Episodio 16 – Finale / A tutti, grazie e congratulazioni

L’ultimo Angelo è stato sconfitto, ma c’è ancora un avversario con cui il genere umano deve fare i conti perché il Perfezionamento dell’uomo possa dirsi attuato: l’uomo stesso! Nel finale più controverso che la storia dell’animazione ricordi, Shinji, Asuka, Rei e Misato affrontano i propri demoni e le proprie paure cercando di rispondere alla domanda che da sempre attanaglia noi e loro: è possibile essere felici?
Con la partecipazione straordinaria del filosofo, autore, podcaster e otaku occasionale Rick DuFer portiamo finalmente a termine l’analisi di Neon Genesis Evangelion con i leggendari episodi 25 e 26, “Un mondo che finisce” e “La bestia che gridò amore nel cuore del mondo“.

Prima di tirare fuori i fazzoletti vi ricordiamo che questo non è un addio ma un arrivederci: grazie all’incredibile supporto dei nostri Patron, abbiamo già in lavorazione dei nuovi episodi che andranno ad affrontare i film cinematografici Death & Rebirth e The End of Evangelion (visto? alla fine l’analis dell’End arriva!). Nel frattempo, se pensate di fare un salto in Toscana durante il Lucca Comics & Games, potreste incontrarci di persona durante il nostro panel nella chiesa di San Francesco domenica 3 novembre alle 15!!! HOW COOL IS THAT?!

Infine:

  • Potete ascoltarci direttamente da qui o sul sito di Querty, su SpreakeriTunesSpotifyGoogle Podcast e qualsiasi altro aggregatore di podcast di vostra scelta!
  • Potete sostenere questa impresa con una donazione libera attraverso Patreon.
  • Potete interagire con noi attraverso i commenti di questo post o sui nostri profili TwitterFacebook o Instagram.
  • Potete condividere questo post e consigliarci ad amici e parenti, a vostro rischio e pericolo!

Buon ascolto e, come sempre, service service!

Aiutaci a mindfuckarti: sostienici su Patreon!

Categorie Podcast

9 commenti

  • Barbie no Ken on 11 Ottobre 2019 at 9:03 am said:

    Reply

    Da donna, mi dispiace che il caso di Misato sia stato affrontato così rapidamente. Tocca tanti temi unici e speravo in un approfondimento, anche perché il confronto con Solaris è interessante ma molto laterale.
    La dominante maschile si è sentita molto, sempre bravi comunque.

    • Recupereremo in parte parlando di The End of Evangelion e in parte, se vorrai farci la domanda, nei Q&A. Avevamo già contato di riprendere alcune cose, a meno di non fare un episodio di dieci ore, ahah!

  • 1:47:24 Mi state dicendo che per Anno “L’eva stesso è divenuto il suo essere e quando è venuto meno l’eva non è stato in grado di fare nulla”? Vabbé poi di fatto non è stato così.
    Tutto questo mi ricorda Sunset Limited di Cormac McCarthy (leggetelo e scoprirete come sarebbe la versione cartacea degli episodi 25/26) dove si scava a fondo dell’essere umano con brutalità, costringendo a chiederti “perché vivi, perché decidi di alzarti dal letto ogni mattina anziché buttarti da un ponte”. Lo fa senza piagnistei autocommiserativi, cercando di eliminare ogni illusione ed ogni risposta facile.

    “Shinji è una persona forte perché cade continuamente, ma continuamente si rialza e non si arrende”. Questa morale un escapista può vederla all’opposto: “cosa ti rialzi a fare se tanto cadi lo stesso? Perché andare avanti se ad ogni traguardo raggiunto si torna al punto di partenza? Tanto vale isolarsi/morire ed uscire da questo loop” (la parola loop è assolutamente casuale, sì sì sì XD) ed è la stessa sensazione che mi ha dato la “storia d’amore” tra Shinji ed Asuka. Non è un rapporto che li eleva o li completa, si cercano solo perché hanno provato a stare da soli e hanno realizzato di stare peggio. Messo così il loro legame sembra più un “ci amiamo perché l’alternativa fa ancora più schifo di sto rapporto demmerda.”

      • Doktor Null on 15 Ottobre 2019 at 12:27 am said:

        Reply

        Condivido XD. C’è comunque da dire che Evangelion, almeno per quanto mi riguarda, è una narrazione fortemente anti-escapista in tema di relazioni interpersonali.

        Il potere dell’ammmore©, quantomeno nell’accezione classica, qui non salva un bel niente, come si è visto in particolare nell’analisi dell’episodio 24 e come sarà ribadito in EoE, toccandola piano con la delicatezza di una mazza chiodata.

        Le concezioni, veicolate anche da un considerevole numero di fanfic e doujinshi, che vorrebbero Asuka e Shinji fatti l’uno per l’altra e destinati all’eterna felicità se solo fossero un attimo più sinceri (o se Shinji si facesse crescere le palle, come vorrebbe la vulgata popolare) sono quantomeno ottimiste se non ingenue.
        Non tanto perché in assoluto le cose non potrebbero funzionare tra i due bensì perché, anche accantonando tutto il contesto escatologico della brutale lotta tra uomini e Angeli, si tratta di individui talmente pieni di complessi e intimamente sofferenti da rendere difficile poter pensare che una relazione sentimentale e/o sessuale possa essere la risposta ai loro problemi, un comodo cerotto emotivo da piazzarci sopra e lasciare che risolva tutto.

        Può essere però un inizio. Per fare dei passi verso lo stare meglio così come ottenere l’effetto opposto cadendo rovinosamente in avanti stile 01 contro Sachiel a fare lo scrub con l’asfalto.

        Di questo Anno e sodali ne sono ben consapevoli e, soprattutto nell’End, non fanno nulla per indorare la pillola che la realtà e gli altri possono far male, tradire le aspettative e portar via anche quel poco di felicità che si è conquistata fino a quel momento, ma è questo che significa vivere e forse val la pena almeno provarci (il continuo sperimentare a cui Rick faceva riferimento), anche quando come Gendo non ci si è molto portati.

        Perché l’alternativa, a parte lasciare che la Seele trasformi tutti in Fanta, è restare soli con sé stessi.
        Hannah Arendt, tanto per fare ulteriori collegamenti obliqui quanto astrusi, notava che la solitudine è uno stato mentale essenziale allo sviluppo della consapevolezza individuale e della coscienza, nonché una pratica che prepara le persone a partecipare alla vita comune dato che nella solitudine non si è comunque mai soli, ma sempre in compagnia di sé stessi. Se nella solitudine si è sempre due-in-uno impegnati in un costante dialogo interiore, è però solo con l’interazione con gli altri che si torna a essere, con tutte le potenzialità e i limiti del caso, un individuo intero, qualcosa di unico e definibile.

        Il problema, secondo questa tesi, è quando la solitudine diventa isolamento ed estraniazione, vale a dire la chiusura totale in sé stessi fino alla perdita del proprio io quale prodotto della relazione coi propri simili: se si è dunque in grado di reggere la solitudine, di sopportare la propria compagnia, è molto probabile che si saprà sopportare ed essere pronti per la compagnia degli altri.

        La Arendt concludeva infatti sostenendo che chiunque non sia in grado di tollerare gli altri in genere non sarà nemmeno capace di sopportare sè stesso e gli episodi finali di Eva sembrano proprio capitalizzare quest’idea, invertendo però l’ordine degli addendi: come si può sperare di trovare soddisfazione negli altri se non si inizia nemmeno ad amare sé stessi, ad accettare di avere un valore e di meritare di essere felici (o quantomeno provarci)? Come possiamo pretendere che qualcuno sia sempre pronto a sopportarci e supportarci se ci facciamo schifo da soli e neppure noi vorremmo stare in nostra compagnia?

        Condizione necessaria ma, ovviamente, non di per sé sufficiente per relazionarsi col mondo esterno in modo salutare è appunto imparare innanzitutto a “prendersi cura di sé” come viene detto nel finale anziché cercare conferme dipendendo dagli altri (o meglio, dall’immagine di sé che ciascuno ritiene di proiettare negli altri) in modo supino se non addirittura parassitario.

        Perché nessuno ti butterà addosso la felicità a forza se sei tu a scansarti per primo.

  • Lilith Asuka Nagisa on 12 Ottobre 2019 at 9:19 pm said:

    Reply

    La partecipazione di Rick DuFer è stata la ciliegina sulla torta per chiudere degnamente i podcast sulla serie tv, complimenti! Anno aveva anticipato il futuro fin troppo bene… Riguardo al finale, secondo me Evangelion è stato frainteso proprio per via del messaggio che ha: che, parlando terra terra, è “otaku uscite di casa (metaforicamente e non)”. Il che, per qualsiasi occidentale dotato un minimo di materia grigia, fa un po’ l’effetto “Capitan Ovvio”… Il messaggio in Occidente è stato sostanzialmente recepito ma, paradossalmente, la serie, come pure la figura di Shinji, è stata fraintesa proprio per questo. Non che qui non esistano degli “Shinji”, ci mancherebbe, ma credo che qui tendano ad essere più consapevoli dei propri problemi. Ma per i giapponesi, che spesso tendono ad essere un po’ immaturi emotivamente, non sono abituati alla schiettezza e sono praticamente obbligati ad essere altruisti e collaborativi “per il bene di tutti”, questo non è sempre così ovvio. Insomma, vanno un po’ spronati. 🙂 Contiamo poi anche che erano gli anni 90, Internet era poco diffuso e c’era meno consapevolezza generale rispetto ad oggi. In Giappone, quasi tutti i fans seguivano il lato fantascientifico-mistico della serie, e quindi sono rimasti spiazzati dal finale. Come pure nel resto del mondo, d’altronde: ma penso che la reazione del fan occidentale (ma anche del fan giapponese un po’ più maturo) sia più un qualcosa del tipo “Ok, il messaggio l’ho capito più o meno… Ma poi?” Gli otaku invece si sono arrabbiati perchè il senso o non l’hanno capito o, più probabilmente, rifiutavano di farlo proprio come Shinji. Tra l’altro questo finale ha anche non pochi sostenitori integralisti qui, appunto perchè il significato è stato più recepito oltreoceano che non in Giappone. Anzi, denigrano The End perchè sono ancora convinti che Anno l’abbia fatto SOLO per soldi e per tappare la bocca agli otaku incavolati (quando aveva addirittura un terzo film in programma, lol). XD Alla prossima!

  • Grazie, grazie, grazie.

    Ero rimasto indietro, avevo sentito solo i primi tre episodi e negli ultimi tre E SOLI TRE giorni ho recuperato tutto il podcast fino all’ultima puntata. Ci arrivano a 20 ore di maratona? Direi di sì! Grazie per avermi tenuto compagnia e grazie di aver approfondito così piacevolmente una delle mie opere preferite.

    Non vedo l’ora di sentire di più!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *