RoE: Jo-ha-kyu e Kishotenketsu

Uno degli inconvenienti di gestire un tumblr (ok, anche due o tre) dedicato a Evangelion è che, per forza di cose, mi ritrovo spesso  a controllare le pagine dei tags. Quasi ogni giorno, durante la mia ricerca di belle immagini da postare, mi capita di imbattermi in un variegato assortimento di meraviglie, tra cui:

  • meme che non fanno ridere
  • hentai disturbanti e disegnati male
  • uomini insicuri che insultano Shinji
  • donne e uomini insicuri che insultano Asuka

Quello che in assoluto preferisco, però, sono i post degli Illuminati: persone che hanno appena visto l’anime per la prima volta e non solo credono di aver Capito Tutto, ma si sentono in dovere di condividere la loro immensa sapienza e superiorità intellettuale con il mondo intero. Uno di questi mi è rimasto particolarmente impresso. La brillante tesi del Grande Saggio di turno era che, beh, in realtà i due episodi finali sono solo un trip onirico inutile e posticcio, perché Eva finisce con l’episodio 24, quando Shinji uccide l’ultimo Angelo. Easy as that.
E noi che da anni ci spacchiamo la testa per nulla! La verità è che gli umani sono i buoni e gli Angeli sono i cattivi, quindi una volta che Shinji li ha fatti fuori tutti il problema è risolto! Tutto il resto sono solo seghe mentali e deliri metafisici senza senso! Grazie, tizio su tumblr, per averci aperto gli occhi!
Ora, è indubbio che abbiamo a che fare una mente semplice, che meriterebbe solo la nostra compassione, una pacca affettuosa sulla spalla e di essere chiamato “sweet summer child” in tono accondiscendente. A mio avviso, però, lo sconcertante semplicismo dei suoi ragionamenti offre uno spunto per riflettere su una questione molto più spinosa: siamo occidentali e, inevitabilmente, guardiamo a Evangelion da occidentali.
Questo comporta una serie di conseguenze per niente banali. Ok, fino a prova contraria qui siamo tutti abbastanza evoluti da capire che abbiamo a che fare con un’opera un filino più complessa di Super Robot, ma questo non significa che il nostro approccio alla serie (e al Rebuild) sia del tutto scevro da condizionamenti dettati dal nostro background culturale.
Un esempio? Armatevi di google, fate una ricerchina sulla simbologia religiosa in Evangelion e ammirate la mole di articoli, studi approfonditi e trattati enciclopedici in dodici tomi rilegati che sono stati prodotti dai fan nel corso degli anni. E ora, vediamo cos’ha da dire al riguardo il Maestro Anno in persona:

Hideaki Anno rivela i profondi motivi dietro alla scelta del nome “Evangelion

Beh, ogni commento mi sembra superfluo.
Ma torniamo al nostro affezionato untente anonimo. Sarà davvero poi così infondata, la sua affermazione? E’ davvero così assurdo aspettarsi che un’opera di carattere narrativo abbia un inizio, uno sviluppo e una conclusione? E che quest’ultima coincida con la risoluzione di un conflitto tra due forze opposte?
In realtà, le basi del suo ragionamento sono facilmente rintracciabili. Se avete mai letto un manuale di scrittura creativa, preparanto un esame di filmologia, o semplicemente guardato una puntata di un procedurale a caso su Rai2 mentre lavavate i piatti della cena, indubbiamente vi sarete già imbattuti in uno dei capisaldi della narrativa occidentale, la struttura in tre atti: inizio, sviluppo, finale.
Probabilmente avrete anche notato che, di solito, le cose funzionano pressapoco così: 1) Il primo atto presenta uno stato di equilibrio e introduce lo spettatore alla vicenda, agli ambienti, ai personaggi 2) Nel secondo atto si determina un qualche tipo di conflitto tra due o più forze, viene a crearsi uno squilibrio rispetto alla situazione di partenza  3) Infine, nel terzo atto, assistiamo alla risoluzione di tale conflitto, e al conseguente riequilibrio.
Mi rendo conto che si tratta di un sommario al limite dell’inesistenza e che non tiene conto di innumerevoli eccezioni, condizioni e discriminanti, ma, tutto sommato, mi pare riassuma efficacemente le aspettative della stragrande maggioranza del pubblico occidentale nei riguardi di un romanzo, una rappresentazione teatrale, un film. In fondo, sono moltissimi i testi di narratologia che sostengono che un conflitto sia indispensabile alla sussistenza del racconto, e sono sicura che, dopo la proiezione di Inception, avete sentito almeno una persona in sala sbottare “ma questo film è una cazzata!” per colpa di quella trottola maledetta. Saremo anche nell’era delle nekomimi che si muovono a seconda dell’umore (mioddio che paura), ma c’è ancora chi dà di matto a meno che gli si consegni una perfetta quadratura del cerchio.
Ecco, a questo problema noi evafags possiamo tranquillamente dirci immuni, ma non significa che le scelte narrative di Anno non possano prenderci in contropiede, anzi.
Prendiamo Evangelion 3.0, con il suo drastico cambio di ambientazione, atmosfere e tagli di capelli dei personaggi e con la sua trama che, complessivamente, non sembra andare da nessuna parte (se non verso la disperazione totale, ovvio).
Dire che il film ha scatenato delle reazioni forti sarebbe riduttivo. Alcuni sono arrivati a rinnegare in toto il Rebuild e addirittura a disconoscere Anno, sostenendo che avrebbe “ucciso” l’opera originale e “rovinato completamente” l’universo di Evangelion. Una presa di posizione un po’ drastica, ma le cui motivazioni sono comprensibili: Q è, in diversi sensi, worlds apart rispetto non solo alla serie, ma anche ai film precedenti.
Qui su Dummy System, prima dell’uscita del film, avevamo avuto modo di confrontarci sulle nostre aspettative grazie al Toto Q, e l’opinione più diffusa era che in questo terzo episodio avremmo assistito ad avvenimenti sconvolgenti che avrebbero cambiato le carte in tavola. Eppure, Q è riuscito a spiazzarci completamente. Chi si sarebbe mai aspettato uno stravolgimento del genere, e per di più fin dalla prima sequenza? Nessuno avrebbe mai potuto prevedere una svolta così radicale, e soprattutto uno strappo così brusco rispetto a 1.0 e 2.0.
… oppure sì? E se fosse il nostro approccio di occidentali, il problema? Forse non stiamo pensando quadrimensionalmente da giapponesi. Forse, se nel nostro bagaglio culturale ci fossero state le nozioni di Jo-ha-kyu e Kishotenketsu, Q non ci sarebbe sembrato un tale fulmine a ciel sereno. Forse, eh. Forse.

Jo-ha-kyu: preludio, rottura, accelerazione

Nato in relazione alla musica tradizionale eseguita nelle corti imperiali, il concetto di Jo-ha-kyu si è poi esteso a innumerevoli aspetti della cultura giapponese, dallo sport del kendo alla cerimonia del tè, dal gioco dello shogi (prendete nota, perchè ne risentirete parlare presto) alla rappresentazione teatrale. Si tratta di una sorta di principio di modulazione, che vuole che un processo — sia esso un’esecuzione musicale piuttosto che uno spettacolo di teatro Kabuki — inizi molto lentamente, per poi entrare gradualmente nel vivo e, infine, terminare in modo repentino.
Le tre particelle che compongono il termine possono essere così tradotte:

  • Jo: introduzione
  • Ha: rottura
  • Kyu: velocità

L’utilizzo di termini legati alla musica è tutt’altro che una novità in Evangelion, e il Rebuild non fa eccezione, anzi, l’elemento musicale è ampiamente esibito e rimarcato. I titoli giapponesi dei primi tre film, infatti, sono proprio Jo, Ha e Kyu. Anche per la distribuzione internazionale ai film è stata associata un’iniziale corrispondente ai medesimi concetti: P – Prelude (preludio), B – Break (rottura), Q – Quickening (accelerazione).
A questi va ad aggiungersi il titolo trollissimo dell’ultimo capitolo della tetralogia, Final, che è un vero e proprio segno musicale, o anche due.
E poi, beh, conosciamo benissimo il trailer di Q con le animazioni dei tasti di un pianoforte, che entrerà negli annali come più grande presa per il culo della storia, ma sapevate che il progetto del Rebuild of Evangelion è stato pubblicizzato fin dall’inizio con un trailer nel quale si sentono degli strumenti musicali che vengono accordati prima di un concerto?

Il principio di Jo-ha-kyu, come avevo accennato, non appartiene solo alla musica ma anche al teatro tradizionale giapponese, dove si configura come una vera e propria struttura drammatica. Le rappresentazioni del teatro Noh e Kabuki sono spesso suddivise in tre parti:

  • Prima parte (Jo): è una lenta introduzione e presenta una situazione di calma, carica di buoni auspici.
  • Seconda parte (Ha):  la trama si fa sempre più definita e vengono introdotti mano a mano elementi di conflitto. Il pathos e la tensione drammatica aumentano.
  • Terza parte (Kyu): si assiste al raggiungimento del climax e, infine, a una rapida risoluzione della vicenda, con un ritorno alla pace e al clima di generale ottimismo della prima parte.

Non trovate che sia perfettamente in linea con l’andamento Rebuild — che tra l’altro, guarda caso, è costellato di riferimenti al teatro?

  • Evangelion 1.0 il film ripercorre fedelmente gli avvenimenti (non proprio adrenalinici) dei primi sei episodi della serie. Il finale, con Kaworu nudo Shinji e Rei che si prendono per mano e il sorriso di quest’ultima, lascia auspicare in un’evoluzione in positivo dei rapporti tra i personaggi. Anche se ci sono dei piccoli cambiamenti rispetto alla serie originale, non viene introdotta alcuna novità rilevante: proprio come le azioni di Shinji si attengono al copione della Seele, anche gli avvenimenti del film corrispondono perfettamente alle aspettative dello spettatore, introducendolo senza scossoni a una storia che non preannuncia troppe sorprese.
  • Evangelion 2.0: …e invece. Il film si apre sbattendoci in faccia un elemento totalmente nuovo e assolutamente imprevedibile. Mari Illustrious Makinami?! E chi sarebbe questa? Cosa ci fa qui? Cosa vuole da noi e da Eva? Beh, una cosa è certa, il messaggio di cesura col passato arriva forte e chiaro, e già che c’è ci canta pure una canzoncina. Tuttavia, superato lo shock iniziale, il film prosegue attenendosi fedelmente alla trama della serie (l’arrivo di Asuka e Kaji, l’attacco di Sahaquiel e la strategia suicida di Misato, la scomparsa dell’Eva-04 e il collaudo dello 03 con i suoi esiti disastrosi, la ribellione di Shinji e il tragico scontro finale con Zeruel), ma introducendo mano a mano variazioni impreviste ed eventi del tutto nuovi, fino alla svolta finale col salvataggio di Rei e l’intervento a sorpresa di Kaworu.
  • Evangelion 3.0: inizia catapultandoci quattordici anni nel futuro. Alla faccia dell'”avanti veloce”! Da notare che il film stesso è strutturato in tre momenti nettamente separati, anch’essi organizzati secondo il principio del Jo-ha-kyu: 1) Il risveglio di Shinji a bordo del Wunder. In questa prima parte del film il protagonista – per non parlare dello spettatore – è in preda alla confusione e apprende giusto qualche informazione basilare sul mondo in cui si trova 2)Il soggiorno di Shinji alla Nerv. Qui Shinji prende davvero coscienza della situazione, apprendendo le reali conseguenze del Third Impact, fino al tracollo psicologico quando gli viene rivelata la verità su Rei e su sua madre 3)La battaglia nel Central Dogma. Dal momento in cui Kaworu e Shinji salgono a bordo dell’Eva-13 i colpi di scena si susseguono senza sosta, tra scambi di lance, angeli addormentati e la tragica morte di Kaworu, fino al brusco e repentino arresto del Fourth Impact grazie all’intervento di Mari. La scena finale, con Asuka che trascina Shinji verso “il luogo in cui si trovano i Lilin” dopo avergli strapazzato comicamente la faccia, si svolge in un’atmosfera più rilassata e alimenta qualche timida speranza (sicuramente vana) di veder soffrire un po’ meno i personaggi nel prossimo film.  Praticamente, un Jo-ha-kyu nel Jo-ha-kyu. E tanto mal di testa.

Kishotenketsu: introduzione, sviluppo, svolta, conclusione

Questa volta ci troviamo di fronte a una vera e propria struttura narrativa, tipica della tradizione cinese e giapponese, paragonabile alla nostra struttura classica in tre atti. Il Kishotenketsu è un impianto narrativo suddiviso in quattro atti, ma può essere utilizzato anche per l’esposizione di un concetto o l’argomentazione di una tesi, piuttosto che per l’impostazione di una poesia o di un fumetto: l’esempio più celebre sono sicuramente le famose strisce di quattro vignette, dette yonkoma, come lo storico Sazae-san o il più recente Azumanga Daioh.
Vediamo, nello specifico, a cosa corrispondono i quattro atti:

  • Ki: introduzione
  • Sho: sviluppo
  • Ten: svolta
  • Ketsu: conclusione

Una particolarità delle storie strutturate secondo il Kishotenketsu è che, in barba alla convinzione tutta occidentale che un racconto non possa sussistere in assenza di uno scontro tra due o più forze, la trama non è incentrata sul conflitto. La tensione drammatica, piuttosto, è costruita grazie al contrasto tra i primi due atti e il terzo. Ma andiamo con ordine.

  • Primo atto (Ki): è l’introduzione. Vengono presentati gli elementi fondamentali della storia (contesto, personaggi, ambientazione, ecc.)
  • Secondo atto (Sho): sviluppa e approfondisce gli elementi introdotti nella prima parte.
  • Terzo atto (Ten): qui le cose prendono una piega molto più interessante. Il terzo atto si presenta come scollegato dalla storia sviluppata nei primi due; si assiste a una svolta, una virata improvvisa, inaspettata e apparentemente inspiegabile. Tutto questo vi ricorda qualcosa…?
  • Quarto atto (Ketsu): a esso spetta il compito di ricomporre il puzzle e fare luce sul nesso che intercorre tra i primi due atti e il terzo. Le due parti vengono ricombinate a formare un tutto coerente e, infine, la storia giunge alla sua logica conclusione. O almeno si spera.

Ora andiamo a vedere le corrispondenze tra questa struttura e l’andamento del Rebuild, anche se a questo punto dubito che ce ne sia bisogno.

  • Evangelion 1.0: *YAAAWN!*
  • Evangelion 2.0: Mari, prima avvisaglia della svolta epocale che ci aspetta, fa il suo ingresso nel cast, ma in fin dei conti non gioca un ruolo molto rilevante, a parte svelarci l’esistenza di una modalità strafiga per pilotare lo 02. Ci viene un coccolone quando Asuka rischia di lasciare il suo culo classe A++ sullo 03, ma presto apprendiamo che è sopravvissuta, anche se non sappiamo quante e quali ferite abbia riportato. Ci viene un altro coccolone quando Rei viene pappata da Zeruel e  il Third Impact rischia di abbattersi sulla terra, ma alla fine la donzella viene tratta in salvo da Shinji e la catastrofe è scampata grazie a Kaworu.
  • Evangelion 3.0: WAAAH ASUKA E’ UN PIRATA COSA CI FA LO 02 NELLO SPAZIO OH HEI UN EVA ROSA E SOPRA C’E’ MARI ODDIO PERCHE’ LO 01 E’ IN ORBITA DENTRO A UN SARCOFAGO E COME HA FATTO A RISVEGLIARSI ASPETTA E ADESSO DOVE SIAMO FINITI CHI E’ QUESTA RAGAZZA SCONOSCIUTA WTF MA SIAMO DENTRO A UN’ENTRY PLUG GIGANTE ASPETTA MA HANNO TUTTI CAMBIATO TAGLIO DI CAPELLI E HYUGA HA LA PELATA OMG MISATO COME HAI FATTO A DIVENTARE COSI’ FIGA WAIT WHAT COSA VUOL DIRE CHE SONO PASSATI 14 ANNI E PERCHE’ ASUKA E MARI NON SONO INVECCHIATE COSA STA SUCCEDENDO EH LA MALEDIZIONE DI CHE?! …insomma, ho reso l’idea.
  • Evangelion Final: ???

Già, che cosa dobbiamo aspettarci da questo Final?
Stando al Kishotenketsu, l’ultimo film dovrebbe fare da anello di congiunzione tra i primi due e Q,  fornire qualche risposta ai nostri mille interrogativi e mettere almeno un po’ d’ordine in questo immenso casino. Il pensiero corre subito alle scene viste nel preview alla fine di 2.0, che dovrebbero coprire gli eventi avvenuti durante il time-skip. Abbiamo qualche speranza di vedere alcune di queste scene nel film? O di assistere almeno a qualche dialogo chiarificatore? Per esempio, sarebbe carino che qualcuno ci spiegasse perché la luna è così pericolosamente vicina alla terra, da dove saltano fuori gli Eva rossi e perchè Lilith ha assunto le sembianze di Rei. Just saying.
Beh, la realtà è che ne sappiamo quanto prima, e cioè niente. Ma, se non altro, ora abbiamo compreso un po’ meglio la logica secondo la quale Anno sta impostando il Rebuild, e alla luce di essa è lecito sperare che questo quarto film ci schiarirà un po’ le idee.
Cerchiamo di non esaltarci troppo, però. Sappiamo quanto Anno ami infrangere le nostre illusioni.

 

Categorie Rebuild of Evangelion, RoE: Analisi

60 commenti

  • Grande! Questo, per me, è uno dei post più belli di sempre. Complimenti! Se non ho capito male, la narrazione Jo-Ha-Kyu sarebbe quella simile alla nostra giusto? Mentre Kishotenketsu si distacca nettamente… Interessante, perché, come scritto all’inizio, in un modo o nell’altro ho sempre riportato la struttura di un libro/film/serie tv ai 3 atti “occidentali”. Anche Inception, inizio in cui viene presentato lo scenario, intermezzo in cui c’è la missione dentro il sogno a più livelli, e il finale in cui c’è la risoluzione della vicenda principale e il colpo di scena finale che ti fa venire il dubbio su ciò che hai visto (tra l’altro in tutti i film di Nolan, c’è questo colpo di scena, come Memento e The prestige). Anche Lost più o meno segue la struttura in 3 atti, anche se forse e dico forse, mi sembra che anche il Kishotenketsu gli si accosti bene. Ad esempio, per chi lo ha seguito, nel finale della 3° stagione in cui, tramite flashforward Jack urla a Kate: “we go back to the island!” è come il “ten”; i personaggi hanno lasciato l’isola e ora vogliono tornare indietro?
    Al di là di questo, speriamo davvero che Final fornisca delle risposte, o almeno disegni uno scenario comprensibile. 😀

    • Grazie per i complimenti! Però mi sa che se speri di trovare appassionati di Lost qui dentro cadi male, almeno tra noi Magi, ahah XD

      • La Haine on 9 aprile 2013 at 11:27 am said:

        Reply

        Ci sono, ci sono … per questo malgrado la mirabile analisi (e le personali speranze), il terrore che il tutto si risolva con un “effetto Lost” è altissima: c’è gente qui che ha bestemmiato forte dopo l’ultima puntata, la chiesa, il misticismo, i morti, le anime … dio che rabbia.

        • Arianna on 9 aprile 2013 at 2:04 pm said:

          Reply

          Io di Lost ho amato soprattutto il finale 😀 perché l’ho sempre preso come ho preso Evangelion: non ho mai avuto la risposta a tutti i miei dubbi (o meglio, ai dubbi degli altri, io non mi ci sono mai messa a cercare di sbrogliare i misteri XD) ma in fondo non era quello a interessarmi, bensì i personaggi e i legami che intercorrevamo tra loro, e tutto ciò che da questi personaggi che si incontravano/scontravano è scaturito.

          • La Haine on 9 aprile 2013 at 4:58 pm said:

            A me, come a tanti altri, il finale di Lost non è piaciuto per l’intima convinzione che sia un escamotage un po’ raffazzonato, oltretutto la serie in origine sarebbe dovuta finire alla quinta stagione ed è stata allungata perché pareva brutto rinunciare ad una tale gallina dalle uova d’oro. Poi fin troppe cose in Lost sono state perse per strada (cosa ben diversa dal non essere spiegate), gli stessi attori hanno subito destini particolari per problemi di produzione e bla bla bla (il minimo che può succederti con una serie così lunga, complicata e costosa, per non parlare dello sciopero degli sceneggiatori o gente nella produzione che va e viene).

            … e Lost quanto a temi e simbologia non è meno di Eva, il paragone non è così peregrino.

            Però non so, quando penso ad una sceneggiatura granitica con una simbologia ben precisa, eventi che si concatenano con perfetta precisione, con temi portanti, penso a “The Prestige” (il canarino, il cappello, il gatto, l’acqua etc., il ritmo, il tema del doppio, l’inganno, l’amore, l’ossessione, l’arte come vita, l’arte come inganno etc.) e parliamo di 5 anni per scrivere la sceneggiatura (fortunatamente per Nolan non è stato l’unico lavoro in quel periodo), più un altro po’ di tempo per decidere l’impalcatura (promessa, svolta, prestigio). Vabbè i fratelli Nolan da questo punto di vista non si battono.

            Con questo non voglio dire che Anno non segua uno schema così per come lo spiega Lift, anzi trovo assolutamente plausibile … (meglio) trovo sia l’unica spiegazione plausibile, non fosse altro perché una cavolo di struttura Eva deve averla, altrimenti siamo proprio nel campo dell’ ‘ad minchiam’ e mi rifiuto di crederci a priori, anche perché voglio vedere come fai a farti dare i soldi per la produzione se lavori a casaccio o dicendo agli sponsor: “Ho in mente di fare 4 film, perché le trilogie le fanno tutti e io invece sono più figo”.
            Il terrore mi deriva dal fatto che sembra lavorare un po’ alla Lost, per l’appunto, con un’idea e uno schema di massima, ma la sceneggiatura come un work-in-progress, possibilità di cambiare idea ancora 100 volte (vedi le varie Rei che muoiono o vivono un po’ come cazzo gli pare a lui, se si prendono per buone certe interviste).

            Aspettiamo il final, oddio io sto aspettando di vedere ancora il 3, i cam-rip sono un’agonia (taccio cmq dei vari easter-eggs di cui sono disseminati i film della Rebuild).

            p.s. secondo me un’altra serie di interesse per i fan di Eva potrebbe essere “Heroes” (almeno la prima stagione), che ha un ritmo decisamente più serrato, meno introspezione forse, ma con alcuni personaggi di sicuro interesse tipo Peter Petrelli, un po’ lo Shinji della serie.

          • Lift on 9 aprile 2013 at 5:39 pm said:

            voglio vedere come fai a farti dare i soldi per la produzione se lavori a casaccio o dicendo agli sponsor: “Ho in mente di fare 4 film, perché le trilogie le fanno tutti e io invece sono più figo”
            Onestamente penso che agli sponsor sia bastato sentire le parole “Evangelion” e “Hideaki Anno” nella stessa frase per ricoprire lo studio Khara di soldi. Stiamo parlando di un anime sul quale si realizzano ancora videogiochi, gadget e spin-off a 10 anni dalla pubblicazione, e vendono a pacchi, Eva è un business ENORME. Del resto, se Anno mi dicesse “tagliati un braccio perché sì, un giorno capirai” io lo farei.

            Comunque gente, e lo dico per tutti, io non capisco il turbamento suscitato da quell’aneddoto su Enokido e le varie stesure della sceneggiatura che abbiamo pubblicato su Facebook. Dicesi “processo creativo”. Sentiamo in continuazione storie di registi che cambiano, improvvisano o tagliano scene direttamente sul set e nessuno si sconvolge, davvero è così strano che una sceneggiatura venga modificata più volte? Srsly?
            Anno non è un uomo diabolico che si chiude in uno stanzino buio, scrive tutto da solo secondo i suoi oscuri piani e poi dice ai suoi sottoposti “ecco, animatemi questo e non fiatate”. Lavora giorno per giorno a stretto contatto col suo team, ascolta e valuta le idee dei suoi collaboratori, accetta o boccia proposte, se gli sembra che manchi qualcosa o che le cose non funzionino nel modo giusto si consulta con gli altri. E sì, ha chiesto a un collega regista un parere esterno (si chiede sempre il parere esterno di persone che non sono state coinvolte nel processo creativo e quindi sono più obiettive, SEMPRE, è il primo passo per farsi un’idea di come il pubblico potrebbe ricevere un prodotto), e questo professionista altamente qualificato gli ha offerto un punto di vista fresco sul suo lavoro e gli ha proposto delle idee per delle scene. Big freaking deal. Se impegnarsi fino all’ultimo secondo per realizzare un prodotto che sia il migliore possibile per voi è fare le cose a caso, non so proprio che dirvi.

          • Simone on 9 aprile 2013 at 6:45 pm said:

            Senza voler aprire una diatriba su Lost, condivido un po’ il pensiero di Arianna, nel senso che mi è piaciuto il finale e tutta la struttura della serie in generale. In particolare la frase che Christian dice a Jack nella “chiesa” (prendo direttamente dallo script per sicurezza)
            -JACK: Where are we going? (Dove stiamo andando?)
            -CHRISTIAN: Let’s go find out. (Andiamo a scoprirlo.)
            Non mi pare ci sia scritto “andiamo in paradiso” o “ci reincarniamo” o qualche altra cosa, ma “andiamo a scoprirlo”, una risposta di stampo Lostiano, ovvero “boh, non so cosa ci sia dopo, è ignoto, un mistero, però andiamo a vedere”.
            Questa premessa per ricollegarmi alla frase che Shinji dice a Yui nell’EoE:
            – YUI: “Ora ti senti meglio?”
            – SHINJI: “Ancora non capisco dove cercare la felicità, ma continuerò a chiedermi se sia un bene essere qui, se sia stato un bene essere nato. Tuttavia non posso fare altro che constatare l’ovvio all’infinito, perché io sono io.”
            Le due frasi, sono chiaramente differenti, nel contesto e in tutto quanto, però forse viene espresso, secondo me, un concetto simile:
            “non so una ceppa, però continuo ad andare avanti, qualsiasi cosa ci sia dopo, perché in un modo o nell’altro, qualsiasi sia la verità, la realtà, ci potrebbe essere sempre una probabilità non nulla di non riuscire ad avere la risposta, e quindi potrei o stare a deprimermi oppure potrei accettare la cosa e andare avanti comunque e continuare a scoprire.” (Nulla toglie che la Verità si possa trovare prima o poi…)
            Detto questo, per chi fosse interessato su questa pagina c’è la traduzione italiana della Lost Enciclopedia (sono risposte ufficiali):
            http://www.ilsollazzo.com/forum/viewtopic.php?f=48&t=315&start=1320
            A ripensarci sia per Eva che per Lost, a prima botta non avevo capito molto sui misteri XD, avevo capito solo il messaggio, ma rivendendoli a posteriori, dopo aver fatto luce sulle varie questioni, grazie a vari forum, grazie a risposte ufficiali, e così via, vedo come i vari indizi nelle serie ci sono eccome, e vedo come il puzzle si formi dando vita ad un bel quadro, nonostante le pezze qua e là.

            Infine per tornare pienamente in topic XD condivido il pensiero di Lift in particolare la frase:
            “si chiede sempre il parere esterno di persone che non sono state coinvolte nel processo creativo e quindi sono più obiettive, SEMPRE, è il primo passo per farsi un’idea di come il pubblico potrebbe ricevere un prodotto”
            Sarebbe assurdo non fare così, Anno o chiunque altro, per quanto geniale, non può fare da solo, metti che poi viene fuori una schifezza! 😀
            @La Haine: The Prestige è davvero bello, come anche Memento, alla fine torna tutto, in un modo incredibile, studiato a tavolino!
            Invece non so dove, in qualche intervista (o forse riportato proprio da voi magi), Anno dice di aver lavorato anche molto a sensazioni…

          • La Haine on 9 aprile 2013 at 7:54 pm said:

            Mhmm, ho veramente i miei dubbi che funzioni così tanto sulla fiducia o il nome, tant’è che la serie regolare era stata praticamente stoppata e Anno non era proprio il primo deficiente ai tempi di Eva, però vige la legge del Vile Dio Denaro. Vai scianti che se il terzo fosse stato un flop, del quarto non si parlerebbe più benchè sia in programma da sempre, lo so io e lo sai tu. Ecco, il fatto che Anno abbia da sempre l’idea di una tetralogia, fa sperare che su certi aspetti abbia le idee chiare, quantomeno sullo scheletro dell’opera, perché per il resto io questa impressione non ce l’ho, difetto mio immagino.

            Poi guarda, c’è una sola tipologia di progetto dove non si lavora fino all’ultimo: quello che viene abbandonato, altrimenti si va avanti fino a quando non è completato, cioè fino all’ultimo, vale per Eva, come per la canzoncina di Heidi, non è cmq garanzia di qualità. Lo stesso vale per il discorso di lavoro in team, mai visto film fatti da un’unica persona, perché è praticamente impossibile che una sola persona sappia (o meglio capisca) di design, luci, sceneggiatura e soggetto, regia, musica, produzione, casting, costumi, trucco (consiglio il making of di “Vita di Pi”, ci sono un paio di cose che lasciano a bocca aperta: storyboard particolareggiatissimi, l’intero film simulato prima in 3D e altro … vabbè era per dire). Ti pare che Anno non chieda incessantemente ai suoi collaboratori? Non fosse altro che per la fattibilità di questo o di quello? decidere su quale modello funzia di più? etc. etc.
            Cazzo è un film, ci sono cose che darei praticamente per scontate neh! Oh pure per fare una foto ci vuole oltre al fotografo: assistente luci, MUA, Hair-Stylist, modella/o, Stylist …

            … e non esiste la possibilità di tastare il polso di una possibile reazione del pubblico chiedendo ad un regista, perché (poverino) manco questo c’ha la sfera di cristallo, non è esattamente quella la funzione del parere esterno, per le reazioni del pubblico si usano altri sistemi: sondaggi, fuga di notizie controllate, pre-visioni in cui saggiare gli umori e bla bla bla. Adesso non ci inventiamo anche dei nuovi ruoli: il regista profeta.

            Vabbè, ma ne viene fuori una flame e a me Eva piace parecchio e questo articolo lo trovo bellissimo … è l’ultima volta che commento, d’altronde non mi pare di aggiungere molto alla discussione, chiedo scusa.

          • Lift on 9 aprile 2013 at 9:06 pm said:

            La Haine, veramente io stavo facendo un discorso in generale per tutte le persone che sono rimaste turbate dall’aneddoto del salvataggio di Rei proposto da Enokido, che era stato assunto per tre giorni come consulente esterno (quando tu dici “vedi le varie Rei che muoiono o vivono un po’ come cazzo gli pare a lui, se si prendono per buone certe interviste” ti riferisci a questo, o sbaglio?). Ho letto parecchi commenti sulla scia di “oh, ma allora Anno sta facendo le cose a caso! Si fa scrivere le scene da tizi random assunti per tre giorni!” e onestamente non capisco perchè il fatto che Anno si avvalga di collaboratori per scrivere la sceneggiatura generi tanta sorpresa, tutto qui. Per questo ho spiegato che è un processo assolutamente normale.
            Non vedo nessun motivo per cui debbano nascere flame né perché tu debba scusarti o smettere di commentare XD

            Comunque, io penso che Anno abbia stabilito a priori dove andrà a parare questa storia e che i punti fondamentali gli siano chiari fin dall’inizio (la conclusione, il ruolo di Mari, l’impiego della chiave di Nabuccodonozor ecc). Ciò che é mutato nel tempo, rispetto ai suoi progetti originari, è la strada per arrivarci.
            Per esempio, dai groundwork di 2.0 emerge che Anno aveva in mente di far fare qualcosa di molto grosso e molto importante a Mari nel terzo film, cosa che invece non è successa XD Questo però non significa che abbia cambiato idea sul personaggio, che non sappia cosa farle fare o che stia facendo le cose a caso. La mia impressione è che Mari giocherà un ruolo importantissimo nella storia, che sia il classico personaggio che sembra inutile per tutto il tempo ma poi alla fine fa qualcosa di ENORME, e che Anno abbia deciso cos’è questo qualcosa dal momento in cui l’ha creata. Semplicemente, anzichè nel terzo film, gliela farà fare nel quarto.

          • La Haine on 11 aprile 2013 at 7:31 pm said:

            No ok, temevo potessero sembrare delle trollate i miei interventi, invece è un po’ amore per la discussione e un po’ speranza che l’intreccio non si risolva con qualche banalità (non avevo fatto a caso l’esempio di ‘Heroes’, perché è una delle serie con le migliori partenze e le ultime due puntate ti tolgono la fantasia, guardatelo).

            Qualche giorno fa hai parlato di “processo creativo” e avrei voluto dire la mia, poi mi sono accorto che non sarebbe bastato una text-box.

            So che scrivi e forse mi capisci quando dico che un progetto che copre un lasso di tempo così lungo (Eva è in sé è un progetto enorme e terribilmente ambizioso), pur avendo le idee “chiare” sulla struttura principale, spesso si prendono false strade. Questo per dirti che ho più di un dubbio sull’importanza di Mari, per esempio.

            Cerco di spiegarmi, ho un approccio teNNico dopo che mi sono goduto l’opera, per cui tante cose non mi paiono così ‘rettilinee’ e non è riferito ad una precisa timeline, ma a tante altre cose, tante suggestioni, al fatto che gli autori stessi crescono, cambiano, hanno sentimenti diversi, spesso anche l’affetto verso i propri personaggi cambia … quello che mi conforta è l’approccio di Anno, uno capace di rivedere l’opera stessa e aggiornarla. Spero abbia sempre i soldi per farlo, secondo me molte cose sono cambiate nella sua testa e questo mi sembra molto naturale.

            p.s. Rei credo che sia il personaggio Jolly, già per come è costruito e sulla base che può farne quello che vuole per la questione dei cloni. Da qui forse la confusione e forse la progressiva disaffezione di Anno nei suoi confronti (non ho visto il 3, però, capto il tutto dai vostri commenti). Insomma vi seguo, ma non sempre sono d’accordo con le vostre teorie.

          • CaskaLangley on 11 aprile 2013 at 7:45 pm said:

            Sono io la scrittrice, Lift studia cinema. Direi che l’approccio tecnico non le è nuovo, ahah.
            Also, Anno a Rei non si è disaffezionata, lei non gli ha proprio mai detto niente, non ha interesse particolare nel suo personaggio. L’ha sempre detto apertamente, ne parlavamo su fb giorni fa.

          • La Haine on 11 aprile 2013 at 9:12 pm said:

            Ah sorry, mi è facile confondere le persone che non conosco, darei la colpa al WEB, ma temo sia l’età, a dimostrazione di ciò mi sono perso l’intervento di Simone, che dopo vado a leggere.

            Boh? nella serie mi sembrava più attento a Rei, alla sua evoluzione e cmq fino al 2 della Rebuild, Rei conta parecchio, almeno nell’economia della storia … ho letto vari interventi per quanto riguarda Rei nel 3 e non mi sono sembrati particolarmente entusiasti, magari allora erano solo delusioni da fan.

          • CaskaLangley on 11 aprile 2013 at 10:23 pm said:

            Beh, non è che perché il personaggi non gli dice niente di particolare non debba avere un ruolo nella storia, se l’ha creato ci sarà un motivo X’D Lui ha dichiarato, quasi testuali parole, che non sente nessun legame con Rei, si dimenticava spesso della sua esistenza e che si è pentito di averla fatta sorridere così presto perché a quel punto secondo lui il suo personaggio era finito, non aveva più niente da dire. A conti fatti credo che per Anno valga molto chiaramente il detto “ferisci sempre quelli che ami”, visto che il suo personaggio preferito è Asuka e la fa sempre stare malissimo, lol. Comunque in 2.0 non credo abbia reso un favore, a Rei, ha sicuramente fatto un meta-gioco con quello che si aspettavano certi fan (Rei carina e remissiva e bla bla) ma narrativamente le ha fatto un disservizio, il personaggio ha perso di incisività e forza, a mio parere (e non solo, visto il calo a picco di popolarità – che sospetto fosse voluto).

            Sorvolo tutto il paragone su Lost perché non mi piace e anche quello con Nolan perché sinceramente non credo c’entri molto, lavorare a un film fatto e finito è totalmente diverso dal lavorare a una serie e/o a una quadrilogia (tant’è che gli stessi Batman di Noland vanno in caduta libera fino all’ultimo ridicolo capitolo, noto anche come BATMAN: THE PLOT HOLE RISES). Casomai, come ci capita spesso di dire, il lavoro di Anno su EVa somiglia più a quello di Lynch su twin peaks.

          • La Haine on 11 aprile 2013 at 9:22 pm said:

            @Simone: no Lost è pieno di false piste e di indizi fallaci, mi ci sono già scannato su queste cose, poi leggi “Lostpedia” per esempio e la sensazione (mia) resta. Prova a pensare alla figura di Walt che alla fine non capisci veramente che ne volevano fare (a meno di non voler aggiungere pezzi da sé).

            Per brevità, malgrado altre cose interessanti che hai detto, credo che il paragone tra i fratelli Nolan e Anno serva solo a dimostrare come gli approcci “creativi” possano essere a volte completamente differenti e non per questo meno incisivi. Di mio preferisco la disciplina di Nolan, almeno non mi fa tremare all’idea che qualcuno potrebbe buttare nel cesso tutto quanto alla fine.

            Spero ardentemente di essere contraddetto da un Final con i fuochi da artificio.

          • Simone on 12 aprile 2013 at 3:58 pm said:

            Il mio non voleva essere un paragone tra Eva, Lost e i film di Nolan, ma mi sa che mi sono spiegato male; non vedo un legame tra questi a livello contenutistico, sono proprio cose diverse.
            Più che altro è il finale di Lost che mi sembra simile ad una questione che permea più volte Eva, “anche se non sai bene le cose, continua ad andare avanti”, ma questa è solo una mia sensazione, non un dato oggettivo.
            Invece come detto da La Haine, vedo una similarità di “quantità di citazioni” tra Eva e la serie dell’isolotto. In entrambe vi sono numerose citazioni di altri campi, dalla fantascienza alla musica, dai libri all’antropologia e così via. Ma d’altro canto, le citazioni si trovano quasi sempre nelle opere di ogni genere, Gurren Lagann o Abenobashi, per rimanere in tema animazione, mi sembra contengano un livello di citazionismo spaventoso, solo che lì è fine a se stesso, mentre in Lost o Eva vi era lo scopo di creare uno sfondo simbolico.
            Ma alla fin fine, al di là di questo, Lost e i film di Nolan, mi sono venuti in mente come esempi, riguardo ciò di cui si parlava nel post, non per paragonarli ad Eva.

            Su Anno, infine, credo (spero), che abbia in mente per lo meno cosa voglia far dire a questa quaterna di film, e in questo condivido il pensiero di Lift. Anche se dovesse cambiare in corso d’opera la forma, credo che il contenuto a grandi linee lo abbia in mente; ma Eva alla fine è in continua evoluzione, proprio perché legato alle sensazioni del momento (mi viene in mente una scena dell’ep.26 tv dove i disegni si trasformano l’uno nell’altro, o anche le parole di Kaworu in Q sul continuo rapporto tra adattamento e staticità).
            Stando alle interviste, però, mi viene da pensare che una struttura, ci sia, in una qualche forma, e spero che alla fine, venga fuori un bel prodotto.
            Su Lynch non so nulla, quindi non posso capire il paragone, anche se avevo letto questo parallelismo anche da qualche altra parte, mi sa da Gualtiero Cannarsi, l’adattatore dei dialoghi di Evangelion.

            @La Haine: su certe cose di Lost, mi trovi d’accordo, Walt credo che per vari motivi (anche il fatto che sia cresciuto esponenzialmente) sia stato accantonato, ma ad ogni modo le false piste, in 100 e passa episodi credo siano il meno. Tuttavia, tendo sempre a dire che Lost, non era solo la serie tv, ma era un progetto multimediale, basato anche su altre cose al di fuori, come la Lost Experience o l’enciclopedia (non la lostpedia eh); questo per creare un fenomeno tra i fan, e probabilmente anche per guadagnare di più.

          • Simone on 12 aprile 2013 at 4:13 pm said:

            Aggiungo:
            A scanso di equivoci, le citazioni in Abenobashi e in Gurren Lagann, non è che sono fini a se stesse, ma sono quasi prettamente citazioni di altre opere d’animazione. Ad esempio in Abenobashi, se non ricordo male, mi sembra rappresentino il rifugio del protagonista nel mondo dell’infanzia, per non accettare la morte di un parente. Mentre, in Lost e Eva, lo scopo è la creazione di un universo simbolico, un teatro in cui far recitare i vari personaggi.

      • Lost mi ha preso un sacco. poi… il disastro con l’arrivo della terza stagione. secondo me è stato come prendere un barolo d’annata e annacquarlo con l’aranciata. sono arrivato al finale disgustato. e disgustato perché il finale fu la cosa più prevedibile che la mia mente potesse prevedere… se avessero fatto solo due stagioni, penso sarebbe stata una figata.
        Eva? na…. Eva è fatto da uno che sa quello che fa! (nel senso che forse lo sa solo lui hahaha), Eva non mi delude. al limite non lo capirò (ma grazie a questo sito ho capito mooooolte cose in più!), ma per via della sua complessità. Tutto mi pare, fuorché una trovata commerciale di un remake o di uno spin-off. (forse sarò io a non aver capito Lost, ma il fatto che il finale più blando e scontato che avevo immaginato (e dunque scartato) già dopo i primi 2 episodi, si è rivelato quello reale dopo intere stagioni… bé, c’è poco da dirsi di non averlo capito… Barolo allungato con l’aranciata del discount) ^_^
        PS: questa sezione merita un inchino!!! GRANDISSIMA!!!!

      • mmm però a me il dubbio viene. qua stiamo parlando di Anno. ora che sappiamo la struttura, sarà davvero così facile? secondo me il Final sarà cmq qualcosa di ancora una volta inaspettato per noi.
        (se già in Q abbiamo un Jo-ha-kyu dentro al Jo-ha-kyu, magari nel Final ci sarà “un Final nel Final” o magari ancora, ci sarà un Final composto da un Jo-ha-kyu più un Final che quadrerà il cerchio); cioè, insomma, niente di perfettamente schematico e prevedibile ^_^
        magari nel final, vedremo il crearsi dei membri della Seele… cioè, un perfetto prequel fatto e finito. XD

  • Che bel post! E quanto è stato geniale quel primo trailer (a parte che io ho sempre adorato il momento in cui l’orchestra accorda gli strumenti prima dell’inizio dell’opera/concerto)! *_*
    Comunque sono d’accordo, per “comprendere” realmente il Rebuild dobbiamo entrare nella mentalità orientale. Questo discorso mi fa venire in mente l’I-Ching, antichissimo libro solo all’apparenza oracolare che delinea la filosofia della storia per gli orientali: mentre noi occidentali siamo abituati al lineare rapporto causa-effetto, infatti, dall’altra parte del mondo la storia è circolare ma con sviluppo, ossia gli avvenimenti sono all’apparenza ripetitivi ma assumono un senso e delle connotazioni differenti grazie all’individuo che vive dei momenti che, pur nella loro circolarità, sono calati nel tempo e quindi irripetibili allo stesso tempo. In tutto ciò, quindi, avviene uno sviluppo per chi è calato nella storia, forte anche, forse, delle esperienze passate. Questo ci ricorda qualcosa? Eh? EH??? XD Calza a pennello.

    Oh, a proposito della dichiarazione di Anno sul nome “Evangelion”… Vero è che, appunto, noi forse tendiamo a trovare significati elevatissimi in un’opera così incredibile, ma io non darei troppa fede alla dichiarazione del Maestro in quell’ambito: infatti non solo stava rispondendo alle domande poste da bambini di una scuola, ma… lo sappiamo come “funziona” Anno, no?! Non dice mai nulla. Stento a credere che abbia scelto “Evangelion” solo perchè sembrava complicato…ci sono troppe coincidenze, troppe. E il suo sorrisino lo tradisce. XD

    • oooh, grazie per lo spunto, indagherò anche su questo! *A*

      comunque, volendo ci sarebbe pure Tsurumaki che ha dichiarato di aver scelto di far comparire le croci quando gli angeli muoiono perchè “abbiamo pensato che sarebbe stato figo” XD

  • I fan di Evangelion solitamente sono persone ormai disilluse, che non si aspettano più nulla di buono dalla vita e soprattutto sanno che Hideaki Anno è l’incarnazione del male puro. Viviamo con questa consapevolezza, e nonostante i viaggi mentali a cui quest’essere amorale ci costringe, non ci arrischieremmo mai a pensare di ricevere una vera risposta ai quesiti che ci attanagliano da un decennio: la delusione ci ucciderebbe.
    Viviamo in uno stato di ostentata indifferenza, fingiamo che la nostra salute mentale non dipenda da quello che nasconde la maledettissima benda dello stramaledettissimo occhio sinistro di Asuka, perché così possiamo andare avanti almeno altri due, tre anni, fino all’uscita di Final.
    Alla luce di questi fatti, voi, signori, dovete assumervi le vostre responsabilità: facendo leva sul latente e irrazionale bisogno dei vostri lettori di ricevere delle risposte, avete alimentato le speranze sopite di queste povere anime raminghe, le avete illuse che quell’uomo, quel mostro spietato, quel demonio, più comunemente conosciuto tra gli esseri mortali come “Hideaki Anno”, abbia un cuore e un film che possa diradare la nebbia e disciplinare il caos, piuttosto che l’opera di annichilimento di massa a cui eravamo tutti preparati.
    Ho solo una parola per voi. Vergognatevi.

  • Complimenti per il bellissimo articolo, vi seguo da qualche settimana ma non avevo mai commentato XD il ragionamento fila che è una meraviglia, speriamo che Final chiarisca almeno qualche dubbio (per chiarirli tutti credo ci vorrebbero almeno 5-6 ore di film XD)

  • Ormai la mia unica certezza nella vita è che lo zietto Anno non ci spiegherà una cippa di niente…ricordo ancora con sgomento e terrore il mio stato d’animo alla fine di EoE (della serie “OMG il mio cervello è indeciso se sciogliersi e uscirmi dalle orecchie o farmi premere “replay” per rivedere questa roba!”). Perciò vivo nello stato d’animo di chi si aspetta un finale nello stesso stile, che sia sì finale (in qualche modo chiuda il cerchio Rebuild insomma) ma ti lasci quel senso di profondo “WHAT?” nella testa.

    • CaskaLangley on 8 aprile 2013 at 9:32 pm said:

      Reply

      Io incrocio le dita, sperando di avere la fortuna di vedere per ben due volte nella vita un finale così bello X’D

      • magari… queste è anche la mia speranza anche se raggiungere il livello e lo spessore di EoE la vedo molto difficile.
        Ogni volta che rivedo EoE rimango sempre senza parole come la prima volta che lo vidi. Nessun altro Film mi ha mai fatto quest’effetto.

        attendo comunque fiducioso.

        • CaskaLangley on 9 aprile 2013 at 10:01 am said:

          Reply

          Io posso solo sperare in una qualità che si avvicini a quella. Poi è chiaro, un clone non lo voglio, anche perché l’End è irripetibile ed è giusto che rimanga così.

          • Haruko on 9 aprile 2013 at 11:35 am said:

            Concordo, alla fine l’End è davvero una perla difficilmente riproducibile e tentare di scimmiottarlo sarebbe un suicidio spirituale (e non solo). Quello che mi aspetto e spero è un finale nello stesso stile, che sia “wtf che diamine ho visto? però oh mio dio è stupendo!” come dicevo giusto prima xD

            ps. Caska, aspetto (e non credo di essere sola) le prossime puntate della tua analisi su EoE <3

          • CaskaLangley on 9 aprile 2013 at 12:22 pm said:

            Appena doveri scolastici e lavorativi vari mi lasciano libera, molto ma molto volentieri ;^;

  • Splendido articolo! 😀
    E ora…una provocazione.
    Spesso si parla di come da Final ci si aspetti un brainstorming da parte nostra (perché Anno non ci spiegherà mai a parole la storia vera e propria) che possa comprendere tutti i collegamenti e le spiegazioni possibili circa i precedenti tre film. Una “risoluzione della vicenda”, insomma, che possa spiegare i molti punti oscuri della serie.
    Dopotutto…in base al ragionamento di Lift (che ci ha aperto le porte della percezione del mondo orientale…a proposito, grazie Lift!) e al sistema di Jo-Ha-Kyu…tutto farebbe pensare che la “risoluzione” sia ormai prossima…visto anche il mezzo casino mentale dovuto a Q
    E se invece…avesse la luogo la fantomatica “ripetizione” di cui Lift parlava nell’articolo sui “due titoli” di Q?
    E in particolare…questo Final si riallacciasse non tanto alla serie originale (il cui finale era un po’ poveretto…per quanto introspettivo) ma all’ EoE (esplicazione in termini trolleggianti del finale della serie originale)? Dopotutto…è in EoE che Lilith ha assunto le sembianze di Rei. Ed è sempre in EoE che il mare è diventato rosso eccetera…
    Dunque…la mia domanda è questa: e se Final fosse -sì- la conclusione del RoE…ma svolgesse tale funzione spiegando i collegamenti non solo dei tre film precedenti (per dire, magari ci spiegano se la questione del loop tra il terzo e il secondo film ha senso o meno), ma anche i collegamenti che mettono in relazione lo stesso RoE e EoE (Lilith/Rei eccetera)?
    …scusate il lungo commento. ora vado a rintanarmi all’oscuro aspettando che la saggezza del Dummy System mi illumini. magari ho cannato tutto il ragionamento fin dal principio o non si è capito nulla…mi scuso. XD

    • CaskaLangley on 9 aprile 2013 at 10:00 am said:

      Reply

      “E in particolare…questo Final si riallacciasse non tanto alla serie originale (il cui finale era un po’ poveretto…per quanto introspettivo) ma all’ EoE (esplicazione in termini trolleggianti del finale della serie originale)?”

      Ma il finale della serie e EoE sono la stessa cosa. Sono visti da una prospettiva diversa, ma succedono le stesse cose, sono perfettamente sovrapponibili, a parte forse gli ultimi due minuti che comunque si somigliano. Cioè, non puoi allacciarti a uno senza allacciarti all’altro XD al massimo i collegamenti con l’End sono più evidenti perché può contare su una simbologia tutta sua (a partire dal mare rosso) e molto d’impatto.

      Detto questo, credo che noi decisamente speriamo più in quello che hai detto tu, ossia a un raccordo con l’originale. Anche perché tante cose del Rebuild le diamo già per perse, lol, quindi tanto vale.

      • Headbutt19 on 9 aprile 2013 at 12:35 pm said:

        Reply

        Concordo pienamente con te, il finale della serie e The End of Eva dicono praticamente le stesse cose, e mi dispiace notare come questa analogia in genere venga ignorata.

        In particolare credo che ai due episodi originali vada il merito di spiegare in maniera quasi didascalica la filosofia che sta alla base di Evangelion , analizzando passo per passo gli stessi temi che poi vengono riproposti alla grande in The End of Eva (la sequenza dell’ep.26 in cui viene mostrato come gli esseri umani si sentano rassicurati auto-ponendo delle limitazioni alla propria libertà è spettacolare).

        Secondo me si aiutano a vicenda, l’una spiega meglio l’altra.

        • Beh, “praticamente” nemmeno tanto dato che divergono pesantemente proprio nell’ultima scena.
          Scena che dona una lettura diametralmente opposta al finale del the end rispetto alla serie.

          Saluti

          • Headbutt19 on 9 aprile 2013 at 1:19 pm said:

            Giustamente fai notare che le ultime scene mostrano due esiti opposti (positivo nella serie-tragico in the EoE), ti dico ora come ho personalmente recepito la cosa:

            Se per un attimo lasciamo in standby l’ultima scena di The End of Eva, io sono convinto che le due versioni del finale raccontano praticamente la stessa cosa e cioè (banalizzando per non tirarla troppo per le lunghe) che ogni essere umano è padrone del modo in cui percepisce la realtà e che quindi è l’unico responsabile della propria felicità… questo messaggio si sviluppa parallelamente in entrambi i finali quasi allo stesso modo.

            Poi c’è la famosa scena finale con Asuka e Shinji sulla spiaggia che ti fa venire voglia di spararti un colpo in testa, e sembra che l’analogia tra i due finali vada a rotoli… sul valore di questa scena io ho un opinione molto simile a quella ribadita più volte in questo blog, e cioè che l’intera scena sia da considerare più che altro per il suo valore simbolico piuttosto che l’esito finale dell’intera vicenda… la sua coerenza con il messaggio raccontato sia nella serie sia in EoE sta nel sottolineare quanto detto fino a quel punto: tu stesso sei padrone di come percepisci la realtà, sei responsabile della tua felicità così come della tua disperazione.

            Naturalmente questo è stato il mio personale modo di vedere Evangelion, e ovviamente non pretendo che sia giusto o l’unico possibile; ci tengo però a ribadire che sono profondamente convinto che le due versioni del finale hanno dei punti di contatto molto stretti e che spesso passano del tutto inosservati.

          • Headbutt19 on 9 aprile 2013 at 2:20 pm said:

            Ops mi ero scordato di dire che, sempre riguardo One more final: I need you, credo in realtà che esista una sua controparte anche nel finale della serie e che io la individuo negli ultimi minuti dell’episodio 25 (“anche nella volontà di vivere, anche nell’animo volto alla morte tutto è come tu stesso hai voluto”… “anche questa forma è una tra le possibili della conclusione/ la fine di questo mondo, una fine che tu stesso hai condotto”)

          • boota on 9 aprile 2013 at 2:41 pm said:

            Ma, infatti, i due finali divergono soprattutto per la lettura che uno vuol dare alle rispettive ultime scene.
            Io, però, sono dell’idea che nemmeno vada sottovalutata la prima scena del the end ch’è un’altra aggiunta macroscopica rispetto al finale della serie.
            Ecco, sommando l’inizio e la fine del the end io riesco a leggere chiaramente la differenza tra i due finali.

            Saluti

          • Simone on 10 aprile 2013 at 8:35 pm said:

            Ragà mi sa che stiamo dicendo tutti la stessa cosa XD
            Sinceramente non vedo il dramma di EoE rispetto al finale della serie tv. A me sembrano davvero uguali. Nella serie si era parlato del perfezionamento, degli eva series, e l’EoE ci fa vedere in concreto ciò che sarebbe dovuto accadere se avessero avuto budget fino a fine serie. Tutto diventa LCL, perché il progetto di perfezionamento prevede questo. E’ noto che Anno abbia preso spunto da Ideon nel fare Evangelion, e lì nel finale, c’è un reset ed un restart proprio come accade nel finale di EoE, tutti morti però come dice Yui “potranno ritornare, perché se desideri vivere ogni luogo è un paradiso”.
            Anche nell’ep.25 tv, viene detto:
            “La dimensione che tu (Shinji) hai voluto. La distruzione. Un mondo in cui nessuno è salvato.”
            Io credo che il fraintendimento nel considerare finale tv e One more final come cose differenti sia da ricercare nella scenografia messa in atto. Mi spiego.
            Dopo aver visto il finale tv, ho pensato che il mondo alternativo in cui si risveglia Shinji fosse, una sorta di vita che Shinji avrebbe potuto compiere ora che aveva deciso di essere se stesso. Scuola, risate con gli amici, una famiglia serena e così via. Così come ha scritto Caska, che quoto in entrambi i commenti.
            Se ci pensiamo, il finale dell’ep.26, da quando vediamo l’universo alternativo fino alle congratulazioni, dura sì e no una decina di minuti. Troppo poco per risollevare il dramma di intere puntate (per lo meno dalla 16 in poi). Secondo me, il problema è proprio questo, “le persone non cambiano da oggi a domani”, per questo quei 10 minuti non erano sufficienti, per questo gli otaku non hanno capito (probabile che non volevano nemmeno capire…date le minacce alla Gainax).
            Perché tra l’ascoltare una cosa ed esserne realmente consapevoli e quindi metterla in pratica, non basta un cartone animato.

            Riporto una frase di Tsurumaki di un’intervista trovata su internet tradotta in italiano:
            “Hideaki Anno dice che gli appassionati di anime sono troppo introversi, ed hanno bisogno di uscire di più. Inoltre lui dovrebbe essere contento che anche i non appassionati guardano il suo lavoro, no? Ma quando tutto fu detto e fatto, i commenti di Hideaki Anno su Evangelion sono che questo è un messaggio rivolto agli appassionati di anime, incluso se stesso e, ovviamente, anche me. In altre parole, per i non appassionati è inutile guardarlo. Se una persona che è già in grado di vivere e comunicare normalmente lo guarda, non imparerà niente.”
            Con EoE secondo me, hanno voluto esplicitare che per passare dal grido d’AMore lanciato dal cuore del mondo “io voglio essere io, io voglio stare qui, per me è possibile esistere!” per arrivare alla serenità pura espressa da quel limpido cielo azzurro, è necessario impegno e sacrificio. Per questo, secondo me, c’è il grido di vita, poi si distrugge Lilith, c’è poi One more final e a sprazzi c’è il finale tv e l’au. Perché nella vita di tutti i giorni, ci sono difficoltà ma anche cose piacevoli.

            Ad esempio nel finale alternativo B di EoE, riportato su questo bel sito: http://distopia.altervista.org/evavseva/eoe/
            notiamo che poteva non esserci nemmeno la scena fortemente simbolica di Shinji e Asuka, di cui ho espresso la mia opinabile opinione nel commento di prima. In questo finale, è evidente la volontà di vivere espressa da Shinji. E’ da solo, non c’è più nessuno, eppure vuole provare a vivere. Questo secondo me, è un finale enorme, mette in evidenza la speranza di Yui “l’uomo onora la vita solo se desidera vivere” e non di meno chiarisce davvero il senso di NGE, ricollegandosi al finale della serie tv.
            Insomma non ci vedo negatività nell’EoE, come non vedo fiori nel finale di NGE; sinceramente mi sembra di vedere la constatazione che la vita non è giocare con i lego, ma non è nemmeno fermare un meteorite con le mani.

            Scusate il papiro, ma mi fomento quando parlo di Eva, perché mi piacciono molto i romanzi/film di formazione.
            Mi viene in mente “Il piccolo principe”, quando la volpe gli dice che per coltivare un legame è necessario del tempo; un tempo in cui ci sarà fatica, ci saranno gioie, ci saranno sorprese, imprevisti e tanto altro.

        • @Headbutt: anch’io condivido il tuo punto di vista, la scena finale di EoE, mi pare piuttosto simbolica e osservabile su vari piani di lettura:
          1- la difficoltà di comprendersi a vicenda, la difficoltà anche solo di comunicare, la distanza esistente tra i punti di vista di ogni singola persona (espresso magistralmente nei dialoghi finali dell’ep.26 della serie tv “Esistono tante verità quante sono le persone.
          Però la tua verità è soltanto una. Una nozione alterata da una visione del mondo ristretta, per proteggere te stesso. Una verità distorta.
          La visione del Mondo che una singola persona può avere è minuscola. Eppure le persone non possono che misurare le cose attraverso questo loro piccolo indice.”). In particolare però, in One More Final vi è lo specchio della situazione già vista in EoE, quando Shinji e Asuka “discutono” in cucina, e lui la strangola al suo rifiuto di aiutarlo. Nella spiaggia, Shinji la strangola, ma lei non dice un secco “no!”, come in precedenza, ma lo accarezza, e lui piange. Non so quale sia la giusta interpretazione, ma mi sembra davvero una metafora simbolica per esprimere il cercare di comprendersi a vicenda nonostante la difficoltà intrinseca della cosa.
          2- il “che schifo!” (o “che sensazione disgustosa”) credo invece siano riferiti sia a Shinji che agli otaku a cui Anno si voleva riferire. A Shinji per la masturbazione su Asuka comatosa, che se non sbaglio viene detto anche in modo ufficiale in qualche intervista in cui si parla del momento del doppiaggio di quella scena. Per l’otaku, beh, Anno era un adulto che guardava Sailor Moon, era uscito da un periodo di depressione, e voleva produrre un prodotto d’animazione condivisibile anche da un non otaku. Palese il messaggio di Evangelion nei 2 episodi finali della serie tv, ma gli otaku non contenti volevano “robottoni e belle ragazze, e non il pippone mentale”; Anno ha distrutto il sogno, la vagina gigante di Lilith dopo aver mostrato le lettere di minacce giunte alla Gainax.
          SHINJI: “dov’è la mia realtà?”
          YUI: “la tua realtà, è alla fine del tuo sogno.”
          Alla fine il messaggio finale è sempre lo stesso, “Nigecha dame da! – Non devo fuggire!”.
          Se nel finale della serie tv, sembrava che Shinji avesse raggiunto l’illuminazione, cielo azzurro, applausi, l’EoE ci ricorda che nonostante il cielo azzurro, non è che i problemi spariscono di botto. Di fatto non è che gli otaku hanno capito e si sono dedicati al volontariato o a cose reali, ma hanno pianto per il finale secondo loro pessimo della serie tv e Anno menefreghista con EoE sembra dire “ehi non è che la tua vita può cambiare di botto in meglio” o citando Rei “… se le persone non agiscono di propria volontà non cambierà nulla.
          Pertanto devi ritrovare il tuo io perduto con le tue sole forze.”

          • CaskaLangley on 9 aprile 2013 at 9:18 pm said:

            Ho risposto in fretta perché non si stava parlando di questo, prima, ma mi spiego meglio: 25&26 sono chiaramente molto diversi, ma come ottica e spirito, non come trama. Ricordiamoci, come ripeto spesso, che “Air” era lo script programmato per l’episodio 25, che non è poi stato possibile usare. Fin da quello script era prevista una scena di masturbazione, anche se Shinji stava pensando ad Asuka, non la stava guardando (e date le circostanze non dico che non sia una grande differenza). Vorrei solo far presente, riguardo ai finali, che però la fine dell’End è “One more final”, quindi va oltre il finale. Questo significa che io tendo a sovrapporre la fine dell’episodio 26 non con “I need you”, ma con la scelta di Shinji di rinunciare al mondo fittizio che gli viene proposto. Questo è perfettamente sovrapponibile, in senso lato, e credo fosse voluta anche l’associazione con Asuka, tant’è che a dire “però…forse potrei riuscire a piacermi!” sono loro due in coro. Inoltre lo scenario dove Shinji prende questa decisione (quando parla con Rei e Kaworu e dice che vuole reincontrare tutti, perché “ho capito che i miei sentimenti erano sinceri”) è lo stesso identico luogo dove nel 26 tutti gli dicono “congratulazioni”.

            “I need you” va un po’ più in là, è il passo successivo, la conseguenza di quella scelta. Non perché hai scelto di affrontare la realtà significa che la realtà diventerà rosa fiorellosa e coccolosa. La realtà è innanzi tutto prendersi le responsabilità dei propri errori e sopportarne le conseguenze. In questo senso, il mondo di “I need you” è un mondo distrutto dal peccato e dagli errori di Shinji, riflette la sua coscienza, come si faceva notare SImone, che appoggio in toto. Il cielo azzurro era la decisione di vivere, il mondo distrutto è il dover ricominciare dalle macerie che hai lasciato. In questo mondo, però, c’è la speranza che è insita nella scelta di vivere: la carezza di Asuka.
            Ecco cosa intendo con “sono la stessa cosa”. Bisogna solo spostare “I need you” un po’ più in là e torna tutto.

            La vera differenza notevole, per me, sono i due mondi proposti a Shinji come alternativa. Uno è il mondo in cui lui non esiste (nella versione estesa, infatti, si sveglia quando cerca di chiamare Asuka e lei si gira), l’altro è un mondo in cui lui è il centro e tutto gli ruota attorno. A ben vedere, però, assenza ed eccesso si annullano: sono comunque mondi nei quali Shinji è esulato dal prendere decisioni dolorose. Quando ho visto la serie la prima volta, da ragazzina, ho pensato che l’au scolastico dovesse far pensare “la vita può anche essere semplice”. Oggi ho cambiato idea, credo che dovesse far pensare “La vita può essere così semplice, sì, ma sarebbe finta, perché una semplicità del genere (dove tutto procede per schemi classici della comedy e nulla è imprevedibile, anzi, da quei cinque minuti sappiamo già come si svolgerebbe e come finirebbe) non può esistere nella realtà”.
            Oh, Eva. Sei così meraviglioso.

          • Beh, insomma, non è lo stesso scenario.
            Intendo quello del “congratulazioni” televisivo (detto dai personaggi di fiction tutti rivolti al protagonista) da sovrapporre col Shinji del The end che discute con Rei & Kaworu tra la folla (di gente sconosciuta che cammina evitando il terzetto, tra l’altro).

            Poi, resto dell’idea che il finale del The end sia sì una continuazione del televisivo ma con un ripensamento prettamente negativo.
            Insomma, dopo il sorriso finale del Shinji televisivo non c’è nulla che lasciasse pensare a un paesaggio di desolazione.
            Anzi, tutto pareva ricondurre a una sorta di riappacificazione del protagonista vero il suo futuro nel mondo.
            Nel The end, al contrario, pare che gli autori abbiano avuto l’intenzione di chiudere con una risposta nettamente negativa al tentativo di apertura di Shinji.
            Risposta che non tronca il discorso, eh, Shinji ha ancora la possibilità di rialzarsi.
            Solo, tra le macerie.

            Ovviamente, non voglio far qui propaganda di una mia congettura.
            Semplicemente, ho esposto un mio punto di vista.

          • CaskaLangley on 10 aprile 2013 at 1:19 pm said:

            Sì, è praticamente quello che ho detto io X’D sono due punti di vista diversi su un finale che a livello puramente d’atto è la stessa cosa. Alla fine dell’episodio 26 c’era uno staff che malgrado fossero messi male amava quello che stava facendo e ci credeva, non mi stupisco che volessero lasciare il pubblico con un sorriso e un incoraggiamento per il futuro. Alla fine dell’End c’è uno staff che ha subito insulti e atti vandalici, per quel messaggio. Non mi stupisce, quindi, che il loro addio sia molto più amaro.

          • Headbutt19 on 10 aprile 2013 at 8:08 pm said:

            Sono d’accordissimo con voi ragazzi, anche per me in One more final sono presenti tutte quelle sfumature che avete raccontato così bene (l’evoluzione del rapporto Shinji-Asuka, un nuovo stato emotivo del regista e dello staff ecc…).
            Le piccole o grandi differenze che saltano fuori da questo confronto credo che siano inevitabili e che facciano parte del gioco: il discorso in Evangelion alla fine diventa talmente introspettivo che ognuno di noi spettatori è portato per forza a confrontarlo con il proprio vissuto e con il proprio modo di vedere la vita, da questo va da se che entreranno sempre in ballo fattori personali quando si parla del valore da attribuire al finale.
            Proprio per questo non posso che condividere l’entusiasmo di Caska quando afferma che Eva è meraviglioso 😉

          • Headbutt19 on 10 aprile 2013 at 8:54 pm said:

            Ho recuperato il commento Simone… e te lo appoggio al 100%

            E quando dici che non vedi il dramma alla fine di EoE, né i fiori alla fine della serie non potrei essere più d’accordo: ci vedo i possibili esiti dello stesso messaggio.

            Stesso vale per One more final, che per me ha lo stesso valore che dici tu, e quando vidi la prima volta mi riportò alla mente le parole di Misato: Non bisogna accontentarsi di fare il primo passo, ma bisogna sforzarsi di continuare a camminare un passo dopo l’altro

          • Simone on 10 aprile 2013 at 10:19 pm said:

            Anch’io quoto alla grande i vostri pareri, Caska e Headbutt, e soprattutto è bello vedere che Eva è un bel puzzle, sensato sia per trama che per messaggio, senza dover ricorrere alle spiegazioni mistiche che da sempre si trovano su internet, cose che lo staff ha candidamente detto di aver inserito solo perché “OMG che figherrimo!”
            Vai maestro, sorprendici ancora con Final!

  • Lorenzo221 on 9 aprile 2013 at 12:35 am said:

    Reply

    Secondo me Anno fa apposta, manda fuori il film, guarda la reazione dei fan poi guarda cosa si aspettano dal prossimo film e dice “ahh è così che ve lo immaginate eh ? Bene ora vi fotto io” e fa tutt’altro ahah comunque bell’articolo complimenti 😉

  • guarderò Final solo per avere la minima speranza di capire perchè Gendo e Fuyutsuki se ne vanno in giro per l’Himalaya con un simpatico asinello…

    PS complimenti per il sito, sempre una piacevole sorpresa. Meriterebbe un sito così anche Tsutomu Nihei…

  • mancio01 on 10 aprile 2013 at 6:38 am said:

    Reply

    MAMMA MIA * si inchina ripetutamente*

    Ormai mi avete quasi convinto che non avremo una cippa di risposta nel final..e io sono sempre + convinto che Anno e la sua truppa si sta divertendo un sacco leggendo la disperazione a cui ci ha portato (Bastardi).

    Mi togliete una curiosità, Colui che se ne è uscito che questa meravigliosa affermazione e stato trafitto da innumereveli lance vero?

    Cmq grazie, articoli così ciccioni mi fanno morire ^-^

    • Ahah, beh, secondo me avremo risposte precise solo a un tot di cose (tipo cos’è successo ad Asuka, il ruolo di Mari, la Chiave di Nabuccodonozor), il resto come al solito spetterà a noi capirlo mettendo insieme gli elementi disseminati nel corso dei film.
      Non ci aspettiamo uno spiegone che metta magicamente al loro posto tutti i tasselli e nemmeno lo vogliamo. Non solo non sarebbe da Eva, ma ci toglierebbe tutto il divertimento XD E poi che cosa scriveremmo su questo sito? XD

      • mancio01 on 10 aprile 2013 at 8:30 pm said:

        Reply

        Hai ragione Lift, se fosse tutto chiaro non sarebbe Eva che da anni ci tormenta con congetture e segne mentali e noi sadici convinti che lo amiamo ancor di+ ^^
        Se ci fanno vedere quello che dici tu sarebbe fantastico, se poi ci buttano anche un raggetto di luce piccino piccino su quel dannato time skip che turba i miei sonni(ma ormai ne dubito ma Anno ci ha sempre sorpresi….in negativo 😀 ) per me sarebbe il TOP.

  • Ok, domanda da un milione di dollari:

    Se RoE segue la struttura Kishotenketsu, perché diavolo hanno chiamato gli episodi JoHaKyu???

    • Ma perchè non si tratta di una cosa così macchinosa: la struttura della storia in quattro atti è insita nella cultura giapponese come quella in tre atti lo è nella nostra. Se io ti chiedessi di inventarti una storia così, su due piedi, è probabile che penseresti a un racconto con un inizio, uno sviluppo e un finale in cui il conflitto viene risolto, e questo in modo spontaneo, senza stare tanto ad arrovellarti, perchè nella nostra cultura la concezione del racconto è pressappoco quella. Se lo chiedessimo a un giapponese, invece, forse penserebbe a un racconto in cui a un certo punto succede qualcosa di inaspettato, e nel finale si scopre come e perché è successo.
      I titoli Jo, Ha e Kyu li vedo come un esplicito riferimento musicale, basta vedere i corrispettivi titoli internazionali. E poi in generale il jo-ha-kyu è un concetto, un principio di modulazione, un “ritmo” che può essere applicato a qualsiasi cosa: inizia lentamente, accelera, concludi velocemente.

  • Molto buona la spiegazione e l’articolo iniziale, mi è servito molto a chiarirmi su un possibile perchè di una quadrilogia e su alcuni aspetti dei films.

    Complimenti a chi l’ha scritto.

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