Episodio 24 – Psyche / Che sensazione disgustosa (EoE ultima parte)

Il Third Impact è terminato, il perfezionamento dell’uomo scongiurato. Che ne sarà di Yui, degli Eva, di Shinji, Asuka, Rei e del resto dell’umanità? Su una spiaggia deserta bagnata da un oceano tinto di rosso, tante domande e confuse. Siamo infine giunti al termine dell’analisi di The End of Evangelion, il suo epilogo intitolato ONE MORE FINAL: I need you. Ci prendiamo un attimo (= 90 minuti) per studiare da vicino quello che è forse il segmento più sconcertante dell’animazione giapponese e tirare le somme su un film che ci tiene sotto scacco dal 1997.

È stato un viaggio pazzesco, ma non piangete: come dice Kaworu, la fine e l’inizio hanno lo stesso valore. Ovvero, questo episodio segna la conclusione dell’analisi dell’End ma non del podcast. Ci rivedremo prima di quanto pensate con una nuova serie dedicata ai film del Rebuild, ma nel frattempo godetevi questa oretta e mezza di sproloqui che avete atteso così pazientemente!

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5 commenti

  • Lilith Asuka Nagisa on 30 Dicembre 2020 at 12:50 am said:

    Reply

    Ri-bentornati!
    L’applausone del finale televisivo l’ho sempre visto come una specie di contentino che hanno voluto dare ai telespettatori dopo il WTF degli ultimi due episodi: “Ok, il budget è in rosso e non abbiamo più niente da perdere, facciamo sto finalino buonista.” E anche “consolatevi già adesso, che tanto poi dovrete pupparvi il vero finale come lo volevamo.” 🤣
    Il primo finale scartato, quello delle tombe, a pensarci rocrda quello di Q: Shinji traumatizzato, Asuka che non si arrende e Rei che “non c’è”… Meno male che Anno ci ha risparmiato l’altro.😐
    Shinji che strangola Asuka per vedere se è “vera” e tutto il resto mi sembra un’interpretazione molto plausibile. Eppure, quando esce da Lilith, ha un’espressione così consapevole… Che l’Instrumentality e One More Final siano paralleli e non l’uno il continuo dell’altro?
    O forse nel finale Shinji è così perchè il reset globale sta già effettivamente cominciando, e quindi non si ricorda già più di quando era all’interno dell’Instrumentality ma soltanto, magari a livello inconscio, i traumi subiti. Ok, meglio che smetto di pensarci, se no non la finiamo più. 😣
    Tra le varie interpretazioni ho letto in giro che Asuka accarezza il braccio di Shinji perchè lo ama e decide di perdonarlo… Lol, ma non hanno visto il modo in cui lei lo guarda? Senza contare che, come avete detto, la sua vera battuta era ancora più significativa di un più generico e ambiguo “che schifo”. E’ furiosa, altro che perdono!
    A presto!

  • Direi che avete cavato fuori da una manciata di minuti di animazione tutto quello che poteva essere detto. E anche di più.

    My two (thousand) cents sul film, non perché siano di qualche utilità o interesse ma dato che avete tirato in ballo l’argomento delle reazioni a caldo a EoE ne può nascere una discussione interessante con gli altri membri della community.

    La reazione tsundere di Andrea (stile: “Non sono io a essere stupido, tu sei stupido! B-baka!”) l’ho in realtà avuta da quattordicenne nei confronti del finale televisivo, la prima volta che l’ho visto.
    Non ero del tutto nuovo ad esempi di metanarrativa, ma ammetto che ai tempi non solo non l’avevo del tutto capito ma addirittura ero convinto che la Gainax mi avesse rifilato una fregatura. Non ricordo cosa stessi facendo quando guardai l’ep. 25, ma lo vidi piuttosto distrattamente.

    Pensai: “Sì, ma quanto parlano in questa puntata. E perché non sta succedendo un cazzo? Cameriere, dov’è l’apocalisse che ho ordinato alla fine dell’episodio precedente?”

    Mi attendevo quindi che l’ultimo episodio ‘recuperasse’ un po’, tirando le fila della storia e chiudendo tutti gli interrogativi lasciati aperti con il finale dell’ep. 24.

    Le cose non andarono esattamente come credevo (eufemismo del secolo) e tutte le mie curiosità sul Third Impact, la Seele, la Nerv il destino degli altri children restarono decisamente insoddisfatte. Sì sì, ok congratulazioni…ma il resto?

    All’epoca non ero particolarmente appassionato di animazione anche se la programmazione dell’Anime Night il martedì sera aveva iniziato ad espandere un po’ i miei orizzonti rispetto agli standard dei ‘cartoni giapponesi’ trasmessi (rectius, orrendamente massacrati) da Mediaset, Tmc e altre reti minori. Evangelion lo stavo quindi seguendo ‘a braccio’ e, a parte una certa fama che lo circondava ai tempi della sua prima messa in onda su MTV, non ero ancora a conoscenza del fatto che in Giappone e tra appassionati di anime anche occidentali fosse già un fenomeno di culto di eccezionali dimensioni. E nemmeno ero a conoscenza di chi fossero esattamente Anno o Tsurumaki o che background avessero, così come ignoravo tutte le problematiche attraversate dalla Gainax nella lavorazione dell’anime (sebbene avessi comunque notato qualcosa di ‘strano’ nella qualità e nell’impostazione delle ultime puntate, dove di fatto di ‘animazione giapponese’ restava solo l’aggettivo).

    Di primo acchito ho quindi avuto una certa avversione per quello che mi parve un finale pseudo-intellettualoide monco e realizzato con lo stesso budget si andava a comprarsi la pizzetta durante l’intervallo a scuola.
    Nonostante tutti i limiti di quelle puntate qualcosa mi arrovellava, sebbene non riuscissi a metterla a fuoco. Rivedere la replica del finale qualche giorno dopo con più lucidità e attenzione migliorò nettamente l’esperienza e il resto lo fece l’andare finalmente su internet, con tutti i limiti del caso offerti dalla potenza della connessione a 56k, ad approfondire un attimo che accidenti avevo appena (ri)visto. E lì aprii il proverbiale vaso di Pandora…o la Camera del Guf, in questo caso.

    Nel momento in cui MTV rimandò in onda la serie (il primo di innumerevoli altri rewatch) avevo ormai letto e scritto io stesso abbastanza su Evangelion da iniziare a vedere ‘attraverso la matrice’, cogliendo tutta una serie di elementi che alla prima visione mi erano sfuggiti o che, mancandomi ancora la giusta chiave di lettura, non avevo messo nella corretta prospettiva. Rivalutai anche diversi personaggi, sia in negativo sia, soprattutto, in positivo.

    Quando mi approcciai a The End of Evangelion avevo ormai pienamente assimilato e accettato il finale televisivo, ma ero comunque contento di poter vedere la ‘vera’ conclusione di Eva. Non avevo mai creduto, nemmeno allora, all’assurda teoria della ‘vendetta’ nei confronti dei fan filistei, ma ero convinto che EoE avrebbe finalmente rappresentato la visione di Anno e sodali non compromessa da problemi di budget e varie difficoltà tecniche, andando a sostituire gli ep. 25-26. E poi dai, il titolo stesso mi sembrava una chiara dichiarazione di intenti!

    Anche io ero arrivato alla visione di EoE dopo essermi letto un sacco di analisi e riassunti sia su siti italiani che stranieri, per quanto gli occidentali che avevano effettivamente visto il film, stante ancora la difficoltà ai tempi di procurarsi una camrip decente, si potevano contare sulla dita di una mano. Siccome molti scrivevano essenzialmente de relato, per l’effetto telefono senza fili proliferavano gli spoiler più disparati, anche fake e contradditori.

    Ricordo anche di aver recuperato da qualche sito lo script integrale dei sottotitoli in inglese, dove era indicato solo il minutaggio delle battute e chi le pronunciava, che leggevo in combinazione con qualche pagina di analisi passo per passo dove era pubblicato anche qualche sgranatissimo screenshot, tanto per tentare di dare un senso e un contesto ai dialoghi.

    Quando finalmente ho avuto modo di vederlo, venuto in possesso di una connessione un minimo decente e dopo aver decifrato il rompicapo dei trenta archivi da assemblare per ricostruire il file originario, a grandi linee sapevo già cosa doveva accadere. Ma mi ha spiazzato ugualmente.

    Come Eleonora, l’ho amato fin da subito ma anche qui c’è voluto del tempo per capirlo e analizzarlo. Non mi aspettavo, infatti, una tale densità di simbolismi, meta-commentari, introspezioni psicologiche e brutale violenza in appena un’ora e mezza di animazione. E nemmeno credevo, dopo il finale della serie, che Anno potesse tirar fuori qualcosa di ancora più intimo e autoriale, mettendo così a nudo per gli spettatori il suo animo sincero.

    Per quanto abbia dovuto rivedere EoE varie volte prima di poter ritenere di aver colto anche solo ‘abbastanza’ del suo contenuto, sono praticamente sempre stato nel campo di coloro secondo i quali i due finali sono tra loro del tutto complementari e, a ben vedere, sviluppano in realtà i medesimi concetti.
    Ciò detto, personalmente preferisco The End of Evangelion, nonostante diverse sequenze e battute del finale televisivo siano ormai per me iconiche. Tra i due trovo, infatti, che il film sia un’esperienza meglio strutturata e comunque più completa, ugualmente cerebrale (sebben in modo diverso) ma più visceralmente intensa (ameno per me).

    Sulle tre versioni di One More Final cui siamo a conoscenza (chissà per quanti altri non sono stati nemmeno realizzati degli storyboard…che qualche spunto di allora possa tornare nel finale del Rebuild?) direi che ci troviamo leibnitzianamente nel migliore dei mondi possibili.

    Certo, a ben vedere Shinji e Asuka si trovano da soli in mondo completamente devastato e non si sa bene se e quando qualcun altro farà ritorno dall’oceano di Fanta orbitante e nemmeno come faranno materialmente a sopravvivere nel fallout mistico dato dal Third Impact. Ma la prospettiva del finale non è poi così cupa come sembra, anzi.

    Anni dopo aver visto EoE, ho avuto modo di leggere un saggio su etica e giustizia, dove, a chiusura di un paragrafo di tendenziale critica al legalismo rigorista, veniva riportata una citazione dall’ultimo capitolo di ‘Resurrezione’ di Lev Toltoj: “Nechljudov capì allora che la società e l’ordine in generale esistono non perché ci siano questi criminali legalizzati, che giudicano e puniscono gli altri, ma perché, nonostante tale aberrazione, gli uomini comunque si compatiscono e si amano vicendevolmente”. E’ una citazione che mi ha sempre colpito e, debitamente ricontestualizzata, credo rappresenti una buona sintesi del messaggio alla base di Evangelion, in particolare di I Need You: i rapporti tra le persone e la società continuano a esistere perché, nonostante tutti i loro difetti e la loro intrinseca incompletezza, gli uomini continuano a fare lo sforzo di sopportarsi e amarsi a vicenda. Iniziando necessariamente da loro stessi.

    Si sono poi scritte decine e non centinaia di fan fiction e doujinshi per tentare di sviluppare questi temi e dare una sorta di maggiore ‘closure’ al rapporto tra Asuka e Shinji, magari con uno scambio di battute un po’ più articolato rispetto alla conclusione così’ tranchant che abbiamo avuto.

    Dato che lo si è già citato in altre occasioni, Evangelion Re-Take è pressoché interamente costruito su questa premessa e le ultime tavole a colori, costituenti un ulteriore epilogo a EoE, sono certamente ben più catartiche e ottimiste degli ultimi minuti del film, ma al tempo stesso superflue e anche un po’ leziose sul piano diegetico (per quanto se ne possano ricavare dei wallpaper niente male).
    Come si dice in questi casi, less is more.

    La versione del finale con un’Asuka meno passiva che arriva e no fucks given abbatte la sua lapide, magari anche concludendo con la battuta originale che la Miyamura avrebbe dovuto recitare, in realtà non mi sarebbe dispiaciuta, ma narrativamente parlando capisco e condivido perché abbiano preferito un approccio più sobrio, conciso e surreale all’epilogo. Senza contare che un “kimochi warui” piazzato nel contesto del finale che effettivamente abbiamo avuto batte a livello di impatto emotivo qualunque one-liner cazzuto che avrebbero mai potuto mettere in bocca alla Second.

    Il terzo finale come avete detto voi è praticamente stato concepito da Go Nagai stesso e un calco tanto palese da Devilman avrebbe complessivamente nuociuto al film, senza contare che il risultato conseguente sarebbe stato fin troppo cupo e pessimista, in forte distonia rispetto al messaggio di speranza dato dal rigetto del Perfezionamento da parte di Shinji e da altre sequenze.

    Cosa ci aspetterà a questo punto alla fine di Evangelion 3.0+1.0? Quante altre seiyuu saranno finite con un principio di strangolamento?
    Lo scopriremo presto….forse. Sono anch’io abbastanza indispettito di non poter fare un salto in Giappone nel periodo di uscita per prendere parte al meltdown generale che ne deriverà, ma al tempo stesso non credo che riuscirei a sopportare ulteriori lunghi ritardi XD.

  • Complimenti per la puntata finale. Un po’ di tristezza.
    Come al solito, stimolato dalla vostra disamina delle interpretazioni possibili (riguardo le motivazioni che spingono Shinji a tentare di strangolare Asuka), non riesco a esimermi dal proporre una teoria ulteriore.
    Supponiamo che Shinji e Asuka abbiano già passato parecchio tempo, che non ci viene mostrato, nel nuovo mondo disabitato. Dopo che lei lo raggiunge vicino alle lapidi, disperati, arrivano alla decisione di uccidersi, oppure Shinji decide per conto suo di uccidere Asuka con l’idea magari di farsi fuori subito dopo, oppure Asuka chiede a Shinji di ucciderla, oppure così viene sorteggiato. Il povero ragazzo prova ad eseguire, ed Asuka lo accarezza non per fermarlo ma per incoraggiarlo. Poi però lui non ce la fa.
    Mi pare che questa lettura non preveda salti mortali per la logica. L’unico motivo per cui non viene in mente è perché si pensa che il Third Impact sia appena finito, ma al riguardo c’è da dire che il particolare della lapide di Misato col chiodo arrugginito potrebbe essere stata messa proprio per imbeccarci. Sapere che Shinji viveva sulla spiaggia da qualche giorno o settimana diventa rilevante se dobbiamo capire che lo strangolamento è una forma di misericordia. Quando poi avete rivelato la battuta originale di Asuka (non avevo idea fosse quella quando formulai questa teoria, ancora ai tempi di Napster) mi sono convinto ancor più di questa che era stata la mia prima interpretazione.
    Fatemi sapere, se vi va, e
    W EVA

    • lettura interessante, però non ci sembra molto in linea con il messaggio finale del film che, a monte di tutto il mondo che crolla –fisicamente!– attorno a shinji, dovrebbe essere di speranza (l’ironoia di questo non ci sfugge, tranquillo). shinji si congeda dalla madre con la consapevolezza che ogni posto può essere il paradiso se si ha la volontà di vivere e la sua risposta è “ok non voglio vivere”? non è che non sia possibile, ma pensiamo che lo spirito del film sia molto più ottimista di quanto non sembri

  • è come se accadesse tutto contemporaneamente… ottima intuizione… effettivamente è così… tutti i passati presenti e futuri e tutte le possibili variazioni di questi passati presenti e futuri (che di solito chiamiamo universi paralleli) coesistono nello stesso punto dello spaziotempo

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