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The End of Evangelion: analisi completa [2/?]

L’introduzione e la prima parte si trovano qui.

SECONDA PARTE: LOVE IS DESTRUCTIVE #1

Episodio 25′: “Love is destructive”.

 Love is destructive è il titolo della seconda parte di Air, ma potrebbe benissimo essere la tagline di Evangelion. L’amore è distruttivo e autodistruttivo, non è dolce, fa paura, e arriva sempre con un prezzo da pagare. I personaggi di Evangelion sono ossessionati dall’amore. Ognuno di loro porta con sé delle storie d’amore tradito, o negato, o perduto, o cercato, o scacciato. Vogliono tutti l’amore, ma quando l’amore è vicino fan finta di niente, voltano lo sguardo, lo ignorano. Love is destructive è l’amore che finalmente s’impone, che spinge ognuno di questi bugiardi al proprio limite. L’urlo di Shinji, “la bestia che gridò ‘amore’ nel cuore del mondo”, è la nota acuta che spezza il bicchiere. L’amore per suo padre, per Misato, per Rei, per Kaworu, l’ha distrutto. E alla fine, il suo amore per Asuka distruggerà il mondo.
Il titolo B dell’episodio 25 poneva una domanda: Do you love me?
Love is destructive è la risposta.

 FINE DI UNO SPETTACOLO DI MEZZA ESTATE

Fine di uno spettacolo di mezza estate è il titolo dell’ultimo capitolo di Air, ma anche del primo di Love is destructive. La scelta dei titoli in realtà è parecchio criptica, alcuni sembrano “in codice”, altri semplicemente riprendono il nome di una traccia della colonna sonora (e qui non si sfugge: si tratta soltanto di una scelta tecnica).
L’idea dell’estate ricorreva, durante la lavorazione di The End of Evangelion. “La porta sull’estate” era il titolo pensato per Air e in Everything you’ve ever dreamed, la canzone inizialmente composta per la sequenza del Perfezionamento, l’amore è descritto come “a place you’ll never seen, passing you like a summer breeze”.

“Fine di uno spettacolo di mezza estate” ricorda inoltre “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, e tanto il tema del sogno quanto quello dello spettacolo sono cari a Hideaki Anno; Evangelion straborda di riferimenti teatrali: i ruoli, i riflettori, il palco, il copione…potremmo scrivere un pezzo a sé stante, su questo, e forse un giorno lo faremo. Love is destructive è l’ultimo atto, e quindi anche l’ultima volta che vedremo lo spettacolo allestito – almeno per dieci anni. E’ il capitolo in cui tutto crolla, anche il cielo.

Il tempo promesso

Rei davanti alla vasca dei cloni distrutti.

GENDO: “Immaginavo di trovarti qui. L’attesa del tempo promesso promesso è finita. Andiamo.”

 Dopo aver ripetuto per venti episodi che “il tempo promesso è ormai prossimo”, il famigerato tempo promesso è arrivato. Gendo si reca nel Dogma, dove Rei lo sta aspettando, in una scena speculare a quella dell’episodio 25 della serie. L’unica significativa differenza è che, alle parole di Gendo, Rei tace anziché rispondere “sì”. Considero questa una scelta di forma, dettata dalle esigenze narrative. E’ tuttavia interessante accostare le due versioni, così da avere un quadro completo e soddisfacente della situazione.

Episodio 25 e 25′: Rei e Gendo.

Ne “Il caso di Rei” non era importante capire quale sarebbe stato il suo compito nel Perfezionamento, perché le limitazioni che ben conosciamo avrebbero comunque impedito l’inserimento degli “elementi reali” per spiegarlo. Di fatto, dagli episodi 25 e 26 noi abbiamo idea di che cosa stia succedendo “fisicamente”. L’importante era invece seguire questo straordinario, irreplicabile personaggio negli ultimi passi della sua evoluzione. Rei afferma la propria identità e lo fa attraverso la sofferta accettazione delle “altre se stessa”, davanti alle quali aveva chiuso gli occhi.

REI III: “Io sono io. Sono diventata ma stessa a seguito del tempo sin’ora trascorso e dei legami intercorsi con le altre persone. A seguito del contatto con le altre persone ha preso forma l’attuale me stessa.” […] “Ciò che ha creato la Rei Ayanami esistente sino a questo momento, ciò che creerà la me stessa esistente da ora in avanti.”
REI I: “Però esistono altre vere te stesse. Solo che tu le ignori. Solo che poiché non le vuoi vedere le stai inconsciamente rifuggendo.” [Perché hai paura] “Perché è possibile che tu non abbia neanche la forma delle persone. Perché è possibile che scompaia anche la te stessa esistente sin’ora. Hai paura di scomparire tu stessa. Hai paura di svanire dall’animo delle persone.”

Rei comprende e accetta la paura. Comprende e accetta di essere umana. E’ solo allora che comprende e accetta anche l’altra parte di sé, di cui sente il richiamo, che la invita al compimento di sé stessa.

Rei III: “No, io sono felice, perché io voglio morire. Ciò che ambisco è la disperazione. Voglio tornare al nulla.”
Rei I: “Non puoi tornare al nulla. Quella persona te lo impedisce.”
Rei III: “Ancora me lo impedisce…”

L’ostacolo, adesso, è Gendo. Non tanto perché lui la stia usando, sebbene anche questo abbia il suo peso, quanto perché l’ha resa un’estensione di sé. Gendo ha sempre visto qualcun altro, in Rei. Yui, certamente, ma non soltanto: ci ha visto se stesso, in una forma “pulita”, autosufficiente, e ci ha visto suo figlio, in una versione a lui avvicinabile, comprensibile senza provare dolore. Sono anche convinta, però, che per Gendo lei non sia mai stata solo uno strumento. Il suo affetto per Rei è sincero, spontaneo, probabilmente più intenso di quanto lui non avrebbe voluto. Rei II lo sapeva, viveva aggrappandosi a questo. Gendo però è sempre stato irraggiungibile. Non è un caso che l’ultimo disperato gesto di Rei II sia stato proprio quello di provare ad afferrare il suo sorriso. Mi piace pensare che ce l’abbia fatta, e che l’abbia portato con sé. Era giusto così, perché le apparteneva. Quello che rimane a Rei III, però, è solo l’amarezza, il vuoto che la mancanza di quei sentimenti ha lasciato, e quindi il dolore e l’ostilità. Come un’amante ferita, o una figlia tradita. Non c’è da sorprendersi che il suo amore diventi un rifiuto. Non c’è nemmeno da sorprendersi se adesso le sue mani si tendono verso un altro sorriso.

Rei III: “Io sono esistita perché servivo a quella persona, però non più. Non sarò più necessaria, io. Sarò abbandonata da quella persona, io. Nonostante desiderassi tanto quel giorno, adesso…ho paura.”

C’è un passaggio in Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll che mi ha sempre fatta pensare moltissimo a Rei, ve lo regalo:

“In questo momento sta sognando” disse Tweedledee “secondo te cosa sogna?”
Alice disse: “Questo non può dirlo nessuno.”
“Ma sogna te!” esclamò Tweedledee, sbattendo trionfante le mani “E se smettesse di sognarti, dove credi che saresti?”
“Dove sono ora, naturalmente” disse Alice.
“Macché!” ribatté Tweedledee con disprezzo “Tu non saresti più in nessun posto. Tu non sei che una specie di cosa nel suo sogno!”
“Se quel Re lì si svegliasse” aggiunse Tweedledum “tu ti spegneresti…paf! Proprio come una candela!”
“Ma no!” esclamò Alice indignata “E poi, se sono soltanto una specie di cosa nel suo sogno, cosa siete voi, vorrei sapere?”
“Idem!” disse Tweedledum.
“Idem, idem!” gridò Tweedledee.
Lo gridò così forte che Alice non poté fare a meno di dire “Sss! Finirete per svegliarlo, se fate tanto baccano!”
“E’ inutile che parli di svegliarlo” disse Tweedledum “tanto non sei che una cosa del suo sogno. Sai benissimo di non essere vera.”
“Sì che sono vera!” disse Alice, e si mise a piangere.
“Non credere che piangendo diventerai più vera” osservò Tweedledee “non c’è niente da piangere”
“Se non fossi vera” disse Alice, quasi ridendo tra le lacrime (tutto sembrava talmente ridicolo) “non riuscirei a piangere.”
“Non crederai mica che quelle siano lacrime vere” disse Tweedledum in tono di disprezzo.

 A un certo punto credo che, semplicemente, Rei si sia stancata di essere solo una cosa del sogno di Gendo. Quando nell’episodio 25 gli dice di sì, forse Rei non si rivolge tanto a lui, quanto a se stessa. Il suo momento è giunto, lei è pronta. Va incontro al proprio destino non perché è costretta, ma perché ha capito, e ha scelto.

Misato recupera Shinji

Misato tenta inutilmente di scuotere Shinji dal torpore.

Misato salva Shinji dalle U.N., ma il suo atteggiamento veso di lui rimane freddo. La situazione è grave e quali che siano i loro trascorsi Misato si trova nella situazione di dover agire prima di tutto come ufficiale, quindi a sangue freddo. Inoltre la donna continua a riflettere lo stato d’animo dello spettatore; anche noi, come lei, siamo esasperati da Shinji, dalla sua passività, dal suo nichilismo, dalla sua ottusità e dalla sua testardaggine. In particolare il suo invocare flebile il nome di Asuka, come in attesa di essere da lei salvato nonostante quello che le ha fatto (e che continuerà a farle, nel corso del film) scatena le ire di Misato. In effetti vorremmo tutti che Asuka si svegliasse apposta per gonfiarlo di botte.

MISATO: “Hanno deciso di provocare il Third Impact, usando però la serie degli Eva, non degli Angeli. Il Second Impact di quindici anni fa fu opera dell’uomo, eppure quella volta lo scopo di tutto era stato ricondurre Adam a uno stato embrionale, prima che si risvegliassero gli altri Angeli, così da limitare i danni della catastrofe. Shinji, anche gli esseri umani sono stati generati da una forma vivente simile a Adam, e come esso fonte di vita, di nome Lilith. Noi siamo il diciottesimo Angelo. Gli altri Angeli sono possibilità alternative, esseri umani che hanno rinnegato la loro forma, per tanto creature imprigionate in un’esistenza nata dal rifiuto di se stessi, e quindi in lotta contro l’uomo.”

Finalmente mettiamo le mani sul tanto atteso spiegone. Non mi dilungo nel parafrasarlo, perché è molto chiaro, ma mi sembrava utile riportarlo per una maggiore comprensione dei prossimi eventi.

Neo Tokyo-2

Una breve parentesi ci porta a Neo Tokyo-2, la quale è ancora sede del potere politico in Giappone, almeno sulla carta. Mi ha sempre affascinata il lato politico del mondo di Evangelion, che purtroppo non ha avuto modo di essere esplorato fino a You can (not) Advance, che però lo presenta con un assetto diverso. E’ divertente vedere come, in quanto a uomini politici, i funzionari di Neo Tokyo-2 discutano già di appalti di ricostruzione, dando per scontato che la situazione si risolverà in breve tempo.

Nota: Neo Tokyo-2 è la silenziosa cornice dell’universo alternativo mostrato in Death&Rebirth, nel quale vediamo i children provare come quartetto d’archi. Aspettatevi un lungo post, su questo.

Fuga d’emergenza alla regressione

Episodi 25 e 25′: lo 02 rannicchiato in fondo al lago.

Eccoci a un’altra di quelle scene che annovero tra le più intense del film, più ancora della battaglia che le seguirà. Certo il gioco è facile, Asuka è di per sé un personaggio talmente vibrante, pieno di vita, di passioni – di rosso – da essere quasi violento. Gli ultimi episodi della serie avevano portato Asuka alla sua tensione massima, il limite oltre il quale anche l’essere umano più forte deve spezzarsi. Era solo nervi, ormai, un livido che fa gridare di dolore a ogni sfioramento. La sorpesa non è che la sua mente abbia ceduto sotto questo peso, ma piuttosto che sia riuscita a reggerlo così a lungo. Resta il fatto che, nell’episodio 23, Asuka sembrava essersi definitivamente arresa.
Come ho già detto all’inizio, però, la bellezza di questo film sta soprattutto nella lucidità priva di compassione con la quale spinge i personaggi al muro. Non accetta più tentennamenti, li guarda negli occhi e dice: “O scegli o muori”. Ed è  in queste occasioni, in fondo, che un essere umano si scopre per quello che è.

Che cos’è Asuka Soryu Langley? Niente di più semplice: è una guerriera.

Asuka ha solo quattordici anni e combatte da tutta la vita. Ha combattuto contro i tradimenti e la freddezza del padre, contro la distanza e poi la pazzia di sua madre, per ottenere il suo posto in un mondo che sembrava rigettarla e poi ha dovuto combattere per conservarlo. Niente è stato facile per lei, eppure insiste ad andare avanti. Asuka è puro istinto di sopravvivenza. Vuole vivere perché sì.
Quella che si svolge in questa scena è la battaglia più importante della sua vita. Non quella contro gli Evaseries, ma questa, quella dentro se stessa. “Non voglio morire!” non è soltanto una frase: è un grido ostinato, assoluto, quasi un comando, uno sputo in faccia alla disperazione che ha avvolto la serie. A un mondo che le dice “arrenditi, è finita”, Asuka risponde “vaffanculo”. Non a caso Asuka sarà il solo personaggio a non manifestare cedimenti durante il Perfezionamento, e rappresenterà la voce che resiste al dubbio e chiama Shinji alla realtà.

Una parentesi a questo proposito, prima di continuare. Nel manga di Yoshiyuki Sadamoto tutto questo viene meno, e Asuka accetta di buon grado il Perfezionamento quando Lilith si presenta a lei con la forma di Kaji. Non poteva essere altrimenti, anzi si è trattata della scelta più coerente da parte dell’autore, che avendo sin dall’inizio relegato Asuka a un ruolo marginale non poteva certo darle peso proprio nell’arco finale della storia. Ne faccio mezione solo per anticipare i possibili commenti di chi integra istintivamente la serie al cartaceo, ma quella scena – che ha un senso nel suo contesto – non ne ha nessuno nel film. Esaurita questa la precisazione, scelgo di non proseguire oltre. Farlo significherebbe ammettere un confronto che, mi sembra chiaro, non esiste.

Asuka si ricongiunge a Kyoko.

ASUKA: “Mamma, allora eri qui?”

In questo scena assistiamo finalmente alla riconciliazione tra Asuka e la figura di Kyoko, sua madre. In un altro articolo forse questo ci porterebbe ad affrontare l’annosa questione delle anime per l’ennesima volta, invece qui mi riservo il diritto di passare oltre e di chiedervi di adattarvi a me nel considerare l’anima come la volontà, “il soffio”, l’insieme dei sentimenti e le esperienze che non sono carne né sangue e che rendono tale un essere umano. Vi dico questo perché provo orrore nel leggere su internet teorie che spiegano le voci di Kyoko con affermazioni del tipo “Kyoko ha perso un pezzo di anima nell’Eva 02, e poi quel pezzo si è diviso a sua volta in due parti, una che odia Asuka e l’altra che la ama”. Mi auguro che queste persone dimostrino una maggiore sensibilità quando hanno a che fare con gli esseri umani reali, perché con quelli immaginari non sono un granché.
Il punto di questa scena non dovrebbe essere stabilire dove fosse fisicamente collocata l’anima di Kyoko Zeppelin (non sono forse termini ossimori, “fisicamente” e “anima”?), ma piuttosto godere della risoluzione salvifica del suo rapporto con la figlia.

La domanda potrebbe essere questa: per quale motivo Yui Ikari si muove dal primo episodio in difesa del figlio, ma Kyoko non fa altrettanto? Se nello 02 risiede la sua anima (che dimostra di amarla) non avrebbe dovuto proteggerla fin dall’inizio, o almeno dall’attacco di Arael?

La prima e fondamentale ragione è di trama: Yui è tutt’uno con l’Eva, perché si è dissolta al suo interno. E’ lo 01 non solo spiritualmente, ma anche geneticamente.
Però, soprattutto, i legami tra madri e figli si riflettono su quelli tra i piloti e le loro unità.
Yui era una figura amorevole, per Shinji, che è stata capace di instillare in lui quella che Eriksen definisce “fiducia di base”, ossia la certezza nel bambino che la figura di attaccamento sarà disponibile per appagare i suoi bisogni di sicurezza e affetto. La faccio difficile, ma in realtà è semplice: nei suoi primi anni di vita, Shinji ha instaurato un legame di amore e fiducia con la madre, anche se non se ne ricorda. Asuka, ci viene fatto intendere, non ha avuto la stessa fortuna. Kyoko doveva essere una madre alla meglio distratta, a volte disponibile e altre no, che in seguito alla contaminazione mentale ha causato nella figlia un trauma indelebile; Asuka è cresciuta con l’idea che la donna che l’ha messa al mondo, la persona che più di tutte avrebbe dovuto amarla e proteggerla, voleva ucciderla. E quel che è peggio è che voleva farlo perché la riteneva inutile a un uomo (genere del quale, comprensibilmente, Asuka non si fida).
Per Shinji, a un livello inconscio, la madre è protezione, è amore, è una capacità infinita di cura e attenzione. Per Asuka la madre è un pericolo. E’ annichilimento, e morte.

Kyoko non poteva avvicinare la figlia perché lei la rifiutava. Non si fidava, e aveva forse torto? In fin dei conti Asuka non fa altro che questo, rifiutare. Rifiuta l’idea che l’Eva abbia una volontà, rifiuta i propri sentimenti (in particolare quelli per Shinji) e rifiuta quindi anche i propri umani e normalissimi bisogni. Quello di sua madre, per Asuka, è un bisogno. Ma era troppo doloroso riconoscerlo. In questo momento del film, però, accade qualcosa: Asuka è vulnerabile. Ecco allora che, nel momento della necessità estrema (salvarsi la vita) abbassa finalmente le difese e, in quello spiraglio, Kyoko riesce a entrare. E non solo Kyoko, quanto il pensiero di Kyoko. Io non credo che Asuka ricordi come per magia che Kyoko in fondo era una buona madre, credo piuttosto che sia finalmente pronta ad accettare che non era solo una cattiva madre. Accetta il suo bisogno di lei e, con esso, anche gli altri bisogni che ha a lungo negati.
Asuka si riconcilia con l’idea di sua madre, prima che con sua madre stessa, e così facendo fa pace anche con la parte di sé che aveva sempre rifiutato. Ne rinasce una Asuka ancora più forte, che non spreca più la sua forza per combattere i mostri dentro di sé.

Note:

1) Senza bisogno di scomodare Freud, è chiaro che “Fuga d’emergenza alla regressione” si riferisce alla necessità ultima che ha Asuka di tornare indietro all’infanzia per salvarsi in extremis da una situazione disperata e apparentemente senza via d’uscita.

2) Come messo in evidenza dall’immagine precedente, l’idea dello 02 nel lago in posizione fetale era già presente nello script originale dell’episodio 25 (che, lo ricordo, fu poi girato come lo conosciamo per ragioni economiche).

Gli Evaseries accerchiano l’unità 02.

2) Rebirth, vale a dire il secondo segmento di Evangelion: Death&Rebirth, finiva con l’immagine degli Evaseries che volteggiano intorno allo 02 come avvoltoi. Il perché dell’interruzione brusca molto è semplice: la Gainax aveva – tanto per cambiare – bucato l’ultima data utile per finire il film, così montarono in fretta un riassunto della serie, al quale attaccarono anche la parte già pronta dell’episodio 25′. Ebbene sì, Death&Rebirth doveva essere l’unico film su Evangelion.  I titoli di coda che seguivano erano accompagnati dal brano Tamashii no refrain, che curiosamente insisteva già sul concetto di rifare, ripetere da capo e incontrarsi di nuovo, che sarebbero tornati in The End of Evangelion, ma anche nell’allora insospettabile Rebuild of Evangelion. La cosa è ancora più curiosa dal momento che la canzone (indicata come “Tabris mix”) è sempre stata legata a Kaworu che, come saprete, nei film parla costantemente di “ripetizioni”.

Ti prego, ritorna da me/seguendo i ricordi
fino alla fonte della dolcezza e dei sogni
al fine di rinascere e brillare sotto le stelle
ancora una volta

Ritornello dell’anima.

La tua pelle nuda avvolta dalle ombre blu
trema quieta in questo momento
La punta delle tue dita mi cerca
come se stesse chiedendo dove si trovi il senso della vita

Il te che è stato abbracciato dal fato
sboccia nella stagione come un fiore effimero
Lasciandosi indietro il profumo della speranza nel tuo petto
Sparpagliandosi frettolosamente in una splendida forma

Ti prego, ritorna da me/prima di nascere
alla Terra sulla quale hai speso i tuoi giorni
Ti prego, ritorna tra le mie braccia/per rincontrarci
i miracoli accadono, non importa quante volte

Ritornello dell’anima.

Quando i tuoi occhi sono chiusi come in preghiera
il mondo semplicemente scompare nelle tenebre
ciononostante, il mio cuore riprende a battere
cercando un’eternità intrecciata

Ti prego, ritorna da me/seguendo i ricordi
alla fonte della gentilezza e dei sogni
Anche tu, ti prego, ritorna da me
così da amarci l’un l’altro/il cuore e il corpo ripetono

Ritornello dell’anima.

Ti prego, ritorna da me/prima di nascere
alla Terra sulla quale hai speso i tuoi giorni
Ti prego, ritorna tra le mie braccia/per rincontrarci
i miracoli accadono, non importa quante volte

Ritornello dell’anima.

 

La prima parte dell’analisi a Love is destructive finisce qui. La prossima volta incontreremo scene particolarmente importanti e che, per tanto, suscitano dubbi e domande da anni. Io le risposte non so se le ho, ma fin tanto che qualcosa ci spinge a pensare significa che è servita, no?

Le strategie suicide di Misato

RITSUKO: “Non è nemmeno un piano, è pura follia!”

O anche:

RITSUKO: “Ecco, hai di nuovo messo in piedi un piano assurdo!”

Su questo sito vi abbiamo già abituati alle scottanti rivelazioni, per questo non esiteremo a farne un’altra: Misato Katsuragi è un’incapace.
Sì, lo so, vi siete bevuti la storia che è un genio istintivo, una che nonostante il suo approccio non ortodosso riesce splendidamente nel suo mestiere, ma non è così. Per ventisei episodi e un film Misato impila una cazzata dietro l’altra e solo per miracolo i suoi piani – uno più bislacco dell’altro – non uccidono…beh, il mondo intero. Chiamo a testimone uno che di Evangelion ne sa qualcosa:

La Nerv è un gruppo di dilettanti. Hanno l’aspetto di un esercito, ma non lo sono. Non volevo fare un gruppo militare. Trovo strano che le riviste di anime risistemino l’immagine di Misato scrivendo che è “un abile soldato”. Io credo che sia molto più adatta a svariate altre cose… Guardandole, le sue strategie sono fatte un po’ a casaccio. Nient’altro che fortuna.  Sinceramente, l’unica persona che pianifica un po’ le sue strategie è Ritsuko.
– Hideaki Anno, Newtype maggio/giugno 1996

Più di un anno fa, mentre ero in pieno rewatch a seguito del glorioso acquisto della Platinum Box, postai sul mio blog personale un rapido schema riassuntivo di quelle che sono passate ai posteri come “Le strategie suicide di Misato”. All’epoca non avevo idea che mi sarei imbarcata nell’impresa suicida di co-gestire un sito su Eva (anche se in effetti potevo immaginarlo), quindi lo ripropongo qui, ampliato e illustrato, per celebrare il genio di un’organizzazione para-militare che lascia il suo reparto operativo nelle mani di una che è a tanto così dall’essere alcolizzata.

Terzo Angelo, operazione: “E vabbé, è meglio che niente.”

«Non devi fuggire. Né da tuo padre, né da te stesso» COSA VUOI MISATO MI CONOSCI DA SEDICI MINUTI

Risorse: un’unità Eva che non si è mai attivata, una ragazzina ferita e uno studente che vorrebbe essere dall’altra parte del mondo. Se il buon giorno si vede dal mattino…
A rischio di mortalità immediata: Il protagonista. Nei primi venti minuti della serie.
La perla: «Shinji, non morire». BEH MISATO, GRAZIE.
La situazione: una cosa le si chiede, di andare a prendere il Third Children, e lei arriva in ritardo. Ricordiamoci che per farsi riconoscere gli ha mandato una foto che andrebbe inserita nelle categorie delle molestie sul luogo di lavoro e delle molestie su minore contemporaneamente. Non paga di essersi dimostrata inaffidabile prima ancora di essere comparsa, Misato porta Shinji alla base e si perde, rompendo i maroni a una già esasperata Ritsuko. La cosa più importante, però, è che Misato si stupisce quando Gendo e Ritsuko esortano Shinji a salire sull’Eva. Ora, capisco il rigurgito morale – che comunque le dura venti secondi  – ma la mia domanda è: cosa diavolo pensava che dovesse fare un quattordicenne alla Nerv, la giornata “porta tuo figlio al lavoro”? Una gita emozionante nei luoghi caratteristici di Neo Tokyo-3? Cioè, ci arriva prima Shinji. Voglio dire… Shinji!  La preziosa direttiva che questo sventurato ragazzo riceve, prima di andare incontro a morte certa, è: cerca di camminare. Nient’altro. Ti credo che si risveglia Yui, se aspettava che fosse Misato a proteggere suo figlio buona notte.

Speciale Good Parenting, operazione: “Mi serve la colf.”

Risorse: una casa con tanta di quella monnezza che ci si potrebbe riempire il Geo Front.
A rischio di mortalità immediata: Shinji, per aver contratto il tetano.
La perla: «Non preoccuparti, non ho intenzione di sedurre il nostro giovane pilota» «E ci mancherebbe altro!» Ritsuko mi ha tolto le parole di bocca.
La situazione: Misato ha l’ottima idea di portare Shinji a vivere con sé, che sarà pure fatto in buona fede, ma è l’inizio della fine. A parte l’ambiente salubre e lo stile di vita morigerato, due ottime cose da offrire a un quattordicenne, ma il fatto che contempli anche solo l’idea di sedurlo e ci scherzi sopra, vogliamo parlarne? Excusatio non petita, Misato.

Quarto Angelo, operazione: “Grazie, Shinji”

Shinji viene cazziato per aver fatto quello che gli hanno detto di fare.

Risorse: la solita unità Eva, il solito ragazzino che vorrebbe essere dall’altra parte del mondo e lo sfigatissimo Pallet Gun.
A rischio di mortalità immediata: oltre al solito protagonista, due ragazzi delle medie il cui problema è solo quello di non farsi i cazzi propri.
La perla: «Sciocco, il nemico è coperto dal fumo!» Mi rivolgo al reparto per lo sviluppo tecnologico: ma un visore termico no?
La situazione: prendono Shinji, gli insegnano solo a sparare e come questa povera creatura esce e spara gli gridano: «No, non sparare!». Allora, Misato, deciditi. Scatta l’ordine di ritirata, ma Shinji lo ignora. E’ a Neo Tokyo-3 da dieci giorni e ha già capito che se vuole salvare la pelle deve fare di testa sua, e poi dicono che non è un tipo sveglio. Per la prima e non unica volta, il Pallet Gun si rivelerà completamente inutile rispetto all’arma definitiva: il Prog Knife. Sul serio, perché si sono sprecati a inventarne altre?

Quinto Angelo, operazione: “Grazie, Rei”

Misato, non fare quella faccia, mi fai paura.

Risorse: due unità Eva, due piloti e un fucile molto grosso.
A rischio di mortalità immediata: Rei, ma è il suo compito, non formalizziamoci.
La perla: «La situazione è veramente problematica.» YOU DON’T SAY.
La situazione: gli individui anziani come me ricorderanno questa pubblicità. Ebbene, qui la faccenda è la stessa: per sconfiggere un Angelo grande, ci vuole un fucile grande. E’ contemplata solo marginalmente la possibilità che Shinji manchi il bersaglio e che Rei debba ridurre la sua unità appena riparata a un soldatino di plastica lasciato al sole, anche perché Ritsuko la liquida con la sua solita dolcezza: «Ma se sbaglias—» «NON SBAGLIARE». Notare che, tra due episodi, Misato dirà che il combattimento corpo a corpo è l’ideale per sconfiggere un Angelo. Sì, come no. In tutto questo, tenete presente che la riuscita del piano si basa sull’equilibrio mentale di Shinji (…) e sulla sfrenata voglia che ha Rei di farsi ammazzare.

Speciale Jet Alone, operazione: “Io vado, poi vedo.”

È facile credersela quando gli altri sono ancora più deficienti.

Risorse: Misato. Per chi ci crede, appellatevi a un santo.
A rischio di mortalità immediata: Misato stessa, oltre che tutti i presenti. Non che non lo meritassero.
La perla: «Ma guarda, riesce a camminare! Questa sì che è una cosa di cui essere fieri.» Misato, tu te lo ricordi l’episodio 1, vero?
La situazione:  Misato si lancia da sola a fermare il Jet Alone, e paradossalmente rischia di fare meno danni del solito, se un’esplosione nucleare può considerarsi “meno danni”. Rispetto a quei coglioni, lei fa la figura del luminare: quanto devi essere scemo per costruire la cabina di comando esattamente in mezzo al percorso che l’enorme robot deve percorrere?

Sesto Angelo, operazione “Grazie, Toji.”

Non so voi, ma io potrei guardare un’intera serie su Misato e il capitano della Over the Rainbow.

Risorse: un’unità Eva e due piloti, di cui uno impegnato per tutto il tempo a coprirsi il pacco.
A rischio di mortalità immediata: i piloti e l’intero equipaggio della Flotta del Pacifico, che aveva già le palle sverse.
La perla: «Non si deve preoccupare, quei ragazzi se la caveranno». Massì, pausa caffé.
La situazione: Asuka attiva da sola lo 02, con grande sorpresa di Shinji, che scopre quanto poco sia necessario avere qualcuno il cui ruolo è soltanto quello di dire «lift off!». Misato, felice di fare il meno possibile, ringrazia. Poi lo 02 cade in acqua con l’equipaggiamento di tipo B, ma lei la prende con filosofia e decide che sì, dai, in qualche modo ne usciranno. Come, non si sa. Il picco di utilità però lo raggiunge miagolando «Kaaaajiii ♥» quando pensa che lui si arrivato a salvare la situazione. Misato, spiegami: cosa doveva fare Kaji con l’aeroplanino? No, dimmelo, perché sono curiosa. Comunque sia, l’idea che salva capra e cavoli gliela dà Toji. Ripeto, nel caso vi fosse sfuggito: gliela dà Toji.

Speciale Good Parenting, operazione: “A questo show mancava proprio una teen pregnancy.”

Misato, sono piani militari, non un sottobicchiere.

Risorse: due adolescenti eterosessuali di sesso opposto non imparentati tra loro.
A rischio di mortalità natalità immediata: Mari, secondo alcune teorie.
La perla: «Per tanto, vi comunico che da oggi voi due vivrete insieme.»
La situazione: lui sembra che abbia vissuto fino all’altro ieri in un bunker, lei è una gran gnocca che anche se ha dietro tremila bagagli gira per casa soltanto in shorts. Chi poteva pensare che farli convivere in venti metri quadrati di spazio fosse una buona idea? Ma Misato, ovviamente. Il bello è che mette pure il futon in mezzo ai loro, segno che sa che non è proprio il caso, salvo poi lasciarli a casa da soli in quella che potrebbe anche essere l’ultima notte della loro vita. Ringraziamo che Shinji sia lo stratosferico babbo che è. Va detto che a questa strategia suicida ha partecipato anche Kaji, ma mi piace pensare che nell’episodio 15 abbia intuito che era successo qualcosa, perché nel successivo va a fare il babysitter.

Settimo Angelo, operazione: “Grazie, Kaji”

Misato, don’t. Just DON’T.

Risorse: il Geo Front danneggiato, due unità Eva e due piloti ormonalmente turbati.
A rischio di mortalità immediata: solo l’Angelo. Incredibile!
La perla: «C’è un solo modo per rendere realizzabile l’assurdo». No, Misato, ci hai dimostrato che ne esistono parecchi.
La situazione: combattimento fighissimo e con scarse probabilità di morte violenta, non per niente il piano è di Kaji e non di Misato.

Ottavo Angelo, operazione: “La lava è calda”.

Misato è serissima perché non sa di essere in un episodio filler.

Risorse: tre piloti, tre unità, e una tutina niente male.
A rischio di mortalità immediat
a: il loro pilota migliore, sulla loro unità più affidabile.
La perla: «Sono qui per aiutarci?» «No, loro sono qui per fare pulizia nel caso in cui dovessimo fallire.» Ritsuko life coach.
La situazione: c’è una riunione di cervelli, qui. Ritsuko, la mente più brillante attualmente in vita, si stupisce perché un Angelo che vive nella lava può aprire la bocca nella lava. Asuka, laureata a quattordici anni, è colta alla sprovvista dal fatto che dentro a un vulcano faccia caldo. Infine, Misato suppone che il Prog Knife potrebbe non avere effetto. Oh mio dio, il Prog Knife non ha effetto! Presto, sganciate tutte le bombe N² del mondo! A salvare la situazione sono le battute a sfondo sessuale che Asuka ha rivolto a Shinji in piscina. E’ chiaro che la carenza nel design si ripercuote anche sull’intelletto dei protagonisti.

Nono Angelo, operazione: “Grazie, Asuka.”

Misato al suo meglio.

Risorse: tre piloti, tre unità, e una città-fortezza inutile quando le staccano la spina.
A rischio di mortalità immediata: nessuno. E’ pazzesco, lo so.
La perla
: «Questa è un’emergenza, non ce la faccio più a trattenermi!» Quando scappa, scappa.
La situazione: il piano questa volta è elaborato con prontezza e decisione pur nella ristrettezza di mezzi – e infatti è di Asuka. Misato è bloccata in ascensore e il suo unico problema è quello di non pisciarsi addosso davanti all’uomo che ama. Un minuto di silenzio per riflettere sul fatto che nel prossimo episodio LA PROMUOVONO. Il nepotismo regna sovrano alla Nerv.

Decimo Angelo, operazione: “Voi intanto prendetelo, poi vediamo dove metterlo.”

I Children sono oltremodo perplessi.

Risorse: tra piloti e tre unità.
A rischio di morte immediata: i tre piloti sulle tre unità. Ci pareva troppo bello…
La perla: «Origine della disposizione?» «Intuito.» OH CAZZO.
La situazione: i ragazzi devono fermare l’Angelo in caduta libera a mani nude e poi colpirne il nucleo – naturalmente con il Prog Knife. L’idea è così suicida che Misato chiede ai Children se vogliono fare testamento (immaginiamoci quello di Rei, “lascio le mie bende insanguinate e i miei calzini sporchi ai miei fan”), ma cos’altro si poteva fare un Angelo grande “tanto da far vacillare la ragione”?

Undicesimo Angelo, operazione: “Grazie, Ritsuko.”

Maya sarà invidiosissima perché Misato sta in un luogo buio e stretto con Ritsuko.

Risorse: Ritsuko, che dopo l’episodio 10 è ritornata la mente più brillante attualmente in vita.
A rischio di morte immediata: l’intera base, e poi con calma anche il resto del Giappone.
La perla: «Propongo l’immediata eliminazione fisica del Magi System!»…well, that escalated quickly.
La situazione: grazie a una cazzutissima Ritsuko – che si bulla di avere addirittura un secondo di vantaggio sull’Angelo – Misato riesce anche oggi a non ammazzare nessuno. Non manca però di rompere le palle alla sua amica, che non ho davvero idea di come riesca a non scaraventarla giù dal ponte di comando. Prima si lamenta perché Ritsuko non le parla mai di sé, e due scene dopo spiattella tutto quello che Ritsuko le ha mai detto di sé in una stanza piena di gente. Fatti una domanda e datti una risposta, Misato. Poi propone il suo piano: DISTRUGGIAMO I MAGI. E già che ci siamo schiacciamo le formiche col martello pneumatico. Non contenta continua a importunare quella povera anima anche mentre è al lavoro, chiedendole in tono sognante: “Questo non ti ricorda i tempi dell’università?”. Tempi nei quali, appunto, Ritsuko era l’unica che lavorava, mentre Misato e Kaji si facevano le canne.

Dodicesimo Angelo, operazione: “Sfoghiamoci su Ritsuko.”

Misato si accorge della cruda verità.

Risorse: tre unità coi rispettivi tre piloti, anche se uno ha appena subito un avvelenamento da testosterone.
A rischio di morte immediata: Shinji, ma stranamente non per colpa di Misato.
La perla: «Quei ragazzi…hanno fatto da loro.» Misato, rassegnati, non ti ascolta nessuno.
La situazione: in preda al delirio di onnipotenza (causato indovinate da chi?) Shinji vuole fare il maschio alfa, e infatti l’Angelo lo inghiotte dopo quindici secondi. Dicendo qualcosa tipo “l’importante è riavere lo 01, riguardo alla vita di Shinji non posso quantificare quanto poco ce ne frega” Ritsuko si guadagna uno schiaffo, che è forse la cosa più sensata che ha fatto Misato fin’ora. Ritsuko, tra l’altro, in questo episodio se le cerca proprio, a un certo punto dice che Misato sarebbe un’ottima educatrice. Go home, Ritsuko, you’re drunk.

Tredicesimo Angelo, operazione: “Grazie, Gendo. O forse no.”

«Mi sono persa niente..?»

Risorse: la solita unità Eva e il Dummy System. Non noi, quello cattivo.
A rischio di mortalità immediata: un adolescente la cui sola colpa è quella di essere un po’ maschilista in una serie femminista.
La perla: nessuna. L’unico modo che ha Misato per non dire TROIATE è essere svenuta tutto il tempo.
La situazione: Misato, coinvolta nell’esplosione a Matsushiro, resta svenuta per metà episodio e infatti non fa cazzate. Il comando operativo passa a Gendo, che causa un altro danno permanente alla psiche del figlio. Keep on the good work, Gendo.

Quattordicesimo Angelo, operazione: “Grazie, Shinji, grazie, Yui.”

Misato, all’apice del suo essere passivo-aggressiva.

Risorse: tre unità, di cui una danneggiata, una con un pilota in crisi e l’altra che prende iniziativa. Andiamo bene.
A rischio di mortalità immediata: TUTTI.
La perla: «Però, Shinji, in tutta onestà io avevo riposto in te tutti i miei sogni, i miei desideri, i miei obiettivi.» but no pressure.
La situazione: Misato cerca di trattenere Shinji dall’andarsene dicendogli che aveva riposto in lui tutti i suoi sogni. Alla luce di The End of Evangelion, nessuno vuole sapere che tipo di sogni. Misato è più in controllo che mai sui suoi piloti: non solo Asuka, ma persino Rei non la caga di pezza e si scaglia di sua volontà contro l’Angelo, tra l’altro con una bomba N² che come da tradizione non ha effetto. Quando Zeruel invade la base, a Misato non rimane altro da fare che cercare di intimidirlo guardandolo negli occhi. Shinji non solo salva la situazione essendo badass, ma deve pure dirle di attivare la piattaforma. Però è troppo bello vedere come si capiscono al volo, quindi limitiamoci a constatare quanto è tutto figo.

Quindicesimo Angelo, operazione: “Perché nessuno mi dice mai niente?”

«Asuka ha le mestruazioni. Lo so perché si mette a urlare come una pazza da sola nel bagno ma io non le dico niente perché voglio essere una cool mom che rispetta i suoi spazi.»

Risorse: un’unità con un pilota instabile, un’unità in stato di fermo e lo 00 che questa settimana è stranamente integro.
A rischio di mortalità immediata: Asuka, e con lei anche metà fandom (noi di sicuro).
La perla: «Asuka non è in forma oggi, è al suo secondo giorno.» Perché chiaramente quello di Asuka è un malumore da mestruazioni.
La situazione: in questo episodio le boiate peggiori Misato non le fa sul campo, il che sembra incredibile, eppure. Innanzi tutto capisce di avere un’adolescente sull’orlo del suicidio in casa, e se si fosse trattato di Shinji sarebbe corsa semi-nuda in camera sua a consolarlo, ma siccome parliamo di Asuka decide che uno sguardo carico di “ho capito” a seguito del quale non muove un dito è abbastanza. Mentre ne parla con Ritsuko, poi, ha il coraggio di dirle che almeno lei non inganna la propria solitudine con i gatti. Ingannarla coi quattordicenni, invece, è tutta un’altra cosa. In battaglia se la cava meglio, manda lo 02 in copertura dello 00 ed è una mossa stranamente intelligente, peccato che Asuka non la ascolti. Quando Gendo manda lo 00 nel Dogma a prendere la lancia, Misato dice «ma come, se Adam venisse a contatto con l’Eva…!» e segue un silenzio imbarazzante in cui si rende conto di aver detto una stronzata, ma poverina non sa perché.

Sedicesimo Angelo, operazione: “Grazie, Rei. Di nuovo.”

Questa posa si chiama “ho fatto un terribile errore (o sto per farlo)”.

Risorse: l’unico pilota che non aveva ancora mostrato gli squilibri ormonali della pubertà, e che sceglie un ottimo momento per farlo.
A rischio di mortalità immediata: la virtù di Shinji.
La perla: «Rei, limitati ad osservare la situazione.» «No, attacca.» Siamo arrivati a un punto in cui i piloti si danno letteralmente gli ordini da soli piuttosto che stare ad ascoltarla.
La situazione: Armisael possiede Rei e Rei vuole possedere Shinji. Misato non fa assolutamente niente, ma in modo totale, non penso che sia mai stata così inutile… A parte quando prova a fare sesso con un minorenne, certo. Questo povero ragazzo ha il miele, santo cielo, si distrae trenta secondi e BAM, qualcuno cerca di zomparselo.

Diciassettesimo Angelo, operazione: “Grazie, strano ragazzo omosessuale.”

«Da questa distanza non riesco a leggergli le labbra» però anche il fatto che tu gli stia guardando la nuca non aiuta.

Risorse: l’unico pilota che non hanno ancora spinto al suicidio.
A rischio di morte immediata: l’unico pilota che non hanno ancora spinto al suicidio — e l’intero quartier generale, in caso di autodistruzione.
La perla: «Abbandonando la volontà di vivere si era aggrappato a false speranze.» Misato ma COSA NE SAI?!
La situazione: a proposito di gente che prova a zomparsi Shinji, arriva Kaworu. E ci va molto vicino, tra l’altro. A questo giro la Nerv se la cava per una concomitanza di cause: a) lui si fa uccidere, b) Rei III gli fa brutto tipo «stai facendo lo stronzo nel Dogma sbagliato, figlio di puttana» e c) Shinji è un pilota maledettamente bravo, quando muove il culo. Nel dubbio, Misato stava per far autodistruggere la base, ma non prima di aver provato a leggere le labbra a una persona di spalle. Menzione speciale per il momento in cui va in cella da Ritsuko a chiederle la soluzione, e anche dopo che lei gliel’ha data si sorprende quando scopre che Kaworu è un Angelo. Misato, mio dio, cosa pensavi che significasse “probabilmente è l’ultimo messaggero sacrificale”?!

Speciale The End of Evangelion, operazione: “Sproniamo il pilota tramite la stimolazione delle sue tonsille”.

Quando se l’era immaginata Misato questa scena era molto più epica e molto meno disturbante.

Risorse: un ragazzino traumatizzato che non distingue più il bene dal male.
A rischio di mortalità immediata: la razza umana, più o meno.
La perla: “Un bacio da adulti. Riprenderemo il discorso quando sarai tornato.” MIODDIO MISATO HA QUATTORDICI ANNI!
La situazione: in questo film Misato ha un lungo momento di badassery, che ovviamente rovina improvvisando la sua ultima strategia: limonarsi Shinji. Ora, capisco che stai morendo, ma COSA DIAVOLO—? Va bene tutto, ma già sto ragazzo ha tanti di quei problemi che non comincio nemmeno a elencarli, se poi la sua madre surrogata cerca di bombarselo DI NUOVO poi per forza che, invece di migliorare, la situazione degenera. Misato, sul serio, era necessario lasciare in eredità a Shinji l’ennesimo trauma? Va bene che ormai è come spegnere una sigaretta sul tappeto del Titanic, ma trattieniti, accidenti.

Macchine Umanoidi Multifunzione Evangelion, parte 1: la natura degli Eva

Le armi convenzionali non possono nulla contro gli Angeli.

Da che mondo è mondo, ogni anime robotico “post moderno” con una minima pretesa di serietà/maturità ha dovuto rispondere a due legittime domande poste in maniera più o meno implicita da un pubblico temprato dal fuoco di mille anime robotici tutti uguali: perché diavolo i mostri giganti di turno attaccassero sempre e solo il Giappone e come fosse possibile che l’unico modo per sconfiggerli fosse impiegando delle improbabili macchine da guerra bipedi progettate quasi esclusivamente per combattimento il corpo a corpo (invece di, chessò, bombardamenti a tappeto con armi nucleari). Ogni serie ha elaborato la questione a modo proprio e in questo senso Evangelion non è più speciale né più strambo di altri anime che lo hanno preceduto o seguito. Solo più figo e più stiloso.

Se della prima domanda conosciamo fin troppo bene la risposta (sapientemente integrata nella trama, passando da potenziale punto debole a uno dei misteri che sono i punti di forza della serie), per quel che riguarda la seconda la Gainax ha trovato un’efficace soluzione nell’invenzione dell’AT-Field, l’arma “mistica” in possesso degli Angeli, una barriera energetica che la scienza non è in grado di spiegare, tanto meno di imitare o di abbattere: l’unica cosa in grado di penetrare un AT-Field è un altro AT-Field di pari o maggiore potenza (o almeno così crediamo per buona parte della serie), ed essendo gli Angeli le uniche creature in grado di generarne uno (o almeno così crediamo per buona parte della serie), al genere umano non resta che… copiarli. Cloni di Adam, il primo Angelo, gli Eva non sono una scelta, ma l’unica opzione possibile.

Robotica della crisi

Insolitamente snelli e dall’aspetto molto poco rassicurante, gli Evangelion costituiscono una rivoluzione nel panorama robotico nipponico: non robot, tanto per cominciare, ma organismi biologici, esseri viventi con una propria volontà, spesso poco collaborativi nei confronti dei propri “padroni” e pericolosi per chi li pilota; dotati di un’autonomia limitata ma sproporzionatamente forti, al punto da dover essere addobbati con corazze costrittive che ne nascondono le terrificanti fattezze e ne limitano la potenza; fragili, bisognosi di manutenzione continua (si contano sulla punta delle dita le battaglie da cui gli Eva non escono danneggiati) e costosissimi; violenti, bestiali, difficili da governare, altamente instabili. Gli Eva, è evidentissimo fin dal primo momento, hanno più limiti che vantaggi, eppure sono l’unica possibilità di sopravvivenza del genere umano. Sono l’unica mano che l’uomo può giocare nella partita contro Dio, ed è una mano di merda: non è difficile scorgere in questo una gigantesca allegoria della crisi di fiducia e di valori che attraversava il Giappone negli anni 90, senza contare quella che attraversava il suo creatore, Hideaki Anno, un autore deciso a innovare eppure inguaribilmente ancorato al proprio pessimismo e disillusione nei confronti del (cosiddetto) progresso.

Eva, quindi Madre

Altra semi-rivoluzione in fatto di mecha, il sistema di pilotaggio degli Eva non è meccanico ma (per la prima volta esplicitamente) nervoso, basato sulla capacità di un ragazzino di 14 anni di sincronizzarsi con esso e impartirgli degli ordini, in un certo senso, “telepaticamente”. Perché debba avere 14 anni, il pilota ideale, non è mai stato detto chiaramente, lasciando intendere che sia più facile per un individuo non completamente sviluppato interfacciarsi a livello nervoso con l’Eva, ma al di là dell’evidente valore simbolico di ciò (l’idea cioè che il futuro sia in mano a una generazione nuova e “pura”, incolpevole perché nata dopo il Second Impact) l’aspetto più rilevante è il rapporto simbiotico che si forma tra Eva e pilota nel momento in cui l’Eva diventa, per questi individui — puntualmente orfani di madre, non ancora uomini e non più bambini — un surrogato del ventre materno: riempita di LCL (che altro non è che liquido amniotico prodotto da Lilith), la cabina di pilotaggio (l’entry plug) ha sede alll’altezza del nucleo (e non della testa, come accade nella quasi totalità degli anime robotici) ed è, paradossalmente, il luogo più sicuro durante una battaglia, l’unico posto in cui Shinji, Asuka e Rei si sentono, ognuno a modo proprio, “a casa”. Certo, il concetto esce un po’ fuor di metafora quando scopriamo che la madre di Shinji si trova effettivamente all’interno dell’Eva, ma per un anime così compiaciutamente (fanta)freudiano una svolta del genere era praticamente obbligatoria.

Timeline: cosa scopriamo degli Eva e quando

Episodio 1 Compare per la prima volta l’Eva-01, che Ritsuko presenta come «l’unità 01 della Macchina Umanoide Multifunzione Evangelion». È dato per scontato che Shinji riuscirà a sincronizzarsi con esso: Ritsuko sostiene che c’è una possibilità, “seppur minima”, Gendo afferma che chiunque altro all’infuori di Shinji non è adatto (sebbene sia pronto a usare al suo posto Rei — del resto, come sappiamo, la materia prima è la stessa). Misato afferma che lo 01 non si è mai attivato e un attimo dopo uesto, per proteggere Shinji, si muove da solo, senza pilota e senza alimentazione: è la prima di una lunga serie di conferme del legame esistente tra Shinji e l’unità 01.

Episodio 2 Primo berserk dell’unità 01: l’Eva combatte il terzo Angelo di propria iniziativa e rigenera il braccio sinistro rotto (compresa l’armatura, il che non ha alcun senso ma tant’è); al termine dello scontro perde l’elemo, mostra il suo vero volto (notare sulla fronte la “faccia” simile a quella di Sachiel) e rigenera un occhio spappolato: diventa evidente che la natura dell’Eva è organica più che meccanica.

Quando Shinji si sveglia il giorno dopo la battaglia, Misato teme possa aver subito una contaminazione mentale dall’Eva, come se fosse una possibilità che avevano preso in considerazione fin dall’inizio. Compare per la prima volta l’Eva-00, bloccato nella bachelite dopo l’incidente avvenuto alcuni giorni prima. Gendo ribadisce che nessun altro, a parte Shinji e Rei (ma si riferisce in generale ai 14enni selezionati dal rapporto Marduk), è in grado di pilotare gli Eva.

Episodio 3 Toji e Kensuke salgono a bordo dello 01 durante un combattimento: scopriamo che la presenza di estranei nell’entry plug interferisce nella connessione tra Eva e pilota ma non abbastanza da impedire di eseguire alcuni movimenti elementari; a differenza di Shinji, che rimane sincronizzato con l’Eva, Toji e Kensuke non sentono dolore quando lo 01 viene colpito dall’Angelo.

Sotto la corazza lo 01 ha mani identiche a quelle di un uomo: ha addirittura le unghie!

Episodio 5 Berserk dell’unità 00, la cui causa è imputata all’instabilità psicologica del suo pilota (?). In realtà è abbastanza evidente che, nel momento in cui viene attivato, l’Eva provi dolore: non è da escludere che cerchi di uccidere Rei e lo staff della Nerv riconoscendo in essi i suoi “aguzzini”.

Episodio 7 Una società privata costruisce il Jet Alone, un robot umanoide pensato come alternativa agli Eva nella lotta contro gli Angeli: a differenza degli Eva, però, il JA non è in grado di generare un AT-Field (il suo creatore sostiene che ci stanno lavorando ma è probabile che sia solo un bluff).

Shinji nota per la prima volta che l’entry plug puzza di sangue.

Episodio 8 Compare per la prima volta l’unità 02. Scopriamo che un Eva può essere pilotato da due persone ma che l’interfaccia è sensibile alla lingua in cui pensa il pilota.

Episodio 12 Attraverso un flashback del Second Impact vediamo per la prima volta Adam nella sua forma originale, ed è fottutamente identico a un Eva.

Episodio 14 Secondo berserk dello 00 durante un test, questa volta con Shinji a bordo. L’Eva attacca Shinji psichicamente, assumendo l’aspetto di Rei, e Ritsuko pensa abbia intenzione di assorbirlo, lasciando intendere che qualcosa del genere fosse già accaduto in passato. Lo 00 attacca fisicamente lo staff della Nerv, ma non è chiaro se il suo bersaglio sia Rei, Ritsuko o nessuna delle due in particolare. La pulce nell’orecchio ce l’avevamo già, ma a questo punto è chiaro che gli Eva hanno una volontà e una personalità tutta loro.  Durante un test speculare (ma senza berserk) anche Rei avverte una presenza all’interno dello 01, ma non riesce a metterla a fuoco. Si parla per la prima volta del Dummy System.

Episodio 16 Bloccato all’interno dello 01, Shinji avverte la presenza di sua madre.

Ha luogo il secondo berserk dell’unità 01, durante il quale l’Eva uccide il dodicesimo Angelo, infrangendo svariate barriere dimensionali e principi della fisica, e salva la vita a Shinji, nonostante la propria riserva energetica fosse ormai esaurita.
La distruzione dell’Angelo è alquanto cruenta, tant’è che tutti ne sono terrorizzati (Ritsuko esclama “cosa abbiamo osato copiare” e Asuka si domanda “sono anch’io a bordo di una cosa simile?”).  Attraverso un flashback scopriamo che all’epoca della sua scomparsa, correva voce che Yui Ikari fosse morta facendo da cavia a un esperimento di Gendo, ma Shinji ricorda l’episodio in modo diverso (“la mamma stava sorridendo”).

Viene finalmente detto esplicitamente che gli Eva sono copie di Adam. Ritsuko ammette che per lei e il comandante Ikari lo 01 è più importante delle altre unità, il che lascia Misato a chiedersi cosa intenda fare la Nerv con gli Eva, una volta terminata la lotta contro gli Angeli.

Episodio 17 Durante un esperimento volto a innestare l’organo S² in un Eva, l’unità 04 (che non vedremo mai) sparisce assieme alla seconda divisione americana della Nerv. Viene ultimato il primo esemplare sperimentale di Dummy Plug sulla base della personalità di Rei. Compare per la prima volta l’Eva-03.

Episodio 18 Spettacolare battaglia tra un Eva, lo 03, controllato da un Angelo e un Eva, lo 01, controllato dal Dummy Plug. I piloti ormai sono obsoleti.

Episodio 19 Lo 01 rifiuta sia il Dummy che Rei.
Scopriamo che gli Eva hanno un nucleo proprio come gli Angeli.
Ha luogo il terzo berserk dell’unità 01, ancora una volta dopo l’esaurimento della riserva energetica. Il tasso di sincronia tra pilota ed Eva raggiunge il 400%. Lo 01 dimostra una volta per tutte di avere una propria volontà, razionalità e coscienza di sé (e del suo potere): sa di essere in grado di ricostruire un braccio mozzato a partire da un pezzo di Angelo e sa di poter assimilare l’organo S² divorandone il nucleo. Si libera inoltre della propria corazza, che scopriamo essere in realtà una copertura atta a contenerne la forza; Ritsuko parla di “risveglio” e si riferisce allo 01 come una lei.

Episodio 20 Veniamo a sapere che la sincronizzazione al 400% è risultata nell’assorbimento di Shinji all’interno dell’Eva; viene ribadito che un episodio del genere si era verificato in passato e che esiste già un piano per il recupero del pilota, sebbene la prima volta non avesse funzionato. Ritsuko afferma che gli Eva non sono mere copie di Adam, ma hanno una volontà “umana”, e abbiamo la conferma che all’interno dello 01 alloggia lo “spirito” di Yui Ikari, la madre di Shinji.
Lo 01 desidera diventare tutt’uno con Shinji, ma lascia a lui la decisione e il ragazzo infine sceglie di tornare nel mondo fisico.

Episodio 21 Una serie di flashback confermano quanto già detto sulla natura degli Eva (= copie di Adam). Lo 00 in origine aveva 5 occhi (o forse quello che vediamo nel flashback è un modello poi scartato). Scopriamo che Yui Ikari si offrì come cavia per il test di attivazione dell’unità 01 (viene lasciato intendere che la teoria di base sia sua) contro il parere di Fuyutsuki e che scomparve a causa di “un incidente irregolare” (vale a dire che il suo assorbimento all’interno dell’Eva non era previsto, almeno non dallo staff del Gehirn — impossibile dire se Yui lo sospettasse o meno).

Nel presente, la Seele esprime il suo disappunto riguardo l’acquisizione da parte dello 01 dell’organo S²: ora l’Eva è a tutti gli effetti un “dio”. Come contentino, la Nerv aveva già imposto il fermo sull’unità 01 dall’episodio precedente.

Episodio 22 Similmente a quanto accadeva in Giappone con Yui e lo 01, negli stessi anni in Germania, la madre di Asuka, Kyoko Soryu Zeppelin, fungeva da cavia per il test di attivazione dello 02; risultato: contaminazione e collasso mentale (ecco cosa temevano Misato e Ritsuko all’inizio della serie!) che saranno la causa più o meno diretta del suicidio di Kyoko. Nel presente, Rei dice ad Asuka che anche gli Eva hanno un’anima, e aggiunge un criptico “dovresti saperlo”. Misato teme che il contatto tra Adam e un Eva generi il Third Impact: idea giusta in teoria (al di là del fatto che il gigante nel sottosuolo non è Adam), ma non in pratica (fondamentalmente, agli Eva manca la volontà di farlo). Scopriamo che è iniziata la produzione di massa degli Eva della Seele, a partire delle unità 05 e 06 in Germania.

Episodio 23 Il sedicesimo Angelo cerca di fondersi con lo 00: se l’Eva non fosse un clone imperfetto e disponesse dell’organo S² molto probabilmente questo porterebbe al Third Impact; per proteggere Shinji, Rei si fa saltare assieme allo 00 (quindi gli Eva hanno l’autodistruzione?) dopo aver risucchiato l’Angelo all’interno del suo nucleo. Prima di esplodere, la grottesca e incompleta fusione tra lo 00 e l’Angelo assume l’aspetto di una gigantesca Rei fatta di luce (Adam, anyone?).  Asuka perde la capacità di sincronizzarsi con lo 02.
Viene revocato il fermo dello 01.
La Seele afferma che sono state ormai approntate 8 unità Eva e ne “rimangono” solo altre 4.
Ritsuko mostra a Shinji e Misato il cimitero degli Eva e vuota il sacco sulla loro natura e sul Dummy (composto da cloni di Rei); Ritsuko definisce gli Eva “esseri umani” che originariamente non hanno anima e per questo al loro interno sono alloggiate anime di persone, “essenze recuperate”, proprio come per Rei. (Quest’ultima affermazione è alquanto discutibile e apre le porte a un discorso enorme sulle anime negli Eva che ci riserviamo di proseguire nel prossimo articolo.)

Episodio 24 Presentato come il Quinto Ragazzo, il diciassettesimo Angelo “Kaworu Nagisa” viene assegnato all’unità 02, ma la verità è che può sincronizzarsi con qualsiasi Eva semplicemente volendolo: sebbene non venga data alcuna spiegazione al riguardo, la cosa più probabile è che gli Eva riconoscano il lui Adam, essendo di fatto Kaworu la sua nuova incarnazione, e obbediscano ai suoi ordini. Chiamato da Kaworu, lo 02 agisce autonomamente, si muove (addirittura vola!) e combatte senza pilota e senza alimentazione, in un contesto analogo ai vari berserk/“risvegli” dell’unità 01 (episodi 1, 16 e 19). Kaworu sostiene inoltre che l’anima dello 02 si stia “volontariamente serrando”, forse per consentire un’eventuale fusione con lui (cosa che, in assenza dell’Adam originale, varrebbe come piano B per il Third Impact).  La Seele afferma di non volersi affidare alla forza di Adam o degli Angeli, ma a quella dello 01: è l’implicito che, a differenza di tutti gli altri Eva, lo 01 non venga da Adam.
Gendo parla con lo 01 chiamandolo “Yui”.

Episodio 25’ (The End of Evangelion) Viene svelato che lo 01 è l’unico clone di Lilith, per questo la chiave per il Third Impact voluto dalla Nerv e dalla Seele per il Perfezionamento dell’uomo.
Asuka avverte all’interno dello 02 la “presenza” di sua madre e riacquista la sincronia con l’Eva.
Compaiono per la prima volta le unità dalla 05 alla 13, gli Eva Series della Seele, dotati di organo S² e pilotati dal Dummy Plug di Kaworu.
Asuka riesce a muovere per pochi secondi lo 02 anche una volta esaurita la riserva energetica, similmente a Shinji con lo 01 nell’episodio 19, ma l’unità, già danneggiata, viene sopraffatta e distrutta dagli Eva Series prima che possa riprendere a combattere.

L’Eva-01 si attiva autonomamente per l’ennesima volta, rompendo con facilità la bachelite in cui era imprigionato (ricordiamo che nei primi episodi era stata sufficiente a bloccare lo 00).
Shinji chiama lo 01 “madre”, segno che ormai la natura dell’Eva è chiarissima anche a lui.
Una volta a bordo, Shinji dispiega l’AT-Field dello 01 modellandolo sulla forma di un paio d’ali similmente ad Adam durante il Second Impact.

Episodio 26’ (The End of Evangelion) Lo 01 si libera nuovamente di parte della corazza costrittiva, ma viene “fermato” dalla Lancia di Longinus e dagli Eva Series; succedono una serie di cose incomprensibili, tra cui la fine del mondo e lo 01 che si fonde con la Lancia diventando un gigantesca croce rossa piena di occhi.
Gli Eva Series, creati per “pilotare” il Third Impact, assumono l’aspetto di Rei/Lilith e si immolano impalandosi con le proprie Lance (copie artificiali, per questo di colore nero, della Lancia di Longinus).
Quando Shinji rifiuta il Perfezionamento lo 01 interrompe l’Impact distruggendo Rei/Lilith e gli Eva Series, e permettendo così il ritorno di tutti gli esseri umani allo stato fisico.

Al termine dell’EoE sulla Terra non esistono più Evangelion funzionanti: gli Eva Series (ora decapitati) cadono al suolo come statue prive di vita, mentre lo 01/Yui parte per lo spazio assieme alla Lancia di Longinus, “a eterna testimonianza che la razza umana è esistita”.

Lo strano caso delle Rei quantiche

Quella di Evangelion, si sa, è una storia all’insegna del mistero, e in particolare la fa da padrona la sensazione che ben conoscete, quella del “…no, gente, un attimo, l’avete visto anche voi, vero?”. Non poteva essere altrimenti, visto che praticamente all’inizio del primo episodio il nostro protagonista – appena entrato in scena – subisce il primo di una lunghissima serie di mindfuck. Quale? Ma questo, ovviamente.

Le apparizioni di Rei

[Ep. 1] Rei appare a Shinji in “L’attacco dell’Angelo”.

L’apparizione “fantasma” di Rei nel primo episodio della serie è da sempre un punto oscuro e affascinante, nell’universo di Evangelion. Non la cosa più strana che ci è capitato di vedere, è ovvio, ma senza dubbio difficile da dimenticare. Iniziamo subito col ricordare perché concordiamo nel definire quella di Rei una “apparizione”, però, così da non fraintenderci in seguito.

  1. Shinji non ha mai incontrato Rei, e quindi non può vederla a causa di una mera allucinazione o illusione ottica.
  2. Sappiamo bene che Rei, in quel momento, era gravemente ferita. Non solo è impossibile che fosse lì fisicamente (anche perché dovrebbe essere un ninja, per correre a nascondersi in mezzo ai cespugli nel tempo di sbattere le ciglia), ma soprattutto il suo aspetto non rispecchia quello reale del momento (probabilmente in plug suit, e sicuramente col braccio ingessato e l’occhio bendato)

Così come compare, Rei scompare. Com’è possibile che Shinji l’abbia vista?
All’epoca qualcuno aveva pensato, semplicemente, a un errore. Certo, è un momento figo che detta una certa atmosfera, ma nient’altro. Potrebbe anche essere, perché no. Consideriamo però che questa scena è presente anche nel Rebuild, che sarebbe stata un’ottima occasione per eliminare un eventuale errore, visto che 1.0 aveva ancora le fattezze del quasi-remake. Non dimentichiamo inoltre che, come a chiudere il cerchio, Rei compare davanti a Shinji una seconda volta, in The End of Evangelion.

[EoE] Rei appare a Shinji in “One more final: I need you”.

A noi Magi piacciono le cose simboliche così tanto per, lo sapete. Quindi, fosse questo il caso, ci andrebbe benissimo così. E’ però possibile dare una spiegazione logica, a queste apparizioni, o almeno è possibile provarci, e chi siamo noi per tirarci indietro davanti al poco di logica che si riesce a trovare in Evangelion?

La teoria dei quanti e la divinità

Lo so, lo so, non ci guardate così. E’ molto più semplice (e meno pretenzioso) di quello che sembra, ve lo prometto.
Andiamo per gradi, anche se parlare di Rei significa toccare subito argomenti come il divino, la distruzione, l’anima, la morte e…beh, decisamente cose molto poco graduali. La verità è che se non cerchiamo di essere a tutti i costi razionali lo capiamo in un secondo, perché Rei possa manifestarsi sia all’inizio che alla fine della serie: perché non è più un essere umano. Mi spiego meglio. In The End of Evangelion, dopo aver assorbito Adam ed essersi ricongiunta con Lilith, Rei assurge al ruolo di divinità. In quanto a divina, Lilith!Rei è ubiqua. Può essere ovunque, in qualsiasi momento. Lo vediamo nella sequenza in cui si manifesta ai personaggi per “raccogliere” le loro anime, ad esempio. Ma noi Magi, lo sapete, a questo benedetto anime in pratica applichiamo il dubbio metodico, e ci siamo detti: sì, ma il Perfezionamento è un contesto preciso, nel quale potrebbero valere regole diverse, e in queste regole magari rientra la capacità di Rei di essere in più luoghi. In fin dei conti, il Perfezionamento è il suo dominio. Ma oltre a quella di I need you, in The End compaiono almeno altre tre Rei estemporanee.

[EoE] Rei appare a Ritsuko.

La prima è la Rei che appare a Ritsuko, nel momento in cui viene colpita a morte da Gendo. A questo punto del film, benché il suo AT- Field stia cedendo, Rei è ancora umana. Non ha assorbito Adam, non si è riunita a Lilith, e il Perfezionamento non è ancora stato innescato. Eppure eccola lì, a fare in modo che gli ultimi secondi della vita di Ritsuko siano per lei il più odiosi possibili. Lo stesso discorso vale anche per l’apparizione durante la morte di Misato, prima che esploda il settore.

[EoE] Rei guarda la testa pietrificata dell’Eva 01.

La seconda è la Rei che, nello spazio, guarda l’elmo dell’Unità 01 pietrificato. Siamo al punto in cui Shinji ha rifiutato il Perfezionamento e Lilith!Rei si è spezzata. Questo significa che, almeno fisicamente, possiamo considerarla già morta. La sua manifestazione, però, persiste.

Rei (come Lilith) è uscita dal corso del tempo. A voler essere razionali, è questa l’unica spiegazione valida. Gli eventi si muovono, procedono in avanti, ma per lei è un “avanti” indicativo. Pensateci: che cos’è la nostra esistenza, agli occhi di un dio? Cos’è il tempo degli uomini? Neanche uno sputo, un battito di ciglia. Per noi il tempo “classico” della storia di Evangelion sono 26 episodi + un film. Per i personaggi, poco più di un anno.  Che cos’è, per Lilith, un anno? Un bel niente, ecco che cos’è.
L’inizio o la fine della storia, a lei, che differenza fa?
E’ questa la spiegazione più ovvia alle “apparizioni” di Rei. E’ un dio, e appare ‘ndo cazzo le pare. Certo, non mi dovete rispondere “però all’inizio non era dio, come fa a comparire lo stesso?” perché mi viene difficile farvi un riassunto dell’intera storia del pensiero umano in un post (e non ne sarei neanche lontanamente in grado).
Però il pensiero è una cosa, direte, la scienza un’altra. E infatti vi pare che in tutti questi anni i fan non abbiano elaborato anche una spiegazione scientifica?

[Ep. 23] La "stanza" di Rei Ayanami.

[Ep. 23] La “stanza” di Rei Ayanami.

La riconoscerete, è la stanza di Rei. Un bel luogo in cui crescere, vero? E’ da quando l’episodio 23 è andato in onda che la scritta sul muro ha attirato l’attenzione e fatto scervellare centinaia di fissati. “TOP” “BOTTOM” e “Strange” sono termini della meccanica quantistica, disciplina che (come faremo finta di sapere) studia il comportamento delle particelle subatomiche. “Top” “Bottom” e “Strange” sono tre delle sei varietà (chiamate anche “sapori”) di quark conosciuti, noti anche coi nomi italiani di strano, cima e fondo. Come riassumono molto bene i nostri colleghi (ma se c’è qualche esperto si faccia avanti!) ” il motivo per cui questo è rilevante è che i quark si comportano in modo che sarebbe impossibile per le altre forme fisiche. Per esempio, un singolo quark può essere in più di un posto alla volta […] Un’altra proprietà dei quark è che per loro il tempo non ha significato. A un livello subatomico, gli effetti possono verificarsi prima delle loro cause, e le particelle possono arrivare a destinazione prima di iniziare il loro viaggio”. 

Ecco che, usando un principio scientifico, siamo giunti ad una uguale conclusione: Lilith può fare quel cazzo che le pare.

Le Rei quantiche nel “Rebuild”

Veniamo adesso al Rebuild. I nuovi film sono forse esenti dalle inquietanti apparizioni delle Rei? Direi proprio di no.
C’è innanzi tutto quella di 1.0, ma non avevate bisogno che ve lo facessi notare, visto che la scena è quasi speculare a quella del primo episodio. Ci sono invece altri due possibili casi che mi piacerebbe esaminare con calma, così, tanto per sentirci in “Mistero”.

Rei con la divisa dell’AU

[Preview in 2.0] Tre Rei bambine si nascondono dietro a una Rei quattordicenne.

La prima Rei di dubbia origine compare nell’ormai celebre preview di 3.0 inclusa alla fine di 2.0 – “celebre” soprattutto perché dopo tre anni e innumerevoli congetture si scopre che manco mezzo fotogramma è stato poi usato nel film. La cosa alla quale desideravo più ardentemente risposte (più che all’asinello!), lo ammetto, è questa. Per un brevissimo istante vediamo Mari parlare (o almeno, questo è quello che il montaggio ci suggerisce) con quattro Rei. Tre sono bambine, che sembrano nascondersi un po’ con timore e un po’ con timidezza e un’altra ha l’aspetto che conosciamo. Il mindfuck, però, è in agguato: anziché la divisa classica, indossa quella famosissima dell’au “felice” dell’episodio 26. Si tratta della prima variazione in assoluto sul design di Rei, all’interno del Rebuild, e non è di certo casuale; è qualcosa che qualsiasi fan collega a un episodio, a un contesto, a una (possibile) linea temporale. Insomma, è inconfondibile. E’ come se volesse dirti: “Oh, mi hai vista, eh? Eh? EH?”. Inoltre, se è vero che il diavolo sta nei dettagli, la cosa ancora più estraniante è forse l’espressione, di questa Rei. Sì, perché la Rei che siamo abituati ad associare a quella divisa è una Rei solare e sfacciata, che corre mangiando un toast, dà a Shinji del “guardone di mutandine” e provoca Asuka. Ma quella che vediamo qui è una Rei molto diversa – diversa dalla Rei del Rebuild, ma anche dalla Rei II della serie. E non ditemi “beh, sono uguali” perché non lo sono. Se siete qui, lo sapete anche voi.
(Avete un senso di dejà-vù? Beh, ricordate bene, abbiamo parlato di questa scena anche qui.)
Andiamo avanti, perché non è finita. Nel caso volessimo considerare queste Rei delle “Rei quantiche”, bisogna ammettere che sono atipiche. Innanzi tutto sono vestite in modo diverso, e poi hanno età differenti tra loro. Considerando che il groundwork indica le ombre con cui parla Kaworu (in un’altra scena della preview) come “quattro Rei tra i sei e gli otto anni”, potrebbero essere tre Rei “reali”. I loro occhi, però, nonostante le espressioni (anche i corpi vuoti di Rei avevano delle espressioni) non sembrano “vivi”, e inoltre non proiettano un’ombra. E’ incerto invece se lo faccia o meno Rei “adulta”, visto che l’ombra sul muro potrebbe essere sua o di Mari (non possiamo certo pretendere di capirlo dalla forma dell’ombra, trattandosi di fotogrammi provvisori e, beh, di una dannata ombra).
Quello che invece fa pensare alla Rei quantiche, o a qualcosa di persino più importante, è la didascalia.
Come dicevo, il montaggio sugg

erisce che Mari e Rei si stiano parlando. Dopo che Mari si è tolta gli occhiali (probabilmente per sostituirli, visto che in 2.0 si erano rotti e in 3.0 ha una nuova montatura) compare brevemente questo testo:

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[Preview in 2.0] “Conferenza privata tra Mari Makinami Illustrious e”…buon dio, se siete stronzi.

“Conferenza privata tra Mari Makinami Illustrious & ——“. Giochiamo all’impiccato, và. Quella con cui Mari parla è Rei, no? “Rei Ayanami” non ci sta, e se avessero voluto che ci stesse solo “Rei” non avrebbero scritto tutto il lunghissimo nome di Mari. Ci vuole un nome più corto, però non troppo. “Adam” ci starebbe, sì, ma state già pensando a qualcos’altro, vero? Qualcosa che inizia per “L” e finisce per “TH”?

Una piccola parentesi, prima di continuare. Sulle pareti della stanza viola ci sono dei simboli runici tipo “mosaico” che, se stavate attenti, notavate già durante 2.0 sui piloni di contenimento per gli Angeli. Ebbene, hanno fatto ritorno anche in 3.0, nella “provetta” di Ayanami Type, nel nuovo logo della Nerv e sul DSS Chocker. Un giorno ne parleremo, sì. Quando ne avremo la forza.

Rei davanti ad Ayanami Type

Veniamo in fine a 3.0, che ha ispirato questo articolo e che attendevamo di vedere in qualità decente per smentire o confermare i nostri dubbi.
Ricorderete tutti una scena enigmatica nella quale Ayanami Type, che è a mollo nella sua “provetta”, riceve la fugace visita di una “sua simile”.

[3.33] Ayanami Type incontra Rei Ayanami. O Lilith?

In molti si sono chiesti che cosa significasse, e alcuni hanno scelto un’interpretazione simbolica, sostenendo che Ayanami Type sta avendo una reminescenza dell’altra se stessa di 2.22, verso la quale ha infatti crescente curiosità. Non è un’idea stupida, a maggior ragione se consideriamo che Ayanami Type ha l’anima “da un’altra parte”, come afferma Kaworu, eppure riesce lentamente a sviluppare una coscienza nel corso del film, tanto da ejectarsi dal Mark.9 e raccogliere (forse) l’S-DAT di Shinji.  Qui si ritorna però all’annosa questione delle anime in Eva, spesso banalizzate dal fandom a un concetto fisico, come se l’anima potesse essere rimossa, soppesata, spezzettata, conservata e perché no, anche congelata in modo che non scada. Se vogliamo invece dare all’anima l’eccezione spirituale che la compete, ci accorgiamo che semplicemente un essere umano non è fatto soltanto di carne, acqua, sangue e ossa, e sono quindi irrilevanti le domande come “le è cresciuta l’anima?”, come se si trattasse di una pianta di fagioli. Ad Ayanami Type non “cresce l’anima”, però il suo interagire con le altre persone forma in lei una volontà, e con tale il desiderio umano di capire che cos’è. Accadeva la stessa cosa alla Rei della serie, in fin dei conti, ma dove la Rei di 2.0 era più umana ma meno turbata, apparentemente estranea o quasi al dubbio della sua vera natura, la Rei della serie ne era attratta e insieme spaventata. In questo Ayanami Type è diversa da entrambe, perché sono senza dubbio la confusione e la paura le sue emozioni dominanti, specialmente alla fine del film.
Perché vi dico tutto questo? Perché Ayanami Type mi piace molto, sì, però non solo. Torniamo di nuovo al punto, vale a dire alla visione. Io credo che se davvero la Rei che compare fosse una reminescenza della Rei di 2.0, allora Ayanami Type la vedrebbe diversamente, coi tratti di quello che la rendevano lei, e quindi umana. Avrebbe un’espressione più calda, forse addirittura più dolce, e l’avrebbero rappresentata coi cerotti sulla mano, o con l’S-DAT – insomma, in modo inconfondibile, anche senza ricorrere ai ricordi (come per Shinji quando scopre la verità su di lei).
Io credo invece che questa sia una Rei quantica.
Innanzi tutto perché l’idea c’era, la vecchia preview è lì per dimostrarlo, pur con i suoi limiti e le differenze. Poi perché è rappresentata nello stesso modo, mai contreddetto se non durante il Perfezionamento, vale a dire in divisa scolastica, senza una particolare espressione, con le braccia lungo i fianchi. Guardate la prima immagine, è praticamente identica alla Rei che vede Shinji all’inizio della serie e alla fine dell’End (con la sola differenza che quest’ultima non ha un riflesso pur essendo sopra l’acqua, ma è difficile capire se significhi qualcosa).
Se così fosse, che cosa significa? Quello che ho già detto: che Lilith!Rei è una divinità, è può fare ciò che vuole. Questo può avere senso sia nel Rebuild come opera a se stante, indipendente dalla serie, sia tirando in ballo la cara vecchia teoria del loop.
Vada come vada, la Rei quantiche continueranno a tormentarvi con terrificanti apparizioni.

Angeli, parte 3: guerrieri

Se è vero che la ragion d’essere degli Angeli è spostarsi da un punto A ad un punto B calpestando nel tragitto il maggior numero possibile di centri abitati, è altrettanto vero che alcuni, più di altri, sono portati per il combattimento effettivo: è l’istinto di conservazione che assume la sua connotazione più aggressiva, attaccare prima di essere attaccati. Fuyutsuki li chiama “di tipo respingente” (all’arrivo di Zeruel in 2.0) e sebbene non possiamo sapere a quali si riferisca con esattezza e quali caratteristiche in particolare li configurino come tali, ci permettiamo di prendere in prestito la definizione e farla nostra per parlare di tutti quelli che hanno dato più di un po’ di filo da torcere alla Nerv e agli Eva. Senza offrire grandi spunti di riflessione, ma contribuendo ai momenti più spettacolarmente adrenalinici di serie e film.

Il terzo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; sconfitto dall’unità 05 pilotata da Mari Makinami; nessuna strategia impiegata.

Un serpentone scheletrico con la testa simile a quella di un uccello, il nucleo posto all’interno della bocca, quattro zampette e quattro ali ridicolmente piccole. Il terzo Angelo che compare all’inizio di 2.0 è il primo Angelo originale, creato apposta per il Rebuild.

Ne abbiamo già parlato più che approfonditamente in questo articolo, quindi ci limiteremo alle informazioni base: è stato scoperto in stato ancora dormiente nel sottosuolo del Polo Nord, similmente in questo all’ottavo Angelo della serie originale, con la sostanziale differenza che non si è svegliato sul più bello, permettendo alla Nerv di impadronirsene. Rinchiuso all’interno della base di Betania, una struttura creata appositamente per il suo contenimento, è stato oggetto di esperimenti e studi così intensivi che — spiega Kaji nel suo claudicante inglese — ne hanno lasciate intatte solo le ossa. Siamo nel campo delle speculazioni sfrenate, ma nella sua forma originale sarebbe potuto assomigliare a un drago o un grosso lucertolone. Il suo risveglio e liberazione sono stati facilitati (se non addirittura indotti) proprio da Ryoji Kaji, su ordine del comandante Ikari, al fine di creare le condizioni per la distruzione dell’Eva 05, l’unità preposta alla difesa della base, e della base stessa.

È in grado di volare e muoversi con una certa rapidità, nonostante l’aspetto improbabile, può innescare esplosioni e generare una sorta di “aureola” in grado di tagliare qualunque cosa. Sconfitto dallo 05 pilotato da Mari Makinami, salta in aria portando con sé, come preventivato, l’Eva e la base di Betania.

Anche se non ha un nome ufficiale, il fandom americano l’ha ribattezzato Tunniel, perché il grosso della battaglia tra l’Angelo e lo 05 avviene nei tunnel sotterranei della base di Betania, o Boneliel/Boniel, per via delle ossa (=in inglese bones).

Ramiel

Quinto Angelo. Appare in: episodi 5 e 6; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari come risultato dell’operazione Yashima; strategia di Misato Katsuragi.

È uno degli Angeli più forti e pericolosi mai incontrati ed è interessante notare che che la sua venuta avvenga in un momento così precoce della serie: dimostra che tra i “messaggeri” non esiste gerarchia di alcun tipo. È inoltre il primo Angelo che incontriamo la cui forma non ha nulla di riscontrabile in natura, nulla delle caratteristiche che siamo abituati ad attribuire alla vita su questo pianeta. Un solido perfettamente geometrico, un gigantesco ottaedro blu fluttuante introduce il concetto, sempre più incalzante col procedere della serie (e poi clamorosamente smentito), degli Angeli come qualcosa che non appartiene a questo mondo, alieni nel senso più stretto del termine, diversi da tutto ciò che conosciamo — incomprensibili, e per questo ancora più spaventosi.

Peculiare è anche la sua tecnica offensiva, che mette in crisi l’utilità stessa degli Evangelion, concepiti con in mente la sola eventualità del combattimento corpo a corpo: già privo di punti deboli visibili, e protetto da un AT Field impossibile da penetrare a mani nude o con armi convenzionali, il quinto Angelo conduce esclusivamente attacchi a distanza utilizzando un cannone a particelle accelerate. Questo, unito a un’impressionante velocità di reazione, precisione assoluta nel centrare i bersagli e un “senso del pericolo” entro un raggio in continua espansione (durante l’operazione Yashima riuscirà a prevedere l’attacco dello 01 nonostante questi si trovi a una distanza che solo poche ore prima era stata calcolata fuori dalla sua portata) ne fa, citando Misato, un’inespugnabile fortezza volante. Per raggiungere il Terminal Dogma si serve inoltre di una sorta di trivella (inspiegabilmente chiamato “shield”, cioè scudo, dallo staff della Nerv) del diametro di 17,5 metri che spunta dalla sua estremità inferiore; sarà in grado di perforare le 22 le lastre corazzate che separano il Geofront da Neo Tokyo 3 nel giro di 10 ore.

Per superare il suo AT Field e annientarlo sarà necessario colpirlo con un fucile a positroni che sfrutta l’energia elettrica dell’intero Giappone, resistendo contemporaneamente al suo contrattacco continuato, a costo di sacrificare l’unità 00.

Nel punto in cui viene colpita e perforata, la superficie dell’Angelo assume l’aspetto di metallo fuso. L’operazione di smantellamento dei suoi resti durerà diverse settimane (dall’episodio 7 all’episodio 9), segno che il cadavere non si degrada con la stessa velocità del quarto Angelo (dettaglio accennato nell’episodio 5); durante la sua rimozione è possibile vedere che ciò che rimane del rivestimento esterno è sporco di rosso, lasciando intendere che all’interno dell’Angelo era presente del sangue o un qualche tipo di materiale organico.

Sesto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Caratteristiche base di Ramiel e dinamiche della battaglia rimangono pressoché uguali nel Rebuild nonostante alcune importanti differenze: la principale riguarda la forma esterna dell’Angelo, qui definita “instabile”, che si riconfigura — sebbene l’ottaedro rimanga il suo aspetto di default — secondo una logica tutta sua prima di ogni attacco; il nucleo, inoltre, posto nel centro esatto del suo corpo, è visibile durante le trasformazioni (rendendo chiaro che è da lì che parte la reazione energetica che alimenta il cannone a particelle), mentre la trivella con cui perfora le lastre a protezione del Geofront non è più un elemento che “esce” dalla sua estremità inferiore ma l’estremità stessa, che si allunga e avvolge su se stessa assumendo la forma di una trivella.

Diversamente da quanto accade nella serie, nel corso della battaglia finale l’Angelo non devia il primo colpo sparato dallo 01: centrato (scopriamo a questo punto che sanguina e grida di dolore), riesce comunque a proteggere il nucleo e a rigenerarsi immediatamente; come nella serie, viene abbattuto definitivamente con il secondo colpo e una volta morto si tramuta in una massa di liquido rosso come tutti gli Angeli del Rebuild.

Sahaquiel

Decimo Angelo. Appare in: episodio 12; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Misato Katsuragi.

Un gigantesco… coso compare all’improvviso nell’orbita terrestre, è arancione, di dimensioni abnormi persino per un Angelo e dalla forma simmetrica che ricorda quella di un’ameba o qualche altro organismo unicellulare. Il decimo Angelo sembra un enorme occhio che scruta dall’alto il mondo umano — il paragone con l’occhio di Dio è fin troppo ovvio, quindi noi lo paragoneremo a quello di Sauron — e poi decide di precipitarvisi sopra per distruggerlo.

Al di là dell’aspetto davvero singolare (i disegni a forma di occhi sulla sua superficie, al di là del sottotesto religioso, sono un’evidente autocitazione ai cattivi di Nadia), si distingue per il modo inedito di utilizzare il proprio AT Field, che interferendo con i sistemi di comunicazione satellitari terresti crea un effetto jamming che impedisce alla Nerv di monitorarne gli spostamenti. Oltre a questo, la sua tattica consiste nel bombardare la superficie terrestre lasciando cadere al suolo parti di sé, che ottengono un’impresisonante forza distruttiva grazie alla gravità e alla potenza dell’AT Field (interessante notare che l’AT Field accompagni questi “pezzi” anche una volta che si sono separati dal corpo: e se invece che di appendici inanimate si trattasse di vera e propria mitosi?). Individuato il proprio obiettivo grazie a una serie di lanci “a vuoto” — il che denota una certa intelligenza e la capacità di imparare attraverso i propri errori — si lascia dadere con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3, garantendo, in caso di impatto, la distruzione totale della città, delle 22 lastre corazzate, del Geofront e del quartier generale della Nerv.

Per evitare la catastrofe, gli Eva non devono far altro (!) che prenderlo al volo e distruggerne il nucleo, posto al centro della “pupilla”, prima che l’Angelo tocchi terra, secondo una strategia felicemente suicida messa in piedi da una Misato fresca di promozione. A voler essere pignoli, c’è una leggera incongruenza nel fatto che l’AT Field dell’Angelo venga inizialmente descritto come potentissimo, in grado di resistere senza essere scalfito all’attacco di molteplici testate N², ma venga poi facilmente squarciato dallo 00 con il solo progressive knife.

Ottavo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede, con leggerissime variazioni, come nella serie originale.

Sebbene l’idea di fondo rimanga invariata — un gigantesco occhio che dallo spazio si precipita sulla Terra — Sahaquiel è uno degli Angeli che escono più alterati dal makeover messo in atto nel Rebuild of Evangelion: il suo aspetto è molto più particolareggiato, meno grossolano (il tema degli “occhi” rimane, ma in modo più sottile), più alieno se possibile, e passa, nel corso dello scontro, attraverso una serie affascinante quanto inedita di trasformazioni.

Quando compare nell’orbita terrestre ha la forma di una sfera nera su cui scorrono una miriade di “occhi” bianchi stilizzati e il suo AT Field è talmente potente da distorcere la luce, come un buco nero; a differenza della serie, non lancia parti del suo corpo per stabilire la propria traiettoria: è immediatamente chiaro che si getterà con tutto il proprio corpo su Neo Tokyo 3.

Cadendo, si libera del proprio “guscio” (formato da due strati, uno più superficiale nero e un altro bianco/trasparente) rivelando una sfera color arcobaleno — simile a un bulbo oculare — che si apre a sua volta mostrando il vero aspetto dell’Angelo, quello classico a forma di ameba, anche se questa volta le estremità laterali, più definite, assomigliano alle ali di una farfalla.

Tutto prosegue come nella serie — ma nel momento in cui lo 01 afferra l’Angelo a mezz’aria, la sorpresona: dal suo centro emerge un mezzobusto umanoide che intreccia le sue mani con quelle dell’Eva, spappolandogliele, in una sorta di corpo a corpo aereo.

Il torso di questa nuova creatura assomiglia, tanto per cambiare, a una vagina, la faccia è quella classica di quasi tutti gli Angeli del Rebuild (una versione allungata di quella di Sachiel), le braccia, scheletriche, si avvolgono su se stesse assumendo una forma a doppia elica che ricorda la Lancia di Longinus; il nucleo (che scopriamo essere incandescente quando lo 00 lo afferra) è posto su un anello che gira attorno al busto, lungo il quale si sposta in continuazione per evitare gli attacchi nemici. Lungo la linea delle ali, infine, sono presenti una serie di “aculei”, paragonabili forse a delle piume, che si animano e assumono un’aspetto, ancora, vagamente umanoide quando l’Angelo impiega maggiore potenza per schiacciare gli Eva che frenano la sua caduta.

Il risultato finale, a parte uno dei mostri più complicati mai apparsi in Evangelion, è un Angelo dallo spiccato senso del combattimento che muta costantemente la propria forma, evolve, in base alla necessità: chiuso su se stesso per proteggersi dagli attacchi aerei quando è nello spazio, aperto per planare e correggere la propria traiettoria una volta nella stratosfera, umanoide per combattere gli Eva sul loro stesso terreno di gioco, dotato di una sorta di “propulsori” in caso di rallentamento. Anche morendo, riesce a dare molto più fastidio della sua controparte nella serie, lasciando tre unità seriamente danneggiate e Shinji leggermente ferito.

Alcuni elementi del design, opera di Mahiro Maeda, si possono leggere come omaggi agli Angeli esclusi dal Rebuild: la sfera nera e bianca fa pensare a Leliel, il motivo ricorrente degli occhi era presente nel Sahaquiel originale ma anche in Matarael, le “piume” a forma di omini ricordano vagamente Isfarel (disegnato, anch’esso, da Maeda). Un dettaglio interessante, riguardo le piume/omini è che nei disegni preparatori dovevano assomigliare ad angeli che suonano la tromba, ma l’idea è stata accantonata perché ritenuta un po’ troppo pacchiana, il simbolismo un po’ troppo ovvio (le trombe del giorno del giudizio, chiaramente, ma noi preferiamo pensare a un complessino ska).

Bardiel

Tredicesimo Angelo. Appare in: episodio 18; abbattuto dall’unità 01 pilotata dal Dummy Plug; strategia di Gendo Ikari.

L’inserimento di querst’Angelo nella categoria dei guerrieri è in realtà una forzatura: Bardiel è un parassita, il vero guerriero, l’Angelo “respingente” è l’Evangelion di cui si impadronisce. Ironia che non passa certo inosservata alla Nerv — o a Shinji.

Contamina l’unità 03 in viaggio dall’America al Giappone, ma non si manifesta finché l’Eva non viene attivato: è possibile che anche dopo essersene impossessato non fosse in grado di “metterlo in moto” da solo, il che spiegherebbe perché impedisca l’espulsione dell’entry plug e mantenga in vita il pilota (tenere in ostaggio un essere umano è una tattica francamente troppo sottile e, come avremo modo di scoprire entro mezzo minuto, totalmente inefficace se a dirigere le operazioni è Gendo Ikari). Non sappiamo quale sia il suo aspetto originale, ma una volta infettato lo 03 si manifesta come una muffa o un liquido bianco viscoso capace tra l’altro di passare da un corpo ospite a un altro (proverà a contaminare anche lo 00, ma senza insistere troppo — del resto, chi lo vuole lo 00?).

La fusione con lo 03 non si esaurisce con il controllo di Bardiel sull’unità ma permette anche di combinare caratteristiche proprie dell’Angelo con quelle dell’Eva: ciò comprende l’autonomia illimitata garantita dall’organo S² e abilità fisiche fuori dalla norma come un‘agilità superiore, la capacità di allungare gli arti a dismisura e di spiccare balzi impossibili. Alla lunga, però, questo rapporto simbiotico si rivelerà un’arma a doppio taglio: pur avendo idea di come sia esattamente strutturato il suo corpo e dove si trovi il suo nucleo, tutto lascia pensare che Bardiel muoia nel momento esatto in cui lo 01 distrugge lo 03.

Nono Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; la battaglia procede come nella serie originale.

Ancora una volta, nel passaggio da serie a film, l’aspetto di un Angelo si fa più bizzarro: le caratteristiche da parassita di Bardiel rimangono le stesse in 2.0 ma questa volta appare come una sorta di gelatina blu fosforescente disseminata di quelli che sembrano punti di sutura (?). Oltre a questo, alle abilità ottenute dall’Eva 03 si aggiunge la capacità di farsi crescere un nuovo paio di braccia — per quanto non sia chiaro se la materia prima la metta l’Angelo o se si tratti di una capacità latente dell’Eva. Infine, viene suggerito (si dice che “un nucleo avvolge l’entry plug”) che l’intero corpo dell’Angelo sia il suo nucleo.

Rispetto alla serie, la battaglia si svolge senza l’apporto inutile dello 00 ed è lo 01 che rischia la contaminazione. Anche in questo caso, di fronte al rifiuto di combattere di Shinji, viene attivato il Dummy Plug di Rei Ayanami e lo scontro si conclude con lo 03 fatto a pezzi dallo 01 e l’Angelo sconfitto.

Ma ovviamente, la differenza più significativa riguarda il pilota dell’unità 03: non più il Fourth Child Toji Suzuhara, ma Asuka Shikinami. A lungo si è speculato sulla possibilità che Bardiel, nella serie, avesse contaminato sia l’Eva che il suo pilota, ma il fatto che Toji esca dalla battaglia psicologicamente illeso e che l’argomento non sia mai sollevato lascia pensare che la possessione dell’Angelo abbia riguardato esclusivamente lo 03. In 2.0, al contrario, che Asuka sia stata “toccata” dall’Angelo è un dato di fatto; sopravvissuta alla battaglia, Ritsuko non esclude “la possibilità di contaminazione mentale” e per questo la Nerv la tiene in isolamento in attesa che si riprenda. Al termine del film il suo destino è incerto ma la ritroviamo in Q viva e vegeta, a piede libero e con un occhio bendato — l’occhio da cui sembrerebbe sia “entrato” Bardiel — che si illumina di blu (il colore, guarda caso, di Bardiel) nei momenti particolarmente stress. Che il nono Angelo continui dunque a vivere assieme a lei? Che Asuka sia diventata un ibrido umano-Angelo? Sono sfiziosissime domande a cui Q non ha mai dato una risposta, mannaggia a lui.

Zeruel

Quattordicesimo Angelo. Appare in: episodio 19; abbattuto dall’unità 01 in berserk.

Da sempre indicato nel materiale informativo ufficiale come il più forte mai comparso, Zeruel incarna meglio di qualunque altro il concetto di Angelo “guerriero”.
Un corpo squadrato, massiccio che si muove fluttuando nell’aria, zampette tozze che non vengono quasi mai usate, lame lunghissime, svolgibili e flessibli per braccia, il nucleo esposto (ma protetto da una sorta di guscio) al centro del torso e una faccia che ricorda L’urlo di Munch. Uno degli AT Field più resistenti mai riscontrati e la capacità di innescare esplosioni di inaudita potenza ne fanno un’inarrestabile macchina da guerra che non può essere vinta con strategie e sotterfugi, ma solo eguagliandone la spaventosa forza bruta.

Le similitudini con il terzo Angelo sono molte — entrambi vagamente umanoidi, con un “volto” e il nucleo in vista, dotati di un AT Field distinguibile a occhio nudo e portati per il corpo a corpo ma capaci anche di condurre attacchi esplosivi a distanza — e tutt’altro che casuali (come del resto sono speculari gli episodi 1 e 19, in cui i due mostri rispettivamente compaiono), un invito implicito a operare un confronto per meglio capire la potenza del 14esimo: supera i sistemi di diefesa di Neo Tokyo 3 e prende in pieno una bomba N² quasi senza accorgersene, perfora con un solo colpo 18 delle 22 lastre corazzate che proteggono il Geofront, abbatte due unità Eva e arriva più vicino al Terminal Dogma di chiunque altro prima di lui. Sembra persino abbastanza intelligente da capire la vera natura degli Eva cercando, quando ne ha la possibilità, di eliminare lo 01 distruggendone il nucleo.

Purtroppo per lui, tutto questo non gli impedisce di andare incontro a una fine abbastanza orrenda quando, mutilato e sconfitto, viene divorato, ancora vivo, dall’Eva 01 in berserk.

Decimo Angelo. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 01 in modalità “risveglio”.

Lo Zeruel del Rebuild è ancora l’Angelo più forte sulla piazza — e questa volta a dirlo è addirittura Fuyutsuki, palesando, casomai ce ne fosse ancora bisogno, una conoscenza davvero sospetta degli Angeli e delle loro caratteristiche — sebbene il suo aspetto cambi sensibilmente rispetto alla serie. Il torso tozzo e squadrato è sparito, a darne l’impressione ora sono le braccia — ancora un paio di tentacoli/nastri affilatissimi, ma questa volta ancora più lunghi — che avvolgono come un bozzolo un corpo (relativamente) più piccolo e informe che ricorda quello di una medusa; usa l’AT Field (eccezionalmente spesso, come se fosse fatto di più strati) non solo per parare i colpi ma anche per respingere e schiacciare i propri avversari, mentre a protezione del nucleo non vi è più un guscio ma una serie di costole che si chiudono su di esso — tutti elementi, questi, che contribuiscono a dare all’Angelo un’aria molto più “biologica” rispetto a quel senso di irreale gommosità (dovuta anche alla ristrettezza di budget, non dimentichiamo che stiamo parlando di uno degli ultimi episodi, in cui il tratto si fa semnpre più stilizzato) della serie.

Anche qui supera con facilità sistemi di difesa e bombe N², abbatte dopo una breve scaramuccia l’unità 02 in modalità Za Bisto e resiste all’esplosione a bruciapelo di un missile N² “lanciato” dall’unità 00. È a questo punto che le cose iniziano a farsi strane.

Da quella che sembra la bocca dell’Angelo esce un’altra bocca, composta di una mandibola tripartita, dalla quale esce a sua volta una lingua dentata (seriously, Khara, what the fuck?!) che afferra e divora uno 00 ormai inerme. Incorporata l’unità, Zeruel acquista caratteristiche sia dell’Eva che del suo pilota: un diagramma d’onda arancione per bypassare l’ultimo meccanismo di difesa del Dogma (il sistema di autodistruzione, che entra in funzione solo se registra il diagramma d’onda blu di un Angelo) e un corpo antropomorfo (forse per muoversi meglio in un ambiente angusto come l’interno del quartier generale), con arti sproporzionati ma attributi chiaramente femminili.

In questa nuova forma L’Angelo penetra nella base della Nerv e si scontra, come da copione, con l’unità 01. Ma a sconfiggerlo, questa volta, non è l’Eva in berserk, bensì in modalità “risveglio” — vale a dire libero delle costrizioni con cui aveva combattuto fino a quel momento, al pieno della sua bestiale potenza, ma ancora controllato da Shinji Ikari — che, dopo averlo fatto letteralmente a pezzi, lo “scompone” per recuperare l’essenza di Rei Ayanami, imprigionata all’interno del suo nucleo.

Angeli, parte 2: mezze seghe

Abbiamo visto cosa sono, stabilito cosa vogliono e congetturato sul loro significato. È il momento di analizzarli uno per uno e dare un po’ di spessore enciclopedico a questo blog altrimenti popolato solo da teorie sui viaggi nel tempo e disquisizioni sulle dimensioni delle tette di Asuka.

La prima cosa che noterete è che abbiamo accantonato la classificazione più canonica per numero o per ordine di apparizione: abbiamo preferito optare per dei raggruppamenti trasversali che comprendessero cioè serie e film e che tenessero conto del ruolo ricoperto dai vari Angeli, della loro rilevanza ai fini della storia e, soprattutto, del loro valore in battaglia. Tenendo sempre a mente che gli Angeli sono creature tanto potenti quanto pericolose, che meritano rispetto e una quantità di piombo proporzionale alla loro stazza, quelli che seguono sono quelli che noi amiamo chiamare le mezze seghe.

Sachiel

Terzo Angelo. Appare in: episodi 1 e 2; sconfitto dall’unità 01 in berserk, si autodistrugge.

Il primo Angelo che compare nella serie (eppure immediatamente identificato come “il terzo” — boom: anime iniziato da quattro minuti e già cominciano i mindfuck), il primo ad attaccare Neo Toky-3, a 15 anni esatti dal Second Impact, il più iconico (ne sappiamo qualcosa) e, in un certo senso, quello dall’aria più rassicurante.

Anfibio dall’aspetto umanoide, poco più alto di un Eva e dalla corporatura slanciata. Ha tre dita per mano, una faccia accessoria (danneggiato, ne genererà una nuova, ancora più carina!), branchie, una parziale corazza ossea e un nucleo bene in vista al centro del torso.

E’ in grado di allungare e gonfiare gli arti superiori, spiccare balzi giganteschi, probabilmente sfruttando il proprio AT-Field come propulsore, rigenerare le ferite e provocare esplosioni a distanza, ma la sua arma più caratteristica sono un paio di “lance” retrattili, probabilmente ossee, irradiate di una qualche forma di energia, nascoste nell’avambraccio che fuoriescono dai palmi delle mani. Messo alle strette, come ultima risorsa si trasforma in un blob nero che avvolge il proprio avversario e si autodistrugge.

Come quasi tutti gli Angeli che verranno dopo di lui, è guidato dal solo istinto, semplicemente “attratto” da quello che crede essere Adam (e che noi sappiamo essere in realtà Lilith). Nonostante la sua venuta fosse prevista da tempo e il suo obiettivo lampante, Gendo e Fuyutsuki appaiono comunque stupiti dalla velocità con cui trova il quartier generale della Nerv; inolte, durante la battaglia con lo 01, sembra addirittura indovinare da dove sbucherà l’Eva.

Quarto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Dal design solo lievemente più particolareggiato, il Sachiel del Rebuild rimane fondamentalmente identico a quello della serie per aspetto, capacità e caratteristiche, con l’unica differenza che viene classificato come il quarto Angelo e non il terzo.

Il nuovo stile grafico pone maggiormente l’accento sull’uso dell’AT-Field come barriera (guardando la serie si può avere l’impressione che le armi da fuoco non lo scalfiscano semplicemente perché ha la pellaccia dura, nei film è più evidente che a proteggerlo è l’AT-Field) e sulla sua capacità rigenerativa (notare che Fuyutsuki ne parla come se fosse il suo tratto definente — quasi che lui e Gendo già sapessero, non solo i nomi, ma anche le caratteristiche degli Angeli); a parte questo, le uniche differenze sono il sangue rosso (uniformandosi così a tutti gli altri Angeli del Rebuildverse) invece che viola e la presenza di un’aureola — elemento ricorrente nei film — che compare sopra la sua testa prima di spiccare un salto.

Shamshel

Quarto Angelo. Appare in: episodio 3; abbattuto dall’unità 01 pilotata da Shinji Ikari, ignorando l’ordine di ritirata.

È vero che Sachiel aveva imposto degli standard di bellezza difficili da eguagliare, ma questo è veramente uno dei più brutti. Un serpente, un insetto, un crostaceo — ne ho sentite di ogni sul suo aspetto, e dite pure quello che volete, ma questo Angelo è un cazzo di apparato genitale femminile. Coi denti e le fruste laser. Eravamo appena al terzo episodio e Anno aveva già sintetizzato alla perfezione il concetto di eterna lotta tra gli otaku e la figa.

Il suo corpo è composto da un torso lungo e sottile, vagamente tubolare, di colore rossiccio che termina allargandosi in una sorta di “testa” dove due cerchi posizionati ai lati danno l’impressione di una faccia (che in realtà non c’è); poco sotto si trova il nucleo, parzialmente esposto e protetto da una serie di otto zampette ossee e semoventi. Dai lati del corpo spuntano delle specie di braccine, cortissime e immobili, da cui partono due tentacoli, irradiati di energia similmente alle lance del terzo Angelo, che costituiscono la sua unica arma.

Non cammina né vola, ma galleggia a mezz’aria. Più aggressivo rispetto al terzo Angelo, le sue capacità sono però assai limitate: non è agile né particolarmente veloce, ha però abbastanza foza da afferrare un Eva, sollevarlo e scagliarlo via come se fosse un pupazzo. Rende onore alla classificazione di “mezza sega” venendo sconfitto da Shinji con relativa facilità e una “strategia” alquanto elementare che consiste nel picchiare con molta insistenza sul nucleo finché non cede.

Quinto Angelo. Appare in: 1.0 You Are (Not) Alone; la battaglia procede come nella serie originale.

Classificato come quinto Angelo, anche il Shamshel del Rebuild ha un aspetto simile rispetto alla serie, ma dal design nettamente migliorato. I colori sono più accesi, il torso come illuminato dalla stessa fonte di energia che sembra alimentare le fruste, le zampette (stavolta 10, invece che 8) a protezione del nucleo più definite, dando maggiormente l’idea di una gabbia toracica, e meglio animate; inoltre, il corpo termina in una serie di piccoli tentacolini costantemente in movimento (come se “nuotasse” nell’aria) e sotto la testa compare una sorta di bocca munita di zanne che ricorda quella di un cobra. La novità principale e che più salta all’occhio è comunque la presenza, sopra la testa, di una faccia come quella di Sachiel (comparirà in quasi tutti gli Angeli del rebuild).

È l’unico Angelo del Rebuild che una volta ucciso lascia qualcosa di sé: distrutto il nucleo, il suo corpo si liquefa come succede per tutti gli altri, eccetto le fruste con cui aveva trapassato lo 01, che rimangono intatte, salde nella corazza dell’Eva.

Gaghiel

Sesto Angelo. Appare in: episodio 8; sconfitto dall’unità 02, pilotata da Asuka Soryu e Shinji Ikari, con l’apporto della flotta delle Nazioni Unite; strategia di Toji Suzuhara Misato Katsuragi

Un mostro marino dalle dimensioni abnormi, con tre file di denti, una faccia simile a quella del terzo Angelo e un nucleo interno, visibile solo quando spalanca la bocca. Il suo AT-Field, invisibile ad occhio nudo, non sembra essere molto potente, dal momento che un Eva e due intere corazzate gli entrano in bocca senza troppi problemi, e non sono chiarissime le sue capacità, a parte nuotare e mordere molto forte (come fa, per esempio, ad affondare le navi delle Nazioni Unite? È in grado di generare esplosioni a distanza come Sachiel?).

Attacca la flotta del Pacifico perché attratto dall’embrione di Adam che Kaji, all’insaputa di tutti, sta portando in Giappone per conto della Nerv; ignara di questo, Misato ipotizzerà che abbia riconosciuto lo 02 come proprio avversario. Fa molto ridere pensare che se Kaji avesse preso un aereo fin dall’inizio o se Adam non avesse mai lasciato la Germania, questo Angelo avrebbe avuto ben poco da fare: una volta attraversato l’oceano, gli sarebbe stato ben difficile portare un attacco alla città-fortezza dalla riva di Kanagawa. Eppure, di tutti gli Angeli, è quello che si è avvicinato di più alla meta.

Non compare nel Rebuild.

Israfel

Settimo Angelo. Appare in: episodio 9; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01 e 02 pilotate rispettivamente da Shinji Ikari e Asuka Soryu; strategia di Ryoji Kaji.

Anfibio umanoide, simile in questo al terzo Angelo, si distingue per una caratteristica assolutamente unica in natura: è in grado di scindersi in due creature perfettamente identiche e tornare a piacimento allo stadio di partenza. Le due metà, denominate “Ko” e “Otsu” (vale a dire A e B) sono entrambe dotate di nucleo, si distinguono solo per il colore (uno arancione, l’altro grigio) e sembrano condividere una sorta di legame telepatico che permette loro di agire in perfetta sincronia sebbene siano in realtà due entità indipendenti. Apparentemente invulnerabile, l’unico modo per sconfiggere il settimo Angelo è distruggere contemporaneamente i suoi due nuclei, che diventano visibili solo dopo la scissione.

Dal design non certo particolareggiato — praticamente è una copia svogliata di Sachiel, con tanto di faccia a forma di yin-yang, tanto per rendere ancora più palese il simbolismo — e una storia alquanto ridicola (può essere sconfitto solo ballando!), Israfel compare in un episodio in cui la componente drammatica è praticamente uguale a zero, e la sua stessa presenza è un mero espediente narrativo che serve a portare avanti un’altra trama, quella del rapporto tra Asuka e Shinji. Scoperto il “trucco” per abbatterlo, si rivela uno degli Angeli più deboli mai affrontati: la sua capacità di rigenerarsi è talmente scarsa che lo tiene bloccato un’intera settimana dopo essere stato attaccato con Bombe N² (dopo un attacco simile a Sachiel erano bastate alcune ore per riprendersi), le esplosioni che è in grado di generare ammaccano a malapena una lastra corazzata (Sachiel, dalla superficie di NT-3, faceva tremare l’intero Geofront) e nel combattimento corpo a corpo non sembra saper fare molto altro che afferrare un Eva e lanciarlo per aria. Paradossalmente, fa più danni nel momento in cui esplode che nella settimana passata sulle coste del Giappone. Noi gli vogliamo un sacco bene.

Non compare nel Rebuild.

Il settimo Angelo (RoE)

Nome sconosciuto. Appare in: 2.0 You Can (Not) Advance; abbattuto dall’unità 02 pilotata da Asuka Shikiniami; nessuna strategia impiegata.

E’ il secondo Angelo originale che compare nel Rebuild (dell’altro parleremo nella sezione dedicata a quelli un po’ più tosti, comunque abbiamo già pubblicato un intero articolo su di lui) e quello, finora, dall’aspetto più bizzarro. Una struttura geometrica assurda e francamente indescrivibile, in grado di scompori e ricomporsi, simile più a una gru (o a un “drinking bird”) che a un essere vivente, e con una serie di caratteristiche che ricordano le parti di un orologio: le due teste, simili come sempre alla faccia di Sachiel, si muovono come delle lancette, mentre all’altra estremità di quello che potrebbe essere definito un “collo” si trova una sorta di pendolo (per questo motivo, non avendo un nome ufficiale, il fandom americano l’ha battezzato “Clockiel”).

Si muove camminando sulla superficie dell’acqua, che congela nel momento in cui entra in contatto col suo AT-Field, e combatte generando esplosioni o lanciando parti del suo corpo come dardi. Ha due aureole verticali, attorno a quelli che potremmo chiamare i “fianchi”, e due nuclei, uno poco sotto le due teste, che funge da esca, e uno, più protetto, all’interno del “pendolo”. Il fatto venga sconfitto nel tempo che impiega lo 02 a buttarsi giù da un aereo (90 secondi esatti), non va interpretato come un segno della sua debolezza, quanto dell’abilità di Asuka non solo come pilota ma anche come stratega, che riesce in così breve tempo a individuarne il punto debole e neutralizzarlo mentre ne schiva gli attacchi.

Sebbene si tratti di un Angelo creato appositamente per il Rebuild, alcune sue caratteristiche sembrano ereditate da quegli Angeli visti nella serie che non compaiono nei film: i due nuclei fanno pensare a Israfel, il fatto che sia la battaglia del debutto in Giappone di Asuka e dello 02 a Gaghiel (ricordiamo che nel manga Asuka sconfiggeva Gaghiel addirittura da sola), le zampe lunghe e sottili all’insettoide Matarael.

Sandalphon

Ottavo Angelo. Appare in: episodio 10; abbattuto dall’unità 02 pilotato da Asuka Soryu; strategia di Asuka Soryu e Shinji Ikari.

L’Angelo più importante ai fini della teorizzazione sulla loro natura e le loro origini è purtroppo anche uno dei più sfigati, protagonista di un episodio simpatico, per carità, ma scioccherello e, soprattutto, tra i peggio disegnati di sempre — una vera pena da guardare (sebbene sia testimone dell’unico atto virile di Shinji in tutta la prima metà della serie).

Viene trovato per puro caso sul fondo di un vulcano in stato ancora embrionale, prima che il suo sviluppo sia completo; la Nerv decide di catturarlo per poterlo studiare da vicino e ovviamente le cose vanno male, l’Angelo porta a termine la sua metamorfosi durante l’operazione di recupero e attacca l’Eva-02, costringendo ad affrontarlo in un ambiente ostile e proibitivo, l’unico in cui l’Angelo ha un qualche vantaggio. Similmente a Gaghiel, Sandalphon è una specie di mostro marino — ma del magma: estremamente veloce, aggressivo e resistente alle alte temperature, viene però sconfitto grazie a una semplice gettata di liquido refrigerante. Ancora una volta, insomma, un avversario che se non fosse stata la Nerv a fare la prima mossa difficilmente avrebbe rappresentato un reale problema (come faceva a raggiungere Lilith dal vulcano?), il che dovrebbe gettare nella mente dello spettatore mediamente perspicace il dubbio: sono gli Angeli che attaccano l’uomo o gli uomini che danno la caccia agli Angeli?

Il suo aspetto è assai curioso e, come premesso, ci dice molto sull’origine di tutti gli Angeli: sebbene una volta “completo” assomigli a una specie di mostro preistorico, con pinne, fauci, braccia oblunghe e faccia asimmetrica (a dire il vero non capiamo quasi niente del suo vero aspetto dall’episodio, tutte le info vengono dai disegni preparatori, dagli artbook e dalle carte da collezione!), quando è ancora in stato embrionale ricorda in tutto e per tutto un feto umanoide, segno che in fase di formazione c’è pochissima differenza tra esseri umani e progenie di Adam.

Non compare nel Rebuild.

Matarael

Nono Angelo. Appare in: episodio 11; abbattuto dall’azione combinata delle unità 01, 02 e 00 pilotate rispettivamente da Shinji ikari, Asuka Soryu e Rei Ayanami; strategia di Asuka Soryu.

Ed eccoci finalmente al termine di questa maratona di schiappe, che si conclude degnamente con l’Angelo più fail dell’universo, uno che se fosse riuscito a sconfiggere gli Eva la razza umana si sarebbe estinta per la vergogna.

Matarael è un gigantesco insettoide dalla struttura quasi stilizzata che si muove su quattro zampe sproporzionatamente lunghe; la sua arma è un liquido altamente corrosivo che secerne da una fessura a forma di occhio situata al centro del suo corpo: in pratica l’unico modo che ha di danneggiare il proprio avversario è di trovarvisi casualmente sopra ma, attenzione, c’è il trucco! L’occhio da cui secerne il veleno è anche il suo punto debole, per cui basta centrarlo con un fucile nel momento in cui attacca per avere la meglio su di lui. L’unico motivo per cui riesce ad essere un “degno” avversario per più di trenta secondi è che ha la fortuna di arrivare a Neo Tokyo-3 durante un blackout che paralizza la città e i suoi sistemi di autodifesa.

Non compare nel Rebuild, ovviamente.

Angeli, parte 1: una panoramica

Di fronte ad un branco di chissà cosa che ci attaccano noi non possiamo far altro
che scacciare le fiamme!

È un approccio meraviglioso, quello di Asuka, ma per quanto vigorosamente approvi il suo spensierato pragmatismo, non staremmo facendo bene il nostro lavoro se glissassimo con tale leggerezza sull’elemento che forse più di qualunque altro ha definito la mitologia di Evangelion. Si fossero chiamati “mostri”, “alieni”, “invasori” o “fottuti grossi cosi che ci attaccano”, Eva avrebbe probabilmente molto faticato a spiccare tra tanti altri anime robotici — genere che la Gainax aveva anche già esplorato, con Punta al Top! Gunbuster dove gli alieni che minacciano la Terra si chiamano, per l’appunto, molto semplicemente “mostri spaziali” — e invece, il colpo di genio: il riferimento religioso, l’anticamera di tutti i misteri affascinanti e irrisolvibili, invito vero o presunto ad approfondire l’argomento nelle ore di catechismo, ma anche, e soprattutto, chiave di lettura dell’aspetto più “action” (e sa Dio che non è questo l’unico aspetto) della serie.

[Evangelion Proposal] Primi schizzi preparatori di Angeli, chiamati, in fase di lavorazione, Apostoli

Shito in giapponese, cioè apostolo o messaggero, e non il più tipico (e tecnicamente più corretto) tenshi, per una questione linguistica ben precisa (esplicitata dalla Gainax a beneficio dei traduttori): angelo e vangelo (da cui evangelion) hanno la stessa radice greca che rimanda al concetto di messaggio, annuncio, (buona) novella — per estensione, verità. Gli Angeli non sono venuti a romperci il culo, ma a portarci un messaggio. O meglio, nel loro romperci il culo c’è un messaggio. Quale?
Ah ah. Ah. Bella domanda.

Identici nel DNA agli esseri umani al 99.89%, gli Angeli sono in realtà quanto di più differente dall’uomo si possa immaginare: esseri viventi perfetti, autosufficienti e virtualmente immortali ma privi di intelligenza, puro istinto di sopravvivenza ambulante. Nella simbologia ebraico-cristiana cara alla Seele e alla Nerv, sono i detentori del frutto della vita (emblematico il nucleo, una sfera rossa che non può che ricordare una mela di biblica memoria) in contrapposizione con gli uomini, detentori del frutto della conoscenza. Non possiedono il concetto di numero o di comunità perché sono unici e bastano a sé stessi; come un neonato che non ha percezione del mondo esterno e dei suoi simili ma desidera solo ricongiungersi alla madre, gli Angeli esistono solo per riunirsi ad Adam, l’essere che li ha generati. Non dimostrano interesse verso forme di vita all’infuori di sé stessi (e per quel che ne sappiamo, chissà se anche solo ne riconoscono l’esistenza), almeno fino alle battute finali della serie, dove comunque ogni tentativo di comunicare, di “raggiungere” ciò che è a loro estraneo, porta a conseguenza catastrofiche.

[Ep 22] Il quindicesimo Angelo e Asuka Soryu


[Ep 23] Il sedicasimo Angelo e Rei Ayanami


[Ep 24] Il diciassettesimo Angelo e Shinji Ikari

La loro fonte di energia (il sopraccitato frutto della vita) è qualcosa di impossibile in natura, che la scienza non sa spiegare. È questo, più di ogni altra cosa, che ha attirato l’attenzione degli scienziati che al Polo Sud erano entrati in contatto con Adam, convincendoli di avere a che fare non con una semplice specie aliena, ma con un dio: l’organo (o congegno, o meccanismo) , una sorta di batteria eterna e inesauribile, secondo la teoria del Super Solenoide formulata dal Dottor Katsuragi che la stessa comunità scientifica fatica a prendere sul serio.

Emanazione di questa fonte di energia infinita è il loro AT-Field, “barriera” naturale propria di tutti gli esseri viventi — nell’episodio 24 Kaworu lo definirà «le mura dell’animo che tutti possiedono»; più concretamente, una sorta di pellicola invisibile che tiene assieme il corpo umano, come scopriremo in The End of Evangelion — ma che solo negli Angeli è talmente potente da essere visibile a occhio nudo, un campo di forza luminoso di forma ottagonale che può essere impiegato sia a scopo difensivo che offensivo. Del resto, gli Angeli sono fatti per combattere, il che spiega il loro comportamento naturalmente aggressivo; e nonostante il loro aspetto e la loro natura “aliena”, hanno in sé un che di primordiale e di intrinsecamente umano: sono il concetto incarnato di lotta per la sopravvivenza.

AT-Field sta per “campo di terrore assoluto”; incidentalmente, è anche il nome di una band metal svedese.

L’origine degli Angeli è avvolta dal mistero: sebbene sia chiaro che sono nati da Adam, non sappiamo come siano nati né da dove vengano. Alcune teorie li volevano provenienti dalla luna (luogo che ha un forte valore simbolico nell’economia di Eva), ma gli eventi narrati nell’episodio 10 (un Angelo in stato ancora dormiente nascosto all’interno di un vulcano) e altre rivelazioni successive confermano che gli Angeli sono sempre stati sulla Terra — in una sorta di animazione sospesa fino al 2015 — da prima ancora che la razza umana nascesse. In un certo senso, in un ribaltamento di prospettiva caro alla letteratura di fantascienza, gli Angeli sono i veri padroni di casa, e gli esseri umani gli invasori che l’hanno colonizzata.

Gli Angeli sono i veri padroni di casa (tornando ai metaforoni religiosi cari alla Seele, gli Angeli sono «i legittimi successori» cioè quelli più cari a Dio perché non gli hanno disobbedito mangiando il frutto della conoscenza), la specie realmente destinata ad abitare la Terra, ma in che senso? Tutti? O solo uno? È certo che il genere umano è la loro nemesi, il loro diretto competitor evolutivo: l’esistenza di uno nega quella dell’altro e questo significa guerra. È vero, del resto, che gli Angeli si manifestano sempre solo uno alla volta, mai contemporaneamente (Misato ha preso in considerazione più di una volta questa eventualità, e non è mai stata ascoltata dai suoi superiori), e che c’è una sola possibilità di ricongiungersi con Adam: gli Angeli sono quindi in competizione anche tra di loro.

«Una sola forma di vita può venire selezionata ed avere un futuro, scampando il tempo dell’estinzione»

Come sia possibile che alcuni esseri umani — riuniti nell’organizzazione segreta chiamata Seele — fossero a conoscenza di questo Grande Disegno Cosmico, ha a che fare con un altro degli aspetti più ostici e meno spiegati della serie: i Rotoli del Mar Morto. Documenti di origine sconosciuta, forse preumana (come molti altri elementi in Evangelion, i Rotoli esistono davvero, sebbene la loro natura sia assai meno mistica: i veri Manoscritti del Mar Morto sono testi, per lo più religiosi, antichissimi e per questo di grande interesse storico, ritrovati nei pressi dell’insediamento di Qumran, nell’attuale Cisgiordania), scritti non si sa da chi, in che lingua e a beneficio di chi, a metà strada tra una Bibbia sci-fi e un manuale di istruzioni, riportano tutte le informazioni necessarie per comprendere e vincere questa guerra per l’evoluzione.

Le pergamene del Mar Morto, mostrate nella sigla di apertura.

La disfatta della Seele, nonostante la sconfitta degli Angeli, sta nel non essere stata in grado di comprendere il messaggio di fondo, di essersi affidata a un’interpretazione fallace. Per un discorso più approfondito rimando alla prima parte dell’ottima analisi dell’End of Evangelion e a quella del Third Impact, ma il succo è che la Seele anela ad un ritorno al nulla, una chiusura del sipario sull’esperimento (fallito) che è stato il genere umano che deve necessariamente passare attraverso la sconfitta/superamento di un più degno successore quali sono gli Angeli: la Seele adora gli Angeli, considerando inferiori gli uomini e abomini la serie degli Eva, ma si rivela incapace di interpretare il “messaggio” che recano. Al contrario la Nerv, Gendo, Fuyutsuki e Yui prima di loro, fieri sostenitori del genere umano e della sua capacità di realizzarsi e rialzarsi dopo ogni sconfitta, di migliorarsi all’infinito, hanno capito che:

FUYUTSUKI: “L’esistenza dell’umanità si giustifica nella creazione degli Eva. […] L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita.”

La vita ha senso solo nel momento in cui si lotta per essa — dunque si creano gli Evangelion per proteggerla.

2500 anni fa il filosofo greco Parmenide ipotizzava un Essere perfetto, eterno, unico, completo e sempre uguale a sé stesso: sembra la descrizione dei nostri Angeli ed è, in fondo, lo stato di esistenza a cui ambisce la Seele; in oppostizione a questo, Eraclito sosteneva invece che la realtà fosse data dalla perenne dialettica dei contrari che provoca il divenire, per il quale nessuna cosa in natura si ripete mai uguale a sé stessa. L’aforisma che riassume il pensiero di Eraclito è già qui: panta rei, tutto scorre.

«Tutto scorre con la corrente» dicevano nella serie Yui e Kaworu.

«Se vuoi vivere bene, devi cambiare e provare cose nuove» ribadirà Kaworu in Q.

[Ep 15] «Omeostasi e transistasi […] L’attitudine volta a preservare uno stato e l’attitudine volta a cambiarlo. Gli esseri viventi sono caratterizzati da entrambe queste due contrastanti capacità.»

L’immobilità è la morte, la vita è cambiamento: questo, secondo noi, è il messaggio. E alla luce di quello che era l’intento di Anno con Evangelion, e cioè cambiare le regole della fruizione dell’animazione giapponese, o delle dichiarazioni rilasciate al momento di riprendere in mano la serie e realizzare la nuova tetralogia cinematografica (in cui Anno parla di un «presente chiuso e stagnante» mentre commenta che «negli ultimi 12 anni non ci sono stati anime più nuovi di Eva») il vangelo della nuova genesi, il messaggio che gli Angeli portano al genere umano è ancora più chiaro, dentro e fuori dalla quarta parete: cambiare o morire. Quale delle due strade seguire, dipende solo da noi.

The End of Evangelion: analisi completa [1/?]

“Neon Genesis Evangelion
Edizione cinematografica”

The End of Evangelion: introduzione

Una cosa che ho imparato dalle storie – e in particolare dalle storie straordinarie come quella di Evangelion – è che in fondo capire non è sempre così importante. Certo, detto su un sito come questo non è credibile, e quindi mi spiego; quello che intendo dire è che ci sono opere la cui bellezza sta anche nell’incomprensibile, in quel guizzo che – proprio come l’animo delle persone, direbbero i nostri personaggi – sfugge sempre prima di afferrarlo. L’intimità più profonda della storia, la definirei. Quest’intimità, quando l’opera è onesta, è un intreccio di molte cose: immaginari, influenze, idee, suggestioni, colpi di genio, errori…insomma, è imperfetta. Ma io sono una che preferisce l’imperfezione, quando è figlia dell’urgenza di creare e comunicare, alla perfezione sterile di un compitino ben svolto e già digerito.

Quello che spesso mi sfugge, di alcuni fan di Evangelion, è la volontà di piegare i dettagli chiaramente emotivi dell’opera a procedimenti logici scattosi e inadatti. Passi per alcuni aspetti della trama, che in fin dei conti si presta grazie alla sua componente sci-fi, ma affrontare con il bisturi il grande dramma umano che va in scena in Evangelion è una bestialità. E questo vale anche per qualsiasi altra opera di simile sensibilità e spessore. Bisognerebbe, a volte, lasciare il volante, affidarsi alle mani di chi ci racconta la storia e riscoprire, insomma, il piacere di non capire del tutto. Un piacere che, se vi interessa Evangelion, è meglio vi facciate andare a genio subito, altrimenti tanto vale che vi dia il benvenuto nell’esperienza più frustrante della vostra vita.

Una tentazione che accomuna molti è quella di liquidare il non-chiaro come senza senso. Chi ama la poesia, o i pittori surrealisti, o anche solo il cantautorato sa di cosa parlo. È una forma di pigrizia, questa, che non posso giudicare: io ne ho una tale e quale per i numeri.
Non-chiaro non vuol dire senza senso, ma non mentirò: a volte è così. Allora cosa fa la differenza? Suppongo che sia soggettivo, e che ognuno abbia i suoi metodi per stabilirlo, adesso che ci penso io ne ho tre.
Uno è ovvio, la fiducia. Se un autore non mi ha delusa fino a quel momento, mi sembra infantile lasciarlo solo perché all’improvviso mi arruffa le penne.
Il secondo è la coerenza. The End of Evangelion è complesso, ma è anche limpido, perché è coerente. Non c’è niente, in questo film, che non fosse già stato anticipato nella serie, o che non sia la naturale evoluzione del degenero avviato già dal ciclo del Fourth Children. Niente di quello che vediamo in The End of Evangelion è nuovo: è solo Evangelion che ci esplode in faccia.
Il terzo, che ho scoperto grazie alla trovata di guardare Eyes Wide Shut a dodici anni, è la fascinazione. Voglio che qualcosa mi affascini. Voglio percepire, come guardando in un pozzo, una profondità che mi attrae, nonostante (o proprio perché) io non riesca a distinguerne il fondo. Non capisco, ma voglio capire. E anche se non capisco adesso, capirò un domani.

Il trucco per capire The End of Evangelion è quello di non cercare a tutti i costi di capire. Dovete guardarlo nell’insieme, lasciarvi suggestionare, e solo allora inizieranno a comparire i pattern.
Quella che vi proponiamo in queste pagine non è “la spiegazione di The End of Evangelion: è soltanto un raccontare alcuni di quei pattern. È un modo in cui speriamo di farvi notare aspetti che forse non avevate considerato, di chiarirne altri più oscuri, o dare un’interpretazione a quelli molto oscuri. Ma soprattutto è un modo come un altro per parlare di questa cosa che amiamo, perché quant’è bello parlare quello che amiamo?
Parafrasando (con la giusta cautela) Benigni, che si riferiva alla Divina Commedia, Evangelion non è facile, ma sia benedetta la difficoltà di Evangelion. Ringrazio lo sforzo che mi fa fare, perché mi fa bene.

Spero di trasmettervi, con questa analisi, anche lo spirito di questo sito, che è sì il piacere di fermare un fotogramma trenta volte per seguire con il dito le immagini quasi trasparenti sullo sfondo, visibili solo cambiando luminosità allo schermo, ma anche quello di arrivare sempre al punto che oh, non lo so che vuol dire, ma chi se ne frega, guarda quant’è bello dio mio.

PRIMA PARTE: AIR

Episodio 25: “Air”.

Air, vale a dire la prima parte del film, è tutto sommeto lineare; per questo motivo andrò rapidamente, soffermandomi sugli aspetti particolari o i dettagli, e magari per fare il punto della situazione. Sarà molto diverso quando arriveremo ad A te, il mio animo sincero in cui vi tedierò passo per passo, e questo perché lo adoro. Intendo, più di quanto adori normalmente Eva. So che sembra impossibile, ma tant’è.
Una cosa da sapere è che Air fu scritto per essere l’episodio 25 della serie (nella schermata è presentato come “25” e non “25′ “), ma fu ovviamente impossibile realizzarlo. È per questo motivo che troviamo evidenti corrispondenze con Un mondo che finisce / Do you love me? sia nella sceneggiatura che nell’atmosfera della seconda parte, Love is destructive.
Un’altra nota va fatta sul titolo, che è criptico. In che senso “Air”? Me lo sono sempre chiesta, e come sempre in questi casi le risposte possibili sono molte. La più ovvia è che si riferisca all’aria in senso musicale. Questo fa venire in mente anche il Rebuild, che si scompone nelle quattro parti di una melodia. Sono comunque adatte anche altre interpretazioni, per esempio “air” inteso come “esporre” “rendere noto”, visto che finalmente vengono fornite – più o meno – delle spiegazioni.

MAINTITLE (prologo)

Le rovine

Incredibile a dirsi, visto il tono del film, ma si inizia ridendo. Se avete visto The End of Evangelion abbastanza spesso e con abbastanza attenzione – nel senso che eravate perlomeno rivolti verso lo schermo – avrete notato che è pieno di vagine. Vagine giganti, vagine sulle mani, vagine sulla fronte, vagine che inghiottono il mondo…il messaggio è chiaro: l’uomo nasce da una vagina e deve tornare a una vagina. È il motivo per cui Kaworu si è fatto uccidere cedendo il passo a Rei, in fondo. Sappiamo che The End of Evangelion ruota ossessivamente attorno al sesso: più freudiano di così. Tanto per annunciarlo ecco cosa vediamo all’inizio, tra le rovine della città che sorgeva sotto Neo Tokyo-3:

La tag-line del film.

Lift e io abbiamo messo in pausa apposta per morire dal ridere e poi dare il cinque a Tsurumaki – che, ricordiamolo, è il braccio destro di Anno nonché il principale regista di Air.

L’ospedale

Nella prima scena incontriamo subito le grandi co-protagoniste del film: le tette di Asuka. Torneranno a farci “ciao” in modo parecchio esplicito altre quattro volte.
Questa è la scena che resta più impressa di tutti i 150 minuti seguenti. È difficile dimenticarla, anche se non si è appassionati di Evangelion e si è visto The End per curiosità o per caso. Il motivo è molto semplice, questo è Anno che ci dice “ehi ragazzi, ben tornati a casa, mi siete mancati, adesso lasciate che vi spacchi le ossa con questa mazza chiodata e poi pisci sulle vostre ferite”. E noi: “sì, maestro, è un piacere, maestro”.

Shinji fa visita ad Asuka nella stanza ospedaliera 303.

SHINJI: “Aiutami, Asuka, chiamami stupido come facevi sempre. Ti prego!”

Ho letto spessissimo, in questi anni, la domanda “perché?”, “per quale motivo Shinji lo fa?”. La risposta è implicita nella domanda: perché sì. Perché non c’è un perché.
Cosa ci comunica a pelle la scena? Direi disgusto. O disagio, o incredulità, o tristezza. O tutte queste cose insieme. Questa sensazione è già da sola la risposta.
Detto questo, a me la scena non è mai sembrata misteriosa. Avrei voluto che lo fosse, così non avrei avuto l’istinto di pucciare nel gabinetto la testa del mio personaggio preferito.
È chiaro come il sole che la serie mettesse in contrapposizione Asuka e Rei. Essendo agli antipodi e complementari, coprivano da sole lo spettro del femminile, tanto che Anno ha dovuto ammettere che nel creare Mari, nel Rebuild, la difficoltà è stata ideare una ragazza che non fosse solo “quello che non erano o Asuka o Rei”. Dove Rei era l’astrazione, l’etereo, il silenzio, Asuka era il concreto, la carne, il rumore. Asuka è il motivo per cui Shinji ha cominciato a sospettare che il suo pene non servisse solo per pisciare. Di tutte le complesse interpretazioni fatte di Eva, l’unica lampante è quella che riveste Asuka e Rei dei ruoli di Eros e Thanatos, tant’è che:

“[Eros] tende a creare organizzazioni della realtà sempre più complesse o armonizzate, [mentre] Thanatos tende a far tornare il vivente a una forma d’esistenza inorganica. Queste sono pulsioni. Eros rappresenta per Freud la pulsione alla vita, mentre Thanatos quella alla distruzione.”

Shinji, in equilibrio precario tra queste due forze da 24 episodi, in The End of Evangelion cade. La dicotomia si trasforma in conflitto. Quando Shinji cerca di svegliare Asuka, in ospedale, quello che sta cercando è un motivo per vivere. Lei non glielo dà, allora lui se lo prende.
Questa scena mette a nudo Shinji al suo peggio. Vuole che Asuka lo aiuti, che abbia considerazione dei suoi sentimenti, ma lui non ne ha dei suoi, e non ne ha nemmeno di se stesso (parleranno proprio di questo in A te, il mio animo sincero). Asuka era la sua fonte di forza. Ora che lei si è esaurita, masturbandosi Shinji ne drena quel che rimane, e da qui in poi sprofonda nell’abulia. La vergogna per questo gesto scatena un senso di colpa pari addirittura a quello per aver ucciso Kaworu, infatti Shinji accosterà le due cose parlando con Misato, durante la scena dell’ascensore in Love is destructive.

SHINJI: “Ho fatto cose terribili ad Asuka…sono arrivato persino a uccidere Kaworu. In me non alberga un briciolo di altruismo o di lealtà, riesco solo a ferire gli altri. È meglio che non faccia niente!”

Confronto tra l’episodio 1 ed “Air”.

Come qualcuno avrà notato, l’inquadratura sulla mano di Shinji è quasi identica a quella dell’episodio 1, quando soccorre Rei dalla caduta del soffitto.  Visto che la metafora ci sta prendendo a palate, diciamolo: Shinji ha “ucciso” Asuka (nel senso che ha ucciso la sua dignità, l’ha trasformata in un corpo anziché in una persona, l’ha svuotata) e nel corso del film lo farà altre due volte (e proverà a farlo una terza). Shinji, come aveva già capito nell’episodio 16, non può lavare l’odore del sangue.

A proposito:

“Che mani sono queste qui? Ah!, esse mi strappano gli occhi! Tutto l’oceano del grande Nettuno potrà lavar via, interamente, questo sangue dalla mia mano? No, piuttosto, questa mano tingerà d’incarnato i mari innumerevoli, facendo del verde un unico rosso!”
[MacBet, Atto II – scena II]

Anno. Oh, Anno.
Andiamo avanti.

È evidente il richiamo all’episodio 9, in cui Shinji cerca di baciare Asuka che sta dormendo. C’è la volontà di sporcare il ricordo di un momento dolce, uno dei pochi ingenui della serie, in cui ci ricordiamo che i protagonisti hanno quattordici anni. È triste vedere quanto la situazione sia degenerata, e ancora più triste è sapere che Shinji si ostina a dimostrare la sua attrazione per Asuka esclusivamente quando lei è incosciente. “Triste” perché noi sappiamo che era un’attrazione reciproca. Per Shinji, troppo vigliacco (ma in parte giustificato: dire che Asuka dava segnali contrastanti è un eufemismo), è stato più semplice masturbarsi sul suo corpo inerte che non sfiorarla mentre si baciavano. Questo si può leggere anche come un “sto guardando te” di Anno agli otaku (ma non solo), che preferiscono restare in casa ad ammazzarsi di seghe sulle ragazze degli anime (ma anche semplicemente una fantomatica “ragazza perfetta”) piuttosto che affrontarne una reale.

The End of Evangelion apre col botto, perché questa scena è pazzesca. È disturbante, ti spiazza, e non c’è niente fuori posto. Anche la scelta della luce fredda grigio-azzurra, che dà un senso di estraniamento, quasi di sogno appena prima che diventi un incubo, è perfetta.

Concludo con tre note.
1) Benché la si descriva spesso come “in coma”, Asuka in realtà è sedata, o al massimo in coma farmacologico. Questo spiega perché sia cosciente sia nell’episodio 24 che durante l’attacco delle Nazioni Unite al quartier generale della Nerv.
2)Shinji, il così detto “ingenuo”, ha avuto il sangue freddo per andare a chiudere la porta a chiave, prima di fare i suoi comodi. Inoltre, a giudicare da un’inquadratura successiva, ha anche (probabilmente) rivestito Asuka. Per essere un atto irrazionale, è stato molto razionale.
3) Questo distruggerà la drammaticità, però ormai l’ho notata e cannot be unseen. Nell’episodio 24, quando Kaworu attiva l’Eva 02, Misato si chiede se non sia Asuka. Hyuga conferma la sua presenza nella stanza 303, tramite una telecamera.
Mi hai sentita, Shinji? C’era una telecamera.
Ringrazia che il mondo sia finito prima che qualcuno controllasse i nastri.

HARBINGER OF TRAGEDY

“Harbinger of tragedy” è il titolo della soundtrack che sottolinea i momenti d’azione più drammatici, in Evangelion, e dà il nome anche al capitolo del film in cui comincia l’attacco delle Nazioni Unite all’HQ della Nerv. La scelta è senza dubbio azzeccata.

Gli operatori

Gli operatori discutono del loro destino, che alla Nerv equivale a parlare del tempo.

Nel quartier generale continua lo stato d’allerta di primo grado (avviato nell’episodio 24), così gli operatori – bloccati sul ponte di comando – parlano tra loro. Aoba dimostra di conoscere il Progetto per il Perfezionamento e afferma che ormai non possono fare altro che resistere in attesa che cominci. È molto chiaro, però, che nessuno dei tre abbia davvero idea di che cosa significhi. Maya, per esempio, si preoccupa della fine che faranno gli Eva, mentre Aoba ipotizza che l’HQ verrà smantellato. Sarebbero dubbi irrilevanti, per persone consapevoli di stare diventando brodo primordiale. In effetti, perché nascondere la natura del Progetto a Misato, ma poi rivelarla ai tre operatori? A parte per andare incontro alle limitate capacità cognitive di Misato, intendo.

Gendo, Fuyutsuki e la Seele

Torniamo a Misato. È proprio lei che, grazie ai chip che le ha lasciato Kaji, ci svela finalmente che cos’è il Progetto per il Perfezionamento: il suo scopo è quello di far progredire artificialmente l’uomo, di per sé bloccato al massimo della sua evoluzione.
Dove sta il contrasto tra Gendo e la Seele, allora?
Probabilmente nel fatto che la Seele consideri concluso il lungo esperimento dell’umanità, e con il Third Impact vorrebbe calare il sipario. Il Perfezionamento, per loro, è quasi un premio, la pace che precede il ritorno a Lilith e quindi alla non-esistenza, ossia alla morte che ci ricongiunge a Dio. Gendo, al contrario, vuole che il Perfezionamento rimanga lo stato definitivo, e che le coscienze continuino a esistere, fuse, attraverso l’Eva 01, in una condizione di beatitudine eterna.
Questa differenze è messa finalmente in luce nell’ultimo confronto tra Gendo, Fuyutsuki e la Seele. 

Gendo e Fuyutsuki chiudono il ping pong coi vecchi della Seele.

FUYUTSUKI: “L’esistenza dell’umanità si giustifica nella creazione degli Eva.”
GENDO: “Ora il suo destino è progredire verso un mondo nuovo. Ed è per questo che esistono gli Eva.”
SEELE: “Però non è opportuno abbandonare la forma umana per salire sull’arca che porta il nome di Eva.” […] “La via della distruzione coincide con l’alba della nuova vita. È nella morte che il dio, l’uomo e gli esseri viventi tutti si fonderanno in uno.”
GENDO: “La morte non genera nulla.”
SEELE: “Tu parli di una morte che non ci appartiene.”
[La Seele sparisce]
FUYUTSUKI: “L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita. Questo era il volere di Yui nel giorno in cui scelse di salire a bordo dell’Eva.”

Non ho niente da dire, lasciatemi solo sospirare per la bellezza di questo dialogo. È così ben fatto (e ben doppiato, in versione originale e nella nostra) che potrebbero non dire niente: suona lo stesso che è un piacere.

Il mattino dell’attacco

Gli occhiali rotti di Gendo e l’S-DAT scarico.

Volevo che vi soffermaste sul bell’accostamento proposto in questa breve scena. Nel momento in cui il loro destino sta per compiersi, sia Rei che Shinji si trovano privi del simbolo della loro esistenza; Rei III per scelta (ha in fine rotto gli occhiali, come aveva già provato a fare nell’episodio 23), Shinji per apatia. In questo senso i due sono opposti: Rei agisce, Shinji non agisce, Rei decide, Shinji non vuole decidere.

Il computer di Misato. (clicca per ingrandire)

Misato scopre i segreti dietro al Second Impact, e in puro stile Evangelion si guarda bene dal condividerli ad alta voce con lo spettatore. Più o meno tutti hanno tentato la furbata di mettere in pausa per leggere lo schermo, ma questo non riporta altro che la storia dello studio Gainax mescolata ad alcune parole chiave dell’universo di Eva. In compenso, però, conosciamo l’ora in cui l’invasione è iniziata: le 5:59 di mattina. Poi per forza che uno accetta il Perfezionamento.

I Magi System si coalizzano per ottenere il Magi Original.

FUYUTSUKI: “Prendere i Magi equivale a prendere l’intero quartier generale.”

Finalmente vediamo tutte le versioni esistenti del Magi System, quindi vale la pena ricapitolarle. Due sono locate in Giappone, una a Neo Tokyo-3 e l’altra a Matsuhiro. Altre due sono in Germania, il paese partner del Giappone nella fondazione della Nerv, a Berlino e ad Amburgo. Un’altra è in Cina, a Beijing (il nome ufficiale di Pechino), e l’ultima in Massachussets; è divertente che non sia stata specificata la città, ma possiamo immaginare che sia Cambridge, sede del MIT.
Le U.N., come notano anche gli operatori, agiscono in modo da non danneggiare il Magi Original. Potrebbe essere perché i Magi non sono aggiornati in tempo reale tra loro, e non mi stupirebbe se Ritsuko avesse fatto in modo di celare solo in questa versione dei dati preziosi. Un’altra possibilità è che soltanto dall’Original si riesca a sintetizzare il pensiero di Naoko, e quindi a copiare un sistema funzionante.

Ritsuko

Ritsuko viene richiamata dalla detenzione.

RITSUKO: “Vedo che non si fa scrupoli a servirsi delle persone che ha scartato. Un vero egoista fino alla fine.”

Per bloccare l’invasione informatica Gendo fa chiamare Ritsuko, confinata dall’episodio 23. Questa piccola scena è straordinaria, ma il merito non è tanto della regia (per quanto la scelta di non inquadrare mai la donna in viso, concentrandosi invece sulla postura e sull’ambiente spoglio e oscuro, sia rimarchevole) quanto del personaggi stesso. Ritsuko è la prova concreta della qualità di scrittura di questa serie. In 26 episodi non una sola delle sue animazioni è andata sprecata, ogni battuta così come ogni silenzio avevano un senso. Ritsuko, con il pragmatismo che d’altra parte la caratterizza, non ha mai fatto niente oltre l’indispensabile, ma questo indispensabile ha la precisione di un metronomo. Il risultato è un personaggio senza sbavature, che si mostra in fine nuda nella sua austera disperazione. Nel momento in cui si alza flemmatica dal letto, Ritsuko pronuncia soltanto due frasi, che complice l’interpretazione della doppiatrice (tanto la Yamaguchi quanto la nostra bravissima Liliana Sorrentino) ci fanno venire i brividi. Restituire con pochi gesti e parole la totalità di un personaggio è un miracolo possibile solo se questo è davvero riuscito; i personaggi di Eva, in particolare, sono talmente riusciti da reggere addirittura l’intero Rebuild senza che su di loro venga detta nemmeno una nuova sillaba. The End è l’apice, di questo. Fidatevi dei personaggi: se li lasciate parlare senza interromperli, capirete.

Misato e l’assalto

Ritsuko si rivolge al Magi System.

RITSUKO: “Forse sto commettendo una sciocchezza. Del resto è la natura umana che induce gli uomini e le donne ad agire senza logica. Non ho forse ragione, mamma?”

Ritsuko attiva l’algoritmo di protezione 666 sul Magi Original, che entra in uno stato di totale isolamento con l’esterno di 62 ore. All’insaputa di Gendo ha programmato anche l’ordine di autodistruzione dell’HQ, che intende innescare una volta nel Terminal Dogma, appena prima che lui possa avviare il Perfezionamento. La scelta del tempismo non è casuale: Ritsuko è disposta a rinunciare alla pace eterna pur di impedire all’uomo che l’ha tradita di coronare il suo piano e rivedere così la donna che ama realmente. In un certo senso, la sua idea è proprio quella di strapparlo a Yui (e quindi a Rei), come sua madre non era riuscita a fare. Forse è anche per questo che si aspetta la sua approvazione. Noi sappiamo bene che le cose non andranno proprio così. Intanto, come già nell’episodio 13, è ancora una volta Casper (l’essere femminile di Naoko) ad aver retto fino all’ultimo l’attacco e quindi a respingerlo.

FUYUTSUKI: “E così, Ikari, alla fine il nemico ultimo dell’uomo è l’uomo stesso.”

Non potendo più avere la meglio sul Magi System, la Seele avvia la guerra. Le N.U. invadono l’HQ in una serie di scene crudissime, il cui effetto è moltiplicato dal legame che, nostro malgrado, abbiamo sviluppato con il posto. Capiamo anche quanto questo finale fosse già scritto; lo stesso black out dell’episodio 11 aveva come scopo quello di studiare la struttura della base in vista di questo giorno. Come dicevo all’inizio, niente in questo film è per caso. Hyuga e Aoba lo confermano, parlando di come i fondi siano già stati tagliati da tempo, e l’HQ non abbia mai potuto contare su un adeguato sistema di difesa. Trattandosi del branch fondamentale della Nerv, l’unica spiegazione è che questo fosse intenzionale. 

Misato si rende conto del pericolo che corre Shinji.

Dall’inizio del film Misato ha dimostrato un progressivo sangue freddo, che come sapete manterrà fino alla fine. L’abbiamo conosciuta come stratega intuitiva e avventata, e come donna incapace spesso di accettare la realtà, che gioca a fare la ragazzina perché in fuga da se stessa e dallo scorrere del tempo. Ebbene, Misato ha finalmente smesso di fuggire. La ritroviamo cresciuta, indurita, ancora a pezzi, ma in piedi. E tutta via è una crescita amara, la sua, perché avvenuta all’improvviso e per un trauma – quello della morte di Kaji, l’uomo che aveva appena accettato di amare, e che fino all’ultimo ha respinto per ostinazione – che le ha causato uno strappo insanabile; Misato è sì cresciuta, ma ha perso una enorme parte di sé, forse la migliore. Il suo unico vacillo, da qui alla sua morte, sarà quello mostrato in questa scena, vale a dire nel momento in cui si accorge che Shinji è in balia delle U.N. Misato per un momento cede, ritorna la donna che nell’episodio 20 ha urlato “A cosa serve la scienza se non può salvare una singola persona?! Ridatemi Shinji!”. Si potrebbe parlare a lungo del rapporto tra questi due personaggi, indubbiamente uno dei più importanti della serie, e avrò occasione di farlo anche giunti alla scena dell’ascensore in Love is destructive. Per ora è bello vedere come, nonostante dall’episodio 21 il loro rapporto si fosse guastato, Misato ha ancora così caro Shinji da compiere una pazzia: lasciare il ponte di comando nel bel mezzo di una situazione d’emergenza pur di andare ad aiutarlo. E questo non perché alla Nerv serve un pilota, ma perché gli vuole bene. Simple as that. E Hyuga, che la conosce, se lo aspettava: quando lei dice “scusa, ma lascio il controllo a te” risponde solo “ok”.

Due note:
1) Lo schermo sul quale compare Shinji mostra che sono le 7:23. Dall’inizio dell’invasione informatica è passata meno di un’ora e mezza.
2) Quando si vede Rei galleggiare nell’LCL potete notare che, sul pavimento, c’è la sua divisa scolastica. Il fatto che lei, in questo caos, si sia addirittura presa il tempo di piegare i vestiti mi fa molto ridere, e si tratta ovviamente di un tocco di classe. Rei non ha fretta, non ha paura, non ha nemmeno più il disordine che caratterizzava la sua casa: Rei è già oltre.

Gendo e Fuyutsuki si separano.

GENDO: “Professor Fuyutsuki, affido a lei il comando.”
FUYUTSUKI: “D’accordo, Ikari. Porta i miei saluti a Yui.”

Come Misato, anche Gendo cede il comando per raggiungere a qualcuno.
Prima ho parlato di come un ottimo lavoro di scrittura si ripaghi con la possibilità di tingere con poche pennellate scene di profonda intensità. Ebbene, pensavo proprio a scene come questa, una delle mie preferite del film. Mentre A te, il mio animo sincero mostrerà le viscere dei personaggi, raccontandoli attraverso la visione traboccante e surreale di Hideaki Anno, Air è un lavoro pulito, nel quale Kazuya Tsurumaki osserva dall’esterno e raccoglie, con puntualità e discrezione, i dettagli.
E proprio di questo è fatto il rapporto tra Gendo e Fuyutsuki, di dettagli. Eppure è forse il più profondo della serie.
Nel momento in cui Gendo abbandona la sua postazione, è come al solito composto. Eppure questo è il momento che stava aspettando, l’unico motivo per cui ha continuato ad esistere. Fuyutsuki lo sa, non ha bisogno che lui lo dimostri. La sua comprensione di Gendo è assoluta, e questo perché a differenza di Ritsuko (e in un certo senso anche di Shinji) ha rispettato il suo bisogno di soffrire. Persino nell’attimo definitivo le sue parole non sono invadenti: “Porta i miei saluti a Yui”. La donna di cui entrambi erano innamorati, e dalla quale solo Gendo sta tornando. Un uomo disperato e un altro pieno di rimpianti, che per quattordici anni hanno preso le stesse dure decisioni e portato la stessa enorme croce. Si separano così, senza neanche guardarsi. Loro sanno. E quello che volevano farci sapere, lo sappiamo.

PRIMA PARTE: AIR – FINE

Per chiudere la prima parte di Air, soltanto due note:

1) L’adattamento italiano, altrimenti ottimo, qui prende una cantonata. La frase di Aoba, “quelli sono dei terroristi”, è stata tradotta come “ah, è solo un gruppetto di terroristi!” che ha un significato del tutto diverso. Così sembra quasi che Aoba, l’eroe, non capisca perché ci sia tanto rumore per nulla. Noi, però, questo errore lo amiamo. Ci fa davvero morire dal ridere.
2) Nei tempi che furono qualcuno ipotizzò senza motivo che Aoba fosse innamorato di Maya, e per non fare la figura di quelli che non se ne erano accorti in molti sono andati avanti a ripeterlo. La scena in cui Aoba esorta Maya a sparare, tra l’altro con comprensibile esasperazione, è per alcuni la prova dei suoi sentimenti. Perdonatemi se oso dire che mi sembra una supposizione idiota. Non so se voglio vivere in un mondo in cui il solo motivo per salvare la vita a un’amica debba essere che la voglio scopare. E soprattutto non mi va di vivere in un mondo in cui un uomo e una donna che lavorano insieme per forza si amano, mentre Maya per Ritsuko prova soltanto “una grande ammirazione”.

Finisce così l’analisi di Air, che proseguirà con la seconda parte, Love is destructive. Scopriremo che raramente un titolo è stato così ben scelto. Se vi è venuta voglia, intanto, di tirare fuori il dvd di The End of Evangelion, beh…fatelo subito, e non ritiratelo mai più.

EOE: Third Impact

Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la fine del mondo

Secondo un calendario maya che non contiene immagini succinte di Asuka, Rei e Misato – e quindi per quel che ci riguarda NON ESISTE – oggi 21 dicembre 2012, dovrebbe essere la fine del mondo. I veri motivi per cui questo non è possibile sono due:

1) Marty McFly ha viaggiato nel 2015;
2) l’attacco del Terzo Angelo è previsto per il 2015.

Nel presunto giorno dell’Apocalisse, però, noi Magi non potevamo esimerci dal presentarvi una pagina ricca di dati, analisi e fatti sulle nostre fini del mondo preferite: gli Impact.
Nei programmi questo sarebbe dovuto essere un breve post riassuntivo, invece sono diventati tre e incasinati come poche altre cose al mondo: la fatica che farete voi a leggere non è nemmeno la metà di quella che abbiamo fatto noi a scrivere, se vi consola. Ma bando alle introduzioni, estendete al massimo i vostri AT-Field (che se cadono è un problema, specie in questa circostanza) e avviate una qualche musica carina: non è la fine del mondo, senza un’estraniante musica carina.

THIRD IMPACT

SHINJI: “Nessuno mi vuole. Allora morte, morte a tutti.”

[EoE] Il Third Impact.

[EoE] Il Third Impact.

Quando lo vediamo: nella seconda parte dell’EoE A te, il mio animo sincero. È sottinteso anche negli episodi 25 e 26 della serie, che però si concentrano principalmente sul Perfezionamento dell’Uomo; che questo coincida con il Third Impact riusciamo a capirlo in base ad alcuni indizi, e solo in seguito alla visione del film.

Datazione: 2016. Non si conosce il giorno preciso, tuttavia la morte di Kaworu secondo il libricino di Death&Rebirth accade nel 2015, e il 2015 è anche l’anno riportato sul laptop di Maya durante lo scontro di Asuka con gli Evaseries. Questo lascerebbe supporre — nel caso la data sul laptop non sia una svista — che il Third Impact avvenga il primo gennaio 2016.

Coordinate: l’epicentro è il Geofront di Neo Tokyo 3, in Giappone. Al momento dell’innesco sono presenti il personale della Nerv (o almeno quello che ne è rimasto) e i soldati delle Nazioni Unite. La città era stata già evacuata tra gli episodi 23 e 24.

Cause: tutto quello che succede nella serie. Secondo i Rotoli del Mar Morto il Third Impact era inevitabile, ma a spingere gli eventi verso il compimento come noi lo conosciamo sono stati la Seele e la Nerv, guidata da Gendo Ikari. Nel concreto sarà Shinji Ikari ad attivarlo, gridando di dolore alla vista dell’Eva 02 smembrato.

Third Impact o Perfezionamento? Prendiamo un respiro profondo. Quando ci siamo spartiti gli Impact io ho scelto questo in virtù il mio amore per The End of Evangelion, ma non appena ho cominciato a ripercorrerlo con la mente ho avuto un momento di “ho fatto un terribile errore”.
Cerchiamo di essere chiari: è importante dividere il Third Impact dal Perfezionamento. Le due cose sono interdipendenti, quindi non è semplice. A grandi linee, il Perfezionamento è tutto quello che riguarda la scelta, da parte di Shinji, di mantenere o meno la forma corporea degli esseri viventi. La maggior parte di A te, il mio animo sincero è Perfezionamento. Ho scelto di non includerlo (nel limite del possibile) perché saremmo andati fuori tema, e soprattutto perché scriveremo un giorno una lunga analisi screen-per-screen di EoE, quindi ci ritorneremo. In questa sede mi limiterò a riassumerne alcuni necessari passaggi in un modo schematico e al limite dell’idiozia.

Svolgimento: Cerchiamo di essere brevi e coincisi, va bene? Pronti, partenza…

L’Eva 01 si attiva spontaneamente, portando Shinji fuori dal Geofront.
Lo 01, che ha assimilato l’elemento S² (durante lo scontro con Zeruel nell’episodio 19), è in grado di volare ed estende il suo AT-Field facendogli assumere la forma di un paio d’ali, similmente ad Adam durante il Second Impact.

[EoE] “Quello sarebbe l’Evangelion 01? E’ un mostro!”

Shinji vede l’Eva 02 smembrato dagli Evaseries, realizza che cos’è successo ad Asuka e urla; lo 01 rompe la corazza costrittiva e dalle “ali” di AT-Field si dispongono a forma di crocifisso.

Ora, due “cose” reagiscono al grido di Shinji.
Una è Rei, che in quel momento stava assorbendo l’embrione di Adam dalla mano di Gendo per completare “l’unione proibita” necessaria al Perfezionamento.
La seconda è la Lancia di Longinus originale (scagliata sulla luna dallo 00 nell’episodio 22), che raggiunge spontaneamente lo 01, fermandosi a pochi centimetri dalla sua gola. La Seele auspicava il ritorno della lancia, la Nerv no, infatti Gendo aveva fatto in modo che sparisse.

Gli Evaseries usano tre delle loro lance per inchiodare alla croce lo 01, sulle cui mani (come su quelle di Shinji) si aprono le stimmate. Gli Evaseries si dispongono ad Albero della Vita attorno allo 01 e attivano i motori S² e campi Anti AT-Field che risuonano tra loro, amplificandosi, e lacerano l’AT-Field dell’Eva 01, del quale rimane un solo “strato”: l’ultima barriera dell’animo di Shinji.

[EoE] Gli Evaseries si dilettano in coreografie.

Un’esplosione rade al suolo gran parte del continente asiatico, escluso il quartier generale della Nerv perché si trova all’interno del Geofront. L’esplosione scoperchia l’Uovo di Lilith (o “Luna Nera”), il guscio dal quale la vita umana ha avuto origine e che giaceva nella cavità del Geofront.

FUYUTSUKI: “Nessuno di noi vuole tornare all’interno di quel guscio.”

Torniamo al Terminal Dogma. Rei rifiuta di accogliere Gendo e “portarlo da Yui”, e gli strappa un braccio.

GENDO: “Rei, aspetta! Torna da me!”
REI: “Non posso. Ikari-kun mi sta chiamando.”

Rei fa la stessa cosa che prima di lei aveva fatto Kaworu: consegna a Shinji (e non a Gendo, come questi si aspettava) la scelta di cosa fare del mondo.
Rei, contenitore dell’anima di Lilith, torna in Lilith, dando forma a un essere gigantesco con la pelle bianca di Lilith e le fattezze di Rei Ayanami: Lilith!Rei. Su questo ci sarebbe molto da osservare, ma è meglio rimandarlo all’analisi dell’EoE.
Lilith!Rei raggiunge l’Eva 01 e lo racchiude tra le mani. Shinji ne è terrorizzato, e vedere che il gigante reagisce quando lo chiama “Rei” peggiora la situazione. Shinji arriva sull’orlo del collasso nervoso, ma a quel punto Lilith!Rei assume le sembianze di Kaworu (il quale è effettivamente “presente” durante l’Impact perché Rei ha assorbito l’embrione di Adam da Gendo) e lo tranquillizza. In meno di tre secondi, Shinji lascia cadere l’AT-Field; la Lancia di Longinus penetra il nucleo dello 01 e ne diventa parte (e poi Kaworu non avrebbe mai lasciato a qualcun altro il compito di penetrare Shinji) (scusate, dovevo dirlo) (I’m not even sorry).

[EoE] Lilith!Rei è ferita nel suo orgoglio femminile.

L’Eva 01 si fonde con la Lancia e diviene “un essere paragonabile a Dio”.

FUYUTSUKI: “Questo è il momento in cui farà ritorno all’Albero della Vita, originaria culla dell’esistenza, in seguito diventerà l’arca deputata a salvare gli uomini dal nulla del Third Impact, oppure il demonio che li annienterà.”

E’ in questo che il piano di Gendo e quello della Seele differivano. La Seele desidera tornare alla Luna Nera; Lilith deve riprendersi la vita che ci ha dato e calare il sipario sulla razza umana. Gendo e Yui volevano invece che gli esseri umani continuassero a vivere, se non fisicamente, almeno attraverso un’arca (l’Eva 01) che avrebbe testimoniato in eterno la loro esistenza. Il motivo per cui Gendo voleva liberarsi della Lancia di Longinus (che, afferma nell’episodio 24, “ostacolava i nostri desideri”) è che essa è un “freno a mano” per gli dei, unica cosa al mondo in grado di frenare lo 01 assurto allo stato di divinità. Gendo si sarebbe dovuto ricongiungere a Yui attraverso l’embrione di Adam, e con lei avrebbe “pilotato” il Third Impact affinché lo 01 diventasse l’arca che desideravano. Il suo piano fallisce nel momento in cui la Lancia di Longinus torna sulla Terra e lui perde il controllo su Rei. Quello che vediamo nell’EoE non è né il piano della Seele né quello di Gendo, ma un incidente stradale tra i due.

(Vi lascia un minuto per piangere di gioia, se volete. Vi siete tolti un peso, eh?)

Yui compare e chiede a Shinji: “Che cosa desideri?”. La risposta arriva chiarissima dallo sfondo: Asuka nuda. L’immagine che compare è la seconda metà di quella in cui Asuka è sopra di lui, che vediamo durante il Perfezionamento.

[EoE] Grazie Asuka, le tue tette stavano per farci diventare aranciata.

Capite? A questo qui gli crolla il mondo sotto il culo, e il suo più intimo e profondo desiderio restano le bocce della coinquilina. Aspettate, devo battere le mani fino a spellarmele.

Inizia la fase preliminare del Perfezionamento, che intrappola Shinji in un viaggio da incubo nel suo subconscio. Lo scopo è quello di sfinirlo, affinché realizzi che il mondo sarebbe un posto migliore se gli animi fossero uniti e non provassero più sofferenza. I conflitti di Shinji con se stesso e di Shinji con gli altri sono resi attraverso il conflitto con Asuka, che incarna i suoi desideri e le sue paure.

 SHINJI: “Mi piacerebbe trovare il modo di aiutarti. Asuka, voglio stare sempre con te.”
ASUKA: “Se vuoi aiutarmi non fare niente, non avvicinarti mai più. Perché tu sei bravo solo a ferirmi.”

Shinji vive la sua peggiore paura, quella di esporsi e di essere respinto. Il violento rifiuto di Asuka lo porta all’atto estremo di strangolarla, e attraverso lei condanna anche la razza umana.

[EoE] Lilith!Rei tiene tra le mani la Luna Nera.

L’Uovo si stacca dal Geofront e inizia a galleggiare verso l’alto. Lilith!Rei diventa così enorme da uscire dall’atmosfera terrestre e lo tiene tra le mani. L’Anti AT-Field è vicino all’espansione massima, vale a dire all’annullamento di tutti gli AT-Field del pianeta. Affinché cadano gli ultimi baluardi, in una bellissima sequenza Rei si presenta ai personaggi con la forma della persona che amano. La Camera del Gaf, che regola il flusso delle anime, si è aperta. Le anime tornano a Lilith, prima passando dall’Uovo, poi dalle stimmate nelle sue mani (il fatto che prima fossero comparse allo 01 ci dice che la Seele voleva che fosse l’Eva, e non Lilith, a compiere il Third Impact).
Gli Evaseries, che hanno esaurito il loro compito, si trafiggono con le lance di Longinus.
Segue un ulteriore delirio da incubo, alla fine del quale Shinji allontana Rei da sé e le stringe la mano: con questo gesto, rifiuta il Perfezionamento.
(E io sono dieci anni che devo sentirmi dire che Shinji è inutile vigliacco e frignone. Consiglio il rewatch della serie, magari con gli occhi e le orecchie aperti.)

[EoE] Rei sta nuda sopra a Shinji, e lui reagisce dandole la mano. Shinji piscia sull’autostima di Rei, in questo film.

Lilith!Rei si piega all’indietro, come se appassisse, e le vagine i tagli sulle sue mani (le stimmate/le porte del Gaf) si chiudono. Il grido dell’Eva 01, uscito dal suo occhio, fa sanguinare ed esplodere l’Uovo. A questo punto lo 01 estende l’AT-Field — annullando quello di Lilith!Rei, che si spezza — e si libera della Lancia di Longinus. Questo fa esplodere le false lance degli Evaseries, che si pietrificano. Lo stesso accade allo 01, che si allontana dalla Terra e vola verso lo spazio, portando con sé la Lancia di Longinus (che ha assunto ora la forma del simbolo dell’infinito). L’anima di Yui resta così legata all’Eva, affinché testimoni eternamente l’esistenza degli esseri umani. Prima di andarsene, però, non si risparmia di commuoverci col suo epicureismo.

YUI: “L’essere vivi offre la possibilità di trovare la felicità ovunque. Se l’animo accoglie un’autentica speranza del vivere, allora qualsiasi posto può diventare un paradiso, semplicemente perché sei vivo. Finché esisteranno il sole, la luna, la Terra…andrà tutto bene.”

Shinji riemerge dal mare dell’LCL e il Third Impact si conclude.

Aftermath: È difficile stabilirlo, perché la serie si chiude senza fornirci ulteriori dettagli. Ho sempre preferito considerare One more final: I need you nel suo insieme allegorico, piuttosto che come la cronaca letterale di cos’è o non è successo dopo il Third Impact, perché a volerlo esaminare (cosa che faremo, ma in uno spazio adeguato) ci si sente male. Quella che vediamo è la realtà o è la mente di Shinji? Io propendo per entrambe: vediamo la realtà così come Shinji l’ha ricreata, e quindi a immagine della sua mente. Questo — anche a giudicare da una delle carte distribuite in seguito all’uscita del film — spiegherebbe  la presenza di Asuka:

“Nel mare dell’LCL, Shinji ha desiderato un mondo con le altre persone. Ha desiderato di incontrarle di nuovo, anche se questo sarebbe significato venire di nuovo ferito e tradito. E proprio come aveva sperato, Asuka era presente in quel nuovo mondo. Solo Asuka era al suo fianco. La ragazza che l’aveva ferito, e che era stata ferita da lui. Nonostante questo, lei era quello che lui voleva.”

Questo per mettere una temporanea pezza sull’analisi, e quindi alla domanda: ma le altre anime sono o non sono tornate?
Fermiamoci invece sulla mera constatazione dell’ambiente: il mare è diventato rosso, forse in seguito al sangue rovesciato dall’esplosione dell’Uovo di Lilith. La spiaggia non sembra una “zona Anti AT-Field”, come invece era accaduto al Polo dopo il Second Impact. C’è una striscia di sangue, simile a una ferita, sull’atmosfera terrestre e sulla luna, che proviene dal collo di Lilith!Rei quando si è spezzato. I resti sparsi di Lilith!Rei sono ben visibili, così come due Evaseries pietrificati e crocifissi sul mare.