude con la scelta di Kaworu di lasciare il destino del mondo nelle mani di Shinji, e quindi degli esseri umani.
Andiamo un attimo al DSS chocker. Che Kaworu lo indossi al posto di Shinji è un atto fortemente simbolico, col quale lui si fa carico dei suoi peccati e del suo destino. Biblicamente, “della sua croce”. La nostra sparata? Shinji era il tredicesimo Angelo in forma latente. Kaworu si è addossato il suo destino, quello di venire eliminato. Cosa significa? Che è diventato il tredicesimo Angelo perché c’è stato uno scambio: Shinji è diventato il primo. Ancora una volta, la vita di Kaworu è stata offerta in sacrificio per salvare quella di Shinji.
Forse serviva a questo, il Fourth Impact, creare le condizioni per il generarsi di un nuovo dio. Uno che sia manipolabile da Gendo quanto se non più di Rei (anche perché sappiamo tutti com’è finita, nell’End).

Teoria: la Seele voleva eliminare Shinji

La Seele non ha mai avuto simpatia per le divinità artificiali, e in particolare non ce l’ha per le divinità che non può controllare. D’altra parte anche Kaji aveva detto che, avendo lo 01 rotto gli argini prima del tempo sulle alle altre unità, la Seele non sarebbe rimasta a guardare. Infatti altroché guardare, i vecchi prendono provvedimenti immediati: inviano Kaworu a fermare lo 01 con la lancia di Cassius (o quella che presumibilmente lo è) e in seguito lo confinano nello spazio, protetto dalla serie Nemesis. Ma perché spedire qualcosa di tale pericolosità nello spazio? Perché non poteva essere distrutta, evidentemente. D’altra parte, com’è possibile uccidere un dio?
Questo concetto ritorna più volte, in 3.0. Il collare, l’abbiamo detto, è il “Sistema di Anti-Deificazione”. La Wille è “la nave che ha il potere di uccidere gli dei”. Ma soprattutto, prima di staccare la spina alla Seele, Gendo parla di un patto sancito con un deificio. E’ per questo che la Seele lo ringrazia, e che si spegne di buon grado. Questo, però, accade prima che muoia Kaworu.
La mia idea è che l’intenzione della Seele fosse quella di fermare Shinji, e quindi di ucciderlo. Gendo ha finto di assecondare questo piano, ma crea invece le condizioni perché un deicidio avvenga, sì, ma sia quello di Kaworu. Così facendo li avvocatizza, praticamente, perché compie formalmente il patto, ma nel modo in cui gli fa comodo. In altre parole, fa un gran casino per non uccidere Shinji.
A darmi quest’idea è anche il fatto che Fuyutsuki dica “è quasi tutto come nei piani della Seele” e lui risponda “però la morte del ragazzo della Seele ha risvegliato l’Eva 13”. Insomma, la Seele non aveva mandato Kaworu in mero sacrificio, ma perché portasse a termine il Fourth Impact e il Perfezionamento dell’Uomo. Gendo, come al solito, ha fatto di testa sua.
Lasciatemi aggiungere una cosa, per concludere: Gendo padre dell’anno SUBITO.

Conclusioni

Per concludere, ahimé, abbiamo solo domande. A questo punto della storia, è chiaro che la situazione di Shinji sia da après moi, le déluge. A che cosa è dovuto? Il suo è uno stato innato oppure indotto? Che cosa sanno di lui alla Wille? E che cosa ha intenzione di fare Gendo col potere smisurato che ha conferito a suo figlio? Due Impact, due perdite incolmabili, due unità risvegliate. Che cosa dobbiamo aspettarci, dal Final Impact?