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Evangelion 3.0: indice delle analisi e delle teorie.

Il 25 settembre avremo finalmente la possibilità di vedere non soltanto Q in italiano, ma soprattutto Q al cinema. E’ un evento particolarmente importante, se pensate che i Magi hanno vissuto l’uscita di questo film come neanche la nascita del delfino di Francia nel ‘700, tra live-streaming del trailer, falsi spoiler su twitter e i cam rip girati al contrario. Per venire incontro a quelli giusto un pelo più sani di noi, a quelli che si vogliono fare un ripasso prima della Grande Sera, e ancora a quelli che entreranno in sala dicendosi “oh, finalmente avrò tutte le risposte!” e usciranno invece più confusi di prima, abbiamo riunito in un breve indice tutte le teorie e le analisi che abbiamo scritto fin’ora su Evangelion 3.0: you can (not) redo. E sì, ci rendiamo conto che probabilmente vi confonderemo ancora di più del film stesso, ma qualcosa dovremo pur fare in attesa di :||, no?

IL MONDO DI Q

La mappa del mondo di Q
Se avete ben chiara la struttura del Geo Front, muoversi nel mondo di Q all’inizio può essere un problema, del tipo che ti fa venire voglia di sbattere forte la testa contro uno spigolo. Ecco, non fatelo, che i mobili costano. L’abbiamo già fatto noi e, dopo un po’ di notti insonni, ecco che cosa ne abbiamo cavato.

Gli Infinity Series e l’Ossario degli Eva
Nel Terminal Dogma ci sono sempre state cose strane, ma in questo film ce ne sono di ancora più strane.

LE FIABE IN Q

An “Eva” Song of Ice and Fire
Questo è il principio, tutto comincia da qui, ovvero: il giorno in cui ci siamo accorti che c’erano troppi Re e Principesse, in questo film.

Lo Scudo Magico di Virtù
Questo articolo fa riferimento a 1.0, dove lo scudo dell’unità 00 aveva il nome – guarda caso – dello scudo che le fate donano al principe de La Bella Addormentata nel film Disney. Relevant to your interest.

Shinji e il principe (non) felice
In tutti e tre i film del Rebuild ricorre l’inquietante presenza di un libro, “Il principe felice e altri racconti” di Oscar Wilde. Qui vi mostriamo dov’era nascosto e ci chiediamo quali significati potrebbe avere.

Kaworu, Shinji e Tanabata
Non proprio una fiaba, sta volta, e di sicuro non di tradizione occidentale, ma indovinate a quali personaggi è legata la leggenda più romantica del Giappone?

ALTRE ANALISI, CURIOSITA’ E TEORIE

Jo-ha-kyu e Kinshotenketsu
L’analisi del Rebuild, e in particolare di Q, alla luce delle strutture classiche della narrativa e del teatro orientali.

Lo shogi nel Rebuild of Evangelion parte 1 | parte 2
Scommetto che non sorprendiamo nessuno dicendovi che molto probabilmente la partita a shoji giocata tra Fuyutsuki e Shinji ha un significato ben preciso.

Indovina Q: è una donna? Ha gli occhiali?
Una serie di teorie sull’identità della donna con gli occhiali nella foto che Fuyutsuki mostra a Shinji.

3.0 è davvero il seguito di 2.0?
No, perché non è così scontato, anzi.

Evangelion 3.0: teoria del loop
L’aggiornamento a Q della teoria del loop.

L’S-DAT che non vuole morire
Non vi sembra sospetto, il ruolo dell’S-Dat di Shinji nel Rebuild?

Cambio d’abito per la signorina Ayanami
Cosa c’è di strano se una ragazza si cambia d’abito, dite? Niente. A meno che quella ragazza non sia un clone, non abiti in uno scatolone e non risponda al (non) nome di Rei Ayanami, e soprattutto a meno che l’abito da cambiare non sia molto famigliare…

La natura dei personaggi: Shinji Ikari
Da quattordicenne compleassato a dio, il passo è breve.

Intervista a Yoshiyuki Sadamoto

Come sapete benissimo, Yoshiyuki Sadamoto è stato ospite per tre intensi giorni al Milano Manga Festival, durante i quali ha firmato autografi e risposto alle domande dei fan. Noi siamo ancora un po’ provati, ma soddisfatti, e in attesa di finire il report dell’evento, vi proponiamo qui le domande più interessanti fatte durante i fan meet. Non solo: i Magi, insieme a Shinji Kakaroth di Nanodà, hanno avuto l’occasione di porre al maestro anche qualche domanda in privato, incredibilmente, senza venire alle mani.

Le domande dei Fan meet

In base alla serie e ai registi coi quali lavora, come cambia il suo modo di creare il character design?
Per ogni serie e regista c’è una tecnica d’approccio sempre molto diversa. Nel caso di Evangelion, Anno mi ha dato indicazioni basilari per alcuni personaggi, come “è un tipo semplice”, “è di questo gruppo sanguigno”, “gli piace questa musica e ha queste passioni”. Per FLCL, invece, da Tsurumaki ho ricevuto indicazioni molto più precise e dettagliate, mi diceva quello che voleva e io lo disegnavo.

Tra tutte le serie a cui ha lavorato, qual è il personaggio che preferisce?
Per me è molto difficile rispondere, perché da una parte c’è il disegno che mi piace di più fare, dall’altro il personaggio vero e proprio. Dal punto di vista tecnico, il disegno che amo fare è quello dei personaggi più anziani, persone che trasmettono “saggezza”, che io devo elaborare in senso grafico. Dal punto di vista invece caratteriale ci sono dei personaggi che mi piacciono più di altri, Misato per esempio è il mio preferito. Per quanto riguarda le altre serie, invece, mi sono divertito molto a disegnare FLCL, perché ho potuto metterci molte delle mie passioni. Io sono un character designer, principalmente, in Evangelion ci sono altri artisti ad occuparsi dei mecha, invece nel caso di FLCL ho fatto tutto io.

«Misato, per esempio, è il mio [personaggio] preferito»

Nel creare Rei Ayanami, sia dal punto di vista caratteriale che da quello fisico, si è ispirato a qualcuno realmente esistente, come modelle o attrici?
E’ una domanda che mi fanno spesso, quella dell’ispirazione, ma come dicevamo prima non esiste una sola risposta…per esempio, nel caso di Rei, il regista mi aveva dato come indicazione “un personaggio cool con i capelli corti” e da lì io ho dovuto capire che cosa creare. L’ispirazione principale mi è arrivata sentendo una canzone, e la voce che la cantava. Da quella voce, ho immaginato il personaggio. Ho portato la canzone al regista e gli ho detto “io la vedo così, Rei, una ragazza che ha questa voce”.

Tolta la locandina, le illustrazioni fin’ora uscite di Q sono di Takeshi Honda. Lei ha lo stesso contribuito nel definire il nuovo design dei personaggi?
Come sempre è stata una collaborazione su più livelli, ma il design originale del film, compresi gli outfit, è comunque il mio.

Le unità Eva si distaccano dai soliti canoni del genere mecha, a che cosa si è ispirato per crearle?
Anche questo è un lavoro di gruppo, ma in questo caso il regista aveva già delle idee molto chiare a riguardo, perché è un fan di anime e manga di questo genere e di un certo tipo di fantascienza. Io non ho dovuto fare molto.

Anche lei è un fan di altri mangaka o autori?
Sì, lo ammetto. Quando ho incontrato Go Nagai sono stato davvero molto felice, e lo stesso quando ho conosciuto il maestro Yoshiyuki Tomino. Credo di essere stato molto ispirato dalle loro opere, nel corso degli anni, come Devilman e Ideon, o dal telefilm americano Thunderbirds.

Che rapporto ha col suo lavoro di character design e mangaka, e che tipo di approccio ha alle due cose?
Amo e voglio fare entrambe le cose, non ce n’è una che preferisco. C’è da dire che il lavoro su un prodotto di animazione è diverso, perché scaturisce da un “concerto di idee”, ogni decisione è presa a livello collettivo, si decide tutto insieme, da un colore di capelli agli elementi della trama, e ci sono meeting infiniti. Il manga invece è un lavoro molto più individuale, ho più autonomia, ma anche tutta la responsabilità.

Quali differenze ci sono tra il manga e l’anime di Evangelion?
Tra il manga e l’anime c’è un abisso. Nell’anime vengono dati più “input”, come il colore, la scansione del tempo e la musica, tutti mezzi coi quali possiamo giocare e che non esistono invece nel manga. Inoltre l’anime va avanti da solo, che tu abbia capito o no mantiene la propria velocità. Nel manga se il lettore non capisce si ferma, torna indietro…questo fatto di dover essere sufficientemente chiari e di dover far proseguire il lettore è una grande differenza e responsabilità.

«Il manga […] è un lavoro molto più individuale, ho più autonomia, ma anche tutta la responsabilità»

Com’è lavorare con Hideaki Anno?
È come lavorare con un fratello, per me. Noi abbiamo cominciato insieme, abbiamo fatto tantissima strada insieme, condividiamo non solo il lavoro, ma anche la vita privata. In questo momento lui è in vacanza in Francia, con la famiglia [qui i Magi hanno cercato di uscire dal pubblico per correre così com’erano vestiti in aeroporto, colti dallo sfrenato desiderio di vedere la Francia]. Che dire, come tutti ha molti pregi e difetti che magari mi fanno arrabbiare, però è una persona a cui voglio bene.

Che tipo di relazione c’è tra Kaworu e Shinji?
[Il pubblico scoppia a ridere] Per quanto riguarda l’anime, Shinji è un personaggio umano, e questa è la sua caratteristica principale, anche nelle relazioni. Le due versioni sono molto diverse, nel manga il rapporto tra Shinji e Kaworu cambia. Nel manga la loro relazione è in qualche modo un riflesso di quella tra Shinji e Rei. Shinji vede in Kaworu qualcosa di Rei, e Kaworu sente quello che Rei prova per Shinji e che lei stessa non può e non riesce a esternare. Shinji questo non lo capisce, ecco perché lo rifiuta. È stato un mio esperimento, diciamo. Nell’anime una delle cose più affascinanti di Kaworu è la voce,  che è straordinaria, e ha reso questo personaggio così famoso e amato. Nel manga questo non c’era, e io ho cercato un modo per rendere questo personaggio altrettanto affascinante, quindi ho provato a cambiare alcune cose. Comunque io non ho mai capito come mai Kaworu piaccia tanto…

Da cosa dipende la differenza nella caratterizzazione di alcuni personaggi del manga, specie di quelli che nell’anime non hanno molto spazio, come Kaji o Kaworu?
Nell’anime lavoro insieme ad Anno, e quindi niente è una scelta del tutto mia, nel manga invece ho più libertà di approfondire quello che voglio. La più grande differenza per esempio è che nel manga Shinji viene presentato come un ragazzaccio, cosa che non è così esplicita nell’anime.  Nel manga Shinji non ha voglia di fare nulla, non è uno che vuole mettercela tutta, mentre nell’anime è un po’ più positivo, dice “Non devo fuggire!”. Nel manga non si pone lo stesso problema, si dice “Io scappo!” (ride). Nel caratterizzare il personaggio volevo che fosse il più vicino possibile alle problematiche e agli atteggiamenti tipici di quell’età. Gli adolescenti hanno un po’ questo modo di fare, e io volevo esplorare questo aspetto.

C’è un personaggio che la rispecchia, tra tutti quelli che lei ha disegnato?
(ride) È difficile rispondere, ma parlando di Evangelion forse è Kensuke il personaggio che sento più vicino, perché ci piacciono le ragazze e le cose militari. Siccome sono un padre di famiglia, mi sento anche come Gendo [partono occhiate di preoccupazione/ilarità nel pubblico], capisco i suoi sentimenti, come il timore di non riuscire ad avvicinarsi al figlio. Di certo, non sono come Shinji.

«Comunque io non ho mai capito come mai Kaworu piaccia tanto…»

Quando ha iniziato a disegnare i suoi personaggi immaginava che potessero essere esportati e piacere così tanto anche all’estero, in paesi con culture molto diverse?
Da bambino ero innamorato del design delle macchine italiane, le disegnavo sempre. Non pensavo di diventare un mangaka, credevo che sarei diventato un designer di automobili e moto. Solo dopo ho cominciato a realizzare manga, e così è iniziata la mia carriera. Sono molto grato ai maestri che mi hanno preceduto, in questa mostra sono esposti dei lavori eccezionali e io mi sento poca cosa rispetto a tanti geni, vorrei che le loro opere venissero riconosciute in tutto il mondo. Vedere che anche Evangelion ha un posto tra di loro mi rende felice.

[Sempre a proposito del manga] All’inizio non ero molto dotato, come mangaka, tanto che con Evangelion mi sono detto “Se non va bene neanche questo, torno a casa e mi dedico all’azienda di famiglia”. I miei hanno una ditta di ceramiche e porcellane, mi andava bene anche fare quello. Il successo del manga però è stato un po’ come una rivincita, anche se avevamo già avuto successo con Nadia, del quale però non era uscito il manga.

Ha avuto delle restrizioni nello scrivere il manga?
No, ho lavorato in totale autonomia. Non ricordo di essermi mai consultato con nessuno, su nessun’aspetto.

Da dove deriva la sua passione per le auto, in particolare le Alfa Romeo?
Io non sono un’eccezione, anche mio padre e mio fratello maggiore adorano le automobili. Quando eravamo bambini, mio fratello ed io ci sedevamo ai bordi delle strade di campagna per guardare le macchine passare, e facevamo a gara a chi ne indovinava la marca. Ci divertivamo così.

Quali sono le macchine dei suoi sogni?
(ci pensa a lungo e ride) Credo la DeLorean di “Ritorno al futuro”. Coi primi soldi che ho messo da parte con questo lavoro mi sono comprato una Fiat Panda [il pubblico inizia ad applaudire istericamente], ma appena l’ho ritirata dalla concessionaria, tornano a casa, si è guastata.  Ciononostante, la Panda sarà sempre nel mio cuore (ride). Da bambino mi piaceva moltissimo una serie sulle supercar, “Circuit no Ookami”, dove il protagonista correva su una Lotus Europa. Alle elementari la sognavo sempre, e alla fine l’ho comprata. In realtà è una macchina quasi da collezionisti, che si rompe spesso, quindi non è che possa farci molto, più che altro spendo per aggiustarla (ride).

«Da bambino […] non pensavo di diventare un mangaka, credevo che sarei diventato un designer di automobili e moto.»

Nei suoi lavori si vedono spesso riferimenti all’Italia, da cosa deriva questo amore?
Da piccolo mi piacevano molto i film italiani o ambientati in Italia, per esempio Lupin III: il Castello di Cagliostro di Miyazaki, o The Italian job. Vedere quelle mini cooper sfrecciare per le strade mi faceva impazzire,  pensavo “voglio andare in Italia!”

Chi ha deciso di rappresentare Rei come albina?
Inizialmente Rei era bruna con gli occhi scuri, ma a video avevamo bisogno di identificarla immediatamente, per non confonderla con Asuka. Da questo dipende la scelta dei colori.

Com’è stato lavorare al design degli Angeli?
Non sono stato particolarmente ispirato da qualcosa, ho ricevuto delle linee guida. Però a me piace fare disegni complessi, quindi disegnare questi esseri strani mi diverte molto.

Cosa può dirci degli ultimi due episodi di Evangelion?
Io niente, perché sono totalmente un lavoro di Anno, che stava passando un gran brutto periodo. Quando lo incontravo mi diceva sempre “non ne posso più, voglio farla finita”.

Qual è stata la sua reazione nel momento in cui Anno le ha detto che pensava di riprendere Evangelion con dei nuovi film? Lei stava ancora lavorando al manga, non si è sentito un po’ “perseguitato”?
In effetti mi è toccato lavorare il doppio e non ho sempre potuto rispettare le uscite mensili del manga. Venivo spinto dal regista, “finiscilo questo manga!”, ma voleva anche che lo aiutassi (ride) gli dicevo “è colpa tua se non riesco a finirlo, perché vuoi che lavori anche al film, ma io ho solo due mani!”…va bene, in realtà non gliel’ho mai detto, anche se avrei voluto.

Non c’è stato un momento, dopo tutti questi anni, in cui ha pensato che non ne poteva più di disegnare i personaggi di Evangelion?
Proprio per non arrivare a questo punto, mi sono preso delle pause e mi sono dedicato ad altri lavori, per non finire l’ispirazione, la pazienza e la passione. Abbiamo lavorato in modo che questo non accadesse.

Com’è stato per lei disegnare il personaggio di Mari integrandolo all’estetica di Evangelion?
Da una parte volevamo creare un personaggio diverso, che potesse attrarre un nuovo tipo di pubblico e che segnasse come un punto di rottura nella storia. C’erano sia esigenze “di mercato” che di trama, e io ho dovuto tenerle presente. Nei film c’è un grande mistero intorno alla sua presenza, per questo la trovate solo lì. Non ho potuto usarla nel manga, anche se mi sarebbe piaciuto. Ne combinerà parecchie, insieme ad Asuka, quindi aspettate il nuovo film, perché vi aspettano sorprese e tanti personaggi interessanti [non è chiaro se parlasse di :|| o di Q, sapendo che in Italia uscirà a settembre].

Ci può dire qualcosa di Nadia?
Nadia è stato un lavoro molto importante, per me, perché è stato il primo che ho realizzato per l’NHK e che mi ha permesso di arrivare al grande pubblico. E’ stata una sfida, per me, una cosa nuova, e quindi gli sono molto legato.

Invece può dirci  qualcosa sul personaggio del Capitano Nemo? Cosa l’ha ispirato nel crearlo?
Prima di tutto ci siamo ispirati ai romanzi di Jules Verne, in particolare a 20.000 leghe sotto i mari, quindi partendo dall’idea di un uomo indiano. Per realizzare Nadia, però, mi sono molto ispirato anche ai costumi dell’antico Egitto, per dare un tocco d’Africa alla “Le mille e una notte”. Un’altra ispirazione, per il suo carattere, direi che è stato il Comandante Ukita di Corazzata Spaziale Yamato.

In Wolf Children c’è un ritorno alla natura, il messaggio sembra che sia “in campagna si vive bene e si è felici”. Secondo lei è davvero così?
Non ho mai pensato che questo fosse il concetto centrale in Wolf Children. Chi vive bene in città deve starci, e lo stesso vale per chi vive bene in campagna.  Io sono nato in un piccolo paese di montagna, poi mi sono trasferito a Tokyo e adesso sono ritornato in campagna, ma sono stato bene in tutti e tre i luoghi.

I manga di oggi sono tutti molto simili tra loro. Cosa servirebbe per cambiare questo mondo, come fece Evangelion?
In realtà, io non credo che Evangelion abbia cambiato davvero qualcosa. Bisogna dire che ogni anno escono in Giappone moltissime opere meravigliose che forse a voi non arrivano. A proposito di novità, Anno ha visto Madoka Magica e gli è piaciuto, ha detto che è bello e interessante.

Quale messaggio ha voluto trasmettere, con Evangelion?
L’importanza di mettersi d’impegno per realizzare i propri obbiettivi.

L’intervista

Sappiamo che Evangelion è nato da un brainstorming, ma cosa ci ha messo di suo?
La storia e i personaggi sono stati elaborati da tutto lo staff, ma le mie indicazioni in particolare riguardavano per esempio il carattere di un personaggio, o quale voce avrebbe dovuto avere. Il design invece è soprattutto mio. All’inizio eravamo influenzati da Sailor Moon e l’idea era quella di un cast completamente femminile, è stata un mio consiglio quello di mettere anche personaggi maschili. Shinji, ad esempio, era una donna, sono stato io a suggerire che fosse un uomo. Con un cast tutto al femminile, la storia sarebbe stata completamente diversa. Un’altra mia idea è stata quella che a pilotare i robot fossero ragazzi di massimo quattordici anni. Se i personaggi fossero adulti sarebbero più bravi, darebbero più l’idea di militari esperti, ma io ho voluto che nei robot ci fosse come uno spirito materno, così solo i bambini ci sarebbero saliti, e ci sarebbe stata una sincronizzazione tra il robot e lo spirito.

Quella di Evangelion è una storia molto drammatica e complicata, sulla carta è difficile immaginarlo come un fenomeno commerciale. C’è stato un momento in cui, lavorandoci, lo staff si è reso conto di avere per le mani un potenziale successo?
In effetti questa storia così complessa non è commerciale, ma a me piace l’idea di lavorare a qualcosa che non lo sia. All’inizio la serie era rivolta agli otaku che già amavano il genere robotico, ma si capisce dall’inizio che non si tratta di una serie commerciale. Quando la trasmissione della serie è finita, ed è esplosa questa popolarità, nessuno di noi se lo aspettava. Siamo rimasti davvero sorpresi.

Ora che il manga è concluso, ha già in mente altri progetti? Esiste la possibilità che lei lavorerà anche sul manga del Rebuild of Evangelion?
Il manga è finito e difficilmente lo riprenderò, anche perché ci sono moltissime altre cose che vorrei seguire. In compenso sono già partiti i progetti animati, compreso l’ultimo film di Evangelion, al quale sto partecipando di più proprio perché sono libero dal manga.

In un’intervista lei ha affermato che l’anime di Evangelion è un po’ la “carta d’identità” del regista Anno. Com’è stato per lei lavorare per tutto questo tempo su qualcosa che qualcun altro considera “la sua carta d’identità”?
In effetti la stessa nascita di Evangelion è un po’ complessa, nel senso che io ho scritto il manga, ma nel frattempo è cominciata anche la serie, e le due cose sono andate avanti parallelamente. In questo senso, certamente il manga è il mio lavoro, la mia opera, ma in alcuni punti le due versioni si accavallano e si compensano.

Potrebbe parlarci di quando è nato lo studio Gainax?
Io avevo 23 anni, e anche Tsurumaki, mentre Anno ne aveva 25. Eravamo giovani, pieni di passione e di un forte desiderio di creare delle opere d’animazione. Le ali di Honneamise, che parla di tre bambini inesperti che cercano di andare nello spazio con un razzo costruito da loro, rispecchia un po’ la nostra storia. Dobbiamo ringraziare anche Hayao Miyazaki, che ci ha aiutati moltissimo, all’inizio. Abbiamo avuto sia risultati positivi che negativi, ma è stata soprattutto una prova della forza della giovinezza.

Qual è il significato della parola “Gainax”?
Deriva dal dialetto di un paesino che si chiama Yonago, nella prefettura di Tottori. Lì la parola “gaina” significa “forte”. La “X” invece dipende dal fatto che molte aziende di successo, in quel periodo, avevano una “X” nel nome, così Anno propose di aggiungerla anche noi.  Mi dispiace moltissimo che in questo momento la Gainax sia un po’ frammentata, perché Anno ha costituito lo studio Khara, al quale anch’io partecipo.

Asuka e il suo rapporto con Shinji hanno un ruolo centrale, nella serie, mentre nel manga lei è tenuta un po’ in ombra rispetto a Rei. Da cosa dipende questa differenza?
(ride) Anno ed io abbiamo un punto di vista diverso, su questo. Il manga è meno spettacolare, rispetto all’anime, c’è meno azione, per cui io ho preferito concentrarmi fin da subito sul rapporto tra Shinji e sua madre, che è il nucleo della mia opera. L’anime invece, proprio perché è più spettacolare, ha un altro punto di vista. Certo, il rapporto tra me e mia madre è diverso (ride). Un manga che mi ha molto influenzato è stato Hyouryuu Kyoushitsu, di Kazuo Umezuo, che parla proprio del rapporto tra madre e figlio. Qualsiasi madre del mondo vuole il meglio per il figlio, e il mio manga parla di questo.

Ora che il manga è finito prova più sollievo e soddisfazione o tristezza e malinconia?
In realtà proprio in questo momento sto collaborando al nuovo film, e inoltre sto anche lavorando all’ultimo tankobon che non è ancora uscito, quindi dal mio punto di vista Evangelion non è ancora finito. Posso dire che senza le scadenze mi sento molto più tranquillo.

Appunti sparsi

Ci sono altre due cose carine che mi andava di aggiungere, nonostante non abbia purtroppo una registrazione e quindi non possa citarle letteralmente.
La prima è stata un episodio molto divertente, in cui Sadamoto fondamentalmente ci ha detto che i fan italiani non sono cafoni come temeva. Ok, non ha detto esattamente così, ma poco ci mancava. Il fatto è che chiaramente lui voleva dire un’altra cosa, ma sul subito il pubblico è scoppiato a ridere e a dire “grazie eh!” e allora lui si è reso conto e ha cercato di spiegarsi, ma era un sacco imbarazzato X’D Il vero succo del discorso era che si aspettava che i fan italiani fossero più “vivaci”, “rumorosi” (ha fatto l’esempio di un cuoco che ha sentito cantare, andando al ristorante, e noi siamo morti dal ridere), mentre invece siamo stati tutti molto ordinati, tranquilli e rispettosi, e questo gli ha reso molto facile il lavoro. Ha anche detto che in realtà è bello riuscire a parlare con noi, perché generalmente i fan giapponesi quando lo incontrano sono così agitati da non riuscire a spiccicare parola.
La seconda cosa è stata la lunga risposta che Sadamoto ha dato a un ragazzo che gli ha chiesto se c’è la possibilità di fare uno stage in Giappone, nello specifico (credo) per lavorare nel mondo del fumetto. Sadamoto innanzi tutto gli ha detto che non c’è bisogno di andare fino in Giappone, perché anche il mercato occidentale del fumetto è molto florido e aperto alle novità, ma se proprio vuole lavorare nel suo paese allora deve prima di tutto cambiare la mentalità, perché le differenze culturali possono essere dure da sopportare. Inoltre in Giappone ci sono moltissime scuole di manga, ma delle centinaia di persone che ne escono solo una ogni tanto ha davvero quello che serve per diventare un mangaka. Il maestro ha poi concluso dicendo che non bisognerebbe dare troppa importanza al percorso accademico canonico, perché l’importante è seguire la propria strada, e anche fare il cameriere può darti l’esperienza o permettere gli incontri che ti aiuteranno a realizzare i tuoi sogni. Standing ovation del pubblico, partita dalla sottoscritta.
Per concludere, Sadamoto ama le automobili persino più di quanto potevamo supporre: si illuminava quando le menzionava, si vedeva benissimo che sarebbe andato avanti a parlarne per ore (in effetti poco ci è mancato) e quando gli hanno chiesto quali sono quelle dei suoi sogni è andato veramente in crisi X’D che tenerezza.

Lo shogi nel Rebuild of Evangelion – seconda parte

E’ risaputo che nel Magi System (quello originale) è trascritta la personalità di Naoko Akagi quale scienziata, quale madre e quale donna. La formidabile triade se la cava egregiamente di fronte a bazzecole come l’amministrazione della Nerv e della città di Neo Tokyo-3, ma per indagare l’universo di Evangelion, tre sole personalità non sono minimamente sufficienti. A seconda delle evenienze, a noi poveri Magi tocca improvvisarci piccoli chimici, astronomi, teologi, filosofi … o, come in questo caso, esperti (not) di shogi, il gioco di scacchi giapponesi che costituisce il passatempo preferito di Soun Tendo e Genma Saotome Gendo e Fuyutsuki – oltre a struggersi d’amore per Yui, tramare nell’ombra e infliggere traumi psicologici permanenti a Shinji, ovviamente.
Alzi la mano chi, di fronte alla partita disputata tra Shinji e Fuyutsuki in You can (not) redo, non si è domandato almeno una volta “ehi, chissà se le loro mosse nascondono qualche oscuro significato!” Beh, ho una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che sì, ne nascondono eccome. Quella cattiva è che non stiamo parlando semplicemente di “qualche” oscuro significato. Qui è stato scoperchiato il fottutissimo vaso di Pandora. Ed è pieno fino all’orlo di mindfuck grossi così.

Nella scorsa puntata abbiamo familiarizzato con il gioco e stabilito qualche corrispondenza. E’ giunto il momento di cercare di capire cosa combinano Shinji e Fuyutsuki durante la famosa scena della partita di shogi in You can (not) redo. Che poi, a ben vedere, non è una singola partita. Ma andiamo con ordine, analizzando una per una le mosse dei giocatori.

Prima di cominciare

  • Shinji conosce a malapena le regole. E’ chiaro fin dall’inizio che i due avversari giocano ad armi impari. Se Fuyutsuki è un veterano, uno stratega consumato che conosce e padroneggia alla perfezione ogni singolo pezzo in gioco, il suo giovane e inesperto avversario sa a malapena da che parte cominciare. In realtà, la sua presenza  al tavolo di gioco è un puro e semplice pretesto affinché il vicecomandante (leggasi: la Nerv; leggasi: Gendo) possa fare le sue mosse, e non mi riferisco a quelle sulla scacchiera. L’inettitudine di Shinji rispetto al gioco, poi, è chiaramente rappresentativa della sua condizione in Q. Durante i quattordici anni trascorsi all’interno dell’Eva, la partita è andata avanti senza di lui — e, al suo interno, tante altre partite minori sono state iniziate e concluse. I pezzi sono stati spostati e confusi e rimescolati al punto che, tanto per Shinji quanto per lo spettatore, è impossibile ricostruire il percorso che li ha condotti alla loro posizione attuale.
  • Fuyutsuki fa il furbo. Come sempre, i giapponesi sanno essere un esempio di grazia e cortesia in ogni campo: nello shogi è consuetudine che il campione in carica o comunque il giocatore più esperto conceda un vantaggio all’avversario, privandosi di alcuni pezzi. Il buon Fuyutsuki comunica a Shinji che rinuncerà ad alcuni dei pezzi più potenti: la Torre, l’Alfiere e i due Generali Oro. Ah, che uomo d’onore!
    Attenzione, però, perché c’è il trucco. Il vicecomandante si autoinfligge un handicap decisamente insolito. Convenzionalmente, i pezzi eliminati sono quelli cosiddetti “corridori”, ossia che possono spostarsi saltando anche più di una casella alla volta: la Torre, l’Alfiere e… già, le Lance.
    Ci sono pochi dubbi che, nel gioco, la figura di Fuyutsuki sia rappresentativa della Nerv,  dunque non è affatto un caso se il vicecomandante decide di tenersele ben strette: sarà proprio grazie alle due Lance di Longinus che la Nerv metterà Kaworu sotto scacco!

Prima partita

Quando raggiungiamo Fuyutsuki e Shinji al tavolo da shogi, i due hanno già iniziato a giocare. Le pedine non vengono mai mostrate, ma da quello che sono riuscita a decifrare si intuisce che la partita è ancora ben lontana dall’entrare nel vivo… anche perché, beh, Shinji è dichiaratamente una schiappa, povero caro. Di questa prima partita, ci viene mostrata una singola mossa di Fuyutsuki:

  • Fuyutsuki muove un pezzo (forse un pedone?), poi decreta che Shinji perderà in trentun turni. Si tratta di un altro presagio, ma anche di una sorta di macabro easter egg a uso e consumo dello spettatore domestico, munito di video player per tenere sotto controllo il minutaggio (anche se noi abbiamo barato e ce n’eravamo già accorti guardando il camrip). La scena della morte di Kaworu, infatti, è collocata esattamente trentuno minuti dopo.
    [3.0] Fuyutsuki muove una pedina

    Fuyutsuki muove una pedina

  • Fuyutsuki interrompe la partita e ne comincia una nuova. Del resto che senso avrebbe continuare, dal momento che il destino di Shinji è già segnato? La Nerv ha già predisposto ogni cosa secondo un disegno preciso; il povero Shinji non ha scampo.

Seconda partita

  • Nella speranza di divertire almeno un po’ il suo giovane avversario salvo poi infliggergli uno dei peggiori traumi della sua vita, Fuyutsuki dà inizio alla nuova partita con una sorta di rito preliminare tradizionale: tutte le pedine vengono ammucchiate al centro della scacchiera, poi i giocatori pescano uno a uno i pezzi per costruire il proprio “esercito”.
    [3.0] I pezzi ammucchiati prima della nuova partita

    I pezzi ammucchiati prima della nuova partita

  • Shinji pesca un Pedone, messo di sbieco, di cui vediamo la facciata corrispondente alla promozione. Fuyutsuki gli domanda se ricorda qualcosa di sua madre, e gli porge una certa fotografia che ormai conosciamo fin troppo bene.
    [3.0] Shinji pesca un pedone promosso

    Shinji pesca un pedone (lato promosso)

  • Fuyutsuki pesca un Cavallo promosso. Nel frattempo, racconta a Shinji di come Yui sia stata assorbita dall’Eva-01.
    Fuyutsuki pesca un cavallo promosso

    Fuyutsuki pesca un Cavallo (lato promosso)

    Il pezzo del Cavallo/Cavaliere, come abbiamo visto, è associato a Shinji… ma a questo punto della storia, in effetti, il nostro protagonista potrebbe non essere più un semplice cavaliere. Scavalcando le pedine avversarie, Shinji è penetrato nel campo nemico – ricordate la “barriera” sfondata nel recuperare Rei dall’interno di Zeruel? – e forse è stato addirittura promosso in nientemeno che un dio.
    Ma perché Fuyutsuki attira a sé il Cavallo e lo schiera nel proprio esercito? Semplice: perché lo shock che sta per infliggere a Shinji fa parte del piano. Privandolo delle sue ultime certezze e gettandolo nella disperazione più completa, la Nerv si assicura la collaborazione dell’ignaro ragazzo, che agirà esattamente come previsto.

  • Shinji pesca un pedone, e tutti i pezzi crollano.
    Shinji pesca un pedone (lato semplice)

    Shinji pesca un pedone (lato semplice)

    La  povera creatura ha appena appreso la verità non solo sulla scomparsa di sua madre, ma anche sulla natura di Rei, e come se non bastasse si ritrova faccia a faccia con una miriade di teste mozzate con le sue sembianze, apparse alle palle di Fuyutsuki grazie a un improvviso quanto sospetto ripristino dell’alimentazione elettrica. Non c’è da meravigliarsi se il mucchio di pedine frana completamente: tutte le certezze di Shinji sono crollate, la sua mente è in preda al caos. Nella scena immediatamente successiva, tanto per ribadire il concetto, la stessa sorte toccherà alla pila di libri che Shinji ha accumulato di fronte alla stanza di Ayanami type.

    Il cumulo di pezzi crolla

    Il mucchio di pedine crolla

    Va poi notato che, se prima Shinji aveva pescato un pedone promosso, questo secondo pedone ci mostra la facciata semplice. Tra un pedone promosso e uno semplice c’è una bella differenza di grado, se pensate che la pedina più debole della scacchiera, una volta promossa, acquisisce addirittura le mosse di un Generale Oro. Questo declassamento potrebbe presagire alla sorte di Kaworu (“Non avrei mai immaginato che io, il primo Angelo, sarei stato declassato a tredicesimo”), ma anche rappresentare i sentimenti di Shinji verso Ayanami type: se prima la considerava unica e insostituibile, ora ha realizzato che non si tratta della “sua” Rei, quella che ha salvato, ma semplicemente di un clone fra tanti. Da questo momento in poi, l’atteggiamento di Shinji nei suoi confronti cambierà radicalmente, facendosi scostante e diffidente.

  • Fuyutsuki pesca il Re, naturalmente mentre parla di Gendo, comandante della Nerv e Re dei Lilin. Poi continua a pescare gli ultimi pezzi mancanti, fino a completare la sua metà della scacchiera.
    Fuyutsuki pesca il suo Re

    Fuyutsuki pesca il suo Re

    La formazione di Fuyutsuki è completa

    La formazione di Fuyutsuki è completa

  • Shinji abbandona la partita e si congeda dal vicecomandante con un inchino, ormai annientato sia nel gioco che psicologicamente. Una completa disfatta che, molto presto, si concretizzerà negli orribili eventi che attendono il Cavaliere errante nel Central Dogma.
    L’ultima inquadratura della scacchiera ci mostra l’esercito di Fuyutsuki, completo, perfettamente schierato e pronto all’attacco, accanto alle pedine abbandonate di Shinji.

Le tre fasi di una partita

Quelle a cui assistiamo nel corso di questa scena, più che partite vere e proprie, sono degli abbozzi incompleti, troncati in una fase ancora embrionale.
Una partita di shogi come si deve è solita protrarsi per almeno mezz’ora, e tradizionalmente si compone di tre fasi (Jo-ha-kyu, anyone?):

  • La prima fase è quella preliminare, durante la quale ogni giocatore posiziona i propri pezzi sulla scacchiera (esistono diverse cerimonie ben precise) e inizia la sua avanzata verso il campo nemico, organizzando nel contempo la propria linea difensiva.
  • Nella seconda fase si entra nel vivo della partita. I giocatori iniziano a sferrare i loro attacchi e a contrastare quelli dell’avversario, cercando di proteggere il proprio lato della scacchiera.
  • La terza e ultima fase ha inizio quando la linea difensiva di uno dei giocatori viene compromessa.

Non c’è dubbio che You can (not) redo sia un film nettamente distinto in tre parti (dove “nettamente distinto” sta per “praticamente tagliato con l’accetta”), e queste sembrano proprio rispecchiare l’andamento di una partita di shogi. Abbiamo una prima fase di assestamento, seguita dal completo crollo delle difese di Shinji grazie alla fatale combo “Hai distrutto il mondo” + “A proposito, Rei è un clone di tua madre e ogni cosa che credevi di sapere è una menzogna” e, infine, la disfatta del protagonista, con la morte di Kaworu e la vittoria di Gendo sulla Seele.
Il Re dei Lilin esce da questo scontro trionfante, ma la partita è ben lontana dalla conclusione. Gli interrogativi ancora aperi non sono mai stati così tanti: quali sono realmente le forze in gioco? Se Gendo gioca in vece dell’umanità intera, chi siede dall’altro lato della scacchiera? E Mari, che sembra conoscere le dinamiche dello scontro al punto da poter prevedere le future mosse dei giocatori, da che parte è schierata?
Ce lo dirà solo Final, ma intanto permettetemi di azzardare un pronostico. Forse Mari ci ha già svelato la mossa decisiva che saprà dare una svolta alla partita: dopo tre in avanti, vai indietro di altri due…

Lo shogi nel Rebuild of Evangelion – prima parte

E’ risaputo che nel Magi System (quello originale) è trascritta la personalità di Naoko Akagi quale scienziata, quale madre e quale donna. La formidabile triade se la cava egregiamente di fronte a bazzecole come l’amministrazione della Nerv e della città di Neo Tokyo-3, ma per indagare l’universo di Evangelion, tre sole personalità non sono minimamente sufficienti. A seconda delle evenienze, a noi poveri Magi tocca improvvisarci piccoli chimici, astronomi, teologi, filosofi … o, come in questo caso, esperti (not) di shogi, il gioco di scacchi giapponesi che costituisce il passatempo preferito di Soun Tendo e Genma Saotome Gendo e Fuyutsuki – oltre a struggersi d’amore per Yui, tramare nell’ombra e infliggere traumi psicologici permanenti a Shinji, ovviamente.
Alzi la mano chi, di fronte alla partita disputata tra Shinji e Fuyutsuki in You can (not) redo, non si è domandato almeno una volta “ehi, chissà se le loro mosse nascondono qualche oscuro significato!” Beh, ho una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che sì, ne nascondono eccome. Quella cattiva è che non stiamo parlando semplicemente di “qualche” oscuro significato. Qui è stato scoperchiato il fottutissimo vaso di Pandora. Ed è pieno fino all’orlo di mindfuck grossi così.

Innanzitutto, credit where credit is due, come vuole la netiquette: non sono la prima persona abbastanza folle che va a impelagarsi in questa faccenda. Lo spunto per questo articolo mi è venuto quando mi sono imbattuta in questo documento, che riassume un interessantissimo scambio avvenuto qualche mese fa su una certa message board che non deve essere nominata. Il mio ringraziamento va dunque a questi prodi anon, per aver fatto sì che investissi qualche ora della mia vita nella visione di un buon video tutorial di shogi e a cercare indizi e corrispondenze tra Evangelion e questo affascinante gioco.

Un po’ di basi

Prima di buttarci nell’analisi, passiamo velocissimamente in rassegna le caratteristiche essenziali del gioco. Per ora ho ridotto le informazioni all’osso, dal momento che avrò modo di dilungarmi e ritornare su molti punti più avanti. In ogni caso, per informazioni più esaustive, vi rimando molto banalmente a Wikipedia.

La scacchiera e la disposizione iniziale dei pezzi

La scacchiera e la disposizione iniziale dei pezzi

Lo shogi è un gioco da tavolo di strategia tipico della tradizione giapponese, per molti versi simile ai nostri scacchi. Si gioca su una scacchiera di forma rettangolare composta da nove traverse e nove colonne. La partita è disputata tra due giocatori, denominati Gote (Bianco) e Sente (Nero), ognuno dei quali dispone di un “esercito” formato da venti pezzi:

  • 1 Re
  • 2 Generali Oro,
  • 2 Generali Argento
  • 2 Cavalli
  • 2 Lance
  • 1 Alfiere
  • 1 Torre
  • 9 Pedoni

Lo scopo del gioco, come negli scacchi, è quello di catturare il Re dell’avversario. La partita si conclude quando viene fatto scacco matto al Re, oppure nel momento in cui uno dei due giocatori, trovandosi in una situazione di svantaggio irrecuperabile, ammette dignitosamente la propria sconfitta e si ritira.
In Giappone, il gioco è così popolare che, ogni anno, viene festeggiata la Giornata dello shogi. La data? Beh, noi evafags la conosciamo fin troppo bene: il fatidico 17 novembre, data di uscita di You can (not) redo. Solo una coincidenza?
annotrololol

Chi è chi? I pezzi dello shogi nel Rebuild

Shinji Ikari, Cavalier servente

Nel Rebuild, lo shogi fa la sua prima comparsa molto presto, in una scena di You are (not) alone.
Shinji fugge da casa di Misato, e dopo una nottata trascorsa vagabondando melodrammaticamente per le strade di Neo Tokyo-3 e dormendo in uno scatolone come un povero cagnolino randagio, il ragazzo si rassegna al suo destino di pilota di Evangelion e si riconsegna al servizio di sicurezza della Nerv. Nel frattempo, al quartier generale, Gendo e Fuyutsuki si dedicano al loro hobby preferito: atteggiarsi a fighi che avevano previsto tutto. Intanto, giusto per tenere le mani occupate, si stanno anche dilettando in una partita di shogi.
Fuyutsuki (che nel frattempo sta anche leggendo!) commenta placidamente che, alla fine, Shinji si è comportato “come previsto”, e così dicendo muove un pezzo, il Cavallo. O, secondo la traduzione anglosassone, il Cavaliere.
A scanso di equivoci, la pedina viene inquadrata molto, ma molto da vicino. E’ impossibile fraintendere: il Cavaliere rappresenta Shinji.

[1.11] Fuyutsuki muove il Cavallo, pedina associata a Shinji

[1.0] Fuyutsuki muove il Cavallo, pedina associata a Shinji

Indubbiamente, a questo punto della storia (ma anche proseguendo non è che la situazione si evolva più di tanto), l’ignaro Shinji  è poco più che una pedina inerme nelle mani della Nerv e della Seele, ma lo stesso si potrebbe dire della quasi totalità dei personaggi, manovrati a loro insaputa affinché il Progetto per il Perfezionamento dell’uomo giunga a compimento. Perchè, fra tanti pezzi, Shinji è stato associato proprio a questo? Per capirlo, basta osservare il comportamento del Cavaliere sulla scacchiera.

Le due mosse concesse al Cavallo (c)

Le due possibili mosse del Cavallo

Il Cavaliere ha solo due mosse a disposizione. La pedina si muove in diagonale, a destra oppure a sinistra; dunque si trova costantemente di fronte a un bivio, a una scelta tra due possibilità.
Si tratta della stessa logica che soggiace ai titoli dei vari capitoli del Rebuild, i quali si riferiscono proprio alle azioni di Shinji nel corso della storia: You are (not) alone, You can (not) advance, You can (not) redo.
Lungo il suo percorso, il nostro protagonista viene continuamente messo di fronte una serie di scelte, e in Q, dove Shinji si risveglia nel bel mezzo di uno scontro frontale tra due fazioni opposte, questo meccanismo viene portato all’estrema esasperazione: non fare nulla o pilotare l’Eva? Credere a Misato o fidarsi di Rei? Rimanere con la Wille o tornare alla Nerv? Ascoltare le raccomandazioni di Sakura o obbedire a Gendo? Povera creatura, ci credo che dopo un po’ sbrocca.
Il Cavaliere può solo andare avanti. In nessun caso gli è permesso retrocedere.
Proprio come le tracce del suo fidato SDAT, che a partire da 2.22 iniziano ad avanzare progressivamente, Shinji non può fare altro che andare avanti, non gli è concesso riavvolgere il nastro.
Ce lo conferma lo stesso manifesto scritto da Anno: Eva è una storia che si ripete. E’ la storia di un protagonista che, malgrado il reiterarsi delle stesse esperienze, si rialza costantemente. E’ la storia di un tentativo, quello di avanzare, di procedere anche solo di un passo.
E infatti, dopo You are (not) alone viene il turno di You can (not) advance, e sembra proprio che Shinji, nel bene e nel male, un passetto in avanti riesca a farlo (…verso la fine del mondo, ma vabbè, mica si può avere tutto). Che poi a Shinji non sia concesso retrocedere è una lezione che abbiamo imparato nel modo più violento e traumatico possibile: si è visto com’è finita in You can (not) redo, quando ha tentato di “tornare indietro” usando le Lance della Speranza di ‘stocazzo,vero? Vero.
Il Cavaliere ha qualcosa che lo rende unico. Proprio come Shinji – l’unico ragazzo in grado di scatenare due apocalissi di fila risvegliare l’unità 01 – il Cavaliere possiede una capacità che è solo sua e che, quindi, gli conferisce un grandissimo valore: poiché si muove saltando una fila di caselle, è l’unico pezzo che può scavalcare le pedine avversarie che gli si parano davanti. Capite, dunque, che un Re ha molti ottimi motivi per desiderare un Cavaliere all’interno del proprio esercito…
Un Cavaliere per una Principessa. Qual è il compito di ogni cavaliere (o principe) che si rispetti, se non quello di salvare principesse in pericolo? E’ stata Mari ad affibbiare ad Asuka il soprannome di O-Hime, ed è sempre lei che raccomanda a Shinji di “salvare la Principessa”. Abbiamo appurato che Mari, per qualche oscuro motivo che moriamo dalla voglia di scoprire, sembra saperla molto lunga. Nella sua diabolica testolina, il nostro gatto canterino deve essersi già fatto un’idea di come andranno le cose, ed evidentemente prevede che la Principessa necessiterà molto presto dei servigi di un Cavaliere. Speriamo solo che lui abbia recepito il messaggio.

Il Re dei Lilin

Beh, questa è proprio facile: Gendo è senz’altro il Re. Nel caso ci fosse qualche dubbio, ci pensa Kaworu a dissiparlo, riferendosi a lui come al “Re dei Lilin”. Come per Shinji con il Cavaliere, anche Gendo e la sua controparte scacchistica si somigliano, e non solo per il ruolo autorevole che ricoprono.
Nello shogi il Re è un pezzo di fondamentale importanza: fare scacco matto al Re equivale a vincere la partita. Proprio per questo motivo, esso non è un pezzo d’azione. Sono le altre pedine che si lanciano all’attacco, che si schierano in sua difesa e che gli si affaccendano intorno nel tentativo di proteggerlo.
Il lavoro sporco, insomma, il Re preferisce lasciarlo fare agli altri. Magari standosene comodamente seduto al suo desco. Con buona pace di Misato, Gendo Ikari è indubbiamente il vero, grande stratega di Evangelion, ed è anche il Re di ogni singolo scontro, a qualsiasi livello: è il capo dell’organizzazione che guida l’umanità nella lotta contro gli Angeli, è colui contro il quale la Wille si batte ed è l’uomo che alla fine, con un coup de théatre, si sbarazza della Seele per portare avanti i propri piani, qualunque essi siano.
Una particolarità di questa pedina è che, mentre tutti gli altri pezzi doppi sono perfettamente identici e interscambiabili, tra i due Re vi è una piccola ma sostanziale differenza negli ideogrammi. Si tratta di una linea minuscola, che però cambia tutto e determina l’assegnazione dei Re tra gli avversari. Solo il giocatore più esperto può utilizzare la pedina che dice, letteralmente, “Generale Re”; lo sfidante deve accontentarsi del Re “tarocco”, il pezzo che reca la scritta “Generale ingioiellato”. Praticamente, potremmo dire di avere a che fare con un vero re, che ha acquisito il titolo per diritto di nascita, e con un generale deciso a farsi passare per re in virtù delle proprie ricchezze.
Confrontiamo questa bella immagine mentale con quelle che, almeno all’apparenza, si direbbero le due fazioni avverse in Q, la Nerv e la Wille. Chi è il falso re, tra Gendo e Misato? Nella prima parte del film viene fatto uno sforzo evidente per accostare i due personaggi, specialmente agli occhi di Shinji: Misato, rintanata dietro agli occhiali scuri e alle sue pose stoiche, appare più scostante e impenetrabile che mai. La scena in cui, dall’alto della sua postazione, ordina a Shinji di non fare nulla, è poi palesemente ricalcata sul primo incontro tra Gendo e Shinji all’inizio della serie. Non c’è dubbio che, tra i due, la pedina del falso Re spetti a Misato, ma siamo sicuri che la partita decisiva si giochi tra la Wille e la Nerv? A giudicare dal dialogo finale tra Gendo e Fuyutsuki si direbbe piuttosto che, tanto per cambiare, il comandante stia segretamente manovrando Misato per potersi servire di lei, del Wunder e soprattutto dell’Eva-01 a tempo debito.

Quattro lance

Ogni giocatore ha a disposizione due Lance, per un totale di quattro. Esse si collocano ai quattro angoli  estremi della scacchiera e, assieme alla Torre e all’Alfiere, fanno parte dei cosiddetti pezzi “corridori”, ovvero possono spostarsi del numero desiderato di caselle, percorrendone anche più di una alla volta.
Anche in questo caso il collegamento è praticamente esplicito, dal momento che il Rebuild soffre di un’evidente sovrabbondanza di lance. Durante il flashback che ci mostra il Second Impact ne vengono mostrate proprio quattro tutte insieme.

[2.0] Quattro lance per quattro Adams

Due di esse sono senz’altro Lance di Longinus, mentre delle altre due ci viene mostrato solo il manico, in un riuscitissimo tentativo da parte dello Studio Khara di mindfuckarci e insieme prendere tempo perché neanche loro sanno ancora cosa diavolo combineranno.  E poi c’è la Lancia (o le Lance?) di Cassius, la cui assenza nel Central Dogma è anche la causa della rovina di Kaworu. Il Re dei Lilin, grazie alle sue due lance, si assicura la vittoria.
E’ poi interessante notare come la Lancia di Longinus, altresì nota come “il freno a mano degli Dei”, venga quasi sempre utilizzata con una funzione di blocco, quasi come una pedina che si para di fronte a un’altra e ne arresta l’avanzata: in 1.0 e 2.0 la Lancia tiene Lilith sotto controllo, mentre in 3.0 i “pezzi” bloccati sono ben tre: Lilith, il Mark.06 e il dodicesimo Angelo sigillato al suo interno. Ci vuole l’intervento di Shinji per estrarre le lance e sbloccare finalmente la partita, che si era assestata su un punto morto. Il Cavaliere si riconferma un pezzo fondamentale per la progressione del gioco.

Nove pedoni uguali, nove pedoni inutili

Veniamo ora alla bassa manovalanza: i pedoni.  Queste pedine sono le più numerose, ma anche le più deboli, e hanno a disposizione una singola mossa, quella di avanzare di una casella. Ma il vero punto di interesse di questi pezzi, dalla nostra prospettiva, è un altro: i pedoni sono nove per ogni giocatore, e sono tutti perfettamente uguali.
Il nove, dopo il quattro, è uno dei numeri che ricorrono con maggiore frequenza in Evangelion e nel Rebuild: nove sono i punti che compongono l’Albero della vita (sul cui disegno è basata, nel Rebuild, la pianta dell’acquario che si occupa di ripristinare il colore blu degli oceani), nove sono gli Eva series in EoE, e sempre nove sono i sarcofaghi di pietra ordinatamente allineati sulla superficie lunare, dal quinto dei quali fuoriesce Kaworu. Non ci è dato sapere cosa sia uscito e cosa sia contenuto negli altri (per esempio, secondo noi sarebbe fighissimo se si trattasse dei Kaworu appartenenti agli altri loop), ma possiamo azzardare una prima interpretazione, ovvero che Kaworu giochi nel ruolo del semplice pedone. Di lui sappiamo che agisce per conto della Seele, almeno inizialmente (ma anche in Q, Gendo e Fuyutsuki si riferiscono a lui come al “ragazzo della Seele”), e nonostante la sua entrata in scena trionfale, in Q Kaworu finisce comunque per essere manovrato e incastrato dal Re dei Lilin, che lo usa per attirare Shinji a bordo dell’Eva-13. Alla fine, nonostante le alte aspettative che tutti riponevamo nei suoi confronti, Kaworu finisce per venire eliminato dal gioco come la più sacrificabile delle pedine.
Un’altra possibile candidata per il ruolo del pedone — e non è affatto detto che i due si escludano a vicenda — è sicuramente Rei, o per meglio dire, la serie delle Ayanami.
Se la collezione di testoline che decorano il Geofront non fosse sufficiente, ci pensa Asuka a confermarci che ormai la Seele si è specializzata nella produzione seriale di fanciulle dagli occhi rossi: dopo una rapida ispezione, ci informa che la Rei di Q è una “Ayanami type” appartenente a “uno dei primi lotti”. Se le Rei vengono sfornate addirittura in lotti, è piuttosto probabile che lo scopo della Nerv sia quella di utilizzarle come bassa manovalanza (magari per pilotare certi Evangelion a loro volta prodotti in serie?), alla stregua di semplici soldati a piedi. Il fatto che le Ayanami series siano sostanzialmente dei simulacri privi di anima, poi, ne riduce ulteriormente il valore da un punto di vista umano, rendendole praticamente… come posso metterla giù in maniera delicata… beh, carne da macello.

Promozioni, catture, paracadutaggi, ripetizioni

Tutti promossi!

Se riesce ad avanzare oltre l’area neutra della scacchiera (le tre file di caselle centrali), raggiungendo così le tre file di caselle che costituiscono l’area nemica, una pedina può essere promossa. La promozione avviene voltando la pedina dal lato opposto, che reca un ideogramma diverso e comporta una potenza maggiore. Per esempio, il pezzo che va incontro a una promozione più sostanziale è indubbiamente il pedone, che, da soldato semplice, acquisisce addirittura le stesse mosse del braccio destro del Re, il Generale Oro. Proprio il Re e il Generale Oro sono gli unici pezzi che, invece, non possono essere promossi.
C’è un particolare molto interessante che contraddistingue i personaggi del Rebuild (e che, tanto per cambiare, ci ha fatto subito gridare al loop): molti di loro, rispetto alla serie, sono avanzati di grado!
Misato, che nella serie iniziava come capitano per poi diventare maggiore, nel Rebuild è già colonnello, Kaji è stato promosso a ispettore capo dei servizi segreti della Nerv e Asuka, da semplice pilota, è stata nominata addirittura capitano dell’aeronautica – e ha pure cambiato nome, già che c’era. In Q, poi, Misato e Ritsuko andranno incontro a un’ulteriore promozione, sebbene non ufficiale e probabilmente auto-conferita, diventando rispettivamente comandante e vicecomandate del Wunder.

Catture

Quando un pezzo viene messo sotto scacco, il giocatore avversario può catturarlo e utilizzarlo per rimpolpare il proprio “esercito”, acquisendone a pieno titolo la proprietà. Nel Rebuild, qualcosa di molto simile avviene tra la Seele e gli Angeli.
You (can) not advance si apre con la battaglia tra Mari, a bordo dell’Eva-05, e un Angelo alquanto malridotto. Si tratta del terzo Angelo, stanato e intrappolato nella base di Betania ancor prima dell’attacco di Sachiel. Il motivo è presto detto: oltre ad analizzarlo per carpire più informazioni possibili sulla sua specie, la Seele ha cercato addirittura di forzare un’entry plug nel corpo del povero vermone, sperando di renderlo manovrabile alla stregua di un Eva. In altre parole, l’intento della Seele era quello di dovertire l’Angelo in una propria pedina.
Sappiamo in che modo, grazie all’intervento di Kaji, è stata risolta la questione, ma la Seele non demorde nel tentativo di padroneggiare gli Angeli, così ne prende uno e lo ficca dentro a un Eva, l’unità 03, tanto per vedere che succede. Anzi, già che c’è si procura una cavia su cui testare i risultati di una contaminazione tra Angeli ed esseri umani.
Avanti veloce fino a 3.0. Sono passati quattordici anni, e sembra proprio che le incessanti ricerche della Seele abbiano dato i loro frutti: il mondo è pattugliato dai Nemesis series, dispositivi artificiali che possiedono tutte le caratteristiche proprie degli Angeli, dal diagramma d’onda blu all’abitudine di morire con pirotecniche esplosioni di sangue, croci e arcobaleni. I veri Angeli saranno anche stati quasi del tutto sconfitti, ma in pratica è come se la Seele li avesse catturati e poi rimessi in gioco sotto forma di Nemesis series. Solo che, adesso, sono passati alla fazione opposta, e obbediscono al volere degli esseri umani.

Paracadutaggi

Quando una pedina catturata viene rimessa in gioco sulla scacchiera, in gergo si dice che è stata “paracadutata”. In questo caso, un’immagine vale più di mille parole:

[2.0] Mari entra in scena paracadutandosi addosso al protagonista

[2.0] Mari entra in scena paracadutandosi addosso al protagonista

Ma Mari non è l’unico personaggio che fa il suo ingresso trionfale piovendo dall’alto.
Durante il confronto tra Shinji e Gendo, quest’ultimo rimprovera il figlio affermando che “la felicità non piove dal cielo”. Beh, dopo aver scritto questo articolo non credo che riuscirò mai più a rivedere quella scena senza sogghignare, perché mi sono accorta che, in 2.0, non c’è una sola cosa che non piova dal cielo. Nella traduzione inglese, per riferirsi al paracadutaggio dei pezzi, viene usato un termine dal significato molto più ampio: dropping, che possiamo tradurre approssimativamente con “far cadere dall’alto”.
Prima ancora di Mari, Asuka arriva dal cielo a bordo del suo Eva-02, trasportato a Neo Tokyo-3 in volo, e si esibisce in un combattimento che si svolge interamente a mezz’aria. Anche l’Eva-03 viene recapitato alla Nerv giapponese via aria e, più tardi, Kaworu farà il suo ingresso discendendo dalla luna, non prima di aver lasciato cadere sulla terra la Lancia di Cassius.
Il fatto che tutti questi personaggi vengano “droppati” dall’alto avrà un significato particolare? Il paracadutaggio di un pezzo implica che esso sia passato da un giocatore all’altro, cambiando dunque fazione. Questo dà da pensare soprattutto per quanto riguarda la grande incognita del Rebuild, Mari, ma non conoscendo il suo passato e i suoi veri obiettivi, purtroppo, è difficile azzardare ipotesi in questo senso.

You can (not) repeat

Una partita di shogi si conclude quando uno dei Re viene catturato o nel caso in cui un giocatore si dichiari sconfitto, ma esiste anche la possibilità che nessuno vinca e che il gioco si concluda con un nulla di fatto. E’ quello che si verifica, per esempio, in un caso particolare detto sennichite, ripetizione.
Se tutte le pedine dei giocatori — sia quelle in gioco che quelle catturate — vengono a trovarsi nella medesima posizione per più di quattro volte nel corso della partita, questa viene dichiarata conclusa e non vi è alcun vincitore. Nel caso in cui, invece, un giocatore faccia scacco al Re utilizzando la medesima mossa per quattro volte consecutive (scacco perpetuo), questo perde automaticamente la partita.
Ancora una volta ricorre il numero quattro, vero e proprio tormentone del Rebuild, e ancora una volta si parla di ripetizioni, della reiterazione dei medesimi eventi. Teoria del loop a parte (anche se, ammettiamolo, sarebbe confortante sapere che c’è un numero limitato di volte entro il quale il loop può essere resettato), c’è un evento che rischia di ripetersi per la quarta volta. L’Impact profetizzato dal trailer di Final, se dovesse verificarsi, sarebbe il quarto causato dall’intervento dell’uomo. Guarda caso, si chiama proprio Final Impact: fine della partita.
Bene, abbiamo appreso le basi del gioco e stabilito qualche parallelo, ora non resta che analizzare la partita tra Shinji e Fuyutsuki. Ma questo lo faremo nella prossima puntata. Nel frattempo, i Magi ci tengono a specificare di non aver mai visto una scacchiera da shogi nemmeno da lontano, e vi invitano a condividere qualsiasi altra riflessione possa esservi passata per la testa leggendo questo articolo. Chissà che la soluzione a tutti misteri di Evangelion non sia nascosta proprio nello shogi (ahah, come no).

Mari ha limitate possibilità di agire?

Su Mari abbiamo scritto parecchio perché ammettiamolo, ormai al gatto miope e schizzato vogliamo un gran bene. Certo lo dimostriamo vessandola, ma qui è la prassi, lo sapete.
Tolta la nostra incapacità a priori di odiare un personaggio di Evangelion,  sia pur esso l’ultimo arrivato, la verità è che come gran parte dei fan riponiamo in lei grandi speranze, perché in quanto a unico elemento totalmente estraneo – e quindi imprevedibile – sarebbe la candidata ideale per innescare nel Rebuild il deus ex machina che un po’ tutti aspettiamo.
Proprio per questo, sin dalla prima volta che la pazza è comparsa cantando sui nostri schermi, ci siamo fatti una domanda: se sei così importante, allora perché in nome di dio non fai niente? Solo in seguito alla visione di 3.0 è arrivata l’illuminazione… o, beh, almeno la scintilla nell’oscurità: e se il compito di Mari fosse proprio quello di non fare niente?

Mari in 2.22: You can (not) advance

Cominciamo dall’inizio, vale a dire dall’entrata in scena di Mari e dal suo primo incontro col resto del cast… che però, come ricorderete, è un “incontro” con riserva. Di fatto, vediamo Mari interagire con due soli personaggi: Ryoji Kaji e Shinji Ikari. Mentre Kaji sembra conoscerla bene (tanto da definirla una “piantagrane”) Shinji non ha praticamente il tempo di rendersi conto di quel che è successo che lei è già sparita, trascinandosi un paracadute in giro per i corridoi della scuola media comunale di Neo Tokyo-3 (sneaky Mari is sneaky). La prima cosa che fa, salendo sullo 02, è bloccare le comunicazioni con il ponte di comando e anche Rei, nonostante le parli, non sa chi lei sia. Insomma, come già sappiamo la priorità di Mari sembra quella di interagire il meno possibile con il resto del cast, quasi non volesse – almeno per il momento – farsi riconoscere.
Certo non si può dire che in 2.22 Mari non faccia proprio niente, perché in realtà è protagonista di due combattimenti davvero spettacolari come messa in scena, ma pensandoci bene nessuno dei due porta a un’evoluzione nella trama. Anzi – e qui vi voglio attenti – possiamo vederla così: portano a una non-evoluzione. Che cosa significa? E’ presto detto.

L’Attivazione dello 05

[2.22] Mari attiva l'unità 05.

[2.22] Mari attiva l’unità 05.

Il combattimento ch

e apre il film è un insieme di qualcosa che, basandosi sulla serie, non sarebbe dovuto esistere. Abbiamo un nuovo personaggio (Mari) a bordo di un’unità mai vista (la 05) costruita in una base sconosciuta (quella di Betania) e che combatte un nuovo terzo Angelo. L’Eva 05, in particolare, è completamente diverso da qualsiasi Evangelion mai visto prima: è più veloce, snodabile e si muove in una postura che ricorda le quattro zampe. Anche tolti i deliri di onnipotenza della Nerv giapponese – che manderebbe Gendo e Fuyutsuki stessi a smontare gli Eva rivali con chiave inglese e martello, se necessario – è chiaro che una qualsiasi evoluzione del programma nella base di Betania avrebbe introdotto nella storia cambiamenti sostanziali. In questo senso, quindi, possiamo considerare il combattimento di Mari come un’azione preventiva (ricordiamo che, come suggerito, l’Angelo è stato liberato da Kaji stesso) affinché quelle certe modifiche non avvengano. E poi, certo, un Angelo in libertà – beanché lontanissimo da Lilith, o da qualsiasi cosa sia l’affare nel Terminal Dogma della Nerv giapponese – non fa comodo a nessuno. O almeno si spera.

La battaglia contro Zeruel

Il secondo combattimento di Mari avviene a bordo dell’unità 02 contro Zeruel, l’Angelo che tra le varie cose si pappa in un boccone Rei e lo 00. La situazione è disperata e senza alternative. Zeruel è notoriamente l’Angelo più potente, questo la Nerv lo sa bene e può darsi che lo sappia anche Mari, tant’è che non esita a innescare la modalità Za Beasto (sì, ci ostiniamo a chiamarla così) appena appurata la forza del nemico. Con esagerata facilità, in effetti.

Pensando al solo 2.22 è difficile farci caso, perché in fin dei conti tutte le battaglie con gli Angeli sono potenzialmente mortali, tuttavia Mari ha fin’ora agito solo in due casi di pericolo immediato ed estremo: un Angelo liberatosi in un luogo in cui era la sola pilota e un Angelo troppo forte e fin troppo vicino a Lilith.

Certo, niente di tutto questo ci dice qualcosa sulle sue reali intenzioni, però teniamolo a mente.

Mari in 3.33: You can (not) redo

Dopo la smania di combattere a destra e a manca, mostrata nel film precedente, Mari si trova una principessa, si accasa e ingrossa il culo. Non fisicamente, è ovvio (da stretti plug suit derivano grandi responsabilità), ma non serve un genio per notare che in 3.33 Mari non ha voglia di fare un cazzo. Se ne sta sempre lì sgargiulla, come fosse in gita a Gardaland, a cercare di far chiacchierare Asuka di fatti amorosi, che a quel punto è un po’ come cercare di far chiacchierare Gendo di calciomercato. L’accento che viene posto su questo è fortissimo, tanto che viene da chiedersi: ma vuoi vedere che per una volta ci tengono a farci capire qualcosa?

Ritardo nel fuoco di copertura

Accade nei primi sei minuti del film, che Mari trascorre in gran parte cantando una canzoncina.

MARI: “I’m not alone, meow meow! It’s so wonderful, meow meow!

Come saprete benissimo (perché li abbiamo consumati tutti, quei maledetti sei minuti) Asuka le rimprovera di essere in ritardo col fuoco di copertura. Su questo, però, potremmo soprassedere, diciamo che può capitare, anche se Mari non sembra proprio dispiaciuta:

ASUKA: “Il fuoco di copertura era in ritardo di due secondi!”
MARI: “E tu sei tre secondi in anticipo.”
ASUKA: “Si chiama adattarsi alla situazione. Stammi dietro!”
MARI: “Come desideri, principessa.”

[3.33] Mari pianta Asuka da sola, nello spazio, in balia dei Nemesis. Con amici così…

La cosa davvero strana, piuttosto, è la velocità con cui la nostra Networking Four Eyes si ritira nel momento del bisogno, vale a dire quando Asuka le chiede supporto in seguito all’identificazione del Mark.04. Mari non fa passare neppure un secondo prima di gettare la spugna, anzi lo fa di buon grado, come se niente fosse. Addirittura le dice “Non ho abbastanza quota, quindi ci vediamo! Divertiti!” e fa pure l’inchino. Chi non si sentirebbe preso per il culo alzi la mano.

Nel corso del film Mari dimostrerà di tenerci ad Asuka, quindi per quale motivo mollarla così? Anche se non si trovava in buone condizioni di tiro aveva pur sempre un Eva funzionante, perché non tentare di fare qualcosa? Niente, invece. Forse sapeva che Asuka se la sarebbe cavata? O addirittura: sapeva che abbandonarla avrebbe scatenato una reazione dello 01? In ogni caso si è trattata di un’azione pericolosa, e che Mari l’abbia eseguita con questa leggerezza è comunque strano.

Dì almeno “ciao”, accidenti!

[3.33] Mari, canticchiando, spara in faccia al Mark.09.

Il Mark.09 aiuta Shinji a “evadere” dalla Wunder. A Mari viene ordinato di fermarlo, ma ancora una volta fa solo lo stretto indispensabile. Inizialmente lo colpisce, facendogli addirittura saltare la testa. A quel punto, però, realizza che si tratta di un “Contenitore di Adam” (qualsiasi benedetta cosa voglia dire) ed esita a lungo prima di sparargli di nuovo. Anzi in realtà, nonostante i tentativi all’ultimo secondo, sembra quasi che gli lasci apposta il tempo di allontanarsi. Forse si è semplicemente resa conto di non poterlo più raggiungere o danneggiare, chissà. Ma questo tirarsi così facilmente indietro a noi sembra un po’ strano.

L’ultima battaglia, o anche: “Non sforzarti, Mari, che se no ti viene fame”.

Siete invitati nel Terminal Dogma, dove si tiene ogni quindici anni il Festival del Fancazzismo.
Mari, che fin’adesso ha cercato se non altro di salvare le apparenze, in quest’ultima parte del film mi ha ricordato un filosofo dei nostri tempi: “Se oggi me vedi distratto nun ce fa caso, perché nun me va de fa ‘ncazzo.”

[3.33] Mari, come al solito, parla da sola e ci confonde. Il problema è che quando parla con gli altri ci confonde pure di più, quindi chissà che cos’è meglio.

Ancora una volta, Mari è in ritardo col fuoco di copertura. Una cosa deve fare, eppure riesce sempre a sbagliarla. Oltretutto continua a scusarsi svogliata, come per dire “massì, che dopo ti faccio un massaggino ai piedi e mi perdoni”, anche se questa volta tra sé e sé aggiunge:

MARI: “Contenitore di Adam, almeno fermerò il tuo piano.”

Dall’espressione e dal tono di voce si capisce benissimo che è rilassata, sicura di sé, e anche un po’ divertita.Certo, per il suo personaggio quest’ultima non è una novità, ma viste le circostanze questo ci spinge a riflettere: per quale motivo Mari prende tutto sotto gamba? Sembra quasi che quello che le accade intorno per lei sia tanto rumore per nulla. Più ancora che in 2.22  ha una faccia che dice “beh, in qualche modo ce la caveremo, no?”, ma come fa ad esserne sicura? Cosa sa per stare così tranquilla?

[3.33] Mari parla ad Ayanami Type.

Dopo aver sparato in testa al Mark.09 per la seconda volta in che cosa, una settimana?, Mari si rivolge come se niente fosse ad Ayanami Type, invitandola ad andarsene prima di diventare il “Contenitore di Adam” (lo ripete così spesso che uno potrebbe quasi pensare che abbia un senso) (ma tanto in Final se lo scorderanno):

MARI: “Mi senti, pilota di rimpiazzo della Seele? Dovresti andartene di qui, prima di diventare il Contenitore di Adam.
AYANAMI: “No. Non è quello che mi è stato ordinato.”
MARI: “Ma quanto sei rigida. La tua originale era molto più amichevole, lo sai?”
AYANAMI: “Originale? Un’altra me?”

No, non guardatemi così, non ci chiederemo in questo post cosa significhi “la tua originale”, anche se abbiamo almeno due teorie e—NGH! NON LO FAREMO E BASTA!

Visto che “l’importante è divertirsi”, comunque, il picco della giornata di Mari è quando Asuka le accorda il permesso di usare i proiettili A.A. contro l’Eva-13. Peccato che si rivelino inutili (il fatto che l’unità non abbia At-Field sembra stranamente sorprenderla, per un momento), ma non importa, perché Mari in pratica dice “oh, per oggi ho dato” e si rilassa.

[Making of di 3.33] La rassegna del té.

[3.33] Mari se la prende comoda nell'entry plug.

[3.33] Mari se la prende comoda nell’entry plug.

Ecco come la ritroviamo, a bere dalla cannuccia, magari facendoci pure le bolle. Devono essere le cinque p.m., perché da brava inglese Mari ha piantato baracca e burattini per farsi il té. Va bene, l’Angelo è “tutto un nucleo” e quindi non può essere attaccato, ma ancora una volta: Mari, che diavolo sai? Perché io non ci credo che in un caso di pericolo imminente – e questo ne ha tutta l’aria – tu ti metteresti veramente a scegliere la varietà di earl grey.

MARI: “In più, mi interessa vedere quali cose terribili accadranno quando l’ultimo Angelo sarà sconfitto.”

L’ “ultimo Angelo” del quale parla è sicuramente Kaworu, tuttavia poco dopo sembrerà sorpresa scoprendo che si tratta di lui, o meglio, sarà sorpresa del fatto che si tratti di “un anomalo tredicesimo Angelo”. Per affermare questo, tra l’altro, dobbiamo dare per scontato che Mari sappia dello scambio di DSS Chocker, che se ci pensate poi tanto scontato non è.
Torniamo poi, per un attimo, al dodicesimo Angelo. Come pensava che sarebbe stato sconfitto, se ha appena detto che non è scalfibile? Forse sapeva che sarebbe esploso dopo aver raggiunto la forma fetale? O contava sull’Eva-13, o sul fatto che Asuka avrebbe fatto di testa sua? In tal caso, meno male che Asuka non ha detto “ah ok” e non si presa il té pure lei.
Visto che non siamo ancora sufficientemente confusi, Mari si fa seria e parla di Gendo chiamandolo – tenetevi forte – “Gendo-kun”.

Andiamo avanti. E’ innanzitutto doveroso ricordare che il commento di Mari, davanti al Fourth Impact innescato, è il seguente: “oh cacchio, in che casino si sono messi!”. E per una volta non è una mia sintesi, è proprio una citazione. Really, Mari? REALLY?
Asuka ingaggia battaglia contro il Mark.09 e lascia a Mari il compito di occuparsi dell’Eva-13. Lei dice “Roger!” però indovinate? Non fa un bel niente. Almeno fino al momento cruciale, ossia quando si rende contro che la morte di Kaworu non ha chiuso la Porta del Guf. Finalmente Mari perde la calma e recupera fisicamente l’unità, che sta cadendo nel vuoto, dopodiché sacrifica le braccia dello 08 per sbloccare con la forza l’unità e infine viene coinvolta nell’esplosione. Nel mentre, fa pure un bel discorsetto a Shinji:

MARI: “Datti una regolata, Cagnolino! Smettila di fare il bambino! Almeno salva la Principessa! Sei un uomo, no?! E già che ci sei, impara come funziona il mondo!”

Questo è l’unico momento in cui, forse, Mari va vicina a calare la maschera. O meglio, la sposta almeno un pochino, forse perché il momento è davvero, ma davvero critico, e persino lei se la sta facendo sotto. Perché dico questo? Innanzi tutto perché, mi sembra ovvio, Mari non si era mai rivolta così seriamente a qualcuno fin’ora. Parla come “gli adulti” (che in 2.0 la seccavano tanto), dicendo una cosa tipicamente da genitore/insegnante/persona over 30 (ma che dico, over 25) che abbiate incontrato sulla vostra strada quando eravate adolescenti: “Impara come funziona il mondo”. Non solo. Utilizza un’espressione che noi ricordiamo bene per via di Asuka nella serie – “sei un uomo, no?!” – e, sempre a proposito di Asuka, fa un’affermazione un po’ strana, ossia “Almeno salva la Principessa”. Ebbene, questo è forse il primo momento dall’inizio del film in cui Asuka non sta rischiando la vita (a parte se continuasse il Fourth Impact, certo, ma quello sarebbe un problema di tutti). Ha espulso l’entry plug, che come sappiamo è il luogo più sicuro possibile, ed è ormai lontana. Inoltre, considerando che Mari l’ha piantata in asso nello spazio e sotto attacco, difficilmente si riferirà a un possibile atterraggio brusco, no?  Perfetto, allora a che diavolo si riferisce? A qualcosa che accadrà o che potrebbe accadere, senz’altro. Qualcosa che forse, per l’agitazione, si è lasciata scappare, o col quale pensava di smuoverlo. Certo che, tra lei e Kaworu, se stavano zitti era meglio.
Insomma, dopo aver cazzeggiato per un’ora e mezza, Mari arriva e salva capra e cavoli in extremis. A voi sembra normale?

Teoria: Mari ha limitate possibilità di agire

A noi no, e infatti abbiamo una teoria. Eh sì, è più forte di noi. La teoria è riassunta qui sopra, semplice e chiara: Mari ha limitate possibilità di agire. In che senso? In senso letterale: ci sono cose che può e non può fare. Il motivo, certo, quello è tutto da discutere. Abbiamo considerato varie possibilità, ma quella che ci sembra più probabile è che Mari possa interferire solo in minima parte con il corso degli eventi (“della linea temporale”, aggiungerei, se vogliamo considerare la teoria del loop) (e noi questa semplice regola dei viaggi nel tempo l’abbiamo imparata da piccoli grazie a Ritorno al Futuro, non è così?). Abbiamo visto che, in un certo senso, Mari prende veramente la situazione in mano solo quando non ci sono alternative: un Angelo e un’unità “estranei” da eliminare (in un luogo in cui è l’unica pilota) un altro Angelo particolarmente potente che avanza spedito verso il Terminal Dogma (e con almeno un pilota in meno di cui è certa, ossia quello a cui ha preso l’unità) e, beh, la fine del mondo. Mari, in tutto questo, guarda sempre avanti. Sembra sapere, l’abbiamo ripetuto fino alla nausea, e sembra quasi che stia verificando uno a uno i passaggi per arrivare a…che cosa? E chi lo sa. Ma al momento noi siamo abbastanza certi che stia aspettando un evento in particolare, e che solo a quel punto il suo intervento sarà esplicito e necessario, anzi è possibile che lei esista nel mondo del Rebuild proprio per modificare quell’evento. Quale potrebbe essere, questo evento? Chi lo sa, forse lo scopriremo in Final. Vogliamo tirare a indovinare? Facciamolo, dai: secondo me, Asuka c’entrerà qualcosa.

Shinji e Il principe (non) felice

Anche tra Magi, si sa, di tanto in tanto possono nascere delle divergenze. Un giorno Melchior e Balthasar si lasciano hackerare da un Angelo come due fessi, quello dopo Casper decide di fare la primadonna e negare l’ultimo desiderio alla sua stessa figlia per amore di un soggetto a dir poco discutibile. I soliti battibecchi di tutti i giorni, insomma.
Su una cosa, però, almeno noi concordiamo all’unanimità: il ritardo dell’uscita di Q è stato a dir poco imperdonabile, eppure bisogna riconoscere che tutto questo dolore, alla fine, ci è stato utile.
Non solo l’attesa ci ha temprato e preparato psicologicamente ai minimo-un-anno, more-like-due, se-non-tre che ci separano dall’uscita di Final, ma ci ha dato tutto il tempo di sviluppare una prassi investigativa degna dell’equipe di CSI — meno tutti quegli occhiali da sole, visto che non usciamo di casa. Non avremo archivi di impronte digitali, lampade a infrarossi e software inverosimili, ma tutto si può dire di noi evafags tranne che negli ultimi… quanti, quasi quattro anni? ce ne siamo stati con le mani in mano. E no, non mi riferisco all’ingresso del plug suit trasparente di Asuka nei porno.
Ora sappiamo che ogni dettaglio va attentamente analizzato, che ogni rigo di dialogo va eviscerato a fondo e che tutte le scritte devono essere lette, per minuscole e insignificanti che siano. Abbiamo imparato a far caso alle più piccole cose, a prendere pagine su pagine di appunti, a fare schemi intricatissimi e incomprensibili per chiunque sia in possesso di una sanità mentale. E a shottare, shottare, shottare. Anche fotogramma per fotogramma, se necessario.
E così, ora che 3.33 è finalmente arrivato, l’OCD scorre potente in noi, e non appena siamo riusciti a mettere le nostre bramose manine su una versione ad alta definizione il nostro approccio metodico è stato più o meno: “nel dubbio, SHOT ALL THE THINGS!” Va detto che tra teschi di ignota provenienza, teste mozzate, corpi in decomposizione e il resto del campionario da piccola bottega degli orrori immagazzinato nel Geofront, avremmo anche potuto farlo ad occhi chiusi e saremmo stati comunque sicuri di intercettare qualcosa di mindfucking.
C’è un reperto in particolare, però, del cui ritrovamento vado particolarmente fiera. Non appena ho visto Shinji introdursi nella biblioteca della Nerv – a proposito, ma voi lo sapevate, che nel quartier generale c’era una biblioteca? – l’istinto mi ha suggerito di tenere le dita pronte sulla tastiera e aguzzare la vista. E infatti, come al solito, la paranoia è stata premiata, perché ho subito individuato e immortalato una vecchia (e un po’ inquietante) conoscenza.

Shinji Ikari: Il principe (non) felice

Forse ricorderete questo delirante quanto bellissimo articolo di Caska, in cui abbiamo affrontato la questione dei riferimenti alle fiabe nell’universo del Rebuild, e in particolare in You can (not) redo.
Per fare un veloce riepilogo, al momento il nostro catalogo fiabesco comprende:

  • un malvagio Re dei Lilin che spadroneggia su una terra in tumulto
  • un’invincibile Principessa guerriera, forgiata dal fuoco di mille battaglie…
  • …che, a quanto pare, dovrà presto conformarsi ai ruoli tradizionali ed essere salvata (da Shinji, si presume.  Auguri.)
  • una terribile Maledizione che condanna i piloti di Evangelion a vivere nel perpetuo splendore dei loro quattordici anni

Il genere umano invoca il soccorso di un eroe, un cavaliere dalla scintillante armatura in sella a un baldo destriero o, meglio ancora, un principe. Sventura vuole che il soggetto designato a ricoprire questo ruolo cruciale sia Shinji. Anzi: in quanto unico figlio ed erede del Re dei Lilin, si può dire che il titolo già gli appartenga, almeno in via ufficiosa.

A ben vedere, un indizio circa l’eventuale palesarsi di un principe arriva già in 2.22, ovviamente senza farsi notare (almeno dalle persone normali), sotto le mentite spoglie di in un oggetto assolutamente insignificante – specialmente se pensate che non verrà  fatta esplicita menzione di re, principesse o altri titoli nobiliari di sorta fino al terzo film. Mi riferisco, ovviamente, al libro che vediamo sul comodino di Rei: Il principe felice e altri racconti di Oscar Wilde.

[2.0] Rei sta leggendo "The Happy Prince and other tales" di Oscar Wilde.

[2.0] Rei sta leggendo “The Happy Prince and other tales” di Oscar Wilde.

Un'immagine più chiara del libro, tratta dal Groundwork di 2.0.

Un’immagine più chiara del libro, tratta dal Groundwork di 2.0.

E ora torniamo alla biblioteca fortuitamente apparsa nel quartier generale della Nerv. Vi avevo detto di essermi imbattuta in una vecchia conoscenza, e infatti quale volete che sia il primo libro che Shinji recupera dalle macerie?

[3.33] Shinji recupera un libro a caso dalla biblioteca della Nerv

[3.33] Shinji recupera un libro a caso dalla biblioteca della Nerv


Toh, è proprio Il principe felice! Ma tu guarda che coincidenza! NOT.
Basta una lettura per rendersi conto che il protagonista del racconto di Wilde e il nostro Shinji hanno in comune molto più dei loro nobili natali.
Caska, nel suo post, aveva già centrato un punto fondamentale: “affatto felice.” Sottoscrivo, e aggiungo che non solo il principe non è felice, ma è già morto.
Di lui non resta altro che l’effige — una statua ricoperta di foglie d’oro zecchino e ornata di pietre preziose che, erta in cima a una colonna, sovrasta la città — e quello che, in Evangelion, si chiamerebbe tamashii: il suo animo, racchiuso in un freddo cuore di piombo sigillato all’interno della statua.
Ma lasciamo che sia il principe stesso a presentarsi e parlarci un po’ di sé.

Quando ero vivo e avevo un cuore umano […] non sapevo che cosa fossero le lacrime, perché vivevo nel Palazzo di Sans-Souci, dove il dolore non ha accesso. […] Il giardino era circondato da un muro altissimo, ma io non ho mai domandato che cosa c’era dall’altra parte, tanto era bello tutto quello che avevo intorno. […] E ora che sono morto mi hanno messo quassù, così alto che posso vedere tutte le brutture e la miseria della mia città, e benché abbia il cuore fatto di piombo, non posso fare a meno di piangere.

Non si può proprio dire che il nostro principe, da vivo, fosse un grande esempio di filantropia, anche se lui gioca la carta del finto tonto: “non è che abbia ignorato la miseria del mio popolo perché volevo farlo, non è colpa mia se il muro attorno al mio palazzo era così alto…!“. E così, barricato oltre quelle mura, ha condotto una vita all’insegna della passività e dell’egoismo (in Il gigante egoista, un altro noto racconto di Wilde, il protagonista erge un muro altissimo attorno al suo splendido giardino affinché nessuno oltre a lui possa goderne), rifuggendo le proprie responsabilità di regnante e disinteressandosi del mondo esterno.

In che modo la situazione di Shinji ricalca quella del principe?
Per cominciare, ci sono i quattordici anni di oblio che il ragazzo trascorre disciolto all’interno dell’Eva-01. Per la durata di questo lasso di tempo, mentre i superstiti del Third Impact lottano faticosamente per rimettere in piedi il mondo, Shinji — che l’Impact l’ha provocato — si trova in uno stato di incoscienza, intrappolato in un non-luogo sospeso nel tempo. Quando viene recuperato dalla Wille, l’ultima cosa che ricorda è di aver salvato Rei dalle zampacce di Zeruel, e anche quando gli vengono fornite delle spiegazioni (tutt’altro che amichevoli e comprensibili, ma pur sempre delle spiegazioni) tutto ciò che sa fare è asserragliarsi ostinatamente dietro al presunto e preteso eroismo dei questo gesto, rifiutandosi di affrontarne le conseguenze.
Ora, la sequenza finale di 2.22 è stata accolta con entusiasmo da buona parte del fandom — finalmente Shinji ha tirato fuori le palle! Era ora che la piantasse di piangersi addosso e facesse qualcosa per gli altri! — ma noi, per quanto la scena sia indubbiamente epica e coinvolgente, ci riserviamo il beneficio del dubbio circa l’eroismo di Shinji.
Il campanello d’allarme scatta con la dichiarazione di Shinji: “Non mi importa di quel che sarà di me. Non mi importa di quel che accadrà al mondo. Ma Ayanami… almeno Ayanami… la salverò di certo!”
Benissimo, il nostro cavaliere dimostra di essere pronto a morire per la causa, e in questo è encomiabile. Peccato che non gli interessi se, nel farlo, rischia di distruggere il mondo che invece dovrebbe proteggere. Shinji fa benissimo a lanciarsi in aiuto Rei  (e ci mancherebbe altro!), ma si tratta di un gesto di affetto e autentico altruismo o di una presa di posizione su cui si è impuntato? Il commento di Misato (che nella prima parte del Rebuild se la cava più che bene come tutrice, ma qui è fuori dalla grazia di tutti gli dei vecchi e nuovi) dice tutto: “Sì, va’ avanti, Shinji! Non per qualcuno in particolare! Fallo per esaudire il tuo stesso desiderio!”
Ma sì, Shinji, togliti questo sfizio! Mal che vada ci scappa un’apocalisse tra amici!

Non c’è che dire, Mari ci aveva visto giusto: alla fine, Shinji volta le spalle alla Wille (anche perché, va detto, nessuno si sforza particolarmente di rendere il suo risveglio anche solo vagamente meno traumatico) e, proprio come un bravo cagnolino, torna con la coda fra le gambe alla Nerv, da Rei e dal padre che aveva rinnegato. Qui, al riparo oltre le mura del Geofront, Shinji rimane, aggrappandosi alle poche cose che, in questo mondo ostile, ancora conosce – o crede di conoscere. Senza quasi porsi domande. Senza cercare di comprendere cosa sia accaduto in sua assenza o che ne sia stato della città che un tempo ha difeso. Finché, per caso, non gli capita tra le mani la camicia sgualcita di Toji.  Solo allora si decide ad aprire gli occhi e si rivolge a Kaworu per ottenere delle risposte.
Nel momento in cui Shinji esce finalmente dal Geofront/palazzo – che ora svetta alto su una terra devastata, sorretto da un condotto/colonna – la sua condizione coincide perfettamente con quella del protagonista all’inizio della fiaba: finalmente, il principe si ritrova faccia a faccia con le conseguenze dei propri peccati.

[3.33] Shinji, dall'alto, osserva gli orrori prodotti dal Third Impact

[3.33] Shinji, dall’alto del Geofront , osserva gli orrori del Third Impact

“C’è sempre speranza”, come dice Kaworu, e non c’è colpa che non possa essere espiata.
Il principe felice lo fa per intercessione di una piccola rondine, che lo spoglia di oro e gemme preziose e li consegna ai bisognosi.
Anche Shinji cerca l’espiazione, ma nel suo caso, ça va sans dire, le cose si rivelano un tantino più complicate.
Di fatto, proponendogli di “riparare” il mondo e riportarlo a prima del Third Impact usando le Lance di Longinus e Cassius, Kaworu offre a Shinji una scappatoia. Ammetterete che cancellare le proprie azioni è molto più semplice che affrontarne le conseguenze e cercare di porvi rimedio — oltre che infattibile in quel luogo freddo e buio chiamato  “mondo reale” verso il quale Hideaki Anno, per qualche imperscrutabile motivo, cerca da sempre di spingerci.
L’espiazione, poi, è imprescindibile un qualche tipo di sacrificio. Il principe felice offre i suoi occhi di zaffiro e si ritrova cieco, infine si spoglia delle foglie d’oro che lo rivestono, restando nudo. Qual è il prezzo che Shinji avrebbe pagato, se il trucchetto delle Lance avesse effettivamente funzionato? Beh, nessuno: suo padre è una causa persa, la Rei che conosceva non esiste più (e inoltre c’è quella spiacevole faccenda della clonazione di sua madre), la signorina Misato e Asuka lo trattano con freddezza se non addirittura con disprezzo, i suoi amici sono scomparsi, la sua città è in rovina.
Come se non bastasse, in questo mondo non c’è posto per Shinji. Non è più necessario che piloti l’Eva, anzi, sarebbe meglio per tutti se non facesse assolutamente nulla.
Il mondo di Q è il worst scenario di Shinji: un mondo in cui nessuno lo vuole e nessuno si prende cura di lui, un mondo in cui tutti lo odiano, un mondo in cui Shinji non esiste. La realtà è che Shinji non ha niente da perdere. Tranne Kaworu.
Kaworu è la rondine, è colui che si sobbarca il peso reale — le pesanti gemme, il DSS choker saturo del risentimento dei Lilin — delle colpe del principe.
Alla fine della storia, la rondine muore di freddo , e il cuore di piombo del principe si spezza a metà.

Note e altre amenità

  • Resta da capire se le analogie si esauriscano qui o se, piuttosto, il riferimento al racconto di Wilde non debba intendersi come un presagio. Il destino del principe Shinji è forse segnato? Che il prezzo per salvare la principessa Asuka (e magari anche il mondo, questa volta) sia la sua stessa vita? Noi speriamo che tutto si risolva in “e vissero per sempre felici e contenti”, ma un finale culminante nell’estremo sacrificio di Shinji, tutto sommato, non ci sembra poi così improbabile.
  • Non è un caso se ho parlato di baldi destrieri e scintillanti armature. Nel gioco preferito di Gendo e Fuyutsuki, lo shogi (di cui presto parleremo in un post dedicato, per il momento fidatevi della mia parola), Shinji viene associato alla pedina del cavallo. O, se vogliamo attenerci alla traduzione letterale, del cavaliere. Un altro riferimento al suo ruolo di principe?
  • Attenzione, però, perché Shinji ha un possibile rivale nel gioco del trono! In 2.22, quando Gendo visita la base lunare che si sta occupando della costruzione del Mark.06, Kaworu gli rivolge il più conturbante dei sorrisi e lo saluta con una delle battute più mindfucking della storia di Evangelion (il che è tutto dire): “Piacere di conoscerla, padre mio”. Cosa intende dire? GOD KNOWS. Però, in 3.33, è sempre Kaworu ad apostrofare Gendo come “il Re dei Lilin”. Ora, non ci è dato sapere in quale diavolo di senso Gendo dovrebbe essere il “padre” di Kaworu, ma permettetemi di azzardare un sillogismo: Kaworu è il figlio (?) di Gendo. Gendo è il Re dei Lilin. Kaworu è il figlio del Re dei Lilin. E cos’è mai un figlio di re, se non un principe…?
    Qualche punto in comune con Il principe felice, sebbene meno marcato, si può rintracciare: anche Kaworu osserva il mondo da una posizione privilegiata (addirittura dalla luna!), la Lancia scagliata dall’alto per interrompere il Third Impact potrebbe ricordare i gioielli che la rondine trasporta in volo fino a terra, e poi, beh, sappiamo che fine fa Kaworu, no?
  • Sebbene in questo post il povero Shinji sia stato maltrattato senza ritegno – e, come se non bastasse, si è anche visto scavato la fossa – ci tengo a precisare che è stato fatto tutto for the sake of discussion, e che l’articolo non illustra che una frazione del mio pensiero sul personaggio. Grazie al cielo, i personaggi di Evangelion sono abbastanza complessi da poter essere osservati da molteplici angolazioni — altrimenti, ehi, non saremmo ancora qui a parlarne!
    Insomma, che non si sparga la voce che su Dummy System odiamo Shinji, perché gli vogliamo così bene che nel privato lo chiamiamo Shinjipù non è affatto così!

La mappa del mondo di Q (con infographic)

Se il topos della base sotterranea è qualcosa che si vede in decine, centinaia di serie — specialmente robotiche –, NGE è una delle poche che è stata in grado di darne una connotazione così precisa, specifica e coerente. La città fortezza di Neo Tokyo 3 e il Geofront sottostante sono una parte fondamentale della storia raccontata in Eva e un elemento impresso così bene nella memoria di ogni fan che al momento del Rebuild non c’è quasi bisogno di rispiegarlo. Almeno per quanto riguarda 1.0 e 2.0. Poi arriva Q e nel giro di due inquadrature manda tutto allegramente a farsi fottere. Che ne è della nostra amata città? Cosa è successo e cosa ne rimane? Pur con un certo margine di incertezza, questa è una delle poche domande a cui forse possiamo rispondere senza (troppa) fatica.

Nozioni di base

Sotto il suolo di Neo Tokyo 3 esiste un enorme spazio sferico del diametro di 13,75 km (fonte: disegni preparatori ufficiali) che possiamo definire il “cratere” lasciato dalla Luna Nera — l’uovo di Lilith — al suo arrivo sulla Terra (ne esiste ovviamente uno identico al Polo Sud lasciato dalla Luna Bianca e Adam, ma per maggiori delucidazioni vi rimando direttamente al post sul First e Second Impact). Tale spazio è stato riempito — in modo del tutto naturale, cioè da terra, detriti eccetera — nel corso del tempo per l’89%: il restente 11% ospita ora il Geofront, una sorta di biosfera sotterranea completamente autonoma, e la base della Nerv. Diversi chilometri più in basso, al centro esatto della sfera/cratere, si trova il Terminal Dogma, la struttura costruita per contenere Lilith (sebbene non abbia mai dato segno di volersene andare — anzi, probabilmente non si è mai mossa da quando è arrivata sulla Terra), collagata al quartier generale della Nerv da un lungo condotto verticale.

Il mondo di Q

Alcuni di voi avranno sicuramente notato che in Evangelion 3.0 le cose sono leggermente diverse. Un time skip di 14 anni e un (near?) Third Impact hanno cambiato l’aspetto del Giappone — forse del mondo intero — gettando noi spettatori (e Shinji, ma è marginale) nel panico più totale. Neo Tokyo 3 è segnata da un enorme solco a forma di croce, la città e l’area circostante sembrano sprofondate in una sorta di voragine, il quartier generale della Nerv svetta svariati chilometri sopra il livello del mare e, ah sì, c’è una fottuta gigantesca bocca — con tanto di denti!! — che solca la superficie terreste.

Ma andiamo con ordine.

Questo schemino illustra graficamente la situazione di Neo Tokyo 3 — città, Geofront, base della Nerv e Terminal Dogma — prima e dopo il (near) Third Impact:

Per quel che ci è dato capire, durante il Third Impact (ma ne siamo proprio sicuri? In 2.0 non si vede niente del genere) una forza di qualche tipo ha spinto l’uovo di Lilith verso l’alto, scoperchiando il Geofront e distruggendo il centro di Neo Tokyo 3 (mentre la parte più periferica della città è ancora in piedi, seppure in rovina e invasa dagli Infinity Series). Lo scheletro della base della Nerv è intatto, ma molto più in alto di dove l’avevamo lasciato: la piramide rovesciata che contiene il grosso della struttura si trova a diversi chilometri d’altezza (tra i 3 e i 7, diciamo; per farsi un’idea, il monte più alto del mondo, l’Everest è alto quasi 9 mila metri, il palazzo più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai, appena 800), collegata a terra dal condotto principale, mentre il Terminal Dogma, quella che è ormai la “tomba” di Lilith (nonché ossario degli Eva), si trova in fondo a un cratere che deve essere poco più sotto del livello del mare.

Restano da spiegare le croci (oggetti solidi o fasci di luce?) alte come montagne che spuntano numerose su tutta la faccia della Terra ricordando tanto quelle che comparivano alla caduta degli AT Field del genere umano in EoE quanto quelle presenti nell’epicentro del Second Impact al Polo Sud nel Rebuild.

[3.33] Croci dopo il Third Impact.

[2.22] Croci durante (e dopo) il Second Impact.

[EoE] Croci durante il Third Impact.

Per non parlare del pianetoide che gira su se stesso (a una velocità considerevole se è visibile a occhio nudo!), dotato di atmosfera e preoccupantemente vicino alla Terra: il “reticolato” che lo copre non può che ricordare la Luna Nera in EoE nel momento in cui si scompone e collassa, ma gli schizzi di sangue sulla sua superficie non lasciano dubbi sul fatto che sia la luna (cosa confermata anche negli script) — sebbene non ci si spiega perché sia improvvisamente così vicina, forse un’altra esplosione, similmente a quando accadde col Second Impact, ha ulteriormente incasinato l’asse di rotazione terrestre…

[3.33] La luna?

[2.22] Schizzi di sangue sulla superficie lunare.

[EoE] La Luna Nera collassa quando viene interrotto il Third Impact.

Infographic

Ma visto che sapevamo che non potevate essere soddisfatti con dei semplici disegnini stilizzati, abbiamo preparato, per chi già non li possedesse (Evageeks li aveva fatti a tempo di record quando ancora c’era solo il camrip!), un paio di collage a partire dagli screencap del dvd di 3.33: dal link qua sotto potete scaricare la prima panoramica verticale del mondo di Q, che mostra chiaramente il cratere blu in cui si trova il Geofront, l’agghiacciante bocca dentata che attraversa la superficie terrestre, le croci e il pianetoide ignoto.

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A quest’altro link la seconda panoramica, che prende il “particolare” dell’area di Neo Tokyo 3 dal cratere fino alla base nel cielo.

» SCARICA LA PANORMAICA #2 DEL MONDO DI Q [immagine .png 1024×3000, 2.7MB] «

E infine, la stessa immagine, ma arricchita con particolari e didascalie che ne fanno un vero e proprio infographic, per meglio raccapezzarsi su dove avviene cosa in questo delirio apparentemente senza senso che è Evangelion 3.0.

» SCARICA L’INFOGRAPHIC DEL MONDO DI Q [immagine .png 1024×3000, 4.2MB] «

Adesso resta solo da capire PERCHÉ ci sia una gigantesca bocca dentata sulla crosta terrestre (tra questo e il cratere che sembra un occhio la mia wild guess è che la Terra sia un Angelo, lol) e cosa siano la “barriera” di cui parla Asuka nel finale di Q (forse l’enorme AT Field creato dagli Infinity che si vede nella preview di Final?) e, soprattutto, l’immenso fungo/vite/calice/torsolo di mela che emerge da sotto il Dogma, come “evocato” dall’Eva-13 al momento del Fourth Impact (per poi schiantarsi a terra quando l’Impact viene interrotto): che sia la Luna Nera nella sua interezza o qualcosa di ancora più grosso, che stava ancora più sotto?

WTF IS WRONG WITH YOU ANNO

Lo strano caso delle Rei quantiche

Quella di Evangelion, si sa, è una storia all’insegna del mistero, e in particolare la fa da padrona la sensazione che ben conoscete, quella del “…no, gente, un attimo, l’avete visto anche voi, vero?”. Non poteva essere altrimenti, visto che praticamente all’inizio del primo episodio il nostro protagonista – appena entrato in scena – subisce il primo di una lunghissima serie di mindfuck. Quale? Ma questo, ovviamente.

Le apparizioni di Rei

[Ep. 1] Rei appare a Shinji in “L’attacco dell’Angelo”.

L’apparizione “fantasma” di Rei nel primo episodio della serie è da sempre un punto oscuro e affascinante, nell’universo di Evangelion. Non la cosa più strana che ci è capitato di vedere, è ovvio, ma senza dubbio difficile da dimenticare. Iniziamo subito col ricordare perché concordiamo nel definire quella di Rei una “apparizione”, però, così da non fraintenderci in seguito.

  1. Shinji non ha mai incontrato Rei, e quindi non può vederla a causa di una mera allucinazione o illusione ottica.
  2. Sappiamo bene che Rei, in quel momento, era gravemente ferita. Non solo è impossibile che fosse lì fisicamente (anche perché dovrebbe essere un ninja, per correre a nascondersi in mezzo ai cespugli nel tempo di sbattere le ciglia), ma soprattutto il suo aspetto non rispecchia quello reale del momento (probabilmente in plug suit, e sicuramente col braccio ingessato e l’occhio bendato)

Così come compare, Rei scompare. Com’è possibile che Shinji l’abbia vista?
All’epoca qualcuno aveva pensato, semplicemente, a un errore. Certo, è un momento figo che detta una certa atmosfera, ma nient’altro. Potrebbe anche essere, perché no. Consideriamo però che questa scena è presente anche nel Rebuild, che sarebbe stata un’ottima occasione per eliminare un eventuale errore, visto che 1.0 aveva ancora le fattezze del quasi-remake. Non dimentichiamo inoltre che, come a chiudere il cerchio, Rei compare davanti a Shinji una seconda volta, in The End of Evangelion.

[EoE] Rei appare a Shinji in “One more final: I need you”.

A noi Magi piacciono le cose simboliche così tanto per, lo sapete. Quindi, fosse questo il caso, ci andrebbe benissimo così. E’ però possibile dare una spiegazione logica, a queste apparizioni, o almeno è possibile provarci, e chi siamo noi per tirarci indietro davanti al poco di logica che si riesce a trovare in Evangelion?

La teoria dei quanti e la divinità

Lo so, lo so, non ci guardate così. E’ molto più semplice (e meno pretenzioso) di quello che sembra, ve lo prometto.
Andiamo per gradi, anche se parlare di Rei significa toccare subito argomenti come il divino, la distruzione, l’anima, la morte e…beh, decisamente cose molto poco graduali. La verità è che se non cerchiamo di essere a tutti i costi razionali lo capiamo in un secondo, perché Rei possa manifestarsi sia all’inizio che alla fine della serie: perché non è più un essere umano. Mi spiego meglio. In The End of Evangelion, dopo aver assorbito Adam ed essersi ricongiunta con Lilith, Rei assurge al ruolo di divinità. In quanto a divina, Lilith!Rei è ubiqua. Può essere ovunque, in qualsiasi momento. Lo vediamo nella sequenza in cui si manifesta ai personaggi per “raccogliere” le loro anime, ad esempio. Ma noi Magi, lo sapete, a questo benedetto anime in pratica applichiamo il dubbio metodico, e ci siamo detti: sì, ma il Perfezionamento è un contesto preciso, nel quale potrebbero valere regole diverse, e in queste regole magari rientra la capacità di Rei di essere in più luoghi. In fin dei conti, il Perfezionamento è il suo dominio. Ma oltre a quella di I need you, in The End compaiono almeno altre tre Rei estemporanee.

[EoE] Rei appare a Ritsuko.

La prima è la Rei che appare a Ritsuko, nel momento in cui viene colpita a morte da Gendo. A questo punto del film, benché il suo AT- Field stia cedendo, Rei è ancora umana. Non ha assorbito Adam, non si è riunita a Lilith, e il Perfezionamento non è ancora stato innescato. Eppure eccola lì, a fare in modo che gli ultimi secondi della vita di Ritsuko siano per lei il più odiosi possibili. Lo stesso discorso vale anche per l’apparizione durante la morte di Misato, prima che esploda il settore.

[EoE] Rei guarda la testa pietrificata dell’Eva 01.

La seconda è la Rei che, nello spazio, guarda l’elmo dell’Unità 01 pietrificato. Siamo al punto in cui Shinji ha rifiutato il Perfezionamento e Lilith!Rei si è spezzata. Questo significa che, almeno fisicamente, possiamo considerarla già morta. La sua manifestazione, però, persiste.

Rei (come Lilith) è uscita dal corso del tempo. A voler essere razionali, è questa l’unica spiegazione valida. Gli eventi si muovono, procedono in avanti, ma per lei è un “avanti” indicativo. Pensateci: che cos’è la nostra esistenza, agli occhi di un dio? Cos’è il tempo degli uomini? Neanche uno sputo, un battito di ciglia. Per noi il tempo “classico” della storia di Evangelion sono 26 episodi + un film. Per i personaggi, poco più di un anno.  Che cos’è, per Lilith, un anno? Un bel niente, ecco che cos’è.
L’inizio o la fine della storia, a lei, che differenza fa?
E’ questa la spiegazione più ovvia alle “apparizioni” di Rei. E’ un dio, e appare ‘ndo cazzo le pare. Certo, non mi dovete rispondere “però all’inizio non era dio, come fa a comparire lo stesso?” perché mi viene difficile farvi un riassunto dell’intera storia del pensiero umano in un post (e non ne sarei neanche lontanamente in grado).
Però il pensiero è una cosa, direte, la scienza un’altra. E infatti vi pare che in tutti questi anni i fan non abbiano elaborato anche una spiegazione scientifica?

[Ep. 23] La "stanza" di Rei Ayanami.

[Ep. 23] La “stanza” di Rei Ayanami.

La riconoscerete, è la stanza di Rei. Un bel luogo in cui crescere, vero? E’ da quando l’episodio 23 è andato in onda che la scritta sul muro ha attirato l’attenzione e fatto scervellare centinaia di fissati. “TOP” “BOTTOM” e “Strange” sono termini della meccanica quantistica, disciplina che (come faremo finta di sapere) studia il comportamento delle particelle subatomiche. “Top” “Bottom” e “Strange” sono tre delle sei varietà (chiamate anche “sapori”) di quark conosciuti, noti anche coi nomi italiani di strano, cima e fondo. Come riassumono molto bene i nostri colleghi (ma se c’è qualche esperto si faccia avanti!) ” il motivo per cui questo è rilevante è che i quark si comportano in modo che sarebbe impossibile per le altre forme fisiche. Per esempio, un singolo quark può essere in più di un posto alla volta […] Un’altra proprietà dei quark è che per loro il tempo non ha significato. A un livello subatomico, gli effetti possono verificarsi prima delle loro cause, e le particelle possono arrivare a destinazione prima di iniziare il loro viaggio”. 

Ecco che, usando un principio scientifico, siamo giunti ad una uguale conclusione: Lilith può fare quel cazzo che le pare.

Le Rei quantiche nel “Rebuild”

Veniamo adesso al Rebuild. I nuovi film sono forse esenti dalle inquietanti apparizioni delle Rei? Direi proprio di no.
C’è innanzi tutto quella di 1.0, ma non avevate bisogno che ve lo facessi notare, visto che la scena è quasi speculare a quella del primo episodio. Ci sono invece altri due possibili casi che mi piacerebbe esaminare con calma, così, tanto per sentirci in “Mistero”.

Rei con la divisa dell’AU

[Preview in 2.0] Tre Rei bambine si nascondono dietro a una Rei quattordicenne.

La prima Rei di dubbia origine compare nell’ormai celebre preview di 3.0 inclusa alla fine di 2.0 – “celebre” soprattutto perché dopo tre anni e innumerevoli congetture si scopre che manco mezzo fotogramma è stato poi usato nel film. La cosa alla quale desideravo più ardentemente risposte (più che all’asinello!), lo ammetto, è questa. Per un brevissimo istante vediamo Mari parlare (o almeno, questo è quello che il montaggio ci suggerisce) con quattro Rei. Tre sono bambine, che sembrano nascondersi un po’ con timore e un po’ con timidezza e un’altra ha l’aspetto che conosciamo. Il mindfuck, però, è in agguato: anziché la divisa classica, indossa quella famosissima dell’au “felice” dell’episodio 26. Si tratta della prima variazione in assoluto sul design di Rei, all’interno del Rebuild, e non è di certo casuale; è qualcosa che qualsiasi fan collega a un episodio, a un contesto, a una (possibile) linea temporale. Insomma, è inconfondibile. E’ come se volesse dirti: “Oh, mi hai vista, eh? Eh? EH?”. Inoltre, se è vero che il diavolo sta nei dettagli, la cosa ancora più estraniante è forse l’espressione, di questa Rei. Sì, perché la Rei che siamo abituati ad associare a quella divisa è una Rei solare e sfacciata, che corre mangiando un toast, dà a Shinji del “guardone di mutandine” e provoca Asuka. Ma quella che vediamo qui è una Rei molto diversa – diversa dalla Rei del Rebuild, ma anche dalla Rei II della serie. E non ditemi “beh, sono uguali” perché non lo sono. Se siete qui, lo sapete anche voi.
(Avete un senso di dejà-vù? Beh, ricordate bene, abbiamo parlato di questa scena anche qui.)
Andiamo avanti, perché non è finita. Nel caso volessimo considerare queste Rei delle “Rei quantiche”, bisogna ammettere che sono atipiche. Innanzi tutto sono vestite in modo diverso, e poi hanno età differenti tra loro. Considerando che il groundwork indica le ombre con cui parla Kaworu (in un’altra scena della preview) come “quattro Rei tra i sei e gli otto anni”, potrebbero essere tre Rei “reali”. I loro occhi, però, nonostante le espressioni (anche i corpi vuoti di Rei avevano delle espressioni) non sembrano “vivi”, e inoltre non proiettano un’ombra. E’ incerto invece se lo faccia o meno Rei “adulta”, visto che l’ombra sul muro potrebbe essere sua o di Mari (non possiamo certo pretendere di capirlo dalla forma dell’ombra, trattandosi di fotogrammi provvisori e, beh, di una dannata ombra).
Quello che invece fa pensare alla Rei quantiche, o a qualcosa di persino più importante, è la didascalia.
Come dicevo, il montaggio sugg

erisce che Mari e Rei si stiano parlando. Dopo che Mari si è tolta gli occhiali (probabilmente per sostituirli, visto che in 2.0 si erano rotti e in 3.0 ha una nuova montatura) compare brevemente questo testo:

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[Preview in 2.0] “Conferenza privata tra Mari Makinami Illustrious e”…buon dio, se siete stronzi.

“Conferenza privata tra Mari Makinami Illustrious & ——“. Giochiamo all’impiccato, và. Quella con cui Mari parla è Rei, no? “Rei Ayanami” non ci sta, e se avessero voluto che ci stesse solo “Rei” non avrebbero scritto tutto il lunghissimo nome di Mari. Ci vuole un nome più corto, però non troppo. “Adam” ci starebbe, sì, ma state già pensando a qualcos’altro, vero? Qualcosa che inizia per “L” e finisce per “TH”?

Una piccola parentesi, prima di continuare. Sulle pareti della stanza viola ci sono dei simboli runici tipo “mosaico” che, se stavate attenti, notavate già durante 2.0 sui piloni di contenimento per gli Angeli. Ebbene, hanno fatto ritorno anche in 3.0, nella “provetta” di Ayanami Type, nel nuovo logo della Nerv e sul DSS Chocker. Un giorno ne parleremo, sì. Quando ne avremo la forza.

Rei davanti ad Ayanami Type

Veniamo in fine a 3.0, che ha ispirato questo articolo e che attendevamo di vedere in qualità decente per smentire o confermare i nostri dubbi.
Ricorderete tutti una scena enigmatica nella quale Ayanami Type, che è a mollo nella sua “provetta”, riceve la fugace visita di una “sua simile”.

[3.33] Ayanami Type incontra Rei Ayanami. O Lilith?

In molti si sono chiesti che cosa significasse, e alcuni hanno scelto un’interpretazione simbolica, sostenendo che Ayanami Type sta avendo una reminescenza dell’altra se stessa di 2.22, verso la quale ha infatti crescente curiosità. Non è un’idea stupida, a maggior ragione se consideriamo che Ayanami Type ha l’anima “da un’altra parte”, come afferma Kaworu, eppure riesce lentamente a sviluppare una coscienza nel corso del film, tanto da ejectarsi dal Mark.9 e raccogliere (forse) l’S-DAT di Shinji.  Qui si ritorna però all’annosa questione delle anime in Eva, spesso banalizzate dal fandom a un concetto fisico, come se l’anima potesse essere rimossa, soppesata, spezzettata, conservata e perché no, anche congelata in modo che non scada. Se vogliamo invece dare all’anima l’eccezione spirituale che la compete, ci accorgiamo che semplicemente un essere umano non è fatto soltanto di carne, acqua, sangue e ossa, e sono quindi irrilevanti le domande come “le è cresciuta l’anima?”, come se si trattasse di una pianta di fagioli. Ad Ayanami Type non “cresce l’anima”, però il suo interagire con le altre persone forma in lei una volontà, e con tale il desiderio umano di capire che cos’è. Accadeva la stessa cosa alla Rei della serie, in fin dei conti, ma dove la Rei di 2.0 era più umana ma meno turbata, apparentemente estranea o quasi al dubbio della sua vera natura, la Rei della serie ne era attratta e insieme spaventata. In questo Ayanami Type è diversa da entrambe, perché sono senza dubbio la confusione e la paura le sue emozioni dominanti, specialmente alla fine del film.
Perché vi dico tutto questo? Perché Ayanami Type mi piace molto, sì, però non solo. Torniamo di nuovo al punto, vale a dire alla visione. Io credo che se davvero la Rei che compare fosse una reminescenza della Rei di 2.0, allora Ayanami Type la vedrebbe diversamente, coi tratti di quello che la rendevano lei, e quindi umana. Avrebbe un’espressione più calda, forse addirittura più dolce, e l’avrebbero rappresentata coi cerotti sulla mano, o con l’S-DAT – insomma, in modo inconfondibile, anche senza ricorrere ai ricordi (come per Shinji quando scopre la verità su di lei).
Io credo invece che questa sia una Rei quantica.
Innanzi tutto perché l’idea c’era, la vecchia preview è lì per dimostrarlo, pur con i suoi limiti e le differenze. Poi perché è rappresentata nello stesso modo, mai contreddetto se non durante il Perfezionamento, vale a dire in divisa scolastica, senza una particolare espressione, con le braccia lungo i fianchi. Guardate la prima immagine, è praticamente identica alla Rei che vede Shinji all’inizio della serie e alla fine dell’End (con la sola differenza che quest’ultima non ha un riflesso pur essendo sopra l’acqua, ma è difficile capire se significhi qualcosa).
Se così fosse, che cosa significa? Quello che ho già detto: che Lilith!Rei è una divinità, è può fare ciò che vuole. Questo può avere senso sia nel Rebuild come opera a se stante, indipendente dalla serie, sia tirando in ballo la cara vecchia teoria del loop.
Vada come vada, la Rei quantiche continueranno a tormentarvi con terrificanti apparizioni.

mindFACKTS: cambio d’abito per la signorina Ayanami

Se la Rei Ayanami che conosciamo dalla serie e dai primi due film del Rebuild conduceva uno stile di vita decisamente sobrio, quella che incontriamo in Q sembra persino in grado di batterla. I suoi possedimenti contano: un cubicolo (senza neanche un tetto!!) subito davanti all’impianto per il dummy per non dover fare troppa strada quando ti ordinano di passare la giornata in un tubo pieno di LCL, un sacco a pelo, una lampada, uno scatolone con dei vestiti che non usi perché tanto sei sempre o nuda o in plug suit perché sei un clone senza personalità e senza senso del pudore e comunque non incontri mai nessuno quindi chi se ne frega.

Ma aspettate un attimo. Lo scatolone coi vestiti.
La prima cosa che notiamo è la divisa scolastica della scuola media di Neo Tokyo 3, spiegazzata e abbandonata per terra, forse neanche mai indossata da questa Rei, chi può dirlo. La seconda cosa, un po’ più in ombra ma abbastanza riconoscibile, è la fottuta divisa scolastica dell’happy!AU.

Oh ehi.

Ma non sembra proprio…

OMGOMGOMG!!!

Non c’è alcun dubbio, sono il gilet giallo (ci sono persino le righine verdi!) e la cravatta rossa che vediamo addosso a Rei nella realtà alternativa mostrata a Shinji nell’episodio 26 della serie originale, il suo “outfit alternativo” poi canonizzato nel vario materiale collaterale (ufficiale ma non in continuity) come il manga tratto dal videogioco IronMaiden2 e il franchise parodistico di Petit Eva.

La Rei alternativa dell’episodio 26 della serie originale, quella un po’ deforme del manga The Iron Maiden 2nd e “Rei II” da Petit Eva: Evangelion@School

E, se ben ricordate, mostrato anche nella finta preview di Q alla fine di 2.0.

Alcune Rei (?) nella preview di Q mostrata al termine di Evangelion 2.0

Dedicheremo le prossime 18 ore a batterci continuativamente il cinque per aver notato una cosa del genere, ma nel frattempo, chiediamoci anche cosa questo possa significare. Risposte certe, CHIARAMENTE, non ce ne sono, ma qualche teoria si fa in fretta a metterla giù.

Per esempio

  1. La prima teoria, ovviamente è quella dell’omaggio/autocitazione/scherzo/strizzata d’occhio. Il costume alternativo di Rei è ormai un’istituzione che tutti i fan conoscono e gli autori hanno ben pensato di buttare in mezzo ad altri vestiti tanto per. Insomma, è lì, serve per farci urlare OMG e non vuol dire assolutamente niente. Ah-ah!
  2. La Nerv vuole convincere Shinji a salire sull’Eva-13 e visto che dopo 14 anni Gendo non è ancora a conoscenza dei miracoli che fa dire “per favore”, si è cercato di far leva sulle emozioni del ragazzo. Quando lo va a prendere, Rei pilota un Eva identico allo 00 e chiama Shinji “Ikari-kun” proprio come in 2.0, ma è tutta una recita: l’Eva è in realtà il mark.09 e questa Rei non ha il minimo ricordo di Shinji. Possibile allora, appoggiandoci magari anche alla teoria secondo cui Q sia ambientato in un universo/timeline differente rispetto ai film precedenti, che la Nerv fosse preparata ad ogni evenienza per “accogliere” Shinji da qualunque universo venisse, compreso quello in cui la Rei che conosce indossa quella divisa.
    Teoria ovviamente assai macchinosa, principalmente perché non sapremmo proprio come spiegarci come faccia la Nerv a sapere che esistono altri universi in cui Rei si veste in quella maniera.
  3. Almeno una volta, in questo gap di 14 anni, almeno una Rei ha indossato questa divisa, come vediamo nella preview alla fine di 2.0 (la qual scena — una Rei più o meno 14enne con una divisa diversa e alle spalle tre rei bambine — serve probabilmente a far capire che è iniziata la produzione in massa delle Rei). Forse la Rei di Q e quella della preview sono la stessa persona, Asuka d’altra parte dice che si tratta di uno dei primi modelli (come faccia a saperlo non si capisce, forse quelli più recenti hanno un aspetto diverso oppure sono morti, dato che non se ne vedono altre nel film), che ha conservato la divisa forse per ricordo o forse perché nessuno le hai mai detto di liberarsene. Che poi si tratti della stessa divisa che Rei indossa in altri media non ha alcun significato preciso, è solo una delle tante autocitazioni che costellano il Rebuild.

Voi che ne pensate?